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Parte Ia

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«Nel futuro ognuno sarà famoso nel mondo per 15 minuti»

Questa è sicuramente la più famosa citazione attribuita, forse erroneamente, al profeta della Pop Art, Andy Warhol, e sicuramente una delle frasi più iconiche del XX secolo. Andy Warhol però, non poteva sapere che l’avvento degli smarthphone, dei social network, dei Talent Show, avrebbe messo, per 24 ore al giorno, tutti i giorni, le vite di ognuno di noi sotto la lente di ingrandimento di una platea più o meno vasta. La scelta di molti di noi di barattare la privacy con la visibilità è sotto gli occhi di tutti, mettiamo “on line” cosa mangiamo, dove siamo e con chi, quali siano le nostre passioni, commentiamo tutto lo scibile umano, vestendo di  volta in volta i panni dell’immunologo, di uno statista illuminato, di un esperto di economia, geologo e scrittore nel giro di una sessione di facebook.

Una tale sovraesposizione ha portato molti a desiderare di voler tornare indietro, e a far sì che alcuni, addirittura, abbiano scritto sui muri delle città, a caratteri cubitali, la frase provocatoria: “prima o poi ognuno di noi avrà il suo quarto d’ora di anonimato”.

Più che una profezia, una speranza, e, se da una parte gli “eroi” del nostro tempo sono fashion bloggers e youtubers, dall’altra chi è veramente sulla cresta dell’onda e sempre più osannato, è fondamentalmente “invisibile”. Per paradossale che possa sembrare, nell’epoca dove regna il comandamento assoluto di apparire, il successo arride a Elena Ferrante, una scrittrice da milioni di copie, un caso editoriale come pochi in passato, di cui si ignora tutto, persino se sia una donna o uomo; Bansky, lo street artist più famoso della terra, colui che vede le sue opere vendute all’asta a cifre che sono difficili perfino da scrivere figuriamoci ad immaginare, di cui non si hanno foto né la vaga idea di come sia il suo volto; i Ghost, una band “segreta” che sta riportando in auge la musica Metal, della quale fino al 2017 si ignorava anche il nome del cantante, per poi scoprire che gli altri quattro, erano dei semplici turnisti e non componenti effettivi del combo musicale; Wu Ming, un consorzio di scrittori, attivi fin dal 1994 sotto altro nome (Luther Blissett), di cui sì, si conoscono  i nomi, ma nessuno sa chi scriva cosa.

Quattro fenomeni con un unico comune denominatore, l’anonimato, il mistero intorno alle loro identità, la totale assenza dai social o un utilizzo mirato solo ed esclusivamente a far aumentare la curiosità intorno ai loro mondi e alla loro arte. Al di là della bravura di ogni singolo caso preso in considerazione, è indiscutibile che l’asso vincente buttato sul tavolo sia quello di essere “invisibili”, e, in alcuni casi, di non esistere.

Per questo motivo ho deciso di scrivere la mia storia su un sito di divulgazione artistica, sono, o meglio, sono stato Thomas Müntzer e grazie all’ospitalità di cinque persone, racconterò, attraverso un libro, e a chi avrà voglia di leggermi, le mie vicende e analizzerò uno dei fenomeni più affascinanti e controversi  nella storia dell’umanità, la storia di una parola che ancora oggi intriga, divide e spaventa: Eresia.

La parola Eresia deriva dal greco, e, tra i suoi significati, ha quello di “scelta”, io ho scelto di essere un pastore protestante riformato, non ho scelto di nascere in Germania alla fine del  1400, né, tanto meno, ho scelto di morire decapitato a 36 anni.

Chi frequenta le Università mi conosce già, ma sono diventato veramente famoso, quando, nel 1999 quattro ragazzi di Bologna, nascosti dietro il curioso nome di Luther Blissett hanno deciso di farmi diventare il protagonista di un loro romanzo, “Q”, che, in pochi mesi, è divenuto un best seller. Da quel momento, da prete arso sul rogo e quasi dimenticato, sono diventato un simbolo e il mio motto latino “ omnia sunt communia” ormai  è sulla bocca di molti.

Cosa è “Q”? Anzi, sarebbe meglio dire, chi è “Q”?

“Q” lo avete capito è un libro bellissimo, avvincente, rivoluzionario e visionario che ha il suo prologo nel 1555 a Costantinopoli, dove colui che chiameremo “il Protagonista”  rivive il suo passato  attraverso il diario di Q stesso e con le reliquie ottenute grazie alla sue imprese.

La mente del Protagonista vola alla battaglia di Frankenhausen dove io giaccio svenuto a seguito del massacro che determinò la fine della rivolta dei contadini e, seppur riconosciuto dai miei persecutori a causa della sfortunata perdita di una delle mie due sacche contenenti documenti relativi alla mia identità, riesco a scappare dalla vendetta dei signori…

Grazie alla sacca rimasta però, il Protagonista riesce a raccontare tutto quello che è accaduto, dal 1519 fino all’ultima battaglia.

Quello che è accaduto ve lo racconterò presto, ma non ora…

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