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Parte IIa

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«Non esiste un piano che possa prevedere tutto. Altri solleveranno il capo, altri diserteranno. Il tempo non cesserà di elargire sconfitte e vittorie a chi proseguirà la lotta»

Thomas Müntzer

Ben ritrovati miei pazienti auditori !!

Spero che il mio racconto precedente vi abbia incuriositi e con questa speranza mi accingo, oggi, a raccontarVi la mia storia, perché senza di essa, sarebbe complicato, per me e per voi, capire il filo rosso che ha attraversato gran parte della Storia politico-religiosa europea e non.

Sono un protestante atipico, ufficialmente non ho mai abbracciato questa dottrina, ma la mia conoscenza di Martin Lutero, l’ammirazione per Jan Hus, e, soprattutto, il mio fervore contro lo scandalo del mercato delle indulgenze, hanno fatto sì che la mia predicazione e le mie azioni mi abbiano fatto passare alla Storia come tale; alla Storia tuttavia ci sono passato più che altro per essere stato l’ideatore e il condottiero della “Guerra dei contadini”.

Questa guerra è stata diversa da tutte le altre insurrezioni medioevali, è stata, infatti, la prima guerra tra “classi” della Storia: l’alba dell’industrializzazione, la nascita di quello che oggi voi chiamate “ceto medio”, le spinte autonomiste dei prìncipi, desiderosi di avere un campo di azione più ampio rispetto a Istituzioni in crisi (Chiesa Cattolica in primis), gettarono il seme del primo scontro tra proletari e capitalisti, nell’accezione che voi, umani del XXI secolo, date.

Per quanto possa sembrarvi assurdo, la Guerra dei Contadini è cominciata a causa di un dibattito accademico in cui io, studente alle prime armi all’Università di Wittenberg, sono riuscito a confutare la tesi di Filippo Melatone secondo la quale la divisione in classi era voluta da Dio. È evidente che una tale affermazione giocasse a favore di chi aveva interesse a mantenere lo status quo, è evidente che confutarla avrebbe fatto di me il punto di riferimento di chi voleva rovesciare il dominio di una classe su un’altra. In “Q”, il libro che mi ha fatto ritornare tra voi, quello che poteva sembrare solo un vivace scontro fra accademici, devo dire, viene raccontato in maniera magistrale, e, di questo non posso che ringraziare  Wu Ming.

Ma chi sono stati i miei nemici? Può sembrare strano, ma i primi sono stati gli stessi luterani; anche loro, infatti, si autoproclamano mediatori tra Dio e il popolo e sostengono che solo grazie alle lettura delle Scritture si possa aver  fede; invece, per me, la fede risiede in un rapporto diretto tra il Trascendente e il fedele. Quella che può sembrare una noiosa diatriba teologica ha avuto, invece, un impatto rivoluzionario nella mente di molti uomini: non c’è più bisogno di un’Istituzione ad hoc tra Dio e l’umanità, le fondamenta del potere spirituale e temporale delle Chiese hanno cominciato a scricchiolare. Ovviamente sono diventato il nemico numero uno di quello che pensavo fosse un amico, Martin Lutero, colui che mi ha definito  il «Satana di Allstedt», un pericoloso ribelle da neutralizzare a tutti i costi. Non ho potuto non rispondere a tale accusa e non sono mai stato uno che si morde la lingua per convenzione o quieto vivere. Nella mia opera “L’Esplicita messa a nudo della falsa fede”, titolo, ne converrete con me, molto esplicito, accuso il fondatore del Protestantesimo di appartenere all’«empia razza di corruttori» che «si orna ampollosamente della sua fede letterale, negando la benigna potenza di Dio e così vuol rendere Dio muto, folle e fantastico con la sua trovata: parola e fede».

In un certo qual modo, quel libro ha segnato la mia triste fine. Nella mia breve vita, mi sono fatto giudicare sempre dal popolo, mai dai “dottori”, ho lottato per il popolo, sono morto per esso.

Così, invece, ho definito la Chiesa Cattolica Romana: «… impotente nello Spirito, un miserabile sacco di letame, ha voluto possedere il mondo intero […] Hanno privato il gregge di Cristo della giusta voce e hanno fatto del vero Cristo crocefisso un idolo del tutto fantastico. Com’è accaduto ciò? Risposta: hanno rifiutato la pura scienza di Dio e hanno stabilito al suo posto un grazioso, fine, aureo Domeniddio che i poveri contadini sbaciucchiano»; Cristo è stato schernito «con la diabolica celebrazione di messe, prediche, cerimonie e modi di vita idolatrici; dopo tutto questo, non resta che un ligneo Domeniddio, preti idolatri e lignei, un popolo rozzamente goffo e grossolano, incapace di comprendere la minima dichiarazione di Dio]».

(Tratta da il Sermone sul “Secondo capitolo del profeta Daniele” meglio conosciuto come “Predica ai prìncipi”)

Ho combattuto questa Istituzione per tutta la mia esistenza, non mi ha interessato il potere, la ricchezza, la tracotanza del potere temporale, mi hanno interessato solo i poveri, gli ultimi, i perdenti, quelli  che non hanno nulla. “Tutte le cose sono di tutti” è stato il mio motto; lo penso ancora, molti di voi lo pensano oggi.

Sono rimasto contento e commosso quando, anche qui, è arrivata la notizia che “Omnia sunt communia” è stato uno degli striscioni che hanno aperto i cortei del G8 di Genova, un’altra guerra degli ultimi persa. Passano i secoli, ma alla fine a vincere…sono sempre gli stessi.

Immagine tratta da https://libcom.org

Sono stato un eretico per questo, non tanto per non aver accettato la teologia ufficiale, ma per aver “scelto” di stare dalla parte sbagliata dell’Umanità, quella invisibile. Questa scelta mi ha portato fama ma anche una morte dolorosa.

Della mia sconfitta e degli ultimi miei giorni vi parlerò però la prossima volta, ora sono stanco.

Alla prossima.

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