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Ho appena appreso della morte dell’Architetto Paolo Portoghesi e immediatamente il mio pensiero è andato agli anni dal 1981 al 1985, quando in qualità di collaboratore della MEFIT Consulting Engineers mi trovai a collaborare con l’Ing. Vittorio Gigliotti, Fondatore della MEFIT, e con l’Arch. Paolo Portoghesi, Progettista e responsabile del Settore Architettura.
Naturalmente, anche se da semplice collaboratore/disegnatore, ero spesso a contatto con l’arch. Portoghesi, anche per l’importanza dei due progetti in quel momento in corso: il nuovo aeroporto di Kartoum in Sudan e la Moschea e Centro Islamico di Roma.
Devo ammettere che per me, essendo alle prime armi in tutti i sensi, oltre al piacere di poter lavorare ed imparare “il mestiere” c’era anche l’orgoglio di dare il mio piccolo contributo in due progetti assolutamente importanti, ma soprattutto, progetti già in via di costruzione come poi è avvenuto.
Ma il ricordo più simpatico avuto con lui è stato quando andai a casa sua per portargli il libro che avevo scritto e sapere cosa ne pensava. Lui con molta naturalezza però mi portò nel retro della sua casa dove c’era uno spazio ampio all’aperto dove allevava Asini.Quella, mi fece capire, era la sua passione nascosta, di cui effettivamente, almeno io, non ero a conoscenza.
A quel punto mi disse di lasciargli il libro sul tavolo perché lo avrebbe guardato con calma.
Cosa che feci dopo averlo salutato e ringraziato cordialmente.
Non ho mai saputo se aveva mai dato uno sguardo al mio libro e non ho mai avuto il coraggio di chiederlo.
Ho preferito restare tra “color che son sospesi”.

Paolo Portoghesi – Aula Università di Architettura a Valle Giulia, Roma
La Moschea, interno – Roma