Ho fatto un viaggio in Camargue, un paesaggio surreale, a contatto con la natura.

In collaborazione con Artevitae, Diatomea è lieta di ospitare oggi Alessandra Bettoni con il suo articolo “Ho fatto un viaggio – LES SALINS DU MIDI”. Buona lettura!

ArteVitae è una rivista online che, come Diatomea, ha lo scopo di divulgare e promuovere l’arte in ogni sua forma e contenuto. L’idea della collaborazione nasce dalla volontà di offrire ai nostri lettori un’assortita selezione di argomenti e contenuti, attraverso la pubblicazione di articoli scelti dalla nostra redazione tra quelli già pubblicati o in via di pubblicazione su ArteVitae, con lo scopo di ampliare e variegare la già ricca proposta editoriale del Blog #diatomea, contaminandola attraverso una forte sinergia tra le due redazioni.


Ho fatto un viaggio. Non ho preso un aereo, non ho portato nemmeno il passaporto, non sono arrivata lì a piedi. Ma sì, ho fatto un viaggio come non mi accadeva da qualche anno a questa parte.

Viaggiare con un van Westfalia del ‘79 ha il sapore dell’avventura. È quasi impossibile fissare un itinerario preciso, si parte con un’idea di massima, possibilmente con una meta da raggiungere, il punto più lontano dal quale poi fare ritorno, e si calcolano le distanze lungo il percorso, in ore di viaggio e mai in chilometri.

VW Westfalia del 1979”

Questa volta la meta è la Camargue. È il sud della Francia, “le Midi”, che offre l’opportunità di immergersi nella natura, spingendosi in una terra ricca di paludi formate sul Delta del Rodano e oasi naturali protette all’interno del Parc Naturel Régional de Camargue.

“Rotolando verso sud” come dicevano i Negrita, si attraversano sterminati prati dove è impossibile perdersi visto che c’è una sola strada, quella strada che percorsa fino in fondo porta al mare. Considerata un’isola accessibile solo attraverso un ponte o via mare, la Camargue è una riserva naturale che si estende su 850 chilometri quadrati ed è l’ultimo tratto di terra che il Grande Fiume, il Rodano, attraversa prima di affacciarsi sul mare.

Si guida proprio fino alla fine della strada per arrivare a una lunga spiaggia dove sostano i camperisti. Il nostro percorso continua invece fino a Saintes Maries de la Mer. L’arrivo in città nel tardo pomeriggio è stato proprio come lo ricordavo.

Piante ornamentali e gazebo esteticamente arredati posti all’esterno del locale, introducono il consumatore in uno spazio dilatato dove domina al centro la macchina tostatrice, un bancone lungo una decina di metri anch’esso in marmo di Candoglia e i consueti tavolini per le consumazioni. Qualcosa che mi ricorda più che altro un’area ristoro aeroportuale, molto distante dalla nostalgica bottega del caffè; il tutto molto glam, naturalmente; un luogo nel quale si passa inosservati: potrei uscire senza pagare e non se ne accorgerebbe nessuno.

Il primo piano è adibito a bar denominato “Arriviamo”, destinato al bere alcolico e analcolico. Direi che non manca niente.

La luce, calda e avvolgente, il vento amabile figlio del più impetuoso Mistral, la chiarezza delle casette imbiancate a calce, il silenzio della città ancora assopita nella “siesta” pomeridiana. È una terra di confine e molto più di altri luoghi lascia assaporare l’incrocio di più culture e genti.

voyageurs tziganes che fino a pochi anni fa abitavano nelle carovane con cui si spostavano tra i mercati di Provenza e Spagna mediterranea si mischiano ai francesi meridionali con i quali convivono. E poi la Spagna, la cui vicinanza geografica è palpabile in ogni dove, tanto che a tratti si ha l’impressione di essersi lasciati la Francia alle spalle e di aver varcato il confine dei Pirenei.

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre,
Maria di Clèofa e Maria di Màgdala”.

Giovanni 19,25

La leggenda racconta che Maria di Clèofa e Maria Maddalena sarebbero arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara la Nera, portando il Cristianesimo in Europa. Le statue delle tre Marie a cui la città è intitolata sono conservate nella chiesa fortezza della città, ma è Sara, la Madonna Nera, che viene celebrata a maggio dai pellegrini gitani che da tutto il mondo si radunano qui per una festa, portando in giro la statua e danzando e ballando per le strade.

Un po’ più a nord della città gitana, oltre le bocche del Rodano, emerge dagli acquitrini della regione paludosa la città di Aigues-Mortes. Anche in una giornata infame, con un cielo plumbeo carico di nuvole e qualche scroscio estivo, il borgo circondato dalle alte mura in pietra che rievocano l’epoca dei Templari e delle Crociate riesce a svelare il suo tremendo fascino.

Dall’alto delle mura, percorribili a piedi partendo dalla torre principale di Costanza si può godere dell’affaccio sulle distese paludose circostanti con un primo scorcio sulla salina più grande del mediterraneo che riunisce le compagnie di produzione del sale della regione sotto il nome di Salins du Midi.

Forse vi sarà capitato di acquistare il sale da tavola, quello con la balena, ebbene il sale La Baleineviene prodotto proprio in questa regione, in questa salina che è una delle più antiche.

Le saline, quel luogo dove il mare è rosa. Sono uno spettacolo per gli occhi e per l’anima. Immense distese di acqua salata che per un particolare effetto di una micro-alga assumono questo colore rosa, molto intenso che contrasta con il bianco dei cumuli di sale sulle rive.

“E’ davvero un paesaggio surreale.

Ho fatto un viaggio, solo per questo. E per un soffio di Mistral”.

 


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Tutte le immagini ed i video contenuti in questo articolo sono disponibili per gentile concessione dell’autore, e sono coperte dal diritto d’autore ©Alessandra Bettoni

Alessandra Bettoni nasce nel 1966 e si sente ancora in quella fase della vita in cui non vuole cedere alla civetteria di omettere questo dato dalla sua biografia. Vive a Milano, la città che l’ha adottata e nella quale si sente a proprio agio. Di mestiere insegna: tiene corsi privati di lingua inglese, ma fino a qualche anno fa si occupava di marketing e vendite per le aziende e viaggiava spesso per lavoro, anche all’estero. La sua vita l’ha sempre portata a contatto con le persone, ciò nonostante si ritiene abbastanza “orso” per apprezzare una serata a casa da sola, ma non abbastanza per apprezzare un pasto al ristorante consumato senza compagnia. Apprezza qualsiasi forma di espressione artistica. Ama in particolare l’architettura e la fotografia. Fotografa da pochi anni, il digitale è l’unico universo che conosce. E’ co-fondatrice di ArteVitae Blog, ne cura l’editing, la promozione e a volte scrive.