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Cresciuto in una casa popolare in provincia di Roma, ho sempre voluto capire come funzionassero le politiche abitative della Capitale, perché questo problema sembra da sempre sistemico e insito nella città e le soluzioni – funzionali e meno – messe in atto per arginarlo. Partendo da questo interrogativo per quattro anni mi sono impegnato in una documentazione fotografica su questo tema che mi ha portato a visitare case popolari, residence, palazzi occupati e numerosi senza fissa dimora con la volontà di creare un vero e proprio “database visivo” di questa – sempre più importante e presente – problematica sociale.

La situazione romana non ha pari nel resto d’Europa per la sua complessità e mala gestione: esistono più di 50.000 cittadini romani in emergenza abitativa, senza un’abitazione o in attesa di sfratto e esistono più di 200.000 appartamenti lasciati vuoti o sfitti per alimentare la speculazione edilizia e finanziaria che a Roma regna dagli anni del glorioso impero.
Negli ultimi 20 anni la politica e l’amministrazione hanno di fatto messo fine all’edilizia residenziale pubblica e non esistendo un piano di contenimento degli affitti si lascia carta bianca a chi controlla il mercato immobiliare sia sugli affitti che sui mutui.
Il termine isolato, deriva dalla Insula Romana (Insulae), il tipico esempio di casa popolare dove viveva la grande massa della popolazione a partire dal IV secolo A.C. Le insulae erano molto diverse dalle splendide Domus, le abitazioni signorili, ma furono necessarie vista la popolazione in continuo aumento. Come gli attuali condomìni, nelle insulae si sfrutta lo spazio in altezza arrivando fino al sesto piano come la famosa Insula Felicles che per quei tempi era un vero e proprio grattacielo. Presto le insulae divennero il tipo di abitazione più diffuso a Roma e la loro costruzione fece ben presto parte di una proficua attività lucrosa che vedeva gli imprenditori edili – gli unici a cui era consentito il traffico su ruote anche di giorno – costruire edifici i più alti possibili, dai muri sottili e con materiali scadenti; tutto questo per avere margini maggiori sulla costruzione.
Questa indagine fotografica oggi è diventato un libro artistico, lungo più di 16metri, confezionato in una carta artigianale che replica l’intonaco di un muro.
Potete supportare e scoprire questo progetto qui: https://it.ulule.com/insulae/ o sul mio sito http://www.michelecirillo.com/.

© Michele Cirillo
© Michele Cirillo
© Michele Cirillo
© Michele Cirillo

© Michele Cirillo

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