LA CANCELLAZIONE DEI VINCOLI AD USO PUBBLICO DELL’EDIFICIO E CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO .

Vista panoramica dalla terrazza ©raffaella matocci

Dell’antica fondazione che risale al XIII sec., a cui erano legate le esigenze commerciali della Repubblica di Venezia, non rimane nulla a causa di un incendio datato nel 1505, questo ha fatto sì che l’edificio fosse interamente costruito sulla base del progetto di “Girolamo il Tedesco”.

E’ uno dei monumenti più celebri della mercatura veneziana, sorge ai piedi del Ponte di Rialto e si affaccia direttamente sul Canal Grande.

Immagine tratta da https://www.comune.venezia.it/it/archivio/52001

Nato come punto d’approdo delle “merci” trasportate da mercanti tedeschi e divenuto “archivio napoleonico” nell’ottocento, in seguito è stato il “Palazzo delle Poste” per diventare, oggi, la sede di un “centro commerciale” in cui trovano spazio i brand di lusso della scena mondiale.

Dei materiali originari cinquecenteschi del Fondaco è rimasto poco da quello che le testimonianze ci dicono, avendo subìto negli anni Trenta, sotto il regime fascista, una pesante ricostruzione in calcestruzzo moderno, dovuta al primo cambiamento di destinazione d’uso, che ha portato questo edificio ad essere riutilizzato come ufficio postale.

Quello che è rimasto ad oggi, è la tipologia della struttura, nella quale si sono inseriti gli interventi dell’ultimo progetto di restauro e di ristrutturazione.

Si tratta di un edificio a pianta quadrata, disposto su diversi livelli che si affacciano sul cuore del Fondaco, un cortile interno a tutta altezza dove è conservato, al centro, un antico pozzo e da dove si vede la copertura in vetro e acciaio.

Interno del Fondaco dei Tedeschi nel 2016 e come era nel XIII sec. http://afasiaarchzine.com/2016/06/oma-48/

All’esterno, arcate a tutto sesto si alternano a bifore e mofore, che racchiudono un portico dove si scaricavano le merci e dove ancora oggi si possono vedere i simboli che i mercanti incidevano sulla pietra delle colonne, per segnalare i vani in cui depositare le merci. La sommità del palazzo, invece, è merlata.

Esterno del Fondaco dei Tedeschi nel 2016. Immagine tratta da http://www.canalgrandevenezia.it/index.php/palazzi-canal-grande/lato-destro?limit=30&start=30

Dopo otto anni di chiusura, nel 2008 la famiglia Benetton rileva il Palazzo dal Demanio e questo segna l’inizio dell’operazione commerciale e dell’opera di restauro e di ristrutturazione che ha fatto tanto discutere il popolo veneziano, non solo per il grande investimento che c’è stato, ma soprattutto per l’accordo stipulato tra Comune e committente di “cancellare i vincoli ad uso pubblico del Fondaco”, in favore di un utilizzo commerciale, di carattere privato, in cui si inseriscono prevalentemente attività di shopping, eventi culturali ed incontri sociali.

Almeno 40 sono i milioni spesi per il risanamento ed il restauro firmato dallo studio Oma di Rem Koolhass e per l’allestimento, firmato da Jamie Fobert, che ha trasformato il “Fontego dei Tedeschi” in “T Fondaco”

Il cuore dell’intervento dello Studio Oma e delle varie collaborazioni, è rappresentato dall’aggiunta di un quarto piano, dall’inserimento di grandi scale mobili rosse, inizialmente concepite come sospese, oggi in realtà racchiuse da un telaio in legno, e dalla progettazione di una terrazza panoramica in legno.

A questo si aggiunge sia una sensibilità nel mantenere gli elementi storici fondamentali , come le camere ad angolo, che non hanno subìto alcuna modifica, sia nel far riprendere vita ad alcuni elementi architettonici, come le pareti delle gallerie, rimaste abbandonate per anni e che oggi torneranno ad ospitare  affreschi in chiave contemporanea.

Interno del T Fondaco, paticolari degli interventi dello Studio OMA ©raffaella matocci

Il quarto piano, posto al di sotto del vecchio lucernario, il Velero, è interamente sospeso sul cortile interno ed è visibile e percepibile da sotto come un nuovo soffitto in vetro.

Un soffitto, visto dal piano terra, ed un vero e proprio piano in vetro e acciaio sul quale si cammina, al quarto piano, al cui interno si sviluppa una grande sala destinata a conferenze e a mostre e da cui si accede alla terrazza/passerella, la più alta di Venezia, da cui poter mirare una vista unica sul Canal Grande.

Interno del T Fondaco, particolari del “Veliero” ©raffaella matocci

La convenzione, firmata dal Comune di Venezia, oggetto della cancellazione dei vincoli ad uso pubblico dell’edificio, prevede un calendario di spettacoli e mostre, che saranno aperte al pubblico, ed un accesso libero sia per il Centro commerciale sia per la terrazza panoramica, accesso questo, organizzato su prenotazione e vincolo di orario, per limitare attraverso flussi controllati il numero dei visitatori.

C’è chi ha definito il Fondaco dei Tedeschi come un “palinsesto storico, di sostanza moderna, che ha attraversato cinque secoli di tecniche costruttive” .

Io aggiungo che il nostro secolo, forse, è quello che veramente ha ideato una sostanza interna nuova, condivisa ad una “pelle” esterna antica, levigando così le linee che attraversano il corpo dell’edificio e ravvivandone le cellule interne.

Senza dubbio, tutto ben si addice alla nuova destinazione d’uso dell’edificio, in cui il lusso fa gli onori di casa e la ricerca della bellezza diventa il nuovo credo.


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Raffaella Matocci, architetta, laureata presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, svolge la sua attività professionale da oltre quindici anni, dapprima come Responsabile di Cantiere, poi, dopo aver fondato lo Studio di Architettura ed Ingegneria con la sorella ingegnere, come Progettista architettonico e Direttrice Lavori all’interno dei piani di lottizzazione attuati nella Capitale. Come architetta, partecipa anche a diversi concorsi nazionali; svolge, parallelamente, l’attività di comunicazione attraverso lo studio della parte visuale, grafica ed editoriale di progetti fotografici in qualità di Art Director, e quella di docente di Grafica presso il Ministero della Difesa – Scuola di formazione e perfezionamento del personale civile e militare. Socialmente impegnata ed attiva nelle zone terremotate del Centro Italia e nel territorio, divulga progetti scrivendo articoli, interventi e notizie sull’architettura, l’arte e la fotografia. Socia attiva di Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea, con la quale svolge attività di valorizzazione/diffusione della cultura architettonica, con una particolare attenzione ai temi sociali, e Co-fondatrice di Diatomea divulga progetti svolti singolarmente e collettivamente sulla piattaforma web.