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Beatrice coi suoi 30 anni aveva già quell’aria da zitella ringalluzzita che avrebbe dovuto acquisire con il passar del tempo.
Potevi immaginarla, a 45-50 anni, come madre di successo, anche senza figli; con una bella pelle idratata e i capelli lunghissimi, un culo da urlo e una grande competenza in ritocchini.
Cosa la rendesse tale penso fosse quel sottostrato di conformismo e di bisogno di piacere a tutti, insicura fino al parossismo; non rispondeva mai in modo spontaneo, vedevi che si fermava, per carità non è detto che riflettere sia sbagliato, anzi; ma se ti chiedo la vuoi la pasta? mi aspetto risposte semplici, non contorte elaborazioni intellettuali per arrivare a proferire – comunque – un sì o un no.

Nature come quella di Vincenzo erano al tempo stesso attratte e repulse da donne così, ma indubbiamente anche lui era uno di quelli che a retropensiero ci andava pesante, e lei era bella, molto.
Si erano incontrati a una noiosissima “cenetta” tra amici, la noia fu galeotta, essendo gli unici muti della combriccola, inevitabilmente iniziarono a conversare fra di loro.

Partirono parlando dei comuni amici per arrivare a scoprire di aver frequentato la stessa scuola elementare; ecco quando scopri un passato in comune con qualcuno ti rilassi, come se quel passato fosse una garanzia, una sicurezza, qualcosa che non può che averti reso buono e affidabile, almeno quanto me.

Beatrice si fidò di Vincenzo, iniziarono a frequentarsi, si piacevano davvero? Mah, secondo i comuni amici non c’era niente di più distante da Vincenzo di Beatrice e viceversa, eppure avevano la scuola elementare che li univa e questo – loro – non potevano capirlo.
Finché all’improvviso, un déjà vu; quel ragazzino stronzo che la pigliava in giro, più grande di lei, che ripeteva la quinta elementare da due anni; assomigliava moltissimo a Vincenzo, gli anni non corrispondevano, però.
Beatrice iniziò a osservarlo di sguincio, a sospettare, non avevano ancora fatto l’amore, a quel punto un’angoscia incontenibile la assalì e se si fosse ritrovata a letto con lui e scoperto che aveva IL neo a forma di ananas all’interno caviglia? quel neo che ricordava quando lui la buttava a terra nella polvere del cortile, gridandole “cicciona quattr’occhi, tuo padre vende i fiori al cimitero per farti essere così deforme?”

Fu allora che per Beatrice riuscire a vedergli la caviglia divenne un’ossessione, più del culo, dei ritocchini, di tutto; e riprese a mangiare, mangiare, come se la bambina fosse riapparsa dalle nebbie del passato; ma lui pareva non accorgersene, finché un pomeriggio sonnacchioso in cui lui era andato a trovarla – sperando che si arrivasse a concludere qualcosa – lei lo stordì con un caffè ‘corretto’ e, alla prima occasione, gli sollevò il pantalone, il neo era lì; la donna non si scompose e con un coltello asportò il neo in un colpo solo, mentre lui urlava di dolore e lei sussurrava: “Ora sì che siamo tutti e due diversi da quei bambini; io non sono più una cicciona quattr’occhi e tu non sei quello cattivo con il neo a forma di ananas”