Nelle puntate precedenti…
S1:E1 “Tè: origine, storia e viaggio nel mondo”
S1:E2 “Le 6 grandi famiglie del tè”
S2:E1 “Il mondo segreto del tè verde”
S2:E2 “Il mondo affascinante del tè nero”
S2:E3 “Il Mondo Segreto dell’Oolong, ll Tè di Mezzo che Danza tra Cielo e Terra”
S2:E4 “Il Tè Bianco: Sussurro di Primavera e Poesia dell’Essenziale”
S2:E5 “Il Tè Giallo, l’Elisir Dimenticato degli Imperatori”
S2:E6 “il Tè Pu-erh, il Vino del Mondo del Tè”
S3:E1 “”I Grandi Tè Verdi della Cina: Longjing, Biluochun, Huangshan Maofeng”
S3:E2 “”I Tè verdi del Giappone: Sencha, Gyokuro, Matcha”
S3:E3 “I Tè Verdi della Corea: Woojeon, Sejak, Jeoncha”
S3:E4 “I tè neri iconici, Darjeeling, Assam, Ceylon, Lapsang Souchong
S3:E5 “Gli Oolong di pregio, Tie Guan Yin, Da Hong Pao, Dong Ding”
Dopo aver esplorato le grandi famiglie del tè, le loro origini e i profili aromatici che le distinguono, arriviamo al momento cruciale: la preparazione.
Ricordate che queste sono linee guida, non leggi immutabili. Il miglior modo di preparare un tè è quello che vi piace di più. Se preferite il vostro Darjeeling con acqua bollente per 5 minuti, chi sono io per dirvi che sbagliate? Non esistono regole universali valide per ogni tè, semplicemente esistono principi fondamentali che, se volete, vi permetteranno di estrarre il meglio da ogni foglia che incontrerete. Perché possedere un tè straordinario e prepararlo male è come avere uno Stradivari e suonarlo con imperizia. La preparazione non è un dettaglio tecnico secondario, ma l’atto finale di un processo che inizia mesi prima nelle piantagioni, prosegue attraverso mani esperte che lavorano le foglie, e si completa nella vostra teiera. Ogni famiglia di tè richiede un approccio diverso, temperature specifiche, tempi calibrati e, soprattutto, attenzione e rispetto.
Dopo la lettura avrete le coordinate fondamentali per preparare qualsiasi tè incontriate. Non esistono regole universali valide per ogni tè, semplicemente esistono principi fondamentali che, se volete, vi permetteranno di estrarre il meglio da ogni foglia che incontrerete.
Detto questo, prima di addentrarci nelle specificità di ogni tipologia, vediamo insieme gli strumenti: teiere, gaiwan e oltre, poiché gli utensili influenzano significativamente il risultato finale. Non è feticismo, ma chimica e fisica.
Gaiwan
La ciotola coperta cinese è lo strumento più versatile. Permette di osservare le foglie, è facile da pulire, non trattiene aromi, e funziona per qualsiasi tipo di tè. I gaiwan di porcellana sono ideali per tè delicati (bianchi, verdi, oolong poco ossidati) perché non trattengono calore. Quelli di ceramica più spessa mantengono meglio la temperatura per oolong ossidati e neri.

La tecnica di versamento richiede pratica: tenete il gaiwan con pollice sul pomello del coperchio, indice e medio sul bordo, create una fessura tra coperchio e bordo, e versate inclinando. Le prime volte potreste scottarvi leggermente, è normale. Con la pratica diventa naturale.
Teiere Yixing
Le teiere di argilla Yixing (zisha) della provincia cinese di Jiangsu sono celebri per la loro argilla porosa non smaltata che “si condiziona” col tempo, assorbendo gli oli del tè e migliorando progressivamente le infusioni.

Una teiera Yixing dovrebbe essere dedicata a un solo tipo di tè, una per oolong ossidati, una per pu-erh sheng, una per neri. Mescolando tipologie diverse si creano contaminazioni aromatiche. Dopo l’uso, va sciacquata solo con acqua calda, mai con sapone, e lasciata asciugare completamente con il coperchio aperto. Con anni di utilizzo, una teiera Yixing ben curata sviluppa una patina interna che arricchisce le infusioni. Alcuni collezionisti cinesi possiedono teiere “condizionate” per decenni che considerano tesori.
Le teiere di vetro sono invece ideali per tè che offrono uno spettacolo visivo: i Blooming tea, i verdi cinesi in foglie grandi, i bianchi Silver Needle. Il vetro non influenza il sapore, permette di controllare l’infusione visivamente, ma disperde rapidamente il calore.

Kyusu giapponese
La teiera laterale giapponese, spesso con filtro interno in ceramica, è perfetta per sencha e altri verdi giapponesi. Il beccuccio laterale permette un controllo preciso del versamento, estraendo ogni ultima goccia. Le kyusu di argilla di Tokoname sono particolarmente apprezzate.

Se desiderate acquistare un bollitore elettrico con controllo di temperatura, è un investimento che cambia completamente l’esperienza. Poter selezionare 75°C per un gyokuro o 100°C per un pu-erh elimina le approssimazioni e porta precisione. In alternativa, un termometro da cucina costa pochi euro e fa un’enorme differenza.
Per noi puristi, la preparazione del tè non avviene nel vuoto. L’ambiente, il momento della giornata, persino il vostro stato d’animo influenzano l’esperienza. I maestri del tè cinesi riconoscono che preparare tè richiede “xin jing” (uno stato di quiete mentale. Avvicinarsi alla preparazione di fretta, distratti, o stressati si riflette nel risultato, perché la fretta porta a imprecisioni, acqua troppo calda, tempi sbagliati, gesti bruschi. L’ideale è uno spazio dedicato, anche piccolo, e concederci dieci minuti senza interruzioni. La preparazione del tè può diventare una forma di meditazione attiva, dove l’attenzione ai gesti sostituisce il vagare della mente.
La temperatura ambientale influenza la preparazione: in inverno, riscaldate gli utensili più a lungo; in estate, usate temperature leggermente inferiori perché il tè rilascia più facilmente. Volendo, possiamo tener conto dell’umidità dell’aria, che influenza quanto rapidamente le foglie si reidratano, dando spazio all’intuizione come licenza poetica.
Ora siamo pronti per affrontare e comprendere i tre pilastri della preparazione del tè: l’acqua, la temperatura e le proporzioni.

L’acqua
Un’infusione di tè è composta per oltre il 90% da acqua. Questa verità ovvia viene troppo spesso ignorata. L’acqua ideale per il tè dovrebbe essere fresca, ossigenata, con una durezza moderata e un contenuto minerale equilibrato. L’acqua troppo dura, ricca di calcio e magnesio, copre i sapori delicati e lascia una patina opaca sulla superficie dell’infusione. L’acqua troppo dolce o distillata, priva di minerali, produce infusioni piatte e senza struttura.
L’acqua del rubinetto, se di buona qualità e non eccessivamente clorata, può essere adeguata per tè robusti come i neri da colazione, ma per tè pregiati è preferibile utilizzare acqua in bottiglia con residuo fisso tra 50 e 150 mg/l. I maestri del tè cinesi tradizionalmente preferivano l’acqua di sorgente di montagna, mai bollita in precedenza, perché “viva” e ricca di ossigeno. Oggi sappiamo che l’ossigeno disciolto nell’acqua contribuisce effettivamente all’estrazione degli aromi.
Un dettaglio cruciale: non riutilizzate mai acqua già bollita e raffreddata. Ogni volta che l’acqua bolle perde ossigeno disciolto, e bolliture ripetute la impoveriscono progressivamente. Usate sempre acqua fresca dal rubinetto, o dalla bottiglia, anche se questo significa sprecare quella rimasta nel bollitore dalla preparazione precedente.
La temperatura
La temperatura dell’acqua determina quali composti vengono estratti dalle foglie e con quale velocità. Temperature troppo alte estraggono eccessivamente tannini e sostanze amare, mascherando gli aromi delicati. Temperature troppo basse producono infusioni deboli e incomplete.
Come regola generale: Tè bianchi: 70-80°C; Tè verdi: 70-85°C (giapponesi più bassi, cinesi più alti); Tè oolong: 85-95°C (meno ossidati più bassi, più ossidati più alti); Tè neri: 90-100°C; Tè fermentati (pu-erh): 95-100°C.
Queste sono indicazioni di massima. All’interno di ogni categoria esistono variazioni significative. Un gyokuro giapponese richiede 50-60°C, mentre un bancha si avvicina agli 80°C. Un Darjeeling first flush preferisce 85°C, mentre un Assam CTC regge tranquillamente l’acqua bollente.
Per controllare la temperatura senza termometro, esiste un metodo tradizionale cinese basato sull’osservazione delle bolle: le “occhi di granchio” (piccole bolle sul fondo) indicano circa 70-75°C, le “occhi di pesce” (bolle più grandi che salgono) segnalano 80-85°C, le “perle d’acqua” (bolle grosse che rompono la superficie) indicano 90-95°C, mentre il bollore tumultuoso raggiunge i 100°C. Con la pratica, questo metodo diventa sorprendentemente accurato.

Le proporzioni
La quantità di foglie determina l’intensità dell’infusione. Le proporzioni standard occidentali suggeriscono 2-3 grammi di tè per 200 ml d’acqua, ma questa è solo una base di partenza molto generica.
I tè arrotolati in sfere compatte (come Tie Guan Yin, o Dong Ding) occupano poco volume ma si espandono enormemente in acqua: 3 grammi possono sembrare pochissimo nel cucchiaino
ma riempiono la teiera dopo l’infusione. I tè in foglie larghe e voluminose (come i bianchi, o certi verdi cinesi) richiedono quantità apparentemente maggiori per ottenere la stessa intensità.
Un trucco pratico: per tè in foglie lunghe e voluminose, riempite la teiera di foglie secche fino a circa un terzo del volume. Per tè compattamente arrotolati, usate circa un decimo del volume della teiera. Queste sono approssimazioni, ma funzionano sempre bene come punto di partenza.
Tè bianchi
I tè bianchi rappresentano forse la sfida più grande per chi inizia. La loro natura delicata e minimamente lavorata richiede un tocco leggero e una pazienza che contrasta con i ritmi moderni.
Per un approccio occidentale con infusione unica e prolungata, utilizzate 3-4 grammi di tè bianco per 250 ml d’acqua. Scaldate l’acqua a 75-80°C, lasciate riposare il bollitore per 2-3 minuti dopo il bollore. Versate l’acqua delicatamente sulle foglie, senza agitarle violentemente. Lasciate in infusione 4-6 minuti per un Bai Mu Dan, 5-7 minuti per un Silver Needle. I tè bianchi sono clementi: difficilmente diventano amari anche con infusioni prolungate, semplicemente diventano più intensi. Se l’infusione risulta troppo leggera, aumentate il tempo, o la quantità di foglie, non la temperatura.
La Preparazione orientale (gongfu) rivela il vero carattere dei tè bianchi. Utilizzate un gaiwan (ciotola da tè con coperchio), o una piccola teiera da 100-150ml. Riempite il gaiwan per circa un terzo con foglie secche, una quantità che sembra eccessiva, ma è corretta. Scaldate l’acqua a 85°C.
Prima infusione: 30-45 secondi, principalmente per “svegliare” le foglie. Questa prima infusione è sottile e profumata. Seconda infusione: 20-30 secondi, dove emergono dolcezza e complessità. Terza infusione: 30-40 secondi, spesso il picco aromatico. Continuate per 5-8 infusioni totali, aumentando gradualmente i tempi.
I tè bianchi di qualità possiedono una longevità straordinaria. Un buon Silver Needle può essere infuso 10-12 volte, con le ultime infusioni che rivelano una dolcezza cristallina quasi meditativa.
Errore comune: acqua troppo fredda che produce un’infusione acquosa. Non abbiate paura di usare 85°C per i bianchi in metodo gongfu, la brevità dell’infusione compensa la temperatura più alta.
Le proporzioni
La quantità di foglie determina l’intensità dell’infusione. Le proporzioni standard occidentali suggeriscono 2-3 grammi di tè per 200 ml d’acqua, ma questa è solo una base di partenza molto generica.
I tè arrotolati in sfere compatte (come Tie Guan Yin, o Dong Ding) occupano poco volume ma si espandono enormemente in acqua: 3 grammi possono sembrare pochissimo nel cucchiaino ma riempiono la teiera dopo l’infusione. I tè in foglie larghe e voluminose (come i bianchi, o certi verdi cinesi) richiedono quantità apparentemente maggiori per ottenere la stessa intensità.
Un trucco pratico: per tè in foglie lunghe e voluminose, riempite la teiera di foglie secche fino a circa un terzo del volume. Per tè compattamente arrotolati, usate circa un decimo del volume della teiera. Queste sono approssimazioni, ma funzionano sempre bene come punto di partenza.
Tè bianchi
I tè bianchi rappresentano forse la sfida più grande per chi inizia. La loro natura delicata e minimamente lavorata richiede un tocco leggero e una pazienza che contrasta con i ritmi moderni.
Per un approccio occidentale con infusione unica e prolungata, utilizzate 3-4 grammi di tè bianco per 250 ml d’acqua. Scaldate l’acqua a 75-80°C, lasciate riposare il bollitore per 2-3 minuti dopo il bollore. Versate l’acqua delicatamente sulle foglie, senza agitarle violentemente. Lasciate in infusione 4-6 minuti per un Bai Mu Dan, 5-7 minuti per un Silver Needle. I tè bianchi sono clementi: difficilmente diventano amari anche con infusioni prolungate, semplicemente diventano più intensi. Se l’infusione risulta troppo leggera, aumentate il tempo, o la quantità di foglie, non la temperatura.
La Preparazione orientale (gongfu) rivela il vero carattere dei tè bianchi. Utilizzate un gaiwan (ciotola da tè con coperchio), o una piccola teiera da 100-150ml. Riempite il gaiwan per circa un terzo con foglie secche, una quantità che sembra eccessiva, ma è corretta. Scaldate l’acqua a 85°C.
Prima infusione: 30-45 secondi, principalmente per “svegliare” le foglie. Questa prima infusione è sottile e profumata. Seconda infusione: 20-30 secondi, dove emergono dolcezza e complessità. Terza infusione: 30-40 secondi, spesso il picco aromatico. Continuate per 5-8 infusioni totali, aumentando gradualmente i tempi.
I tè bianchi di qualità possiedono una longevità straordinaria. Un buon Silver Needle può essere infuso 10-12 volte, con le ultime infusioni che rivelano una dolcezza cristallina quasi meditativa.
Errore comune: acqua troppo fredda che produce un’infusione acquosa. Non abbiate paura di usare 85°C per i bianchi in metodo gongfu, la brevità dell’infusione compensa la temperatura più alta.
Tè verdi
I tè verdi richiedono attenzione perché possono rapidamente diventare amari se mal preparati. La chiave è estrarre i composti dolci e vegetali senza liberare eccessivi tannini.
Tè verdi giapponesi
I tè giapponesi al vapore sono particolarmente delicati. Per un sencha standard, utilizzate 2-3 grammi per 150 ml d’acqua a 70-75°C. Tempo di infusione: 60-90 secondi per la prima infusione.
Una tecnica giapponese tradizionale prevede di versare l’acqua bollente prima in una tazza vuota per abbassare la temperatura a circa 90°C, poi trasferirla in un’altra tazza portandola a 80°C, e infine nella teiera raggiungendo circa 70-75°C. Questo metodo, oltre a controllare la temperatura, pre-riscalda gli utensili. Per il gyokuro, il più pregiato dei tè verdi giapponesi, le regole cambiano radicalmente. Usate 4-5 grammi per 60 ml d’acqua, temperatura: 50-60°C, prima infusione: 90-120 secondi. Il risultato è un liquore denso, quasi oleoso, intensamente umami con dolcezza persistente. Un gyokuro può essere infuso 3-4 volte, aumentando temperatura e tempi gradualmente.
Per matcha, la preparazione è completamente diversa. Setacciate 1-2 grammi di polvere in una ciotola per eliminare grumi. Aggiungete 70 ml d’acqua a 80°C. Utilizzate il frullino di bambù (chasen) per mescolare con movimento a “M” rapido e vigoroso fino a formare una schiuma fine e uniforme. L’intera operazione dovrebbe durare 30-40 secondi.
Tè verdi cinesi
I verdi cinesi lavorati al calore secco, tollerano temperature leggermente più alte. Per un Longjing (Dragon Well), utilizzate 3 grammi per 150ml d’acqua a 80-85°C. Tempo: 2-3 minuti per infusione occidentale.
Un metodo tradizionale cinese per i verdi in foglie piatte come il Longjing è prepararlo in un bicchiere di vetro alto: mettete le foglie sul fondo, versate l’acqua lasciandola cadere da un’altezza di 15-20cm per ossigenarla, e osservate le foglie che danzano, si aprono e lentamente scendono sul fondo. Non filtrate, bevete direttamente dal bicchiere, aggiungendo acqua quando è mezzo vuoto.
Per il Biluochun e altri tè verdi arrotolati, il metodo gongfu funziona benissimo: 4-5 grammi in un gaiwan da 100ml, acqua a 80-85°C, infusioni di 20-30 secondi ripetute 4-6 volte. Errore comune: acqua troppo calda e tempi troppo lunghi che producono amarezza sgradevole. Se il vostro tè verde risulta amaro, non è necessariamente un tè di bassa qualità, probabilmente lo state preparando troppo velocemente, senza prestare attenzione ai tempi di infusione.
Tè oolong: l’arte delle infusioni multiple
Gli oolong sono nati per il metodo gongfu. La loro complessità emerge attraverso infusioni multiple e brevi, ognuna delle quali rivela strati diversi.
Oolong poco ossidati (Tie Guan Yin moderno, Baozhong)
Utilizzate un gaiwan da 100-120ml, o una piccola teiera Yixing. Riempite per circa un sesto-un settimo del volume con le palline di tè compresse. Scaldate l’acqua a 90-95°C.
Fase iniziale del risciacquo: versate acqua sulle foglie e scartatela immediatamente (5-10 secondi). Questo “sveglia” le foglie, le pulisce delicatamente e pre-riscalda gli utensili. Molti intenditori inalano il profumo del coperchio dopo il risciacquo, è uno dei momenti più aromatici. Prima infusione: 45-60 secondi. Seconda: 30-40 secondi. Terza: 40-50 secondi. Continuate per 6-10 infusioni, aumentando gradualmente i tempi. Le prime infusioni sono floreali ed intense, le centrali sviluppano dolcezza e cremosità, le finali diventano sottili e delicate. Osservate le foglie tra un’infusione e l’altra: le palline si srotolano completamente rivelando foglie intere, spesso con bordi bruniti e centri verdi, la testimonianza visiva dell’ossidazione parziale.
Oolong molto ossidati (Da Hong Pao, Dong Ding tradizionale)
Questi oolong tostati richiedono temperature più alte: 95-100°C, acqua appena bollita. Le proporzioni rimangono simili, ma i tempi di infusione cambiano.
Prima infusione dopo il risciacquo: 20-30 secondi (questi tè rilasciano più rapidamente). Seconda: 15-25 secondi. Terza: 25-35 secondi. Possono essere infusi 8-12 volte, con le ultime infusioni che rivelano quella mineralità e dolcezza nascosta sotto la tostatura.
Un Dong Ding ben preparato mostra una progressione affascinante: le prime tazze sono tostate e cremose, le centrali sviluppano note floreali di osmanthus, le finali rivelano una dolcezza quasi mielata con sottili echi di frutta secca.
Per il Da Hong Pao, non abbiate paura dell’acqua bollente, questi tè sono stati costruiti per reggere il calore. L’infusione risultante dovrebbe avere corpo, mineralità e quella caratteristica “yan yun” (risonanza di roccia) che è firma distintiva dei Wuyi oolong.
Errore comune: tempi troppo lunghi che producono astringenza eccessiva. Con gli oolong, è meglio fare più infusioni brevi che poche infusioni lunghe.
Tè neri: potenza e struttura
I tè neri sono i più tolleranti e perdonano molti errori di preparazione, ma questo non significa che non meritino attenzione.
Preparazione occidentale
Il metodo britannico classico prevede: 2-3 grammi per 250ml d’acqua bollente (100°C). Preriscaldate la teiera versandovi acqua bollente, scartatela, aggiungete le foglie, versate l’acqua bollente. Tempo: 3-5 minuti a seconda dell’intensità desiderata.
Per Assam e altri neri robusti CTC, anche 3 minuti producono un’infusione intensa perfetta con latte e zucchero. Per Darjeeling first flush, 3-4 minuti con acqua a 90-95°C (non bollente) preservano le note moscate delicate. Per Ceylon, 3-4 minuti a 100°C producono quella luminosità caratteristica.
Il latte va aggiunto dopo l’infusione, mai prima (a meno che non stiate usando porcellana fine che potrebbe creparsi con l’acqua bollente, in quale caso il latte prima serve da protezione). La proporzione tradizionale britannica è circa 1 parte di latte per 4-5 parti di tè.
Preparazione orientale
Molti tè neri cinesi di alta qualità (Dian Hong, Jin Jun Mei, Lapsang Souchong premium) rivelano complessità inaspettate se preparati in metodo gongfu.
Utilizzate 4-5 grammi in gaiwan da 100ml, acqua a 95-100°C. Risciacquo rapido. Prima infusione: 15-20 secondi. Seconda: 10-15 secondi. Proseguite per 6-8 infusioni aumentando gradualmente i tempi.
Un Dian Hong (tè nero dello Yunnan) preparato così rivela un’evoluzione straordinaria: le prime infusioni sono maltate e dolci con note di cacao, le centrali sviluppano sentori di patata dolce e miele, le finali diventano quasi floreali con echi di rosa e fieno.
Per il Lapsang Souchong, il metodo gongfu permette di apprezzare la complessità sotto il fumo. Usate acqua bollente e infusioni brevi. Scoprirete che il fumo domina le prime tazze, ma dalle terza-quarta infusione emergono note dolci di longan, legno e persino fiori che sono completamente nascoste in una preparazione occidentale prolungata.
Errore comune: giudicare tutti i tè neri come uguali. Un Darjeeling e un Assam richiedono approcci diversi, anche se appartengono alla stessa categoria.
Tè fermentati: pu-erh e la saggezza del tempo
I pu-erh, il mio personale paradiso, sia sheng (crudi) che shou (cotti), rappresentano una categoria a parte che sfida molte convenzioni.
Pu-erh Sheng (crudo)
I pu-erh giovani (1-5 anni) possono essere astringenti e potenti. Utilizzate 5-6 grammi per 100ml d’acqua a 90-95°C. Risciacquo di 5-10 secondi. Prime infusioni: 10-15 secondi. Questi tè possono essere infusi 10-15 volte.
I pu-erh invecchiati (15+ anni) diventano più dolci e complessi, perdendo astringenza. Temperatura: 95-100°C. Tempi leggermente più lunghi: 15-20 secondi per le prime infusioni. Possono raggiungere 15-20 infusioni totali.
Un trucco per pu-erh molto compressi: dopo il risciacquo, lasciate le foglie nel gaiwan coperto per 1-2 minuti prima della prima infusione vera. Questo permette alle foglie compresse di aprirsi e idratarsi uniformemente.
Pu-erh Shou (cotto)
Questi tè fermentati sono robusti e tolleranti. Usate acqua bollente (100°C) senza timore. Proporzioni: 6-7 grammi per 100ml, sembrano molte ma sono corrette.
Doppio risciacquo: i pu-erh shou spesso contengono residui della fermentazione. Fate due risciacqui rapidi di 5 secondi ciascuno, scartando l’acqua. Questo pulisce il tè senza estrarne i sapori.
Prime infusioni: 10-15 secondi. Il liquore dovrebbe essere scuro, quasi nero, ma limpido. Il sapore è terroso, dolce, con note di legno, humus, datteri, talvolta cioccolato fondente. Continuate per 10-12 infusioni. I pu-erh shou sono perfetti per chi cerca un’esperienza meditativa: sono perdonanti, non diventano facilmente amari, e le molte infusioni creano un rituale rilassante.
Errore comune: giudicare i pu-erh dal loro aspetto scuro e dall’aroma terroso pensando siano “sporchi”. Un buon pu-erh shou ha un aroma pulito di terra di bosco, non di muffa o cantina umida.
Errori comuni e come correggerli

Il tè risulta amaro o astringente: temperatura troppo alta o tempo troppo lungo. Riducete una delle due variabili. Per tè verdi, abbassate sempre prima la temperatura. Per neri e oolong, riducete il tempo.
Il tè risulta acquoso e senza sapore: troppo poca foglia o temperatura troppo bassa. Aumentate la quantità di foglie prima di alzare la temperatura.
Il tè ha sapore piatto, unidimensionale: probabilmente state usando acqua di bassa qualità o troppo povera di minerali. Provate un’acqua diversa.
Il tè ha un retrogusto metallico: potrebbe essere l’acqua troppo ricca di ferro, o avete usato utensili metallici. Evitate infusori metallici per tè delicati.
Il colore dell’infusione è opaco, non limpido: foglie di bassa qualità, acqua troppo dura, o teiera sporca. Un’infusione dovrebbe essere sempre limpida, anche se scura.
Il tè non sa di niente dopo la prima infusione: probabilmente avete infuso troppo a lungo la prima volta, esaurendo le foglie. Con il metodo gongfu, le prime infusioni devono essere brevi proprio per preservare le successive.
La pratica rende perfetti
Leggere istruzioni sulla preparazione del tè è utile, ma non sostitutivo dell’esperienza. Iniziate con un tè che vi piace e preparatelo più volte, variando un singolo parametro alla volta. Una settimana cambiate solo la temperatura: 75°C, 80°C, 85°C. La settimana dopo mantenete la temperatura ottimale e variate il tempo: 2 minuti, 3 minuti, 4 minuti. Poi variate la quantità di foglie. Tenete un diario di degustazione se non vi sembra esagerato… Scoprirete che i vostri sensi si affinano. Inizierete a riconoscere quando l’acqua ha raggiunto la temperatura giusta dal suono del bollore. Capirete a occhio quante foglie servono. Sentirete dal profumo quando un’infusione è pronta. Non è magnifico?
La preparazione del tè è un’arte che si impara con il corpo e i sensi, non solo con la mente. E come tutte le arti, richiede pratica, pazienza e la disponibilità a fare errori e imparare da essi.
Nel prossimo e ultimo articolo di questa serie, esploreremo come queste tecniche si inseriscono in contesti più ampi: le cerimonie del tè, i rituali che diverse culture hanno costruito attorno a questo gesto apparentemente semplice di versare acqua calda su foglie secche. Scopriremo come la preparazione possa diventare non solo tecnica, ma filosofia, non solo azione, ma meditazione.
Il viaggio continua, e la vostra prossima tazza vi aspetta, pronta a essere preparata perfettamente.
Nelle puntate precedenti…
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Sono nata nella bassa padana nel 1963, ho vissuto e vivo ancora oggi a Roma, ma mi divido tra Madrid e il mondo con la scusa di seguire i tre figli emigrati. Mi trovo nell’ottavo ciclo settennale della mia esistenza, nelle vita precedente ho percorso una strada professionale tecnica, lavorando nel campo informatico e gestionale, senza però trascurare mai la grandissima passione per l’arte e la mia natura di artista.
Sono una lettrice compulsiva e viaggiatrice indefessa, amo la varietà delle culture del mondo, con un debole particolare per l’Asia.
Mi sono avvicinata con discrezione alla antica pittura monocromatica cinese “sumi-e”, i cui principi basilari di sobrietà, spontaneità e semplicità, ne fanno un luogo psichico dove si può vivere la propria essenza, dove e arte e vita si incontrano portando all’espressione pura e naturale del disegno.
L’esecuzione di ogni disegno parte dall’immagine mentale, passa per la osservazione della carta e si realizza nell’immediatezza del tratto secondo un ritmo cardiaco e respiratorio in equilibrio con il movimento: “il cuore, la mano e il respiro sono in perfetta armonia ”.
Un semplice, ma completo momento meditativo che permette l’espressione degli stati d’animo, l’affinamento della sensibilità finalizzati alla condivisione del mio lavoro artistico con la percezione altrui, meglio se insieme ad un bicchiere di vino rosso.
Oltre diversi progetti grafici realizzati negli anni, ho collaborato con la band Claudia McDowell & Revox, illustrando i brani del loro ultimo progetto musicale “Going Nowhere”, ho lavorato con la cantautrice Valentina Valeri e la sua Valentina Valeri & Band, realizzando le foto per la copertina dell’ultimo lavoro “Here I am”, e il progetto visuale di foto e disegno che segue nei live del gruppo. Curo come editor chief il sito di arte The Passenger Times e il progetto Music & Visions.









































