Appena arrivato all’Avana, nella prima casa particular dove alloggiavamo, all’interno del quartiere di Avenida Italia, ho pensato: «Minchia, a Palermo siamo!».
No, non scherzo. Mi sono infatti ritrovato catapultato con l’immaginazione dall’altra parte del mondo, come se avessi tracciato all’istante una linea ideale tra Cuba e la mia Sicilia. Strano? Fino a un certo punto. Davanti ai miei occhi, l’Avana si presentava con la stessa caotica meraviglia di Palermo.
Dal viaggio alla nascita del LIBRO Cubana
Faccio subito una confessione: il viaggio a Cuba non era nato con l’idea di un progetto fotografico. Era semplicemente una vacanza organizzata con i nostri migliori amici, un’occasione per esplorare insieme un luogo sognato da tempo. Ma la mia passione per la fotografia si è fatta sentire fin da subito: giorno dopo giorno, scatto dopo scatto, mi rendevo conto che stavo accumulando immagini e sensazioni che meritavano di essere raccontate. Senza quasi accorgermene, mi sono ritrovato totalmente immerso (è il caso di dirlo, fuor di retorica) tra le strade e gli abitanti di Cuba, con la macchina fotografica sempre in mano. In tutto ciò è stata senz’altro fondamentale la nostra guida cubana, che ci ha fatto guardare l’isola con occhi locali – il che non è sempre facile. Grazie a lei, ora dopo ora, non eravamo più semplici turisti di passaggio; mangiavamo dove mangiavano i cubani, ballavamo dove ballavano loro, entravamo, ben accolti, nelle case delle persone del posto. Insomma, un semplice viaggio è presto diventato qualcosa di molto più profondo.
C’è stato un momento preciso in cui la suggestione si è fatta progetto concreto. Al quinto giorno di viaggio ci trovavamo al Museo Girón, nella provincia di Matanzas. È un piccolo museo dedicato a un episodio storico cruciale: l’invasione della Baia dei Porci del 1961, quando un gruppo di esuli cubani anticastristi tentò (fallendo) di rovesciare il governo rivoluzionario di Fidel Castro. Subito dopo la biglietteria del museo, sulla sinistra, inizia un corridoio espositivo. Ed è lì che ho notato un dettaglio minuscolo ma folgorante: sullo sportello di legno di un contatore elettrico era impresso un pittogramma che fondeva il simbolo dell’alta tensione con quello del pugno chiuso della rivoluzione. Una piccola icona, quasi nascosta, che però racchiudeva un mondo. In quel momento ho percepito con forza lo spirito della Rivoluzione cubana: un evento che ha segnato un “prima” e un “dopo”, l’anno zero in cui, non solo a livello simbolico, tutto finisce e tutto ricomincia. Quella scintilla grafica, metà avvertimento elettrico e metà orgoglio rivoluzionario, mi ha colpito al cuore. È stato lì che ho capito che dovevo attivarmi per raccontare ciò che stavo vivendo e osservando.
Sapevo solo quello che non volevo, all’inizio: non una classica cronaca di viaggio né un album turistico patinato. Niente elogi sperticati, né critiche pretestuose: desideravo uno sguardo lineare ma personale, estetico ma sincero, per delineare un percorso attraverso l’anima quotidiana di Cuba. L’idea, da lì, ha preso forma rapidamente: strutturare il libro seguendo i luoghi visitati durante il viaggio, ma senza indicare i nomi specifici delle località e senza rispettare un ordine cronologico rigido. Sfogliare il libro doveva significare perdersi liberamente nelle immagini, rinunciando alla tentazione di chiedersi “dove” o “quando” e pensando, piuttosto, al “come” e al “perché” alcune scene, osservate per un secondo o per un’ora, a volte possono sprigionare emozioni incontenibili. Ogni foto doveva, dunque, parlare da sola, raccontare una storia o porre una domanda, invitando a riflettere sulla varietà e l’unicità di questa isola enigmatica.
Ambiente e abitanti: un equilibrio indissolubile
Durante il viaggio ho visto tanti luoghi e incrociato moltissime persone. Mi sono presto reso conto che a Cuba ambiente e abitanti sono due facce della stessa medaglia, entità indivisibili che si definiscono a vicenda. Non è possibile capire davvero l’uno senza l’altra. Per questo motivo il libro è strutturato in quattro capitoli alternati, che scandiscono due grandi temi:
· Capitolo 1: Ambiente
· Capitolo 2: Abitanti
· Capitolo 3: Ambiente
· Capitolo 4: Abitanti
Ho scelto di alternare ambiente e persone per sottolineare proprio questo equilibrio: l’una non può esistere senza l’altro. I luoghi di Cuba hanno un’energia particolare, ma è la gente che li abita a dare loro vita, colore e voce. E anche viceversa. Il carattere collettivo dei cubani – la loro quotidiana creatività, l’allegria che resiste alle difficoltà, il coraggio di rivendicare un’identità alternativa – è profondamente plasmato dall’ambiente in cui vivono; almeno agli occhi di un viaggiatore che ha l’attenzione di osservare senza giudicare. Pensate alla musica e alla danza: a Cuba non sono solo intrattenimento, ma un vero collante sociale, il ritmo stesso dello scorrere dei giorni; anche quando i giorni portano il peso della sofferenza. È questa fusione totale tra luoghi e persone che rende l’isola così unica ai miei occhi, ed è ciò che ho cercato di restituire nel libro. Cuba, la Isla Grande, nella sua dimensione reale e quotidiana, dove non esiste un “dove” senza un “chi”.
Incontri e legami lungo la VIA
Un aspetto che mi sta molto a cuore – e che spero traspaia dalle fotografie – sono gli incontri umani che hanno costellato questo viaggio. Grazie al nostro girovagare, abbiamo creato legami autentici un po’ ovunque. Ricordo con affetto le lunghe chiacchierate dopo cena con i proprietari delle case particular che ci hanno ospitato, persone gentilissime, fiere della propria casa e felici di raccontarci spaccati di vita cubana; in quei momenti a tavola ci sentivamo di far parte della famiglia.
Altre connessioni sono nate quasi per caso. A Remedios, ex cittadina coloniale nel cuore di Villa Clara, abbiamo avuto la fortuna di conoscere due persone speciali: Erick González Bello e Juan Carlos Hernández Rodríguez. Sono rispettivamente il direttore e il vicedirettore del Museo de las Parrandas di Remedios, e con loro è nata un’amicizia spontanea. Ci hanno aperto le porte del museo e del loro mondo, raccontandoci con passione la storia secolare delle Parrandas de Remedios, una straordinaria festa tradizionale nata nel 1820. Pensate che questa festa popolare – una sorta di competizione artistica tra quartieri con carri allegorici, fuochi d’artificio, musica e costumi – è così peculiare e sentita da essere diventata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconosciuto dall’UNESCO nel 2018. Erick parla un ottimo italiano, lo ha imparato guardando e riguardando i film di Sophia Loren! Mi ha fatto promettere che sarei tornato a Remedios in dicembre, perché è solo durante le Parrandas – che si tengono ogni anno dal 16 al 24 dicembre, con apice la notte della Vigilia – che si può cogliere l’essenza più viva e colorata della loro comunità. Purtroppo il nostro viaggio era ad agosto, quindi non abbiamo assistito di persona a quella celebrazione, ma l’entusiasmo e l’orgoglio con cui ce l’hanno descritta ci hanno fatto sentire la forza di una tradizione che non scompare. Che resiste.
Ci sono poi incontri fugaci che durano attimi (eppure ti segnano). Uno sguardo incrociato con una bambina affacciata al balcone di una casa tutta scrostata, un sorriso timido ricambiato da una coppia di anziani su una panchina di un parco, una stretta di mano con un musicista. Di molti di loro non conosco neanche il nome, tuttavia, attraverso l’obiettivo, con loro ho sentito una connessione, come se per un istante, per quanto minuscolo, le nostre vite si fossero toccate. Ho imparato che in fotografia a volte non servono parole: basta la sincerità di un momento condiviso. Questi incontri e legami, profondi o brevi che siano stati, hanno dato densità al mio viaggio e al libro Cubana. Senza di essi, sarebbero rimaste solo belle cartoline; con loro, ogni immagine è diventata una piccola storia di umanità condivisa.
Fotografie su carta materica: calore e autenticità
Dal punto di vista estetico e tecnico, Cubana riflette la mia scelta di cercare la verità dell’istante più che la perfezione formale. Ho scattato le fotografie inseguendo sensazioni, storie e incontri, senza preoccuparmi ossessivamente di avere la luce perfetta o la composizione impeccabile; privilegiando l’autenticità di ciò che avevo davanti. Volevo un’isola reale, palpabile e tangibile, non una Cuba da depliant turistico. Non una Cuba vista con gli occhi (a volte miopi) del superficiale turismo occidentale. Niente colori ipersaturi o ritocchi esagerati, la Cubana che emerge dalle mie foto è calda, umida e meravigliosamente imperfetta, proprio come l’ho vissuta.
Questa filosofia si riflette anche nella scelta dei materiali per la pubblicazione. Per stampare il libro ho optato per una carta usomano opaca e materica da 120 g/m². È una carta naturale, dalla grammatura consistente e dal tatto ruvido. Il risultato è che le fotografie appaiono morbide e avvolgenti sulla pagina, quasi vellutate. L’inchiostro non resta in superficie in modo freddo e brillante, ma si dilata tra i pori della carta, donando alle immagini un leggero effetto diffusivo. Questa piccola morbidezza dei bordi e dei colori restituisce calore, autenticità e intensità ad ogni scatto, come se le foto respirassero sulla carta. Sfogliando Cubana, non c’è quindi da aspettarsi lucide pagine patinate: troverete invece una texture piacevole al tatto e allo sguardo, che spero vi faccia sentire ancora di più dentro ogni scena. È un libro da toccare oltre che da guardare, perché anche il supporto fisico fa parte dell’esperienza. Del resto Cuba, per me, è stata questo: una realtà da vivere con tutti i sensi.
Le altre voci di Cubana
Pur essendo Cubana un progetto molto personale, ho voluto che dentro il libro ci fossero altre voci oltre alla mia, per arricchire l’esperienza del lettore e offrire punti di vista diversi. In particolare, ci sono due contributi speciali inseriti tra le pagine fotografiche, ed entrambi a loro modo raccontano Cuba da prospettive uniche.
Il primo contributo è la prefazione del libro, affidata a Danilo Venturi. Danilo è una figura di spicco nel campo del design e della moda – attuale direttore dello IED (Istituto Europeo di Design) di Milano – nonché autore del libro Brand Persona. Ci conosciamo da tempo e gli ho chiesto di scrivere la prefazione dopo aver visto in anteprima le mie foto. La particolarità è che Danilo non è mai stato a Cuba. La sua prefazione nasce quindi da un viaggio immaginario: lui ha “visitato” l’isola attraverso le mie immagini, lasciando che evocassero pensieri e suggestioni. Trovo affascinante questo esercizio di immaginazione, perché dimostra il potere della fotografia di trasportare chi guarda in un luogo in cui non è mai stato. Nelle parole di Danilo c’è stupore, c’è curiosità, c’è quella specie di ammirazione sognante di chi prova a immaginare Cuba senza avere ricordi diretti, ma solo le mie immagini come guida. La prefazione, insomma, offre al lettore un modo alternativo di entrare nel libro: attraverso gli occhi di qualcuno che scopre Cuba per la prima volta da lontano, ma con grande empatia.
L’altro contributo, invece, proviene dal cuore stesso di Cuba. Si tratta di un testo scritto a quattro mani da Erick González Bello e Juan Carlos Hernández Rodríguez, gli amici di Remedios di cui parlavo prima, direttore e vice-direttore del Museo de las Parrandas. Il loro intervento si intitola “Las Parrandas de Remedios: da espressione della comunità locale a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” e racconta proprio la storia e il significato profondo di questa tradizione. Erick e Juan Carlos spiegano come la festa delle Parrandas sia nata dal popolo, da un piccolo paese come Remedios, e si sia evoluta in due secoli fino a diventare un simbolo identitario riconosciuto a livello internazionale. L’aspetto più sorprendente, scrivono, è come questa tradizione abbia saputo difendere la propria unicità all’interno della cultura cubana. Leggendo il loro contributo si percepisce tutto l’amore che i cubani nutrono per le proprie radici: l’essenza dell’identità di un popolo plasmata dalla comprensione del passato e dalla condivisione festosa nel presente. Per me era importante includere questa testimonianza, per aggiungere un tassello che le fotografie da sole non possono dare. Attraverso le parole di Erick e Juan Carlos il lettore può scoprire anche una Cuba in festa (quella di dicembre durante le Parrandas, ad esempio) che non ho documentato con la macchina fotografica.
Un ponte visivo tra chi osserva e chi vive
Mi piace pensare che Cubana sia più di un libro fotografico. È un ponte sottile ma resistente, teso tra chi osserva e chi è osservato, tra chi scatta e chi è ritratto. Da un lato ci siamo noi, l’autore e i lettori, con la nostra voglia di saperne di più, di capire, di andare oltre le descrizioni preconfezionate; e sì, emozionarci. Dall’altro lato ci sono loro, i volti e i luoghi di Cuba, con le loro storie, la loro dignità, la loro vibrante intensità. In mezzo, a unire questi due mondi, ci sono le immagini, istanti che diventano narrazione.
Vi invito quindi a lasciarvi trasportare da questo flusso di fotografie ed emozioni, senza preconcetti e senza cercare per forza un filo logico prestabilito. Proprio come viaggiare a Cuba; bisogna abbandonarsi alla bellezza spontanea. Non importa il “dove”, conta il “come” ci si sente davanti a ogni scena, conta il “perché” quella particolare immagine ci colpisce. Cubana è un atto d’amore che, per quanto possibile, ho voluto fissare sulla carta per poterlo poi condividere. Spero che, leggendolo e guardandone le fotografie, possiate anche voi sorprendervi e interrogarvi, così come è successo a me. In fondo, l’esperienza continua ogni volta che un nuovo sguardo si posa su queste pagine.
E dunque, buon viaggio.

















Sinossi
Cubana è un viaggio visivo ed emozionale attraverso un parte della Grande Isola de Cuba, un racconto fatto di immagini che catturano e esplorano i contrasti vibranti dell’isola: la brillante eterogeneità delle città e dei paesi, i colori intensi e i toni decadenti, le voci e i suoni che animano le strade. Attraverso la lente dell’autore, emergono l’anima dei luoghi e l’intensità delle persone che li abitano, raccontando un equilibrio indissolubile tra Ambiente e Abitanti.
Organizzato in quattro capitoli alternati – due dedicati all’Ambiente e due agli Abitanti – il libro evita una narrazione lineare per immergere il lettore in una visione d’insieme. Ogni scatto è un invito a perdersi nella danza della luce, nei dettagli delle architetture, nei gesti e negli sguardi delle persone incontrate lungo il cammino. È un viaggio senza coordinate precise, dove non importa il “dove” ma il “come” e il “perché” delle emozioni che ogni immagine suscita.
Ogni immagine è un frammento di vita che racconta storie di quotidianità, portando il lettore a riflettere sul valore della diversità e sull’unicità di questa isola enigmatica.
Le fotografie non cercano la perfezione tecnica: sono istantanee di sensazioni, storie e incontri. Stampate su carta usomano da 120 g/m², opaca e materica, appaiono morbide e avvolgenti, con l’inchiostro che si dilata tra i pori della carta restituendo calore, autenticità e intensità.
Più che un libro, Cubana è un ponte tra chi osserva e chi vive, tra chi scatta e chi è ritratto. Un’opera che celebra la musica, la danza e la cultura cubana, che pervade ogni aspetto della vita quotidiana. È un’ode a Cuba e alla sua gente, una testimonianza visiva che sa emozionare e sorprendere, restituendo la vibrante intensità di un eterno presente.

Contributi
All’interno del libro, oltre alle fotografie, saranno presenti due contributi molto diversi tra loro. Da un lato, Danilo Venturi, attuale direttore dello IED di Milano, condivide le sue impressioni e sensazioni dopo aver osservato le immagini, pur non essendo mai stato a Cuba.
È con un misto di ammirazione e immaginazione che mi accingo a tracciare le parole introduttive per questo affascinante libro fotografico su Cuba. Non avendo mai calpestato il suolo cubano, il mio approccio a queste immagini è un viaggio immaginario, un percorso visivo che si dipana attraverso il filtro del mio sguardo e quello dell’autore…
Prefazione
Danilo Venturi, direttore IED Milano e autore di Brand Persona
Dall’altro, troveremo il racconto della tradizione de Las Parrandas de Remedios, oggi patrimonio immateriale dell’UNESCO, narrato da Erick González Bello, direttore del Museo de las Parrandas, e Juan Carlos Hernández Rodríguez, vice direttore dello stesso museo.
L’aspetto più sorprendente della storia di San Juan de los Remedios è la sua tradizione e il suo radicamento nella piccola Patria, contrassegnata da una difesa dell’unicità all’interno della cultura cubana, che raggiunge una inaspettata coloritura identitaria.
L’essenza della nostra identità è plasmata dalla comprensione del passato…
Las Parrandas de Remedios. Da espressione della comunità locale a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità
Erick González Bello e Juan Carlos Hernández Rodríguez direttore e vice direttore Museo de las Parrandas
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Antonio Locicero è un graphic designer nato a Palermo nel 1991. Ha iniziato la sua carriera nel 2013 e dopo aver completato il corso triennale in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo si è specializzato in grafica per l’editoria presso lo IED di Firenze. Nel corso degli anni, ha collaborato con svariati clienti, concentrando la sua attenzione soprattutto nel mondo dell’arte, della cultura e della formazione. Oltre alla sua passione per il design, Antonio coltiva una profonda passione per la musica e la fotografia. Attraverso quest’ultima, cerca di comunicare emozioni, narrare storie e immortalare preziosi momenti.









































