” Mi sento tanto sporco piccola mia.
Puzza questa giacca che indosso, Dio mio se puzza, non solo per il fango che è rimasto attaccato. Puzza per ciò che ho perso durante questi mesi, come se ogni giorno una parte di me, della mia pelle sana, si fosse staccata dal corpo lasciando marcire tutto il resto.
Se potessi, vorrei ritrovare ogni pezzo che non c’è più, rimetterlo a posto riattaccandolo con calma, ago e filo alla mano, lontano da questo sottofondo di morte; magari seduto sulla poltrona del salone, vicino agli odori della nostra cucina, per tornare ad essere almeno una parte di quello che ero.
Spiegarti cosa è stato sarebbe impossibile, non solo per la sofferenza che mi provocherebbe, ma perché so che ometterei tanti particolari essenziali. Ho vissuto un tempo bastardo, di una crudeltà razionale; ogni cosa era studiata per fare del male ed il male è diventato la mia normalità, quasi una religione che credevo potesse salvarmi la vita.
Ieri, in un villaggio vicino alla base, ho tenuto in braccio una bambina scampata ad un bombardamento aereo.
Sai, era letteralmente terrorizzata. L’ho raccolta da terra, tremava. Mentre la sollevavo m’è venuto istintivo guardarla negli occhi ed ho visto una cosa alla quale non ero preparato, non so, una consapevolezza. Lo sguardo lucido di chi non giudica ma già sa, di chi riflette la tua immagine e ti uccide.
Ieri sono morto amore mio, e non pensavo potesse essere così doloroso.”
Sono nata a Roma nel 1970 e sono cresciuta nella periferia della città, Ostia Lido, in una casa vicina al mare. I miei ricordi d’infanzia sono soprattutto legati alle Estati trascorse in spiaggia con famiglia ed amici ed ai giochi in cortile con i ragazzini del vicinato. Altri tempi, altre avventure. Sin da piccola ero portata per lo studio, che detto così fa molto ‘nerd’, ma in realtà e’ una cosa legata alla mia curiosità. Ricordo che da bambina, durante i fine settimana, spesso mi alzavo presto e mentre tutti dormivano sfogliavo le pagine dell’enciclopedia per ragazzi. Era un momento tutto mio, di svago in silenzio. A rifletterci bene era una specie di Facebook dei tempi: si passava dalla storia alla geografia alle informazioni più frivole, tutto correlato da immagini. Ho avuto una grande famiglia che e’ stata fondamentale nella mia vita, vivevamo vicini anche se una parte era emigrata negli Stati Uniti, a Boston. Dopo una laurea in Scienze Politiche ed il sogno di una carriera diplomatica, la cose hanno preso una piega diversa e per un po’ di tempo ho lavorato nella pubblica amministrazione. Durante quel periodo ed in concomitanza con una lunga malattia di mia madre, ho cominciato a scrivere brevi storie. La scrittura era un modo per evadere ed alleggerire la realtà, una compagnia alla quale ho voluto veramente bene. Ad un certo punto, nel mezzo del cammin della mia vita e a causa di una certa insofferenza esistenziale, ho deciso di lasciare tutto: casa, lavoro, paese e città, trasferendomi a Londra. Non so se sia stata incoscienza o coraggio. Diversa da quella che avevo prospettato inizialmente, quella di Londra si e’ rivelata comunque una vita soddisfacente e vivace. Vivo in questa città ormai da quasi otto anni e qui ho incontrato persone tanto diverse che hanno lasciato tracce profonde in me. Il mare, la musica, la fotografia e gli animali, in particolare i gatti sono tra le cose che amo. Romeo, il gatto siamese con il quale ho vissuto 16 anni, è stato il mio grande amore a quattro zampe. Porto con me alcuni insegnamenti: la positività e la capacità di godere delle piccole cose, trasmessa dai miei genitori che sento sempre vicini, e la memoria di una frase che fu detta a Patti Smith ‘Costruisci un buon nome e tienilo pulito’. Per il resto, navigo a vista cercando di non prendermi troppo sul serio e mantenendo una buona dose di gratitudine nei confronti della vita.











































