Dialogo immaginario tra un soldato e la persona che ama

” Mi sento tanto sporco piccola mia.

Puzza questa giacca che indosso, Dio mio se puzza, non solo per il fango che è rimasto attaccato. Puzza per ciò che ho perso durante questi mesi, come se ogni giorno una parte di me, della mia pelle sana, si fosse staccata dal corpo lasciando marcire tutto il resto.

Se potessi, vorrei ritrovare ogni pezzo che non c’è più, rimetterlo a posto riattaccandolo con calma, ago e filo alla mano, lontano da questo sottofondo di morte; magari seduto sulla poltrona del salone, vicino agli odori della nostra cucina, per tornare ad essere almeno una parte di quello che ero.

 Spiegarti cosa è stato sarebbe impossibile, non solo per la sofferenza che mi provocherebbe, ma perché so che ometterei tanti particolari essenziali. Ho vissuto un tempo bastardo, di una crudeltà razionale; ogni cosa era studiata per fare del male ed il male è diventato la mia normalità, quasi una religione che credevo potesse salvarmi la vita.

 Ieri, in un villaggio vicino alla base, ho tenuto in braccio una bambina scampata ad un bombardamento aereo.

Sai, era letteralmente terrorizzata. L’ho raccolta da terra, tremava. Mentre la sollevavo m’è venuto istintivo guardarla negli occhi ed ho visto una cosa alla quale non ero preparato, non so, una consapevolezza. Lo sguardo lucido di chi non giudica ma già sa, di chi riflette la tua immagine e ti uccide.

Ieri sono morto amore mio, e non pensavo potesse essere così doloroso.”