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“State boni, ce n’è per tutti”  

Diceva sempre così quando noi nipoti le saltavamo addosso per avere un bacio. La conquista più grande era riuscire a sedersi sopra una sua gamba e farle fare cavalluccio “Madonna quanto pesano ‘sti  ragazzini…  so’ anziana io.”

Nonna Assunta era vedova. Raccontava sempre che nonno Ezio era stato dato per disperso nella campagna di Russia; a quell’età non avevo ben capito perché fosse dovuto andare fin laggiù, quando da noi, di campagna, ce n’era tanta.

Lei aveva un vezzo: portare i capelli lunghi raccolti dentro una retina. Sembravano una nuvoletta intrappolata per non disperdersi in aria. Ogni tanto, quando le stavo in braccio, mettevo il naso in mezzo a quella strana acconciatura e annusavo forte, come fanno i cuccioli che si calmano con  certi odori. Dopo un po’ mi diceva “Mò però basta, bella de’ nonna, che a forza d’annusa’ me fai er solletico” poi rivolta a mia madre “Nannare’, ma come mai ‘sta creatura m’annusa sempre in testa? Pare un segugio”. Valle a spiegare che quel vizio, con le persone che amo, non l’ho ancora perso.

Ieri sono tornata a casa tua, Assunta.

La serratura d’ingresso è difettosa, per aprire mi sono fatta aiutare dal portiere. Le imposte delle finestre erano chiuse, le ho spalancate tutte per far circolare un po’ d’aria. In cucina è entrato un bel raggio di sole che ha illuminato tanti granelli di polvere, come minuscole luci in sospensione; è stato allora che ho pensato che la vita non si ferma anche quando sembra il contrario, che qualcosa, sempre, accade.

Poi mi sono fatta coraggio e sono andata nell’altra camera. Ho visto la retina per i capelli appoggiata sul comodino ed ho scosso la testa, interdetta. Zia s’è scordata di rimettertela ed io non me ne sono accorta. Allora l’ho presa e ci ho giocato un po’ con le dita. Poi mi sono sdraiata sul tuo letto e l’ho annusata forte. Era come riaverti là, tutta mia. Annusavo quell’intreccio di fili e guardavo il soffitto; poi immaginavo oltre il soffitto, fino a vedere il cielo terso del paese in cui sei nata. Con tono ironico mi avresti sicuramente detto “Annusala un’ultima volta e basta, bella de nonna, che me fai er solletico. Poi, buttala via quella retina”.

E così ho fatto.

Adesso sei finalmente libera, Assunti’.

Vai.

Ogni tanto tornerò a casa tua, per sdraiarmi un po’ sul letto ed immaginare di volare con te chissà dove, mentre guardo i tuoi capelli bianchi muoversi nel vento.