In un’era dove la globalizzazione ed il consumismo hanno appiattito, e continuano ad appiattire, l’uomo e le sue emozioni, livellando verso il basso e tendendo sempre di più ad uno stato di mediocrità ed apatia, tutti si sentono maestri. Ognuno di noi crede di saper dare la risposta a qualsiasi perché. Ognuno di noi si sente padrone imperturbabile della propria vita (e troppo spesso anche di quella degli altri). Si cerca di dare un senso alla morte dopo morti e spesso sfuggiamo dal dare un senso alla vita.
Il perché della tristezza che accompagna questo sgattaiolare di dita sopra la tastiera di un computer non lo conosco, forse posso immaginarlo. Non riesco a dare un nome alla sensazione che mi tiene intrappolato tra un pianto infantile e una serenità senile e che caratterizza questo momento, la cui colonna sonora non poteva che essere la musica di Nuovo Cinema Paradiso (uno di quei pochi film che non è riuscito a farmi trattenere le lacrime).
Proprio ieri sera, in una serata di anomala pacatezza romana, passavo sotto la casa del Maestro Ennio Morricone – e Maestro stavolta sì con la emme maiuscola – e come sempre fantasticavo nel pensare ad un improbabile e fortuito incontro o ad un ipotetico campanello con scritto: E. Morricone.
Pier Paolo Pasolini (che per alcuni dei suoi film collaborò con Morricone) nel 1974 affermava che la cultura di una nazione è la media delle culture delle classi sociali che la compongono. Omettendo il concetto di contemporaneità legato al tempo presente e dando per vero ciò che Pasolini ci ha insegnato, potremmo quindi affermare che la cultura di una nazione – o la cultura in generale, perché mi sembra riduttivo relegare la cultura in confini nazionali – è la media delle culture delle classi sociali che sopravvivono nella storia; nessuno si stupisce del fatto che la cultura italiana si fregi del Salvator Mundi di Leonardo, delle Quattro Stagioni di Vivaldi come delle canzoni di Fabrizio De André, dei film di Fellini o dei fumetti di Manara.
Ennio Morricone, proprio come i grandi, ha fatto cultura accomunando tutti, abbattendo i concetti aristotelici di tempo e spazio, tendendo verso l’umano infinito. Il mondo si è sempre sentito amato dalla sua musica. Attuando una sorta di transustanziazione, il Maestro è riuscito a tracciare i limiti dell’irreale mettendo a disposizione di tutti un patrimonio infinito di emozioni.
Elencare tutte le opere che negli anni hanno portato Morricone al successo è impossibile e sarebbe, a mio avviso, un’operazione senza alcun senso se non quello di voler redigere un mero elenco dal sapore di epitaffio. Una carriera da artigiano della musica all’insegna della passione e del costante impegno. Questo, come era solito affermare, è stato il segreto del suo successo; successo che lo ha visto impegnato nella nota musica per il cinema ma anche nella meno conosciuta musica avanguardista. Le sue composizioni rivelano oltre al genio, un legame fortissimo tra il sentimento e la sacralità, la stessa che ci dicono non averlo mai abbandonato fino a questa mattina.
Allontanandosi dall’aspetto artistico, Morricone è stato testimone, ed esempio, di grande amore in una società che vede sempre più separazioni e sempre meno unioni. Il rapporto quasi simbiotico, molto intimo e privato, anche se per forza di cose spesso pubblico, con la moglie Maria ha toccato il mondo ingentilendolo. Come scordarci delle lacrime di quell’Oscar? Ho sempre tradotto ed interpretato quegli istanti come una sorta di baluardo del sentimento di umanità in un mondo, quello dello spettacolo, che troppo spesso vive di fatue apparenze e falsi miti. La voce rotta… le lacrime… l’amore.
La Musica di Morricone per me racchiude tutto questo, tutta la sua esperienza come essere umano proprio come per Salvatore il Nuovo Cinema Paradiso (titolo di questo piccolo intervento ovviamente ripreso dall’omonimo film di Giuseppe Tornatore) rappresentava il passato, il presente e, perché no, anche il futuro legando questi concetti in una sorta di triunvirato metafisico.
Il mondo ha avuto il privilegio di aver conosciuto Ennio Morricone. Sarebbe stupido non prenderlo come esempio.
Il suono della tua voce
coglie nell’aria
un invisibile tempo
immobilizzandolo
in un attimo eterno.
Quell’eco è entrata in me
frantumando i cristalli fragili
del mio sospeso presente
…senza ritorno.
Dovrò cercare futuro
inseguendo quel suono
io stesso disperata eco
a ritrovarmi.
Ennio Morricone, poesia dedicata alla moglie Maria
Eugenio Renzetti, classe 1992, musicista per lavoro, lettore per necessità e scrittore (timoroso) per passione. Quando suono cerco di “mettermi” nella musica e quando scrivo cerco di “mettermi” nel testo. Il resto della mia storia non è importante, ma per chi vuole cercarla può leggerla tra le righe, le mie.









































