Quanto segue è una raccolta di pensieri girovaghi, tra ricordi, immagini mentali e attività di un presente dominato da un evento che permea la nostra esistenza spezzando quel flusso di abitudini e comportamenti consolidati, prima della pandemia. Una trascrizione automatica di emozioni, domande, constatazioni che si sono affacciate alla mente incaricata di elaborare l’accaduto.
Penso che più o meno ognuno di noi abbia rilevato un tracciato simile e involontario nella propria testa; qui vi presento il mio.
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Appelli alla popolazione, stili di vita in un interno borghese.
Ventilazione polmonare, voglia di un cappuccino da consumare alla pasticceria del quartiere. Cineteca online: restate a casa, sono le regole. Soufflé al formaggio, pietanza fallita già ai tempi della prima repubblica. Lavoro agile e rapide corsette dietro l’angolo di casa. L’isolamento degli abitanti di Vo’. Tampone nasale e faringeo. Polverosi album di foto di famiglia. Mascherine esaurite; animazione sospesa. Think global, act local. Pandemia, pandemia, pandemia.
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Sui balconi svetta il tricolore. Due supermercati hanno esaurito le scorte di alcol: puntuale disinfezione in luogo di una corretta igiene mentale. Messa in piega fai-da-te modello Covid-19 incornicia il viso acqua e sapone. Parrucchieri e barbieri hanno deposto le forbici. Aperitivo allo specchio, mise en abyme. Memorie di un viaggio in Bretagna confortati dal bozzolo familiare. Secondo principio della termodinamica: indietro non si torna.
Energia e informazione. Un pensiero transemisferico agli amici lontani.
A pranzo pasta ceci e broccoli con una spolverata di peperoncino.
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Nella mia vita fino a un mese fa, ogni mattina al risveglio la domanda era: – cosa si fa oggi ? Con ciò intendendo attività fuori casa: incombenze varie, scambi coi familiari, cinema, teatri, mostre d’arte, etc. Ora il dinamismo extradomestico è sostituito da: – cosa cucino oggi ? Segue attenta esplorazione del frigo puntando sulla combinazione degli alimenti a disposizione, un’attività che mette in moto la creatività, la golosità e una vaga attenzione alle tabelle dietetiche. Oggi seppioline in umido con piselli.
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La mia buona salute è la tua buona salute, vogliamo capirlo ? Pensiero circolare.
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Zigzagando per il quartiere. Nelle uscite forzate con Dharma quando incontro persone che marciano nella mia direzione cambio traiettoria, in un percorso ubriaco fatto di passaggi da marciapede a marciapiede. Siamo un’umanità reietta.
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Ieri – sabato – mi telefona un tizio lavoratore appartenente a una rete di servizi al consumatore e mi informa che, a seguito di un mio presunto interesse verso le offerte di luce e gas, voleva sapere se ero intenzionata a sottoscrivere un dato pacchetto vantaggiosissimo. A seguito del mio palese disinteresse verso la sua conveniente offerta, esclama deluso: – ecco signora, lasciamo stare il mondo così com’è! Qualcosa di biblico nel sottotesto.
Al che mi scappa una battuta corrosiva sul mondo così com’è, data la ben nota situazione dei giorni nostri.
Chiudo la telefonata e scatta un monologo interiore sul mondo così com’è.
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Biohazard, stampe floreali adornano i boudoir, autobus vuoti, Milano non si ferma. Interruzione della normalità. Pasqua al mare coi bambini.
Uso fallace del linguaggio, sciatteria lessicale. Trekking per i sentieri del parco Adamello Brenta.
Fare di necessità virtù. La pandemia non è uno shock asimmetrico. Mateship per tutti spiegata ai bambini.
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Decostruire per ricostruire.
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Gli sguardi dall’India di Luciana M. Paesaggi vicini e lontani. Le piazze gremite del fermento politico sono sostituite dal distanziamento sociale: elogio dell’impermanenza. Mi giunge il cicalino dei messaggi Whatsapp dei vicini. Algoritmi della psicostoria.
Vivere e abitare Feng Shui. Dharma in un percorso radiale di modesta estensione; torneremo a giocare al parco. Non siamo bloccati a casa, siamo sicuri a casa.
Nascondere la torta di mele e darsi al fitness casalingo. Sembriamo quadri di Edward Hopper ritratti in spazi prospettici a beneficio di immaginari osservatori.
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Quando tutto finirà, noi come saremo?
Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese dai link segnalati e/o dal web per puro scopo divulgativo, tutte le altre sono soggette a copyright. Copertina ©Rita Manganello
Rita Manganello è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale e si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi.
Rita Manganello was born in Milan and has been passionate about photography and cinema for as long as she can remember. After completing classical studies and attending Journalism School, she worked in leading multinational companies in the fields of communication and human resources. Over time, she developed a professional profile that allows her today to maintain a keen and contemporary outlook. Now at the end of her career, she has returned to the passions of her earlier years—photography, cinema, art, and literature. She alternates between photographic exploration and editorial work, and also engages in image analysis for fellow photographers.









































