Montavo la tenda in un angolo di un campeggio tra montagna e lago. Il materassino gonfiato, la coperta di soccorso, il sacco a pelo, le masserizie, la motocicletta accanto alla “casa” provvisoria…
Una birra trangugiata in fretta dopo una doccia veloce e la spesa nella scatola di cartone legata come passeggero. Un cavolo, delle carote, uova, tonno, un vaso di yogurt, una pagnotta, legumi in scatola.
Di notte, nel silenzio assoluto, la dimensione si sente con meno sfaccettature e colori. A volte, nel cambio dei suoi odori in base all’ora, neanche la fauna circostante ha il permesso di far rumore. Il lago artificiale non ha moto ondoso. Il vento non è molto impetuoso. A parte quando si sale al Pian del Ragnolo o si scende nel vallone scavato dal fiume Fiastrone. Tra gole e monasteri demoliti dal Tempo. Dormo senza alcuna paura. Qualche voce di bambino dalle tende circostanti tiene compagnia…
Dove sono. Praticamente sotto al Monte Bove, alle spalle dell’antro della Sibilla. In una gola scavata dalle ere geologiche. La mattina mi sveglio presto per fare un bagno nel lago. Mi piace essere avvolto da acqua gelida e nebbia che si condensa al sorgere del Sole dietro il paese di Podalla. Rocce bianche che degradano nelle acque. Qualche ginestra gialla e quercette in riva.
Passato ferragosto il campeggio si è svuotato. Rimangono gli “stanziali”, cioè chi va da 30 anni sempre in quel luogo.
I primi due giorni li passo tra un piatto di pasta e qualche giro in moto nei bei paesetti deserti intorno. Scoprendo scorci nascosti, tra i fiumi Metauro e Potenza. Abbazie. E paesi fantasma, dove mi sento nel mio completo habitat. I morti…i fantasmi…le ossa…non hanno mai fatto male a nessuno.
Terza notte.
La tenda è posata su una delle faglie appenniniche. Dove dal 1997 l’attività sismica è quiescente. Sulla s.s. 77 si attraversano paesi lasciati al loro tempo, semidistrutti, dove si vedono ancora mobili e suppellettili lasciate lì … uno specchio riflette la luce del faro al mio passaggio. Un altro ritorno da un giro in motocicletta … una birra gelata per stordirmi dai pensieri che ho lasciato sulla Strada.
Una frittata per cena e due pomodori. Due fugaci chiacchiere con i campeggiatori adiacenti e a nanna. Da buon Ramingo.
Crollo coccolato da me stesso e dal materasso morbido avvolto dal buio totale. Inutile tenere l’orecchio a captare rumori che non ci sono. Creo il vuoto e sono nel nulla. Come mi è stato insegnato.
Nei miei sogni, come ricordo, mi sono apparse persone che nella loro Vita ultraterrena hanno sempre messo la mano protettrice in ogni viaggio che ho fatto. Addirittura come spesso mi capita, sento la mano calda di mio Padre appoggiarsi sulla spalla. Una sensazione benevola e rassicurante. Capita spesso.
Non sono in una casa. Il mio Corpo ed il mio sonno sono poggiati sul terreno, dove posso percepire in una sorta di “collegamento” elettrico con ciò che ho sotto di me.
La botta grossa.
Non ho avuto paura nel sentire il tintinnìo delle posate nelle pentole, o lo scricchiolìo della motocicletta sul cavalletto o sentire gli argini del lago franare nelle acque.
Gea è viva…per questo si muove.
L’umano non può mettersi contro ad una energia incontrollabile se costruisce case non rispettose della connessione naturale. Se non rispetta. In Giappone lo sanno.
Mi sveglio.
I bambini non sono impauriti, quanto meravigliati. Non siamo in una casa. Siamo direttamente poggiati sul Pianeta.
(R)amingo. Nasco. Col cordone ombelicale al collo. Il 20/3/1971. Ciò denota dalla nascita una singolare propensione borderline… L’apprendimento non accademico né scolastico avviene nelle solitudini. A volte forzate,altre volte volute. Ho letto il mio primo libro nel 1991, mentre svolgevo il servizio civile, non militare. “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell. Mi fermo alla terza media. La curiosità è il mio primo interesse. Assorbo. A volte anche le energie negative altrui. Ma ho imparato a respingere. Entro fuori esco dentro. Così in una sorta di resa per vincere, mi trovo spesso nello scambio Zen della Vita. Avvicinandomi alla mezza età non pretendo più molto da me stesso. E ho smesso di dimostrare nulla a nessuno. Salvo poi avere la scintilla che accende il momento catartico in cui sento il bisogno di scrivere…l’ignizione. In fondo l’Arte è un puro atto di vandalismo funzionale. (R)