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Ho lavorato per più di 10 anni nell’edilizia in nero. Finché non si tocca con mano cos’è quel mondo, fatto di caporalato, nessuna sicurezza né tutela, non ci si rende conto. Sei malato? A casa, e ne prendo un altro. Se sei fortunato ti fanno un contratto part-time, in busta ci sono 1240€ te ne danno 850,il resto lo “trattengono”. Oltre a far lavorare persone in età pensionabile, o già pensionati che hanno sì le competenze e la maestranza, ma ormai a causa dell’età riflessi e capacità sono al minimo.
Ruspisti, gruisti, camionisti…oltre a prendere soprattutto manovalanza dell’Est Europa che lavora irresponsabilmente per “natura” causa bassa estrazione culturale. Alcolisti e derelitti vari.
Gli imprenditori, quelli che si assegnano anche appalti pubblici, lavorano con macchinari professionali con manutenzione ridotta. Ho visto trivelle per pali del 1960…
Poi c’è il grande mondo delle piccole P.IVA dell’edilizia. Evadono tutto l’evadibile, IVA, contributi, sicurezza sul lavoro, manutenzione, attrezzi, vestiario, DPI.
E tutto questo è generalizzato in tutto il paese. Ma a Roma questo schifo è presente da secoli…
Non ho mai visto in vita mia un controllo di routine sui cantieri, a parte casi particolari ed eclatanti, dove spesso ci scappa il morto.
Filippo Falotico, 20 anni.
Roberto Peretto, 52 anni.
Marco Pozzetti, 54 anni.
Morti di lavoro.
Il cordoglio non basta più. Servono più ispettori, oltre ai 2000 già sbloccati dal ministro Orlando. E servono controlli a tappeto, veri. Perché non è normale che un’azienda, fino a pochi mesi fa, avesse appena l’8,7% di possibilità ogni anno di ricevere un controllo.
Non si può assistere inermi a quella che è una strage.
Non ci si può limitare alle preghiere se, ogni anno, più di 1000 persone muoiono lavorando.