Il 14 giugno è stato il mio compleanno: un fatto di importanza relativa, ma che è stato impreziosito dal fatto che io abbia potuto ascoltare (e ce l’ho ancora in heavy rotation nella pendrive con la musica che ascolto in macchina) Western Stars, l’ultimo disco di Bruce Springsteen.
Come ho già avuto modo di dire a qualcuno, The Boss non si discute sulla base del brano mandato in avanscoperta per le radio, ma si ascolta e si analizza nella complessa architettura di un album.
In questo caso, l’ottimismo trasformato in riff e tuoni di batteria di dischi come Born to run è lasciato ai posteri come un manifesto sbiadito.
Ho letto di altri paragoni, ma se dovessi raggrupparlo in maniera analitica con altri dischi di Bruce lo accosterei a Nebraska e ancora di più a The River.
In Western Stars vengono raccontate storie, storie contemporanee, di americani che noi possiamo solo immaginare attraverso le letture di quegli scrittori che hanno saputo frugare tra le pulci e i lustrini ammaccati di certo sogno americano: il tutto accompagnato da arrangiamenti che in certi momenti hanno un qualcosa di sinfonico, con archi e fiati, e poco spreco di batterie, qualche risonanza country ma senza diventare folk.
Certo, si sente che Bruce ha quasi settant’anni, ma si sente anche che è un uomo adulto e maturo, che non ha bisogno di fare la scimmia imbellettata nei video da propalare ai fan adoranti, che gli argomenti trattati provengono da riflessioni e osservazioni profonde.
E si sente la lezione indimenticabile di Burt Bacharach, del pop californiano, di chi sulla west coast non pensava solo a surfare e abbronzarsi.
A me, è piaciuto: chi si aspettava scintille e sciabolate di chitarra elettrica potrebbe anche rimanere deluso, ma si vada a leggere i testi, sono gli stessi personaggi che – investiti dal tir della vita lanciato a pazza velocità – riescono a rimanere in piedi e a guardare ancora verso il futuro, quegli stessi personaggi che abitano nelle mie storie.
E questo, ovviamente, me lo fa sentire ancora più “mio”.
Dovessi scegliere dei brani da estrapolare, citerei The Wayfarer:
“I’m a wayfarer, baby
I roam from town to town
When everyone’s asleep and the midnight bells sound
My wheels are hissin’ up the highway
Spinning ‘round and ‘round” e poi Sundown e Stones”.
Ma fate come me, è un disco on the road e va ascoltato viaggiando, caricatelo nell’ipod, nel lettore cd dell’auto, nel walkman ma non restate seduti e fermi ad ascoltare.
Suggerisco anche a chi si volesse approcciare ad una analisi più approfondita del fenomeno Springsteen, di leggere Born to Run, una delle biografie più interessanti che io abbia mai letto: ne emerge un uomo che come tutti ha dubbi e incertezze, problemi economici e gestione degli affetti complicati.
Si fa presto a dire Bio!
Sono nato a Palermo nel 1960, i miei mi hanno portato subito a mare e il mare è rimasto il mio elemento ideale. Studiai senza troppo entusiasmo “è intelligente, potrebbe fare di più ma non si applica” era il mantra dei miei insegnanti: mia madre, insegnante pure lei, rosicava da morire perché avevo imparato a leggere a tre anni seguendo Alberto Manzi in tv, e sapeva che le cose le sapevo, ma non lo dimostravo. Al liceo – e questo doveva farmi presagire il mio futuro – facevo i temi a tutti, o quasi tutti, ovviamente copiando il loro stile e stando bene attento che spuntassero un voto inferiore al mio. Maturità classica traumatica, laurea in farmacia con la velocità di speedy gonzales: avevo la Voigtlander di mio padre ma poi confrontandomi con gli altri studenti acquistammo le prime reflex elettroniche. Io comprai una Yashica FR1, che ho usato fino a poco prima del matrimonio. Per una decina d’anni ho fotogafato e filmato le tappe auxologiche dei miei figli, poi siccome ero stressato e a causa del lavoro di allora passavo tanto tempo a casa davanti al pc, ho cominciato a scrivere racconti. Ho ripreso a fotografare seriamente un giorno che, dopo avere regalato a mio figlio una pesantissima Nikon digitale, fui folgorato dalle Panasonic Micro 4/3: è ancora il mio sistema, e non lo cambierei perché è trasportabile, compatto, mangia poca batteria e mi fa fare belle foto. Sono uno che si concentra sull’inquadratura e non sulla tecnica, e la stessa cosa potrei dire della mia scrittura. Il racconto breve (non avrò mai la pazienza e la costanza di scrivere un romanzo) è una forma narrativa nella quale mi trovo a mio agio, Todo Mundo II è la mia ultima opera, non so se ultima ultima o no. Vivo a Palermo “vado in giro, vedo gente, faccio cose” nel campo delle biotecnologie e malattie genetiche rare. https://www.amazon.it/Sicilia-Ediz-illustrata-Antonio-Musotto/dp/8899003297









































