L’architetto Stefano Boeri ricostruirà la mia Castello. Non sembra vero.
Il 18 dicembre 2019 è stato firmato il protocollo per l’affidamento di incarico dei piani attuativi per la ricostruzione di Castelsantangelo sul Nera, cancellata dal sisma del 2016.
Io non lo so quanto l’importanza di questa giornata vi sia realmente arrivata. So che per la maggior parte di voi la cosa potrà essere sembrata come l’ennesimo passaggio di consegne, un noioso discutere tra esperti, tra tecnici della ricostruzione, qualcosa che non interesserà le vostre case. Perché il pensiero comune, giustificabile e comprensibile, rimane comunque quello di poter ricostruire la propria abitazione, dove era, con le stesse pietre, gli stessi difetti, i medesimi muri incurvati dal tempo, le travi tarlate, la macchia sulla parete, il quadro storto e, tutto il resto, non ha importanza.
Eppure le cose non stanno così. Chi ancora rimane attaccato a questo pensiero, non fa altro che prolungare un dolore, quello del lutto, senza darsi la possibilità di poter rinascere.
È il momento di elaborare quel lutto, di rendersi conto che abbiamo avuto la sfortuna o la fortuna di essere in un momento storico di cambiamento, perché così va la vita e credere che tutto ciò che ci è arrivato sin qui è ciò che è sempre stato nei secoli, è un’illusione. La storia ce lo insegna, ce lo insegnano le chiese di Castello, i suoi vicoli, che il decorrere dei secoli ha cambiato, spesso a causa dei terremoti del passato, in altri casi per le guerre o gli errori di costruzione.
Le architetture cambiano, cambiano le strade, le case, le piazze intorno a noi, e anche se ( e ne conosco qualcuno a me molto vicino) ci saranno persone che non torneranno più finché le cose non verranno rimesse a posto così come erano prima, con tutto il rispetto per quel dolore, essere realisti è quanto di meglio possiamo augurarci per il futuro di questo territorio tutto e per noi tutti.
Io ho rinunciato a rivedere quella casa dove sono cresciuta da quel giorno di ottobre e mai ho creduto di poterla rivedere così come l’ho vissuta. Ho sofferto più per l’incomprensibile gestione della cosa pubblica che per l’idea di non poter arrivare a compiere l’obiettivo. Da tecnico, nonostante i tanti creativi voli pindarici, ho l’abitudine di non perdere di vista l’obiettivo. Sto imparando che questo, sempre, oltre il mio lavoro, è l’unico modo per salvarsi.
Ho faticato emotivamente e continuerò ad essere stanca – ormai lo so – per i giri in tondo che fanno perdere di vista quell’obiettivo, che deve essere chiaro per tutti, deve essere quello di trovare il modo di ricostruire Castelsantangelo e frazioni in un modo sicuro, certo, privo di fragilità che lo rendono ora, vulnerabile e invivibile.
Ho un’immagine chiara da tempo ormai ed è quella di avere in mano tanti mattoncini Lego, accatastati, mescolati: non dobbiamo buttarli via, dobbiamo trovare il modo di ricostruire in modo che quei mattoncini insieme reggano bene.
Non so dove ci porterà la giornata di oggi, dopo aver consegnato Castello nelle mani di chi ha probabilmente l’obiettività di poter guardare oltre, dritti all’obiettivo che la burocrazia, l’incompetenza e la superbia, ci stanno facendo perdere di vista.
A me è rimasta questa speranza, non mi interessa più riavere quella casa, voglio poter tornare, lì, oltre quelle quattro vecchie mura.
Anna Marzoli, architetta libero professionista dal 2003, si occupa di progettazione, restauro, ristrutturazione e architettura di interni, con una particolare vocazione per i temi dell’abitare intrecciati alla ricerca di materiali e tecniche sostenibili. Iscritta all’Albo degli Architetti di Roma e provincia con il numero 17394. Nata a Roma il 11 aprile 1974, laureata in architettura a La Sapienza di Roma nel 2003, collabora con diversi architetti romani dal 2001. Attualmente titolare dello studio di consulenza e progettazione GeAStudio, fondato con il dott. Geol. Fabio Facciaroni (marito), si occupa di architettura, geologia. Autrice del libro “Do i numeri perché cerco te”, dal 2016, dopo aver perso le case di famiglia durante il terremoto del centro Italia nelle Marche e Umbria, si occupa di ricostruzione post sisma, delle architetture e dell’anima. È anche una mamma, del cuore.
Per Diatomea scrive nella sezione STORYTELLING









































