Pensiero e strada. Genealogia del transfemminismo in tre movimenti

I. Madrid: dalle origini al presente

II. Madrid, il presente

Il modo piu preciso per capire dove si trova oggi il movimento transfemminista madrileno e stare sulla soglia di un locale al piano terra del civico 52 di Calle Embajadores un venerdi sera. Dall’interno arriva la voce di chi registra Sangre Fucsia, il podcast femminista che va in onda su Agora Sol Radio: voce di donna, ritmo incalzante, lessico che non fa sconti. Piu avanti nel corridoio si riunisce il gruppo di meditazione, pratica autogestionata riservata a donne, persone bisex e trans; sul tavolo dell’ingresso ci sono i fogli della cooperativa agroecologica BAH!, Bajo el Asfalto esta la Huerta, che da vent’anni coltiva orti fuori Madrid e distribuisce i raccolti nel barrio. L’Eskalera Karakola nel 2026 ha ventisei anni di vita e una densita di progettualità che non si e ridotta con il tempo, si é moltiplicata.

Non é pero rimasta immutata. Nel 2016, in un momento in cui il dibattito sull’inclusione delle donne trans aveva riaperto tensioni che il movimento credeva di aver sedimentato, l’Eskalera Karakola dipinge sulla facciata metallica rossa della finestra la propria autodefinizione: casa publica transfeminista. Non é una dichiarazione difensiva, é una presa di posizione in un campo che nel frattempo si era fatto molto più affollato e molto più conteso.

Il contesto che l’ha resa necessaria é quello in cui il movimento si muove oggi, e per comprenderlo occorre tornare al febbraio del 2023, quando il Congreso de los Diputados approva con 191 voti la Ley para la igualdad real y efectiva de las personas trans y para la garantia de los derechos LGTBI, la cosiddetta Ley Trans.1 La legge introduce l’autodeterminazione di genere come unico requisito per il cambio del sesso anagrafico a partire dai sedici anni, senza diagnosi medica nè percorso ormonale obbligatorio. E’ una vittoria per il movimento trans e per la galassia transfemminista; e anche, simultaneamente, la linea di faglia lungo cui il femminismo spagnolo si spacca in modo che fino ad allora era stato solo latente.

La frattura si materializza ogni 8 marzo a partire da quell’anno. A Madrid si svolgono due manifestazioni separate: quella della Comision 8M, transfemminista e trans-inclusiva, che scende in piazza sotto striscioni dove compaiono accanto a donne cisgender le persone trans, i migranti, le lavoratrici sessuali; e quella del Movimiento Feminista de Madrid, schierato contro la Ley Trans, che percorre un itinerario diverso con slogan come Ni cis ni trans, mujer nada mas e Feminismo frente a la suplantacion queer.2 Non sono posizioni facilmente riducibili a una destra e una sinistra del femminismo: le organizzazioni di ispirazione gender-critical hanno una storia politica lunga e una presenza reale nel tessuto associativo spagnolo. Ciò che le separa non é la radicalità, é la risposta alla domanda su chi costituisce il soggetto politico del femminismo, domanda che il transfemminismo aveva dichiarato aperta nel 2000 a Cordoba e che la Ley Trans ha trasformato in questione legislativa urgente.

Il dicembre 2023 aggiunge un secondo strato di complessità. La Comunidad de Madrid, a maggioranza PP sotto la presidenza di Isabel Diaz Ayuso, approva una riforma delle leggi regionali trans e LGBTI che smantella una parte dei diritti acquisiti con le normative del 2016: e la prima regione spagnola a procedere in questa direzione, una retromarcia che il governo centrale e il Defensor del Pueblo impugnano immediatamente davanti al Tribunal Constitucional.3 Per il movimento transfemminista madrileno la convergenza di questi due fronti, la frattura interna sul soggetto politico e l’attacco istituzionale proveniente dal governo regionale, ridisegna il campo d’azione senza che nessuno dei due conflitti si risolva nell’altro.

E’ in questo doppio contesto che l’Orgullo Critico del 2024 sceglie come tema Contra el Genocidio y el lavado rosa colonial, portando in piazza il 28 giugno più di diecimila persone su un percorso che non si ferma più a Vallecas ma attraversa i barrios della città a rotazione, consolidando una geografia del dissenso che non coincide più con un solo quartiere.4 Il collegamento tra lotta queer e causa palestinese non é un innesto esterno sulla tradizione transfemminista: é la sua logica conseguente, quella che il Manifesto del 2009 aveva già indicato rifiutando qualsiasi gerarchia tra le oppressioni. No hay orgullo bajo el genocidio é uno slogan che il movimento riconosce come proprio prima ancora di adottarlo.

Tutto questo avviene mentre Lavapiez continua la sua trasformazione. La gentrificazione che nel primo articolo di questa serie appariva come pressione ai bordi del quartiere é ormai dentro i suoi confini: i locali cambiano, gli affitti salgono, i corpi che avevano scelto Lavapiez per necessità politica ne vengono progressivamente espulsi verso sud, verso Carabanchel, verso Arganzuela, verso i margini che si spostano insieme al mercato immobiliare. L’Eskalera Karakola resiste al civico 52 grazie al suo regime di affitto simbolico dal comune, un privilegio precario che la distingue dai tanti spazi informali che non hanno avuto questa protezione. La rete di librerie e collettivi che il primo articolo aveva descritto come rete compatta mostra oggi i segni di questo riassestamento: alcuni spazi sono scomparsi, altri si sono spostati, altri ancora hanno trovato nuovi insediamenti in quartieri che fino a dieci anni fa non figuravano nella mappa del movimento.

Le tensioni interne non riguardano soltanto il soggetto politico o la geografia. Percorrono anche il rapporto tra autonomia e istituzionalizzazione, tra la pratica di conflitto che ha caratterizzato il movimento dalle sue origini e la tentazione, reale e comprensibile, di interagire con le istituzioni quando queste offrono risorse o visibilità. Il finanziamento pubblico di alcuni progetti, la presenza di attiviste transfemministe in posizioni istituzionali durante gli anni delle amministrazioni Carmena a Madrid e dei governi di coalizione a livello nazionale, hanno aperto un dibattito sul prezzo della prossimità al potere che il movimento non ha ancora chiuso. L’Eskalera Karakola, che sul tema ha una posizione consolidata nell’autonomia, non é la sola voce in questo campo.

Quello che rimane costante, attraverso tutte queste tensioni, é la scelta di tenerle aperte invece di risolverle per decreto. Il movimento transfemminista madrileno non si é dato un soggetto unico nè una linea unica; si é dato una pratica, quella dell’assemblea, della produzione condivisa del pensiero, del rifiuto di delegare a un’unica voce la rappresentanza di corpi irriducibilmente diversi. E’ una scelta costosa in termini di velocità e di visibilità, ed é al tempo stesso la sola che permette a un movimento di sopravvivere alle sue stesse contraddizioni senza risolverle in dogma. Il prossimo articolo si sposterà fuori dalla Spagna per cercare dove questo metodo, più che questa dottrina, sia stato raccolto e reinterpretato in altri luoghi d’Europa; e cosa sia cambiato, nel passaggio, del pensiero che lo ha generato.


Note

1 Ley 4/2023, de 28 de febrero, para la igualdad real y efectiva de las personas trans y para la garantia de los derechos LGTBI, BOE-A-2023-5366. Approvata dal Congreso de los Diputados il 16 febbraio 2023 con 191 voti a favore, 60 contrari e 91 astensioni, dopo un iter segnato dall’opposizione di un’ala del PSOE capeggiata da Carmen Calvo e dalle resistenze dei gruppi conservatori.

2 La Comision 8M e il Movimiento Feminista de Madrid organizzano manifestazioni separate ogni 8 marzo dal 2023. Cfr. El Diario de Madrid, “El Movimiento Feminista de Madrid toma las calles contra el ‘borrado de las mujeres’ y la Ley Trans”, 8 marzo 2025.

3 La riforma delle leggi regionali trans e LGBTI della Comunidad de Madrid fu approvata il 22 dicembre 2023 dall’Assemblea di Madrid a maggioranza PP. Il governo centrale e il Defensor del Pueblo presentarono ricorso al Tribunal Constitucional. Cfr. El Diario, “Ayuso modifica las leyes trans y LGTBI de Madrid para esquivar los recursos del Gobierno ante el Constitucional”, ottobre 2024; Amnesty International Espana, “La reforma de la Ley Trans en Madrid. Que derechos humanos vulnera?”, gennaio 2024.

4 Orgullo Critico Madrid 2024, manifestazione del 28 giugno, slogan Contra el Genocidio y el lavado rosa colonial, oltre 10.000 partecipanti. Cfr. El Salto, “Mas de diez mil personas toman las calles de Madrid por un Orgullo combativo con los ojos sobre Palestina”, 1 luglio 2024.

5 Ley 4/2023, de 28 de febrero, para la igualdad real y efectiva de las personas trans y para la garantia de los derechos LGTBI, BOE-A-2023-5366. Approvata il 16 febbraio 2023, 191 voti a favore, 60 contrari, 91 astensioni.

6 La Comision 8M e il Movimiento Feminista de Madrid organizzano manifestazioni separate ogni 8 marzo dal 2023. Cfr. El Diario de Madrid, “El Movimiento Feminista de Madrid toma las calles contra el ‘borrado de las mujeres’ y la Ley Trans”, 8 marzo 2025.

7 Riforma approvata il 22 dicembre 2023 dall’Assemblea di Madrid. Cfr. El Diario, ottobre 2024; Amnesty International Espana, gennaio 2024.

8 Orgullo Critico Madrid 2024, 28 giugno, oltre 10.000 partecipanti. Cfr. El Salto, 1 luglio 2024.

Riferimenti bibliografici

Amnesty International Espana, La reforma de la Ley Trans en Madrid. Que derechos humanos vulnera?, Blog Amnesty, 15 gennaio 2024.

El Salto, Mas de diez mil personas toman las calles de Madrid por un Orgullo combativo con los ojos sobre Palestina, 1 luglio 2024.

Eskalera Karakola, Nuestra historia, eskalerakarakola.org (consultato maggio 2026).

Orgullo Critico Madrid, Historia y manifiestos, orgullocritico.wordpress.com (consultato maggio 2026).


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