S3:E1 “I Grandi Tè Verdi della Cina: Longjing, Biluochun, Huangshan Maofeng”
Nelle puntate precedenti…
S1:E1 “Tè: origine, storia e viaggio nel mondo”
S1:E2 “Le 6 grandi famiglie del tè”
S2:E1 “Il mondo segreto del tè verde”
S2:E2 “Il mondo affascinante del tè nero”
S2:E3 “Il Mondo Segreto dell’Oolong, ll Tè di Mezzo che Danza tra Cielo e Terra”
S2:E4 “Il Tè Bianco: Sussurro di Primavera e Poesia dell’Essenziale”
S2:E5 “Il Tè Giallo, l’Elisir Dimenticato degli Imperatori”
S2:E6 “il Tè Pu-erh, il Vino del Mondo del Tè”
Nel vasto universo del tè verde cinese, esistono tre maestri silenziosi che da secoli custodiscono l’essenza stessa della tradizione: Longjing, Biluochun e Huangshan Maofeng. Sono i protagonisti di un racconto fatto di nebbie mattutine, mani sapienti e foglie che danzano nei wok incandescenti. Questi tè sono geografie liquide, poesie bevibili che racchiudono in sé la saggezza delle montagne cinesi e la pazienza infinita degli artigiani del tè.
Oggi entriamo nel cuore pulsante della tradizione cinese del tè verde, dove ogni foglia è una pennellata di paesaggio, ogni sorso un viaggio attraverso colline avvolte dalla bruma, dove il tempo sembra fermarsi in un eterno momento di primavera. Questi tre grandi tè sono come i pilastri di un tempio invisibile, ciascuno con la propria personalità, eppure tutti figli della stessa terra antica.

Longjing – Il Pozzo del Drago, già citato nell’articolo: “Il mondo segreto del tè verde”
Nel cuore della provincia di Zhejiang, sulle colline che abbracciano il Lago Occidentale di Hangzhou, nasce il più celebre tra i tè verdi cinesi. Il Longjing, conosciuto in Occidente come Dragon Well, è un’icona culturale, un tesoro nazionale, una filosofia di vita distillata in una tazza. Il nome stesso evoca la leggenda che lo accompagna da secoli. Si narra che in tempi antichi, durante una terribile siccità, un vecchio monaco pregò il drago guardiano di un pozzo sacro affinché portasse la pioggia. Il drago ascoltò la supplica e le terre intorno al pozzo divennero benedette da acque pure e nebbie protettive. Da allora, le piante di tè che crescono in quella zona portano in sé la forza del drago: la capacità di trasformare l’ordinario in straordinario.
La lavorazione del Longjing è un atto di maestria artigianale che richiede anni di apprendistato. Le foglie vengono raccolte nelle primissime ore del mattino, quando la rugiada bacia ancora le gemme tenere. Sono quattro le foglie perfette per ogni raccolta: una gemma e due o tre foglie giovani, non di più. Solo così si garantisce quella dolcezza delicata che caratterizza il tè autentico. Ciò che rende ulteriormente unico il Longjing è la tecnica della tostatura a mano nel wok. Le foglie fresche vengono adagiate in grandi padelle di ferro riscaldate a temperature precise, controllate solo dall’esperienza e dall’intuizione del maestro del tè. Con movimenti fluidi e ritmici, le foglie vengono pressate, ruotate, appiattite contro le pareti calde del wok. Questo gesto ripetuto migliaia di volte non è meccanico: è una danza, un dialogo tra mano e foglia, dove il calore disattiva gli enzimi ossidanti preservando il verde brillante e rilasciando aromi che ricordano castagne tostate, fiori di primavera e un’impercettibile dolcezza vegetale.
Il risultato sono foglie perfettamente piatte, lisce come piccole lance di giada, di un verde luminoso che cattura la luce. Quando le foglie vengono immerse nell’acqua calda, si risvegliano lentamente, aprendo le loro forme compresse come piccoli ventagli che si dispiegano in una danza verticale, salendo e scendendo nella tazza in un movimento ipnotico.
Il primo sorso di Longjing è un’esperienza che va oltre il gusto. Si percepisce subito una dolcezza naturale, quasi zuccherina, che avvolge il palato senza essere invadente. Seguono note tostate di castagna fresca, un accenno di mandorla, una freschezza vegetale che ricorda i piselli novelli e l’erba dopo la pioggia. Non c’è amarezza, solo un’astringenza gentile che pulisce la bocca e invita al sorso successivo. L’aroma è altrettanto prezioso, floreale senza essere profumato, con sentori di orchidea selvatica e una base di freschezza minerale che richiama le pietre bagnate dai ruscelli di montagna. Ogni infusione rivela nuove sfumature, la prima è vibrante e luminosa, la seconda più morbida e avvolgente, la terza dolce e contemplativa.
In Cina si dice che il vero Longjing possiede “quattro eccellenze”, colore verde giada, aroma fragrante, sapore dolce e forma bella. Ma forse la quinta eccellenza, quella non detta, è la sensazione di pace che lascia dopo ogni tazza, come se ogni sorso fosse un respiro profondo che armonizza corpo e mente.

Biluochun – La Spirale Verde di Primavera
Dalle rive del Lago Tai, nella provincia di Jiangsu, emerge un tè che sembra nascere da un dipinto a inchiostro, il Biluochun, letteralmente “Spirale Verde di Primavera”. Se il Longjing è la forza tranquilla della montagna, il Biluochun è la grazia danzante del vento primaverile, un sussurro verde che si arrotola su sé stesso come un segreto troppo bello per essere svelato tutto in una volta.
Il Biluochun richiede una raccolta particolarmente delicata. Anche in questo caso solo le gemme più giovani e le prime foglie vengono scelte, preferibilmente prima dell’alba, quando l’aria è ancora fredda e le foglie custodiscono intatta la loro essenza notturna. La particolarità di questo tè risiede anche nel suo luogo di coltivazione: le piante crescono tra alberi da frutto, specialmente peschi, prugni e albicocchi. Questa convivenza permette alle foglie di assorbire sottilmente i profumi dei fiori circostanti, creando un’armonia aromatica unica.
La lavorazione richiede mani esperte e una pazienza quasi meditativa. Dopo la tostatura iniziale per bloccare l’ossidazione, ogni foglia viene arrotolata a mano in piccole spirali strette, così minute che servono circa 60.000 germogli per produrre solo 500 grammi di tè finito. Questo lavoro meticoloso conferisce al Biluochun la sua forma caratteristica: piccole chiocciole verdi ricoperte da una fine peluria bianca, la “pekoe”, segno distintivo della giovinezza e qualità della foglia.
Quando il Biluochun incontra l’acqua calda, accade qualcosa di magico. Le spirali si dispiegano lentamente, come se ogni foglia si svegliasse da un sonno profondo. La prima caratteristica che colpisce è l’intensità del profumo, un’esplosione floreale e fruttata che riempie la stanza. Note di pesca bianca, albicocca matura, fiori di gelsomino e orchidea si intrecciano in un bouquet complesso, mai stucchevole. Il sapore è delicato e presente, la dolcezza floreale avvolge il palato, seguita da una freschezza vegetale che ricorda gli asparagi primaverili e un finale leggermente fruttato. Non c’è traccia di amarezza, solo una morbidezza vellutata che lascia la bocca pulita e rinfrescata. La sensazione è quella di bere primavera liquida, un sorso di rinascita.
I maestri del tè dicono che il vero Biluochun deve possedere tre caratteristiche, deve essere ricoperto di peluria bianca, deve profumare intensamente anche prima dell’infusione, e deve mantenere sapore e aroma anche dopo sette infusioni. È un tè generoso, che continua a donare bellezza sorso dopo sorso, infusione dopo infusione.

Huangshan Maofeng – Le Vette Pelose delle Montagne Gialle
Dalle montagne mistiche di Huangshan, nella provincia di Anhui, luoghi che hanno ispirato pittori e poeti per millenni, proviene uno dei tè più raffinati e contemplativi della tradizione cinese: l’Huangshan Maofeng, letteralmente “Punta Pelosa delle Montagne Gialle”. Questo tè è figlio delle nebbie e delle nuvole che avvolgono perennemente quei picchi granitici, ed è come se in ogni foglia fosse intrappolata un po’ di quella nebbia primordiale.
Le montagne di Huangshan sono considerate sacre nella cultura cinese, luoghi dove terra e cielo si fondono in una danza continua di nebbie e picchi rocciosi. Le piante di tè crescono ad altitudini elevate, tra 700 e 800 metri, circondate da pini contorti dal vento e rocce modellate dal tempo. Qui la temperatura è sempre fresca, l’umidità elevata, e il sole filtra appena attraverso le nubi. Queste condizioni estreme rallentano la crescita delle foglie, permettendo loro di sviluppare una concentrazione maggiore di aminoacidi e una dolcezza naturale difficile da trovare in altri tè.
La raccolta avviene rigorosamente in primavera, prima del Festival di Qingming, quando le gemme sono ancora chiuse e coperte da una fine peluria argentata. Solo una gemma e una foglia vengono raccolte, secondo il principio del “yi ya yi ye” (un germoglio, una foglia). Questo standard rigoroso garantisce la qualità suprema del tè. La lavorazione richiede una tostatura delicata, appena sufficiente a fermare l’ossidazione senza bruciare la peluria preziosa che ricopre le gemme. Le foglie vengono poi modellate con movimenti gentili fino a ottenere quella forma caratteristica leggermente ricurva, come piccole lance che si piegano verso il cielo.
L’Huangshan Maofeng è il più delicato e sottile tra i tre grandi tè verdi cinesi. Il suo carattere non grida, sussurra. È un tè per momenti di silenzio, per pomeriggi in cui si ha bisogno di rallentare e ritrovare se stessi. La bevanda è di un verde giallognolo pallido, quasi trasparente, attraversato da riflessi dorati. L’aroma è dolce e floreale, con note di orchidea di montagna, magnolia e un accenno di albicocca secca. In bocca si apre una dolcezza cremosa, quasi lattea, seguita da una freschezza vegetale che ricorda i germogli di bambù e i piselli novelli. C’è una mineralità presente ma discreta, come il sapore delle pietre di fiume bagnate dalla pioggia.
Ciò che rende speciale l’Huangshan Maofeng è la sua persistenza: il retrogusto dura a lungo, evolvendosi lentamente da dolce a leggermente fruttato, lasciando una sensazione di freschezza e pulizia che invita alla meditazione. Ogni sorso è un invito a fermarsi, a respirare, a osservare il movimento delle foglie nella tazza come se fossero nuvole che attraversano il cielo di montagna.
Tre maestri, un’unica filosofia.
Longjing, Biluochun e Huangshan Maofeng sono come tre sentieri che portano alla stessa cima. Ciascuno ha il suo carattere distintivo, eppure tutti condividono la stessa essenza: il rispetto per la foglia, la pazienza della lavorazione artigianale, l’armonia con la natura.
Il Longjing è il tè dell’equilibrio perfetto, dove forza e delicatezza si bilanciano in una danza armonica. È il tè da bere quando si cerca stabilità e centratura.
Il Biluochun è il tè della gioia primaverile, dell’esplosione di vita e colore. È il tè da scegliere quando si vuole celebrare la bellezza e la rinascita.
L’Huangshan Maofeng è il tè della contemplazione profonda, del silenzio che parla più delle parole. È il tè da gustare quando si ha bisogno di ritrovare la propria quiete interiore.
Insieme, questi tre tè rappresentano l’apice dell’arte cinese del tè verde: non semplici bevande, ma espressioni di una filosofia millenaria che vede nel tè un ponte tra uomo e natura, tra quotidiano e sacro, tra corpo e spirito.
Sappiamo bene che ogni grande tè porta con sé storie che attraversano i secoli. Il Longjing custodisce la leggenda del drago benevolo, il Biluochun racconta di una fanciulla che donò il proprio calore corporeo per salvare le foglie di tè raccolte dal suo amato, e l’Huangshan Maofeng conserva la memoria dei monaci taoisti che meditavano sulle vette nebbiose.
Si narra che l’imperatore Qianlong della dinastia Qing, durante una visita alle montagne di Hangzhou, bevve una tazza di Longjing preparato dalle mani di una contadina. Il tè era così perfetto che l’imperatore volle portare con sé le piante da cui proveniva. Mentre le stava raccogliendo, ricevette una notizia urgente sulla madre malata. Infilò frettolosamente le foglie nella manica e corse al palazzo. Quando finalmente raggiunse la madre, il profumo del tè aveva permeato le sue vesti. La madre, incuriosita, chiese di assaggiare quella fragranza, e miracolosamente si sentì meglio. Da quel giorno, il Longjing delle “diciotto piante imperiali” divenne leggendario.
Il Biluochun ha una storia d’amore. Una giovane fanciulla di nome Bi Luo, innamorata di un pescatore, notò che il suo amato era malato dopo aver salvato una pianta di tè da un serpente velenoso. Raccolse le foglie di quella pianta, ma non avendo un cesto le mise nel proprio corpetto. Il calore del suo corpo fermentò naturalmente le foglie, creando un profumo così intenso che quando le preparò per l’amato, il pescatore guarì miracolosamente. In sua memoria, quel tè prese il suo nome: Bi Luo Chun, la Spirale Verde di Primavera.
L’ Huangshan Maofeng è legato ai monaci taoisti che abitavano i templi nascosti tra le nuvole delle Montagne Gialle. Si dice che questi monaci bevessero il tè prima delle loro meditazioni all’alba, quando la nebbia era così densa che non si vedeva a un metro di distanza. Il tè li aiutava a vedere oltre il visibile, a percepire l’invisibile, a dialogare con lo spirito delle montagne.
Questi tre tè non sono da consumare distrattamente. Sono inviti al viaggio, porte verso paesaggi lontani, chiavi per aprire momenti di presenza e consapevolezza. Ogni tazza è un piccolo rituale che ci riconnette con ritmi più lenti, con gesti ancestrali, con la saggezza di chi ha saputo trasformare una foglia in poesia.
Nel mondo frenetico in cui viviamo, fermarsi a preparare una tazza di Longjing, Biluochun o Huangshan Maofeng non è un lusso, è una necessità. È un atto di ribellione gentile contro la velocità, un momento di resistenza contro la superficialità. È scegliere di essere presenti, qui e ora, con tutti i sensi.
Quando teniamo tra le mani una tazza di questi grandi tè verdi, stiamo tenendo tra le mani secoli di sapienza, di pazienza, di bellezza. Stiamo bevendo nebbie di montagna, rugiada di primavera, profumo di peschi in fiore. Stiamo entrando in un dialogo silenzioso ma profondo con la natura e con noi stessi.
Che ogni sorso sia un respiro di primavera eterna. Che ogni infusione sia un momento di ritorno a casa, in quel luogo interiore dove dimora la quiete.

Appuntamento alla prossima settimana I tè verdi del Giappone (Sencha, Gyokuro, Matcha), per continuare il nostro viaggio nel mondo del tè.
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