WORKSHOP SU COOPERAZIONE E VOLONTARIATO: Percorsi migratori, accoglienza e progetti dedicati

L’Ass. Diritti al cuore Onlus, impegnata nella cooperazione e nel volontariato dal 2004, lancia un nuovo percorso formativo e informativo dedicato ai migranti, aperto a tutti.

Il workshop, dal Titolo “Percorsi migratori, accoglienza e progetti dedicati”, partirà il 9 maggio alle ore 19.00 a Roma, nella sede di Via dei Latini 12-14, quartiere San Lorenzo.

Il workshop è gratuito e si terrà ogni giovedì. La partecipazione è libera e aperta a tutti.

Ogni incontro sarà monotematico e vedrà la partecipazione di molti ospiti provenienti dal mondo della cooperazione, del giornalismo e del volontariato e vedrà testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona questi eventi.

Tra i relatori troviamo Alessandra Morelli, Delegata dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fino al 2021, Michele Cirillo, Fotoreporter, Elisa Dimida, Coord. Gruppo Firenze Medici Senza Frontiere, giornalisti di Black Post, primo giornale online redatto esclusivamente da ragazzi immigrati, Laura Stopponi, Program Manager di Caritas Italia.

A ogni incontro saranno presentati i progetti dell’Associazione Diritti al Cuore Onlus che porta avanti in Italia su queste tematiche.

Tematiche trattate: rotte migratorie, Lampedusa e il suo Museo, Dilemmi della comunicazione umanitaria, accoglienza, pregiudizi e razzismo.

A chi è rivolto: il workshop è utile per chi studia cooperazione, per chi vuole iniziare un percorso di volontariato attivo, per chi lavora in questo settore o semplicemente per chi vuole capire di più questo momento storico e la politica in materia di immigrazione.

Il corso è gratuito, prevista la tessera associativa annuale di 25 euro.

A fine corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Date: 9-16-23-30 maggio e 6 giugno.
Contatti: 3289297160 oppure fra.caprioli@gmail.com
Per iscriversi clicca qui ??
https://forms.gle/zmK5JjhEbqrpo8ph7

Programma

9 maggio ore 19 – Rotte migratorie: la rotta del Mediterraneo. Lampedusa e il suo museo. Ospite Michele Cirillo, Fotoreporter. DAC presenta OCEAM.

16 maggio ore 19.30 – Un mondo frammentato: Diritti disattesi e cura dell’umano. Relatrice Alessandra Morelli, delegata per dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)

23 maggio ore 19.30 – Dilemmi etici nella comunicazione umanitaria. Relatrice Elisa Dimida, Coord. Gruppo Firenze MSF. Ospiti i giornalisti di Black Post

30 maggio ore 19.30 – Rotte migratorie: la rotta balcanica. Relatrice Laura Stopponi, Program manager programmi di cooperazione di Caritas Italia. DAC presenta Salute Migrante

6 giugno ore 19.30 – La bellezza della diversità. Welcome direzione sud. Ospiti Marica D’Amico e Faburama Ceesay. DAC presenta il suo nuovo progetto Mixitè, per parlare di pregiudizi.




“Diritti al Cuore del Senegal”

Sabato 14 dicembre all’interno del consueto appuntamento natalizio di raccolta fondi, l’Associazione Diritti al cuore è onorata di presentare la prima della proiezione del reportage “Diritti al cuore del Senegal” della videomaker Serena Arena. Il progetto è stato finanziato in parte dal basso, attraverso un evento dedicato organizzato dai volontari di Diritti al cuore e attraverso un crowdfunding sulla piattaforma Ulule, il resto è stato finanziato dalle dirette interessate.

Ecco il programma della serata:

dalle ore 19.30 apertura del mercatino di Natale ad ingresso libero, dove sarà possibile acquistare libri, artigianato senegalese e ceste e sacche solidali; segue (su prenotazione) la polentata di raccolta fondi (menu vegetariano o carnivoro composto da antipasto, polenta, dolci di Natale, mandarini).

Alle ore 21.30 proiezione del reportage. A chiudere la serata, la tombolata e le musiche de Le Danze di piazza Vittorio.
Lo scorso Marzo, quasi per caso, ho scoperto Diritti al Cuore Onlus. Ad Ottobre io e mia sorella Siliana ci siamo unite alla missione in partenza per il Senegal per vedere con i nostri occhi il lavoro svolto lì e con il grande privilegio di avere il compito di raccontarlo” – dichiara Serena Arena – “Perciò infinitamente grazie a tutte le persone che fanno parte di questa associazione, che ne sono il vero motore. Grazie per quello che fate. Grazie per la forma che scegliete di dare al mondo. Grazie per averci accolte a braccia aperte. E GRAZIE per averci dato la fiducia di poter mostrare alla gente i progetti che vengono realizzati e portati avanti. Nella vita reale, con un impatto nel quotidiano. Infine grazie a tutti coloro che hanno deciso di sostenere il nostro progetto contribuendo alla nostra campagna di raccolta fondi su Ulule. Il 14 dicembre racconteremo questa esperienza senegalese attraverso le foto e i video che abbiamo realizzato. Perciò è con grande piacere e soddisfazione che vi invito a partecipare a questa splendida serata“.





Workshop sulla cooperazione: confini e percorsi migratori.

Parlare ai più giovani è sempre importante.
Parlare ai più giovani di confini e rotte migratorie, in questo specifico periodo storico, è quasi un dovere.
Il 3 ottobre dello scorso anno partecipammo a Lampedusa alla Quinta Giornata della Memoria e dell’Accoglienza organizzata dal Comitato 3 Ottobre. Noi dell’associazione Diritti al Cuore siamo stati invitati a costruire un workshop per ragazzi tra i 16 e i 18 anni che avrebbero partecipato alle tre giornate di Lampedusa. Così ideammo un gioco di ruolo che ripercorresse il viaggio dei migranti in una delle rotte realmente battute: dall’Eritrea a Lampedusa. Visto l’interessamento dei ragazzi, le loro domande e commenti, la loro reazione toccante, e anche il nostro coinvolgimento emotivo, abbiamo deciso di strutturare questo progetto, di portarlo anche nelle scuole romane.
Ecco che nasce O.C.E.A.M., acronimo di Oltre i confini al di là del mare, un progetto per sensibilizzare i giovani sul tema delle migrazioni.

Alla luce di una comune visione che vuole riportare l’umano al centro di politiche e discorsi, l’Associazione Diritti al Cuore si è interrogata su come poter apportare un cambiamento nella società che sia forte, efficace e solidale. È così venuta a costituirsi un’equipe di giovani esperti in vari campi, dal sociale al sanitario, che si sono trovati di comune accordo nel vedere le scuole come il fulcro della società e il liceo come luogo dove formare le coscienze per una cittadinanza attiva. Sono stati selezionati in particolare gli studenti degli ultimi due anni del liceo, poiché alla soglia della responsabilità elettorale rappresentano il tessuto più fertile da coltivare stimolando il senso civico di ognuno dei partecipanti.

Il progetto si sviluppa attraverso il gioco di ruolo e ha come obiettivo far (ri)vivere ogni emozione che ciascun migrante prova dal momento in cui inizia il suo viaggio, lasciando la propria casa, la propria terra, la propria famiglia, con pochi soldi a disposizione e con la paura prima di non riuscire a salire sulla barca e poi di non sapere se riuscirà a scendere dalla stessa visto l’alto rischio di naufragio.
Viste l’aumento delle richieste da parte degli istituti romani, si è deciso di organizzare un corso di formazione per gli esperti di vari campi che andranno a tenere questo workshop nelle scuole.

Un corso gratuito in 6 incontri presso la nostra sede di Via dei Latini 12, rivolto a giovani dai 18 ai 30 anni, un corso rivolto a chi è curioso, per chi vuole aiutarci, per chi vuole capire, per chi vorrà spiegare.

Date: 7-14-21-28 novembre e 5-12 dicembre

contatti: 333 8852075 oppure sofia.bonomo@yahoo.it
Per iscriversi clicca qui sotto
https://forms.gle/jT87T9B79q1dzSb49
Restiamo umani.
contatti: 333 8852075 oppure sofia.bonomo@yahoo.it





Oltre i confini e al di là del mare.

Siamo GiorgioAnnaMartaGiusy e Tania e siamo volontari di Diritti Al Cuore, una Onlus di Romanata nel 2005 con progetti che riguardano salute, cooperazione e sviluppo in Senegal ed in Italia.
I progetti in Senegal sono molti: sostegno a distanza per bambini e ragazzi in età scolare, a cui garantiamo l’accesso a scuola e le cure durante le due missioni sanitarie l’anno che effettuiamo con medici, infermieri e volontari non sanitari italiani; progetto Fatou Studia, sostegno a distanza per studentesse di medicina e scienze infermieristiche senegalesi, a cui paghiamo parte degli studi e l’affitto di una casa a Dakar in cui vivere e studiare e che ci aiutano durante le nostre missioni sanitarie; Ambulatorio “Keur Marietou”, in cui collaborano un’infermiera, una ginecologa e una pediatra e in cui è presente uno sportello di ascolto e aiuto per le donne vittime di violenza; progetti di microcredito.

Salute Migrante è invece il nostro progetto in Italia, nato nel 2016 in risposta ai flussi di migranti diretti verso il Nord Europa che per logica geografica si trovavano a transitare a Roma. Il progetto consiste nell’offrire assistenza sanitaria di base a migranti, transitanti, richiedenti asilo, soggetti in difficoltà sociale ed economica, gruppi fragili e non inseriti all’interno della rete sanitaria canonica. L’acquisto di un camper allestito come unità sanitaria mobile ci ha permesso di migliorare la qualità delle nostre visite mediche che all’inizio erano effettuate all’aperto con tutti i disagi del caso, dalle condizioni climatiche avverse (freddo e pioggia in inverno, caldo afoso in estate), all’impossibilità di garantire ai pazienti privacy e un ambiente consono e dignitoso dove ricevere le cure.

Dall’1 al 3 ottobre siamo stati a Lampedusa per la Quinta Giornata della Memoria e dell’Accoglienzaorganizzata dal Comitato 3 Ottobre, di cui Tareke Brhane è il Presidente. Tareke è un eritreo fuggito dal proprio paese a 17 anni. Dopo essere stato respinto una prima volta nel suo tentativo di attraversare il Mediterraneo, ci è finalmente riuscito nel 2005.

L’obiettivo del Comitato 3 Ottobre si è costituito dopo il naufragio nel Mediterraneo del 3 ottobre 2013 in cui persero la vita, a poche miglia dalle coste di Lampedusa, 368 migranti e che, a tutt’oggi, è considerata la più grande e grave strage nelle acque del Mare Nostrum. L’obiettivo del Comitato è stato, all’inizio, quello di far riconoscere il 3 Ottobre come Giornata della Memoria e dell’Accoglienza anche a livello nazionale ed europeo. Oggi si batte per l’apertura di corridoi umanitari e per cercare di attivare sistemi di ingresso legali per i migranti che fuggono da condizioni disagiate e disumane, impegnandosi per far rispettare i diritti di migranti e transitanti. Svolge inoltre campagne di sensibilizzazione e informazioni nelle scuole in Italia e in Europa.

Proprio nell’ambito della sensibilizzazione ai giovani ci siamo inseriti noi di Diritti Al Cuore. Siamo stati infatti invitati a costruire un workshop per ragazzi tra i 16 e i 18 anni che avrebbero partecipato alle tre giornate di Lampedusa.

Abbiamo voluto coinvolgere i ragazzi attraverso un gioco di ruolo che ripercorresse il viaggio dei migranti in una delle rotte realmente battute: dall’Eritrea a Lampedusa. Noi ci troviamo al di qua del Mediterraneo, a Roma, li assistiamo dal punto di vista sanitario e li vediamo una volta arrivati qui, con il loro carico di storie, ferite, sintomi e paure. Sappiamo descrivere quello che riscontriamo, i nostri medici hanno ormai imparato a riconoscere segni di torture, sintomi del disturbo post-traumatico da stress, le ustioni da carburante. Ma cosa succede prima? Cosa causa tutto quello che vediamo ogni volta che usciamo con il nostro camper? Prima di tutto c’è il viaggio. E allora abbiamo ricostruito la mappa dell’Africa e tracciato il percorso che dall’Eritrea passa per il Sudan, poi per l’Egitto e, infine, per la Libia. Un percorso lungo, che spesso dura anni perché a ogni tappa è necessario trovare o guadagnare i soldi per quella successiva. Fare i conti con i poliziotti e i trafficanti, sottostare alle loro “regole” di violenza e sottomissione. In pochi salpano dalla Libia, in pochi arrivano a Lampedusa, se la barca non si rovescia, se il viaggio fila liscio. I ragazzi sono stati suddivisi in migranti e aggressori e sono stati invitati a rappresentare, attraverso un gioco di ruolo, il viaggio. I ragazzi si sono mostrati incuriositi e si sono lanciati nella rappresentazione, tra qualche risatina e un po’ di imbarazzo generale. Una volta iniziata l’attività, però, l’atmosfera è cambiata, e ci sono stati un paio di momenti davvero intensi in cui tutti erano concentrati e sembravano davvero essersi immedesimati.

Alla fine c’è stato un bellissimo momento di scambio con i ragazzi, un dibattito/confronto in cui abbiamo chiesto come avessero vissuto l’attività appena svolta e quali emozioni avessero provato. Ci sono stati diversi commenti positivi, soprattutto perché molti ci hanno confessato di non conoscere la situazione eritrea e il workshop ha permesso loro di apprendere cose nuove. È stato interessante notare come il tema migrazione venga percepito differentemente da i ragazzi di Lampedusa e i ragazzi del resto d’Italia. Alcuni molto aperti e favorevoli all’accoglienza, altri molto duri nei confronti degli sbarchi e dei migranti, secondo loro “irrispettosi, poco riconoscenti.”

Nel confrontarci con loro ci siamo trovati di fronte a tante domande a cui non sempre è stato facile rispondere, a tanti luoghi comuni e miti da sfatare, a giovani menti fertili che hanno partecipato attivamente e non in modo passivo e disinteressato. La discussione è stata accesa e mai banale, piena di spunti interessanti.

Alcuni dei commenti dei ragazzi, tratti dai questionari anonimi che abbiamo fatto loro compilare alla fine del laboratorio:

Mi ha colpito poter comprendere situazioni realmente accadute lontano da quella che è la mia realtà.”

Penso di aver appreso la sofferenza delle persone.

Ho capito cosa c’è dietro all’invasione.

Sono rimasto colpito dalla discussione finale perché tutti hanno espresso le proprie opinioni senza problemi.

Ciò che più mi ha colpito è di sicuro il livello di dialogo che si crea tra le persone, oltre a ciò che l’associazione fa per aiutare in certe situazioni, che è meraviglioso.

Nel pomeriggio si è svolta la tavola rotonda dal titolo “Il naufragio del 3 Ottobre, cinque anni dopo”a cui hanno preso parte: Salvatore Martello, Sindaco di Lampedusa; Don Luca Camilleri, direttore dell’Uff. Ecumenismo e dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Agrigento; Carlotta Sami, UNHCR; Eugenio Alfano, Amnesty International; Giuseppe De Mola, Medici Senza Frontiere; Flavio Di Giacomo, OIM; Paolo Naso, Mediterranea Hope, Fcei; Daniela Pompei, Comunità Sant’Egidio; Tareke Bhrane, Comitato 3 Ottobre. Valore aggiunto, la testimonianza di Solomon, sopravvissuto al naufragio del 3 Ottobre 2013, e di Abdullahi Ahmed, splendido esempio di integrazione: lui ha 30 anni e 10 anni fa è fuggito dalla Somalia in guerra per raggiungere l’Italia dopo aver attraversato Sudan, Ciad, Egitto, Libia. Infine, l’arrivo a Lampedusa e poi a Settimo Torinese, dove ha ottenuto lo status di rifugiato e infine la cittadinanza italiana.

Ogni realtà ha esposto il suo punto di vista rispetto alla questione migranti e in particolare sono stati molto forti gli interventi dell’UNHCR e dell’OIM, realtà presenti in Libia, in cui le persone sono praticamente bloccate da mesi senza possibilità di uscire.

Alcuni estratti dagli interventi:

Voi non avete idea di cosa significhi essere venduti ogni volta e non avere più nulla da dare” Carlotta Sami, UNHCR.

Sono diminuiti gli sbarchi in Italia, vi siete mai chiesti che fine facciano queste persone?
Carlotta Sami, UNHCR.

“A tutt’oggi muoiono 8 migranti al giorno nel Mediterraneo. 1 su 18 tra quelli che partono dalla Libia per raggiungere l’Italia muore prima di arrivare. E queste sono stime al ribasso.”
Giuseppe De Mola, Medici Senza Frontiere.

“Non ci sono centri di accoglienza in Libia, solo centri di detenzione per migranti.”
Eugenio Alfano, Amnesty International.

Toccante e profondo l’intervento di Solomon, il ragazzo sopravvissuto al naufragio, che ha ribadito come la Libia non sia un posto sicuro, come le prigioni libiche contengano centinaia di persone che non riescono a lasciare il Paese e rimangono prigionieri per mesi, anni, subendo torture di ogni tipo. Solomon ci mostra il suo cellulare, che fa il giro della sala: una foto, un volto sfigurato e ustionato da qualche sostanza non specificata; la foto arriva direttamente dalla Libia e passa di mano in mano, nel silenzio generale.

Durante la tavola rotonda apprendiamo che quest’anno, per la prima volta, molti studenti di tutta Italia non hanno avuto la possibilità di partecipare alla Giornata dell’Accoglienza e della Memoria. Il MIUR ha indetto un bando per le scuole, attraverso cui avrebbe finanziato la partecipazione delle classi, salvo poi bloccare tutto: non sono mai uscite le graduatorie delle scuole vincitrici e pertanto a Lampedusa sono venute solo quelle classi che hanno deciso di autofinanziarsi la trasferta. Gli scorsi anni arrivavano più di 500 studenti da tutta Italia, quest’anno molti meno. Si ostacolano così la memoria, il ricordo, ma anche la conoscenza, di quella che è stata una vera e propria tragedia. Ma si blocca anche il diritto di sapere cosa c’è a Lampedusa, di conoscere la realtà difficile e attuale della prima accoglienza, si impedisce agli studenti di comprendere il significato profondo della migrazione perché non si permette loro di accedervi.

La serata è proseguita con un concerto del musicista italo-francese Sandro Joyeux, accompagnato da Christopher, ragazzo nigeriano giunto in Italia dopo l’inferno della Libia: contaminazioni africane nei suoni e nelle ritmiche che ci hanno fatto cantare e ballare per tutta la sera e hanno animato Piazza Castello.

A pochi passi, il Museo di Lampedusa, che ospita al primo piano la sezione dedicata alla Fiducia e al Dialogo per il Mediterraneo. Si tratta di una raccolta di oggetti ritrovati sulle barche ormai affondate a poche miglia da Lampedusa: braccialetti, rosari, giocattoli. Si affiancano a altri ricordi, quelli degli italiani emigrati all’estero, e alle lettere degli internati nei Lager durante la Seconda Guerra Mondiale. Si legge sul poster esplicativo: “La storia degli emigranti italiani che si intreccia con le opere dei migranti e dei rifugiati di oggi che si auto-narrano riappropriandosi, attraverso l’arte, di quella voce che molte volte viene loro negata.

Sul fondo, un muro con tanti fili intrecciati, a cui sono appese delle targhette in cui ogni visitatore può scrivere cosa significa per lui “accoglienza”. Anche noi appendiamo le nostre: “Non avere paura dell’altro”, “DAC”, “ascolto”, “condivisione”, “inclusione”.

L’ultima sala del Museo è buia, vi si accede attraversando una rete da pesca colorata; sul muro vi sono alcuni giubbotti salvagente raccolti dalle barche affondate e riportate a riva, sul fondo si proietta un video realizzato dal fotografo Michele Cirillo: si susseguono le immagini dei salvataggi in mare dei migranti che giungono nei pressi delle coste di Lampedusa, braccia e mani che afferrano e tirano su uomini, donne e bambini e offrono loro le prime cure. A seguire, le immagini girate sul fondo del mare in cui si intravedono resti di imbarcazioni e i corpi senza vita di chi non ce l’ha fatta. Un video crudo e vero, che lascia con poche parole e tante domande.

Le giornate trascorse a Lampedusa si sono concluse con una marcia in ricordo delle vittime del naufragio.

Aprivano il corteo alcuni tra i ragazzi sopravvissuti al naufragio: portavano uno striscione che recitava “proteggere le persone, non i confini” (che è anche lo “slogan” del Comitato 3 Ottobre) a dimostrazione del fatto che ciò che bisogna sostenere prima di tutto è l’essere umano in quanto tale. Camminando e ascoltando le preghiere dei sopravvissuti siamo arrivati alla Porta d’Europa, monumento di Mimmo Paladino simbolo di Lampedusa costruito in memoria di tutti i migranti che hanno perso la vita in mare. Qui abbiamo ascoltato alcune storie e testimonianze dei migranti e dei loro familiari.

La marcia si è conclusa con un momento toccante e di profonda riflessione, su alcuni pescherecci che ci hanno condotto nel punto esatto in cui si è svolto il tragico naufragio del 2013. Sono state lanciate delle corone di fiori accompagnate dai canti, dalle preghiere e dalle lacrime dei familiari delle vittime.

Siamo poi tornati sulla terra ferma, ma con l’anima ancora scossa da quanto appena vissuto.

Vogliamo concludere il nostro racconto con le parole di Giorgio, che a giugno era sceso a Lampedusa per aiutare Michele Cirillo ad allestire il Museo della Fiducia e del Dialogo:

“Se vai sulla costa meridionale ed osservi il mare, ti sembra di scorgere la Tunisia. È là, a due passi, ma non riesci a vederla perché 113 km sono troppi e lo sguardo si perde sulla linea di un orizzonte che divide solo acqua e cielo. Il paesaggio che mi circonda è pietroso e puntellato di cespugli. Il vento è incessante. Sono appena passate le otto di sera, Sole e Luna si danno il cambio, mentre sono già ben visibili Giove e Venere.
Accanto a me ci sono barche accatastate, segnate a vernice con un numero e una data. Sono barche utilizzate dai migranti per arrivare fin qui, poste sotto sequestro perché qualcuno che trasportavano non ce l’ha fatta. Dentro si trovano ancora abiti, attrezzi, taniche di carburante. Il posto ha qualcosa di magnetico.
Non lontano c’è una zona dove nidificano le tartarughe marine. È uno spettacolo vedere i piccoli appena nati correre verso il mare per semplice spirito di sopravvivenza, perché è solo il mare che potrà dare loro la possibilità di farcela. Avrò visto questa scena decine di volte nei documentari. Ma stavolta provo disagio ad immaginarla.
Improvvisamente mi torna in mente Aylan, tre anni, con la sua maglietta rossa e pantaloncini blu, faccia a terra su una spiaggia turca. Lui non guardava il mare e non giocava su quella spiaggia. Scappava da Kobane insieme alla sua famiglia. Anche lui lo ha fatto per semplice spirito di sopravvivenza. Il mare lo ha rifiutato e la sua corsa si è fermata là. La sua foto ha fatto il giro del mondo. Era il 2015.

Stamattina ho visto alcuni bambini rincorrersi lungo la riva. Per loro il mare è un compagno di giochi, come è giusto che sia. Vengono dal Nord. Probabilmente il loro più grande privilegio sarà quello di avere l’opportunità di decidere che adulti essere, di distinguersi o di rimanere persone qualsiasi.

Da queste parti non arriva solo il Sud del mondo, come credevo, con il suo carico di miseria umana, non arriva solo Aylan con la sua famiglia rifiutata da tutti. Arriva anche chi può scegliere.
Perché anche se sono a sud di Tunisi e Algeri, non sono in Africa ed è questo che fa la differenza. Il confine è invisibile, anzi inesistente, ma sono sul lato giusto e mi tranquillizzo. Nessuno potrà negare i miei diritti e la possibilità di scegliere che vita fare.

Restiamo umani.”


Note biografiche sugli autori.

Questo articolo è stato scritto da Tania Di Giovanni, dottoressa volontaria responsabile del progetto Salute migrante dell’associazione Diritti al cuore, impegnata da anni nel sociale. Ha contribuito all’articolo Giusy Santoro, assistente sociale e iscritta alla Laurea magistrale in Scienze dello sviluppo e cooperazione internazionale. Insieme a Giorgio Carrai, ingegnere ambientale, Marta Cherubini, studentessa di Medicina e Anna Farina, dottoressa specializzanda in Anestesia e Rianimazione. Hanno organizzato questo viaggio ed il laboratorio a Lampedusa.

Sono tutti volontari dell’associazione Diritti al cuore Onlus, associazione indipendente e autofinanziata che lavora per l’affermazione dei Diritti Umani, organizzando e promuovendo una serie di attività in Italia e in Senegal. I progetti sono volti a migliorare le condizioni igienico sanitarie, sociali ed economiche nei Paesi in via di sviluppo e in Italia sono volti soprattutto alla formazione e informazione su tematiche quali la nonviolenza, la non discriminazione, i diritti umani, le migrazioni, la libera informazione e la cooperazione.


Diritti al Cuore Onlus

Diritti al cuore è una Onlus indipendente e autofinanziata, a carattere apartìtico e laica. Nasce nel 2005 come progetto sanitario e nel 2009 è stata legalizzata come associazione non a scopo di lucro.

L’Associazione lavora per l’affermazione dei Diritti Umani, organizzando e promuovendo una serie di attività in Italia e in Senegal, attraverso una rete solidale di volontari. I progetti sono volti a migliorare le condizioni igienico sanitarie, sociali ed economiche nei paesi in via di sviluppo e in Italia sono volti soprattutto alla formazione e informazione su tematiche quali la nonviolenza, la non discriminazione, i diritti umani, le migrazioni, la libera informazione e la cooperazione. L’Associazione è formata da persone di diverse culture, religioni, lingue e credenze che si organizzano per dare impulso ad un grande cambiamento, attivando e sostenendo progetti volti a migliorare le condizioni igienico sanitarie, sociali ed economiche nei paesi in via di sviluppo, lavorando ogni giorno per l’affermazione dei Diritti Umani e creando una rete solidale di volontari per poter organizzare e promuovere attività in Italia e in Senegal. Auto-organizzazione e Reciprocitàsono alla base di ogni nostro progetto. L’Auto-organizzazione prevede che ogni progetto coinvolga la popolazione del luogo e che sia la comunità stessa ad organizzarsi per rispondere alle esigenze sentite da tutti, facendosi carico di ogni aspetto dell’iniziativa, pur essendo appoggiata dall’Italia con fondi e materiali. Per Reciprocità si intende invece che chi riceve aiuto si impegna a sua volta a darlo ad altri, in svariate forme, evitando l’assistenzialismo, per consentire alle popolazioni e alle comunità locali un’effettiva crescita, sviluppo ed indipendenza. L’obiettivo principale dell’Associazione è la creazione di una rete permanente di volontari che ha come scopo il miglioramento delle condizioni di vita, della sanità e della educazione nelle comunità in cui agisce. Questa rete parte da un volontario in Italia e finisce nei villaggi più lontani dei Paesi in cui operiamo. È permanente e in crescita perché ciò che un individuo riceve, lo dona ad altri in uno scambio reciproco. Tra i progetti che l’Associazione promuove in Senegal vi sono: il sostegno a distanza dei bambini di Camberene (Dakar) e il progetto Fatou studia, sostegno scolastico a studentesse di medicina ed infermieristica. In Italia portiamo avanti il progetto Salute migrante, per garantire assistenza sanitaria a persone disagiate a Roma, inclusi i migranti transitanti e stanziali che si ritrovano senza assistenza. Inoltre organizziamo seminari e conferenze sui temi dei diritti umani, cooperazione internazionale e libera informazione, corsi di preparazione al volontariato, campagne di sensibilizzazione, eventi culturali e di raccolta fondi.

Per Diatomea.net scrive nella sezione Speciale DOSSIER.


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