Call for – Immagini senza stereotipi sulla violenza di genere

Pubblicato su https://comunicattive.it/violenza-di-genere/call-for-immagini-violenza-di-genere/#

Ph. Francesca Poggioli

Cosa cerchiamo? Volti, corpi e la forza del gruppo

Ci servono foto, illustrazioni, icone grafiche che rappresentino una moltitudine di soggetti, non solo donne bianche, cis, etero, giovani e abili, ma anche donne razzializzate, disabili, grasse, lesbiche, trans. L’età non dev’essere un limite e privilegiamo foto di gruppo, comunitarie, dove si trasmetta l’idea di una rete che accoglie e sostiene.

Ci interessano anche ritratti fieri di reazione alla violenza, non persone che la subiscono.
Puoi aiutarti con scritte, cartelli, simboli e immagini di lotta politica.
Puoi trovare un modo poetico o simbolico di rappresentare il tema, ma sempre con una visione di forza e fiducia nella fuoriuscita dalla violenza. 

Ph. Francesca Poggioli

Non vogliamo scene di violenza né mostri

Non vogliamo rappresentare la violenza in sé, quindi cerca di non ripetere stereotipi ormai consumati e che fanno rivivere la violenza a chi le guarda. Evita la scritta “Stop violence” o l’immagine delle scarpette rosse che possiamo trovare ovunque.
Se pensi di rappresentare chi agisce la violenza, anche qui attenzione agli stereotipi: evita mostri, uomini incappucciati e anonimi, perché spesso chi agisce violenza è un uomo comune, un parente o una persona a cui si vuole bene, come il partner.

Pensa in grande, pensa a una campagna!

Come agenzia di comunicazione, sappiamo cosa cercano clienti, agenzie, e mezzi di informazione quando vogliono un’immagine sulla violenza di genere. Sappiamo anche che per una campagna di comunicazione non serve descrivere, ma emozionare.
Ragiona in quest’ottica e pensa a come potrebbe essere usata la tua immagine insieme a un testo, che sia un’headline di una campagna o un articolo di una rivista.
Per chi disegna o realizza icone, potrebbe essere molto utile realizzare un set di icone sulle forme di violenza, o un set di icone per associazioni che si occupano di contrasto alla violenza (ad esempio telefono, cerchio, sostegno, mani che si stringono).

Ph. Francesca Poggioli

A chi ci rivolgiamo: sei tu?

Ci interessano foto, illustrazioni, icone grafiche. Cerchiamo persone professioniste in grado di realizzarle con uno sguardo plurale sul mondo, per raggiungere clienti che vogliano davvero cambiare il mondo e il loro modo di comunicare.

Ph. Francesca Poggioli

Chi siamo

Siamo Comunicattive, un’agenzia di comunicazione di Bologna con oltre 20 anni di esperienza, specializzata in comunicazione di genere e contrasto alle discriminazioni multiple.
Visto che sei qui, puoi dare un’occhiata al nostro portfolio di progetti di genere.

Il progetto

Abbiamo in cantiere una banca immagini senza stereotipi per disintossicare la comunicazione visiva: una raccolta di immagini stock, foto, illustrazioni e icone grafiche, accuratamente selezionate e destinate a quotidiani, siti di informazione, case editrici, altre agenzie pubblicitarie ed enti che curano campagne sociali. 

Da settembre, potrai caricare le tue immagini sull’e-commerce, noi ci occuperemo della vendita e tu riceverai una commissione ogni volta che la tua immagine verrà scaricata.

Se non vedi l’ora di sapere quando aprirà ufficialmente la banca immagini, seguire altri consigli e idee creative, iscriviti alla newsletter per non perderti gli aggiornamenti >>

Ph. Francesca Poggioli

Vuoi partecipare? Compila il form

Compila il form e mandaci 3 immagini sul tema della violenza di genere entro fine giugno per partecipare alla preselezione e salire a bordo del nostro progetto collettivo.
In questa fase useremo le tue immagini solo per conoscerti, non verranno vendute.

CLICCA QUI

Ph. Francesca Poggioli

Vuoi una consulenza sulla tua comunicazione di genere? Scrivici, troveremo delle idee insieme.


Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese dai link segnalati e/o dal web per puro scopo divulgativo, tutte le altre sono soggette a copyright 




PARTE LA CAMPAGNA STAR LIGHT DEL MIT

CONTRO LA TRANSFOBIA

Lavoro, Casa, Studio, Sport e Servizi: questi gli ambiti su cui è incentrata la campagna Star Light, che, attraverso un concept basato sulla visibilità dell’aggettivo trans, concilia la denuncia delle frequenti e trasversali violazioni dei diritti umani delle persone trans con un approccio positivo di affermazione ed empowerment.

Realizzato in partnership con l’associazione Centro Donna e Giustizia di Ferrara e finanziato dall’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) nell’ambito del PON INCLUSIONE con il contributo del Fondo Sociale Europeo 2014-2020, la campagna Star Light lancia un messaggio contro la transfobia e dà visibilità al lavoro di accoglienza e sostegno svolto dal Centro Antidiscriminazione STAR per le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ e in particolare per le persone trans e non binarie.

Lo sportello, aperto a partire dal 25 Luglio 2022, è rivolto alle persone della comunità LGBTQIA+ che necessitano di sostegno per la fuoriuscita da situazioni di violenza omolesbobitransfobica o vulnerabilità. Lavorando in rete con servizi territoriali e centri di accoglienza competenti, STAR garantisce un luogo sicuro e fornisce supporto psicologico, assistenza legale, affiancamento per l’inserimento lavorativo, con l’obiettivo di supportare la possibilità di vivere una vita libera ed autodeterminata.

Promossi dall’UNAR a partire dal 2007, i Centri Regionali Antidiscriminazione costituiscono infatti una rete di presidi il cui compito è quello di contrastare i fenomeni di discriminazione, diffondendo al contempo la cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità. Presenti su quasi tutto il territorio nazionale, si tratta di organizzazioni essenziali per la tutela delle soggettività marginalizzate.

Il presidente del MIT Mazen Masoud, da sempre impegnato nella difesa dei diritti delle persone LGBTQIA+, racconta: “Ancor prima di STAR, il MIT fin dalla sua nascita ha denunciato la violenza, la discriminazione, la non tutela delle persone trans. Da quando abbiamo aperto STAR la gente chiama ogni giorno. Il numero dedicato allo sportello ha cominciato ad essere molto diffuso, essendo attivo 24 ore su 24 riceviamo richieste continuamente, anche durante tutto agosto, di domenica e nei giorni festivi”.

In un anno di attività STAR ha accolto 154 persone di età compresa tra i 19 e i 70 anni, di cui 45% di nazionalità italiana e 55% con background migratorio. Chiamano non solo persone dall’Italia, ma anche residenti all’estero in cerca di aiuto. “Non ci aspettavamo un numero del genere, ma sono effettivamente arrivate molte persone, tutte appartenenti a diversi contesti. Sono persone italiane o con un background migratorio, con diverse identità di genere: donne trans, uomini trans, persone non binarie. Tutte persone che hanno subito violenza. Si rivolgono a noi anche uomini cis gay, che chiamano ad esempio il nostro sportello antiviolenza, quello migranti o lo sportello carcere”.

Importante snodo, infatti, quello che vede l’intersezione tra omolesbobitransfobia e razzismo che le persone migranti subiscono arrivando in Italia: “La transfobia che si trasforma in altre varietà di discriminazione e violenza viene subita da quasi tutte le persone trans con background migratorio. Una donna trans sex worker nera migrante subisce tutto e di più rispetto a una donna trans italiana bianca di una certa classe. Il discorso sulla classe è infatti quello che mantiene il polso della discriminazione. È sicuramente diverso quando si tratta di sex worker migranti senza documenti, una detenuta in carcere o una persona in cerca di accoglienza, soprattutto se appena arrivata sul territorio e priva di una rete di supporto”.

La violenza, dunque, può assumere diverse forme: “Molti episodi di violenza avvengono in famiglia, in contesti amicali e in generale in contesti sociali, ma anche a livello istituzionale, da parte delle forze dell’ordine. Può succedere anche all’interno di servizi sanitari o scolastici, in posta, o all’interno delle commissioni territoriali. Tutte le persone che attraversano i nostri servizi e i nostri spazi sono portatrici di discriminazione multipla. Noi operatrici stesse subiamo discriminazione insieme alla persona che accompagniamo. Basta essere visibili per essere discriminat? e il corpo trans sicuramente lo è”.

Le persone che arrivano allo sportello STAR non sono tenute a denunciare le violenze subite: “Molto spesso è difficile per loro denunciare, per via della mancanza di fiducia nelle istituzioni. A volte le segnalazioni che riceviamo ci portano ad offrire un supporto anche soltanto psicologico: il MIT è infatti un punto di riferimento, uno spazio safe in cui trovare persone alla pari, un sostegno da parte di persone trans per persone trans”.

La lotta verso un cambiamento radicale e verso una prospettiva di libertà è sempre in corso: “È un processo lungo, e per questo per noi STAR Light non è una semplice campagna comunicativa, è molto di più. Qui parliamo di storie, storie di persone vere”.

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