La domenica spara pensieri.
La domenica è la giornata in cui mi metto il cappotto sopra la camicia da notte e prendo il caffè nel terrazzino della cucina, sì anche se piove, a meno che non diluvi.
Il terrazzino della cucina è interno, ma sugli altri terrazzini non c’è mai nessuno; sì certo ci mettono le piante, stendono i panni, ci tengono la frutta, le patate; ma mai nessuno che ci passi del tempo inutile.
I cortili interni di Roma sono diventati silenziosi, da piccola erano sempre pieni di bambini vocianti, della signora che ti sgridava per qualsiasi gioco tu facessi, del nonno che era rimasto in casa con la figlia, dei panni stesi e anche di qualche roba vecchia “che ora la sto per buttare…”
Avete fatto finire i bambini.
Si sono trasformati e non assomigliano affatto a bambini, saccenti oltre modo, è diventato difficile giocarci; ci vuole di più a ricordargli come si fa.
Mi affaccio, anche gatto Otello si affaccia con me, ci guardiamo e poi – come vecchi sulla panchina – riprendiamo a osservare nella stessa direzione; in attesa ogni domenica mattina di un cambiamento in questa chiostrina dove si sente il fischio del treno che parte o che arriva, dove planano gabbiani giganti che attaccano tutto quello che possono attaccare; belli, eleganti, grande apertura alare, minacciosi pure.
Il famoso Jonathan Livingston, di professione gabbiano letterario, cosa penserebbe di questa specie predatrice, non erano loro quelli che volavano ovunque simbolo di libertà?
Anche il gabbiano è rimasto vittima del liberismo del cazzo, scusate, ma è proprio una pratica del cazzo il liberismo.
E mentre quintali di persone si riversano in questa città a cinque minuti da me, e mentre quintali di persone partono da questa città a cinque minuti da me; noi, che viviamo alla stazione, stazioniamo, sapendo che basterebbero cinque minuti cinque per fare un biglietto e andarsene.
Ecco, per questo mi piace stare qua, perché stazionando la precarietà è comunque evidente e quel biglietto prima o poi si farà.
A cinque minuti da me.
(a volte il dubbio se vada una virgola o un punto e virgola o un punto mi blocca, la punteggiatura non me l’hanno insegnata e allora la metto in base al mio respiro, si respira sempre diversamente)