Io qui potrei anche tornarci tra mille anni, trovare solo macerie o un grande supermercato; comunque girerei col naso in aria, come i cani, finché non avrei ritrovato il posto.
Comunque mi struscerei alle pareti come i gatti. Anche con una benda nera sugli occhi ci sarei potuta tornare.
Una di quelle cose su cui non credo potrei barare.
Non è una questione di strade, di indicazioni, di probabili smarrimenti.
E, in fin dei conti, non è nemmeno una questione di certezze o di solidi investimenti.
È casa.
Fatta di cose messe insieme e mescolate con una certa aria.
È casa, ci torno per forza e desiderio.
Giro la chiave e sento la continuità con il mio odore.
Trascino con me gli odori di fuori, spalanco le finestre per cambiare aria, ma non cambia davvero, per un attimo l’aria di fuori prende il sopravvento, poi ritorna esattamente quell’odore di vita tua.
Il detersivo per i pavimenti, l’olezzo rimasto in cucina del tuo cibo – che ogni sugo ha la sua personalità – ai mille soprabiti appesi all’ingresso, le sigarette, i gatti, il dentifricio che non è mai il caso di chiudere… sì, sì anche lui ci mette del suo.
Tutto pronto per essere casa.
Siamo tre + due, due + due in verità, ma l’odore di Matteo è sempre là: una formula precisa di gesti e aliti che fanno odore, ognuno porta il suo, che diventa un po’ l’odore dell’altro.
Ci puoi mettere gli stessi odori e sapori e abitudini in un qualsiasi altrove, imitare il tutto nel migliore dei modi, con dovizia e meticolosa ricerca dei particolari.
Niente.
Quella cosa sarà sempre un clone.
Te ne rendi conto quando torni, non puoi accorgertene mentre ci sei, almeno se prima non sei mai andato via.
Te ne accorgi quando annusi altri posti che sono “casa”, ma non per te.
Te ne accorgi quando assaggi un’altra vita.
Ora potrei ricordare anche quanto sia importante ricordare che una casa non è fatta solo di mattoni, ricordare tutte le case che sono state casa e gli anni esatti che hanno impiegato a diventarlo; ma non riesco granché.
Casa in me assume un concetto unico, le mie case si sono sovrapposte le une alle altre, tutto il buono e tutto il marcio adesso sembrano ingredienti di un unico calderone.
Vivisezionare una casa è la cosa più stupida del mondo.
Una casa è come una vacanza presa in pacchetto full.
Ha i balconi, le finestre, le pietre, il lato al sole e, chi ha fortuna, un po’ di giardino. Di certo ha le pareti ed il tetto.
Tutto il resto è altamente variabile, ma si chiama casa.
Ed è tutto quello che voglio, non proponetemi mai alberghi, se possibile, li detesto e non ci dormo mai bene, figuriamoci sognare.
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