Rosalind Franklin e il sessismo nella scienza

Da quando ho iniziato a frequentare la scuola, studiando molte discipline, una frase su tutte mi ha sempre colpito, soprattutto quando si affrontavano tematiche riguardanti i grandi “uomini” che fecero la storia: dietro un grande uomo si nasconde sempre una grande donna. In effetti, studiando la storia, la letteratura, la filosofia, l’arte,  le scienze, difficilmente ci si imbatte nell’universo femminile, se non come un mondo di muse ispiratrici, donne che hanno saputo sorreggere o assecondare le stranezze dei grandi compagni condividendone la vita e spesso la morte, consolatrici o alle volte cause delle disfatte altrui. Ogni tanto qualche nobile ha rubato la scena, ma se si tirano delle somme, obiettivamente ci si convince che la storia, le grandi imprese o scoperte siano frutto quasi sempre del “Genio maschile”.

Ricordo Caterina de’ Medici, Isabella di Castilla, la regina Elisabetta, Caterina la Grande. Ad eccezione di Giovanna D’Arco direi donne salvate dalle origini regali, impossibili da non citare.

Spesso ho sentito dire che il problema principale era l’accesso agli studi e, in effetti, se si pensa all’Università di Cambridge, tra le più antiche e acclamate nel mondo, bisogna sapere che alla fine dell’800 si era aperta una discussione sull’opportunità o no di dare accesso agli studi alle donne, ritenute, già da allora, possibili destabilizzatrici degli studiosi uomini. Nel 1869 fu permesso ad alcune ragazze di intraprendere il percorso di studi, in un numero non superiore al dieci per cento degli iscritti; dovevano sedere per forza ai primi banchi in modo da non destare troppe attenzioni e non distrarre i corsisti.  La cosa più imbarazzante è che alle donne venisse data la possibilità di frequentare, di sostenere esami ma non di laurearsi.

Oltre che in Inghilterra anche in altre parti del mondo le donne iniziano a dimostrare le loro qualità, pensiamo a Marie Curie, premio Nobel nel 1903 in fisica e nel 1911 in chimica; pensiamo ad Amelia Earhart che nell’aprile del 1928, insieme ad un equipaggio di soli uomini, trasvola l’Atlantico,  stabilendo, nel 1931, il nuovo record di altitudine mai raggiunta.

Nel 1928 in Inghilterra si arriva finalmente al suffragio universale ma, come abbiamo detto prima, ciò non comporterà una parità dei diritti almeno per molti anni a venire.

In questo scenario, il 25 luglio del 1920 nasce a Londra Rosalind Franklin, in una famiglia ebrea di banchieri collocata nell’alta borghesia dell’epoca. All’età di nove anni, insieme al fratello, viene mandata in un collegio a Bexill sulla costa del Sussex.  Ciò che resta di questo periodo sono le lettere che scrive alla madre dove fa presente le critiche ricevute dalle insegnanti, che la ritengono eccessivamente pedante e puntigliosa, con l’incapacità di passare sopra alle cose, mostrando sempre un’attenzione esasperata verso i dettagli. Cosa che sarà la croce e la delizia della sua vita.

Rientrata a Londra, nel 1932, frequenta la scuola St. Paul nella sezione femminile; ai lavori sul cucito preferisce di gran lunga lo studio della matematica e soprattutto delle scienze. Anche qui problemi con gli insegnanti, ma il suo pessimismo risulta infondato quando le viene riconosciuta una borsa di studio, con la quale potrà frequentare la scuola superiore dove darà seguito ancor più alle sue passioni.

Nel 1938, mentre l’Inghilterra firma il patto di Monaco con la Germania Nazista, lei si iscrive alla facoltà di Fisica nel college di Newnham a Cambridge, proprio mentre la sua città si riempie di esuli ebrei, molti dei quali aiutati dalla fondazione dei suoi genitori.

A Cambridge ha modo di partecipare alla riunione dell’Association of Scientific Workers presieduta da Lawrence Bragg, premio Nobel per l’uso della diffrazione dei raggi X sui cristalli. Politicamente schierata a sinistra si colloca tra i pacifisti e i comunisti. Molto irritata per l’indifferenza di Cambridge alla notte dei cristalli del 1938, dopo il patto di non aggressione tra la Germania e l’URSS del 1939, torna a Cambridge dopo una breve vacanza in Norvegia.

Frequenta il secondo anno e studia con John Desmond Bernat, dal quale impara a dedurre la struttura atomica dei cristalli ed a individuare facilmente gli angoli migliori dai quali inviare i raggi x per ottenere una migliore diffrazione.

Durante la guerra inizia a lavorare e a studiare il carbone e i suoi studi saranno determinanti anche per la futura struttura del carbonio. Nel 1940 inizia il suo terzo anno di college e nel 1941 si laurea.

Finita la guerra decide di trasferirsi a Parigi, dove accetta un lavoro nel Laboratoire central des services chimiques de l’État per specializzarsi nella tecnica della diffrazione dei raggi X.

Al di là dell’incontro con Vittorio Luzzati, esperto cristallografo dei raggi X determinante per la sua carriera, ciò che va messo in luce è quanto l’atmosfera parigina la contaminerà: ciò che ama di Parigi è la possibilità di incontrare molti personaggi nei Cafés, con i quali scambiare idee e pensieri, ma soprattutto il fatto che la posizione delle donne sia così diversa dalla puritana Londra.

Sono gli anni in cui Edith Piaf canta La Vie en rose, gli anni in cui Simone de Beauvoir, scrittrice, saggista, filosofa esistenzialista,  insegnante e femminista pubblica Il secondo sesso: “le donne non devono più essere madri e mogli ma possono avere un ruolo sociale”.

Nel 1950, su pressioni della madre, decide di tornare a Londra, ma con gli insegnamenti parigini, scientifici e non solo,  ormai nel suo DNA.

A questo punto della sua vita comincia a studiare l’acido desossiribonucleico.  Molti fisici nel pianeta, dopo il progetto Manhattan, quello che portò alla creazione e all’utilizzo della bomba atomica nel 1945, sentono il bisogno di riportare la Fisica a qualcosa di utile al mondo dopo che ne avevano usato i princìpi per provocarne la distruzione. Così decidono di riconvertirsi nella biologia dando vita alla biologia molecolare e poi alla genetica.

Rosalind Franklin nel 1951 inizia a lavorare a Londra al King’s College diretto da Maurice Wilkins come ricercatrice associata. Appena entra si rende conto che il dipartimento è un distaccamento di teologia, regna un maschilismo sovrano che tende a un separatismo tra maschi e femmine. Personalmente entra subito in conflitto con Wilkins che la crede una sua assistente personale, poiché in quanto donna non credeva fosse una sua pari. Dal punto di vista professionale capisce che non si dovrà occupare della diffrazione ai raggi X di proteine in soluzione, bensì deve analizzare la struttura di particolari fibre biologiche: il DNA.

Nel 1951 Wilkins sostituisce il suo capo Randall ad un convegno a Napoli, dove svela al mondo che il King’s ha ufficialmente iniziato lo studio del DNA. Tra i partecipanti c’è un certo James Watson, ricercatore al Cambridge, il quale capisce che ormai qualunque riconoscimento nella comunità scientifica passerà per la scoperta della struttura e del modus replicandi del DNA.

Sempre nel 1951, a Stoccolma, Rosalind partecipa ad un convegno dove il famoso fisico Pauling racconta di una scoperta trionfale: l’alfa elica, la più importante struttura all’interno delle proteine.

Tornata a Londra, inizia a fare una serie di studi su immagini sempre più nitide del DNA attraverso le quali fa la prima grande scoperta: esistono due forme di DNA.

Divide lo studio con Wilkins , lei analizza la forma A mentre l’altro quella B.

In tutto questo Franklin, ormai in rotta con Wilkins, continua i suoi studi (per dimostrare che la forma A è a forma di elica) in un seminterrato, il massimo che ha  ottenuto come ricercatrice donna.

Giorno dopo giorno si rende conto che il suo laboratorio, ogni volta che si assenta, viene preso in rassegna da qualcuno che vuole controllare e rubare i suoi studi.

Wilkins racconta degli studi del King’s a Watson e Crick i quali attraverso il lavoro di Londra danno vita ad un primo modello di DNA.

Rosalind Franklin, pur cosciente dell’utilizzo fatto dei suoi studi, rivela al mondo un errore fondamentale sul modello di Cambridge. Tornata a lavoro, inizia a migliorare gli angoli dei suoi raggi X fino alla data tra il primo e il due maggio del 1952, quando la scienziata scatta la foto diventata celebre come la numero 51.

In questa foto sarà possibile vedere per la prima volta in maniera nitida la famigerata elica.

La storia purtroppo ci racconta che Wilkins, impossessatosi della Foto 51, decide di mostrarla a Watson e Crick i quali un mese dopo rivelano al mondo la struttura reale del DNA.

Il suo lavoro è stato pubblicato come terzo nella serie dei tre articoli Nature Articles, preceduto da quelli di Watson e Crick, apparendo solo come un contributo a sostegno delle loro tesi.

Rosalind Franklin anche senza nessun riconoscimento effettivo torna a lavorare prima sul mosaico del tabacco e poi su studi pioneristici relativi al virus della poliomelite.

Un po’ come la sua grande predecessora Marie Curie, paga il suo lavoro,  causa una forte esposizione ai raggi X: Rosalind si ammala di tumore ovarico e a 37 anni, nel 1958, si spegne nel quartiere Chelsea di Londra.

Nel 1962 Watson, Crick e Wilkins vengono insigniti del premio Nobel. Il premio Nobel non può essere consegnato ad un defunto, ma nella biografia di Watson il contributo di Rosalind Franklin viene relegato a questa frase: “la terribile e bisbetica Rosy, una donna non attraente e dal carattere pessimo, molto gelosa del proprio lavoro che trattava gli uomini come ragazzini cattivi e che vestiva da liceale “.

Nello stesso anno Mary Ellman scrive il libro “Riflessioni sulle donne” accusando apertamente la “doppia elica” di misoginia, contribuendo a fondare la critica letteraria femminista.

Negli anni a venire Franklin è diventata il simbolo dell’inferiorità della posizione delle donne nel pantheon della scienza.

Anni dopo Watson scriverà : “come sapete, le leggende narrano che io e Francis abbiamo rubato la struttura ai ricercatori del King’s. Mi avevano mostrato il difrattogramma ottenuto ai raggi X da Rosalind Franklin: wow! Era un’elica! Ed ecco che un mese dopo avevamo la struttura; Wilkins non avrebbe mai dovuto mostrarmi la foto”.

Dietro ogni uomo si nasconde sempre una grande donna! Siete sicuri? O forse  spesso “grandi uomini” si sono anteposti a qualche donna per nasconderne la grandezza?