Ritorno a Roma.
Ritorno a Roma: esempio di come in questa città si sia perso ogni senso di Umanità.
Sveglia presto. Molto presto.
L’autobus in perfetto orario (per ora) apre le porte davanti al mio Corpo guidato dalla mia Mente.
Le solite facce lunghe, a cui ho dato dei soprannomi.
L’Abissina scontrosa, l’Efebo filippino, la Comitiva dei Puzzafiato Romeni, la Vampira, il Collettivo delle Colf del Pollame cerebrale, l’Africano pregante, il Consumato, er Fracico, il Sordo paraculo, la vecchia traballante (e altri personnages).
Trasbordo bus/metro. Altre facce oblunghe.
Il mio Corpo si siede.
Termini, dove tutto termina, vite alcoliche, tassisti, edicolanti, ferrovieri, binari, morti anche loro.
Entro in uno di quei luoghi che definisco “punitivi” per antonomasia, caserma, scuola, manicomio, carcere.
Per me è caserma. Per ora.
Rivedo persone a me care, stringo mani, abbraccio persone. Altre non le cago (cinico,sì!)
Battute, quei “sì, eh?!” “maddài” che tanto vanno di moda ora.
Nanni Moretti ne farebbe un altro Ecce Bombo.
Maschere. Diffido.
Mi limito ad allungare la prossemica.
La giornata lavorativa è dinamica, mi incazzo puntualmente per l’imperizia dei fornitori.
In fondo molto spesso mi dicono che ho una mente “nazista”. Cazzi loro, pensino ciò che vogliono, Io sono nato così.
I miei colleghi sono intenti a spostare materiale nel pessimismo e fastidio.
Neanche Sisifo sbuffava così tanto, Ercole faticava e non rompeva i coglioni a nessuno.
Finisce la giornata lavorativa.
Firmo ed esco; è appena partito il treno per Ancona sul binario 1.
Metro A.
Riprendo il “rapido” (si fa per dire) 904.
Mi siedo. Dopo due fermate sale una donna con aspetto claudicante, all’apparenza.
Poi sale una ragazza incinta, a giudicare dalla “panza” credo sia al 5/6 mese.
L’apparente claudicante sbuffa e lancia strane occhiate.
Penso: se vuole può chiedere, ma non mi fido. Più che altro non sono sicuro che abbia questo handicap.
Chiamo la ragazza “panzuta”, la invito a sedersi.
Ne nasce una assurda diatriba tra le due su chi abbia la “precedenza”.
Mi sento chiamato in causa, in quanto il posto lo sto cedendo io.
Scelgo a chi darlo. la “panzuta” per me ha priorità, in fondo faccio sedere due persone insieme.
Dopo qualche fermata la ragazza mi chiama dicendomi di rimettermi a sedere.
Grazie. Ora tocca alla “zoppa”.
Tutti seduti.
Tutti felici.
Ringrazio di Essere in buona Salute, Mente e Corpo.
Andrò ovunque mi porteranno i miei piedi, peraltro molto grandi.
Ramingo è sempre in piedi.
Grazie, Ramingo.
(R)