FRANCESCA WOODMAN

Francesca Woodman è una delle figure più emblematiche e significative della fotografia del Novecento, nonostante il suo breve ma promettente percorso creativo e fotografico che lei stessa decide di interrompere prematuramente togliendosi la vita.

Francesca Woodman era solita fotografarsi, quasi in maniera ossessiva e ne spiegava così il motivo a un’amica, con ironia mista a una buona dose di pragmatismo:

È una questione di convenienza: io sono sempre disponibile.

Francesca Woodman (1958-1981) giovane fotografa americana morta suicida a 23 anni, forse a causa di quel mal di vivere che sovente affligge le persone intelligenti e inquiete.

Quando il disagio travolge gli argini, il gesto estremo può erompere tragicamente. Un’artista di talento e grande sensibilità che ha vissuto la fotografia come mezzo espressivo asservito alla sua visione del corpo. Un corpo che l’autrice voleva fondere con l’ambiente circostante per farne parte, o un tentativo di annichilimento della sua identità? Di sicuro una personalità complessa e profonda dal punto di vista creativo.

Figlia di un pittore e di una ceramista, inizia la sua carriera di fotografa a 13 anni (Self portrait at thirteen); tra il 1975 e il 1979 frequenta la Rhode Island School of Design (RISD) dove si appassiona alle opere di Man Ray, Duane Michals e Arthur Fellig Wegee. Si reca anche nel nostro paese per seguire i corsi europei della medesima scuola, a Roma. Qui dimostra interesse per le opere di Max Klinger.

A Roma conosce, fra l’altro, Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi e Suzanne Santoro. Frequenta anche l’ambiente artistico della Transavanguardia italiana.

Nel gennaio 1981 pubblica la sua rassegna fotografica dal titolo Some Disordered Interior Geometries e nel corso dello stesso mese si suicida gettandosi da un palazzo di New York.

Francesca Woodman pone un’attenzione maniacale alla costruzione formale delle sue fotografie. La sua opera sembra essere un’equazione da risolvere. Nel libro Some Disordered Interior Geometries compone infatti una serie di fotografie che interpretano i principi di geometria scritti in un vecchio libro della nonna.

These things arrived from my grandmother’s they make me think about where I fit in this odd geometry of time. This mirror is a sort of rectangle although they say mirrors are just water specified.

Un’artista provocatoria e irrituale, sulle cui opere ci si sofferma con quell’interesse curioso volto alla ricerca degli indizi anticipatori del suo tragico gesto.

Nelle sue creazioni osserviamo la rappresentazione di uno schema corporeo sapientemente trasfuso in quelle disordered interior geometries per mezzo di lunghe esposizioni e doppie esposizioni meticolosamente studiate, per rendere quell’effetto di assorbimento nello spazio che lei prediligeva.

Uno spirito tormentato volto all’arte, un’autrice affascinante che ha lasciato il segno. Dei suoi lavori c’è chi ne ha ricavato una lettura femminista. Non concordo con questa tesi perché la sua arte non era formulata sugli aspetti di rivalsa di un corpo negato, questione lungamente indagata all’interno dei gruppi femministi, almeno qui in Italia. Per quanto interessata alle tematiche del secondo sesso (cit.), non sono propensa a generalizzare in chiave femminista tutti i fenomeni che coinvolgono le donne, nè incline all’astrazione semplicistica.

In effetti la Woodman, più che promuovere il corpo femminile come soggetto politico, era  impegnata in una sua personalissima ricerca dell’interiorità racchiusa in un corpo come  estensione del suo ego, in relazione con lo spazio circostante; quindi nessuna dimensione sociopolitica nei suoi lavori. In realtà è il surrealismo ciò che influenza la sua produzione artistica, col quale viene in contatto durante il periodo romano.

Il corpo si protende e si confonde entro scenari disadorni, nitidi ma naturalmente essenziali, dove la figura umana (lei stessa è sovente il soggetto delle sue immagini), non tradisce la staticità tipica della posa, quando non è il mosso l’aspetto prevalente.

 Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.

Francesca Woodman