S1:E3 “Sua Maestà Storm Elvin Thorgerson”

Storm Thorgerson è il re del movimento evolutivo visuale del rock, le sue opere sono entrate a far parte della memoria collettiva per la loro originalità e carica espressiva e in cui si “divertiva a citare: “… tra gli altri Magritte, Kandinsky e Picasso.”

Nato in Inghilterra il 28 febbraio 1944 a Potters Bar,
nel Middlesex, aveva radici norvegesi. Studiò alla Summerhill e alla Brunswick
di Cambridge, ma fu alla High School for Boys del Cambridgeshire che incontrò
Syd Barrett e Roger Waters.  Si laureò
con lode in inglese e filosofia all’Università di Leicester e conseguì il
master in cinema e televisione al Royal College of Art.

Nel 1968 inizia la sua carriera professionale insieme ad Aubrey Powell, fondando lo studio di arte grafica Hipgnosis, culla creativa per la quale produce una lunga serie di rivoluzionarie cover di album discografici, ha scritto la storia del rock lavorando con Pink Floyd, Syd Barrett, The Nice, Led Zeppelin, Brand X, 10cc, Peter Gabriel, AC/DC e moltissimi altri. 

Il suo lavoro era frutto di un’intensa collaborazione con gli artisti, con cui analizzava la genesi del disco e ne studiava i testi fino ad assimilarne il significato e tradurlo in un’opera d’arte visuale. È interessante notare che, nonostante l’approfondita analisi del contenuto musicale, Thorgerson esercita il diritto creativo come artista autore della copertina, non vuole semplicemente rappresentare il progetto musicale, lo vuole evocare catalizzando l’attenzione del pubblico eccitandone l’immaginazione.

La peculiarità di Thorgerson è l’elemento surreale, che ricorre nella struttura di tutti i suoi lavori.  Subisce l’influenza di Magritte, rivelata dalla presenza di oggetti reali posti in contesti in cui assumono un nuovo significato, non prevedibile e totalmente immaginario.  È un visionario surrealista che si getta nel futuro, interiorizza le intuizioni di Magritte e le sottopone a una profonda riflessione, che trasforma nelle raffinate immagini ottenute tramite la fotografia, le esposizioni multiple, i fotomontaggi.

Nel 1998, il giornalista Steven Cerio intervista Thorgerson sull’influenza di Magritte nei suoi lavori,  Thorgerson risponde:

Il nostro primo libro, che è del 1978, venne chiamato Walk Away René perché pensavamo di esserci lasciati quell’influenza alle spalle, ma la gente diceva che eravamo comunque Surrealisti.  Credo che le nostre opere non siano così strane come le sue. Non credo che la mucca (Atom Heart Mother), Ummagumma o Division Bell siano lontanamente come Magritte“.

Thorgerson ridimensiona il suo legame con il pittore surrealista, in realtà non ne rinnega il peso, lo riconosce facendogli omaggio con citazioni esplicite in alcune sue opere.

Tra i suoi lavori più significativi sono le copertine
realizzare per Alan Parson Project, di cui amo in particolare l’ouroboro, il
serpente che morde la propria coda di Vulture Culture, è una cover molto
rappresentativa del lavoro concettuale di Thorgerson, che ha una struttura
circolare, con le sue opere ci provoca dandoci mille indizi, ci induce a
seguire il percorso visuale portandoci alla destinazione, ma quando crediamo di
aver compreso il messaggio, ci accorgiamo che abbiamo già ripreso il viaggio,
avviluppati in un loop mentale dove non c’è inizio e non c’è fine.   L’osservatore non è però mai sopraffatto,
non ci sono limiti grazie all’uso di paesaggi naturali di estrema apertura, che
danno sempre respiro e vita alla libera 
interpretazione.

Thorgerson non aveva solo la freccia magrittiana nel suo arco, amava William Blake, Salvador Dalì e Luis Buñuel, ha alimentato la sua geniale immaginazione con ricerche continue, facendo germogliare anche le mille letture, come nel caso del libro di fantascienza Childhood’s End di Arthur C. Clarke, che ha ispirato copertina di Houses of the Holy dei Led Zeppelin.  La storia narra che Thorgerson e Powell incontrarono i Led Zeppelin, di ritorno dal tour in Giappone, a Victoria Station e mostrarono loro le tavole poste nel bagagliaio dell’auto.

Led Zeppelin – Houses Of The Holy

Questo episodio accadde due mesi dopo la pubblicazione
della copertina di The dark side of the Moon, una delle le più celebri
copertine della storia e una delle tante che Thorgerson ha progettato per i
Pink Floyd.

Si ispira al processo di rifrazione della luce attraverso un prisma di vetro, collabora con l’illustratore George Hardie, che la disegna secondo i tratti essenziali che ben conosciamo. È un omaggio ad Alex Steinweiss, padre dell’arte figurativa legata alla musica e alla sua copertina della Sonata per pianoforte no. 5 di Beethoven.

Pink Floyd – The dark side of the Moon

Nei Primi anni ’90 Thorgerson fonda la società di design StormStudios  insieme al designer Peter Curzon, al fotografo Rupert Truman e all’illustratore Dan Abbot.  La Società è tutt’ora attiva in vari campi del design, con progetti di copertine di album per Pink Floyd, Muse, Biffy Clyro, Steve Miller Band, Ian Dury e The Blockheads, Pendulum, The Cranberries, The Mars Volta, Alan Parsons e molti altri.

Thorgerson è autore di lungometraggi, documentari
televisivi, video musicali e molti libri, tra cui: Classic Album Covers of
60s(1989);  Mind over Matter (1997); 100
Best Album Covers (1999); Raging Storm (2011); The Gathering Storm (2013),
ultimo libro di memorie pubblicato postumo nel settembre 2013, dedicato alla
storia artistica cinquantennale di Thorgerson dalle origini con Hipgnosis a
StormStudios.

Nel 2003 subisce un grave ictus, successivamente gli
viene diagnosticato un cancro contro cui ha lottato a lungo, cedendo alla morte
nella primavera del 2013, a 69 anni.

Il premio Prog Magazine è stato ribattezzato Storm
Grand Thorgerson Award in suo onore.

Dopo la sua morte, l’amico d’infanzia David Gilmour parla in sua memoria nell’ultimo episodio del podcast ‘The Lost Art of Conversation’:

Avevo 13 anni, lui ne aveva 15. Era un chiacchierone e rimase così per tutta la vita. È stato il motore dietro la maggior parte delle nostre opere d’arte fino alla sua morte. Era una persona con idee geniali.  Voleva sempre fare tutto correttamente, qualunque cosa costasse!”…”una forza costante nella sua vita, sia sul piano lavorativo che umano, una spalla sulla quale piangere, e un grande amico“.
(il ponte su cui si sono conosciuti compare nel video del singolo del 1994 “High Hopes”).

Nel 2011 Roddy Bogawa dedica un documentario a Thorgerson, con video-interviste a Aubrey Powell, David Gilmour, Nick Mason, Robert Plant, Peter Gabriel, Graham Gouldman, Alan Parsons, Steve Miller, Noel Hogan And Fergal Lawler Of The Cranberries, Rob Dickinson Of Catherine Wheel, Dominic Howard From Muse, Cedric Bixler Zavala Of The Mars Volta, Simon Neil And James Johnston Of Biffy Clyro, Damien Hirst, Sir Peter Blake, Jill Furmanovsky.





S1:E1 “L’arte per l’arte, le cover d’autore”

“Amo così tanto la musica e avevo una tale ambizione che volevo andare ben oltre ciò per cui mi pagavano. Volevo che le persone guardassero l’illustrazione e ascoltassero la musica.”

Alex Steinweiss

Quando compriamo un vinile, o un cd, quante volte le loro copertine ci hanno attirato e incuriosito?  Molte cover illustrate hanno fatto la storia della musica, alcune sono celebri al punto che la loro fama è ormai indipendente dal progetto musicale cui sono legate.  

È alla genialità del giovane grafico statunitense Alex Steinweiss, che dobbiamo la ricchezza e la longevità dell’unione tra arte figurativa e musica. Fu lui ad avere per primo l’idea di dare a un concetto commerciale una qualità artistica di alto livello illustrando le buste dei dischi, nel 1940 disegnò la prima copertina illustrata della storia: “Smash Song Hits by Rodgers & Hart”, raccolta di brani scritti dal pianista Richard Rodgers e dal paroliere Lorenz Hart.

© Alex Steinweiss

Per Steinweiss iniziò una carriera favolosa, grazie alla quale caddero nel dimenticatoio i tristi involucri di cartone con il foro centrale utilizzate fino a quel momento, fu una vera e propria rivoluzione non solo del modo di vendere la musica, ma anche per l’invenzione di un mezzo artistico del tutto nuovo.  Da quel momento in poi, la grafica divenne parte integrante di ogni progetto musicale e ancora oggi costituisce il primo legame tra l’artista e il suo pubblico. 

Dal 1939 al 1945 fu il solo e unico illustratore della Columbia Records, curò tutti gli aspetti grafici di ogni album prodotto dall’etichetta discografica, si occupò anche della realizzazione dei loghi e di tutto il materiale pubblicitario. Plasmò così il suo inconfondibile stile, che influenzò intere generazioni di designer di copertine; per citarne una: Sonata per pianoforte no. 5 di Beethoven, cui anni dopo Storm Thorgerson dichiarò di essersi ispirato per la realizzazione della celeberrina grafica di The Dark side of the Moon dei Pink Floyd.

© Alex Steinweiss

Le sue tavole possedevano allo stesso tempo una grafica moderna e un forte potere comunicativo, ai vari elementi compositivi integrava spesso suoi disegni originali, senza trascurare di inserire nel quadro grafico anche tutte le informazioni relative al musicista e al suo progetto musicale. Utilizzava i colori come linguaggio, musica per gli occhi, preannunciavano il suono, diventando la porta che conduce verso la personalità del musicista e il contenuto compositivo. In “Rapsody in blue” di Gershwin, il colore parla più del titolo dell’opera stessa e lo skyline descrive perfettamente lo stile urbano di Gershwin;  in  “Sinfonia numero 2” di Brahms, crea forse l’unica copertina esistente senza il volto del compositore, lo rappresenta invece il sigaro per cui Brahms era famoso. 

Nel 1947 comparve per la prima volta il font “Scrawl Steinweiss”, ovvero il suo caratteristico font “riccioluto”, infantile al primo sguardo, geniale dal punto di vista del design, annullò il pur lieve conflitto tra le immagini e le parti “scritte”,  una grande quantità di informazioni veniva inserita in copertina senza appesantire il risultato artistico grazie alla sua leggera semplicità.

Nonostante la sicurezza del successo, l’evoluzione artistica di Steinweiss non si ferma, negli anni successivi al 1950 realizza una serie di copertine, frutto della incredibile fusione del suo design con le fotografie di Margaret Bouke-White, fotogiornalista pioneristica celebre per le immagini della Russia e dell’underground industriale tedesco degli anni Trenta; scattò alcune delle prime fotografie all’interno dei campi di concentramento tedeschi di Erla e Buchenwald dopo la fine della seconda guerra mondiale e catturò le ultime foto del Mahatma Gandhi, in India.

In questi anni e fino al 1973, oltre a Columbia Records, Steinweiss collabora con altre etichette discografiche come Remington, Decca e London Records, il suo design si arricchisce continuamente di nuovi elementi, come il collage e le figure fustellate.  Non dobbiamo sottovalutare il valore artistico di Steinweiss, minimizzando le sue opere a semplici “buste illustrate per dischi”, il suo non è un lavoro meramente grafico, possiede la forza del genio artistico, che traduce nelle opere il fattore culturale del proprio tempo.

In tutta la produzione di Steinweiss seguiamo l’influenza del cubismo sintetico, quando il cubismo si snoda in immagini più comprensibili, accoglie nuove sfaccettature e moltiplica i piani e le prospettive, nell’uso del collage ritroviamo tracce di Braque e Picasso, che furono tra i primi ad usare questa tecnica nel primi del novecento. 

Nel 1973 decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura e abbandona la grafica.

© Alex Steinweiss

Curiosity killed the cat:

Poco prima della morte di Steinweiss, avvenuta nel 2011, l’editore Taschen pubblicò un libro-catalogo dedicato al suo lavoro.  Uscì in edizioni di diverso grado: la più semplice è di 420 pagine e pesa 3,5 kg; la più elaborata costa $ 1500, è numerata, firmata e include una serigrafia firmata

La copertina
disegnata per la registrazione originale di South Pacific (1949) è stata in uso quasi continuamente da allora
per il 78 giri, per l’LP, per il 45 giri, per vari formati di nastro e per il
CD. L’unico altro design grafico in America utilizzato per così tanti anni
è la Coca-Cola in bottiglia.

Link al sito ufficiale:  alexsteinweiss.com