Augusto De Luca fotografa Lino Vairetti

Lino Vairetti…rendez-vous con Augusto De Luca

Lino Vairetti è un nome che risuona con grande eco nel panorama musicale italiano. Nato a Napoli, ha dedicato la sua vita all’arte della musica, diventando non solo un talentuoso musicista, ma anche una figura di riferimento per molti artisti emergenti. La sua carriera prende avvio nei primi anni ’70 con la formazione degli “Osanna”, una delle band più innovative e influenti del rock progressivo italiano. L’approccio di Vairetti alla musica è stato caratterizzato da una fusione unica di elementi rock, jazz e folk, creando un sound distintivo che ha catturato l’attenzione di una generazione intera. Con il suo timbro vocale potente e la sua abilità nel comporre testi poetici, riesce a trasmettere emozioni profonde, toccando temi universali come l’amore, la libertà e la ricerca dell’identità. Abile polistrumentista, Vairetti è capace di suonare chitarra, pianoforte e tastiere, arricchendo le sue composizioni con arrangiamenti complessi e affascinanti. Ha collaborato con numerosi artisti, contribuendo alla realizzazione di opere straordinarie e partecipando a festival musicali in tutto il mondo. Il suo impegno nel promuovere la musica italiana lo porta a essere riconosciuto come uno dei pionieri del rock e della musica alternativa nel nostro Paese.Vairetti è un artista che ha saputo resistere ai cambiamenti dell’industria musicale, mantenendo sempre viva la sua passione. La sua capacità di reinventarsi e adattarsi ai nuovi stili senza mai perdere la propria autenticità è ciò che lo rende un personaggio così ammirato. Lo conosco da tantissimo tempo, da quando ancora ragazzo suonavo la chitarra e insieme ai miei amici che facevano parte dei vari gruppi musicale con cui mi esibivo, andavamo nei locali partenopei ad ascoltare le band già affermate per imparare qualcosa. In quel periodo Lino era già una certezza e noi ci posizionavamo proprio avanti alla pedana dove suonava per cogliere ogni sfumatura…Era da tanto che volevo ritrarlo e quel giorno lo chiamai facendo un appuntamento al Museo Archeologico di Napoli, sito che io amo moltissimo. Era un ottima location per trovare l’inquadratura giusta. Visitammo interamente l’enorme palazzo e devo dire che feci tantissimi scatti tutti soddisfacenti e molto interessanti che conservo nell’archivio. Due immagini in particolare però mi convinsero maggiormente: la prima con Lino al centro della foto tra due ombre che alcune statue non inquadrate proiettavano sui muri, diventando anch’esse protagoniste insieme al soggetto ritratto, incorniciandolo, e la seconda foto in cui modificando l’angolazione ho fotografato la testa di Lino parallela alla base, rendendo così la massiccia struttura al di sopra (la cornice di un finestrone non inquadrato) un grande triangolo di muro. Una prospettiva totalmente reinventata ma apparentemente reale. Due immagini quindi di matrice surreale, perfettamente in linea con il mio stile e il mio modo di operare…anche questa volta potevo essere soddisfatto.

Lino Vairetti – foto di Augusto De Luca
Lino Vairetti, foto di Augusto De Luca.

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Augusto De Luca fotografa 37 donne napoletane

VIDEO – RAI 3 sull’inaugurazione della mostra a Roma:

“Napoli Donna” è un libro con dei miei ritratti fotografici in bianco e nero e interviste di Giuliana Gargiulo, pubblicato nel 1987 dal Centro il Diaframma/Edizioni Editphoto, dell’omonima galleria di Milano “il Diaframma”.
Trentasette illustri donne napoletane: attrici, cantanti, scrittrici, galleriste, manager, che si raccontano. Tra queste, per citarne solo qualcuna: Pupella Maggio, Luisa Conte, Elena Croce, Isa Danieli, Ida Di Benedetto, Graziella Lonardi, Marisa Laurito, Angela Luce, Lina Sastri.
La prefazione del libro è di Lina Wertmuller ed è stato presentato con diverse mostre fotografiche: al Centro Diaframma di Milano il 30 novembre 1987, al Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes ( Villa Pignatelli ) di Napoli il 19 dicembre 1987, agli Incontri Internazionali d’Arte (Palazzo Taverna) di Roma il 7 marzo 1988, alla galleria fotografica Dry Photo di Prato il 2 aprile 1988 e alla Camera dei Deputati a Roma il 6 dicembre 1995, inaugurata con la presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e di Nilde Iotti, alla presenza di Giorgio Napolitano.
“Napoli Donna” racconta 37 donne napoletane che hanno lasciato il segno. È una profonda esplorazione dell’intricato rapporto tra la città di Napoli e le sue donne. Attraverso il mio obiettivo, ho cercato di catturare l’essenza della femminilità napoletana, intrecciando temi di bellezza, capacità e identità culturale. L’opera non vuole essere solo un omaggio fotografico ma anche un commento sulle sfide che le donne a Napoli devono affrontare. Insieme alla giornalista che ha realizzato le interviste, abbiamo cercato di sottolineare la loro forza e l’adattabilità anche in mezzo alle avversità di un contesto comunque non facile.
La narrazione visiva realizzata è ricca di simbolismi; ogni fotografia racchiude la vivacità della vita a Napoli e allo stesso tempo la profondità emotiva di ogni protagonista.
Inoltre, questo libro funge da importante artefatto culturale che contribuisce al discorso più ampio che circonda il femminismo e la rappresentazione nell’arte contemporanea. Mettendo in mostra le donne napoletane in tutta la loro complessità, e’ anche una sfida alle rappresentazioni stereotipate spesso presenti nelle narrazioni mediatiche. Questo lavoro invita il pubblico a riconsiderare le nozioni preconcette sulla femminilità all’interno della cultura partenopea, celebrando al contempo il suo patrimonio unico. In conclusione, “Napoli Donna” rappresenta una testimonianza sia di espressione artistica che di critica sociale, illuminando la vita delle donne che incarnano lo spirito di questa storica città.

Isa Danieli – foto Augusto De Luca
Mirella Stampa Barracco – foto Augusto De Luca
Napoli Donna – di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Enzo Gragnaniello

Enzo Gragnaniello è una figura di spicco della musica italiana, celebrato per la sua voce particolarmente roca e la sua abilità nel scrivere canzoni. Ha iniziato il suo itinerario musicale alla tenera età di 12 anni quando ha preso in mano per la prima volta una chitarra. A 18 anni stava già scrivendo canzoni che avrebbero poi definito la sua carriera di cantautore e compositore. La sua musica e’ caratterizzata da una fusione tra musica tradizionale napoletana e stili contemporanei e questa fusione gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio unico all’interno del panorama musicale italiano.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui diversi prestigiosi premi Targa Tenco, per l’eccellenza della canzone d’autore, ma oltre al suo lavoro da solista, Gragnaniello ha collaborato con vari artisti rinomati come Roberto Murolo, Mia Martini, Ornella Vanoni ed altri. Inoltre, si è cimentato anche nella composizione di musica per spettacoli teatrali e film, dimostrando ulteriormente il suo talento poliedrico. Enzo è uno dei musicisti che amo di più e anche per questo desideravo conoscerlo e fotografarlo. Quel giorno andai a casa sua in un antico palazzo del centro storico di Napoli. Vive all’ultimo piano e anche se l’abitazione è piccolina, ha diversi terrazzi esterni su più livelli che affacciano proprio sulla città vecchia: un’atmosfera straordinaria che sicuramente ispira le sue composizioni. Gragnaniello è una persona semplice e accogliente e il sorriso che costantemente è stampato sul suo viso mette a proprio agio chi lo avvicina. Insomma, incontri subito un amico…e fu così anche con me. Dopo un ottimo caffè, parlammo a lungo dei suoi progetti e dei nuovi brani che erano in produzione. Mi fece anche ascoltare dal suo telefonino alcune ultime sue prove di registrazione che aveva realizzato proprio in quel periodo e io ne fui molto onorato anche perché desiderava conoscere a tutti i costi il mio parere. Dopo aver discusso per un po’ sulla musica  napoletana, decisi di cominciare a fotografare. Un primo scatto lo realizzai all’interno della casa, vicino ad una finestra dove lui era seduto, perché mi piaceva proprio quella luce e la sua espressione. Poi uscimmo sui terrazzi dove realizzai una foto con l’inseparabile chitarra classica e un’altra in pieno sole. Quest’ultima immagine però in fase di postproduzione la scurii molto lasciando in evidenza solo la sua testa con il famoso suo cappello. Mi piaceva essenzializzare l’interessante viso dell’artista. Feci anche molti altri scatti che ho in archivio, ma ritengo che solo questi siano quelli che rispecchiano maggiormente il mio stile. Felice e soprattutto appagato, lo salutai affettuosamente e corsi dal mio computer per lavorare. 

Enzo Gragnaniello – Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello – foto Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Jeanne Carola Francesconi

Jeanne Carola Francesconi, è una figura cardine del panorama culinario, viene spesso chiamata come la decana della cucina napoletana. La sua opera fondamentale, La Cucina Napoletana, pubblicata nel 1965, è stata da allora considerata la guida definitiva alla cucina partenopea. Questo libro presenta oltre 480 ricette, tutto il variegato patrimonio gastronomico di Napoli, però va oltre la sua vasta raccolta di ricette, infatti e’ un artefatto culturale che riflette i contesti sociali e storici della cucina della regione campana. L’approccio meticoloso di Francesconi non solo mette in mostra i metodi tradizionali, ma include anche interpretazioni personali che elevano questi piatti classici. Il suo lavoro è stato citato in numerosi libri di cucina in diverse lingue e continua a ispirare chef di tutto il mondo.
Quel giorno andai con il mio assistente a casa della signora Jeanne che abitava in uno stupendo palazzo antico di un quartiere “bene” di Napoli, nelle vicinanze di piazza S. Pasquale. Ci aprì la porta la sua domestica in perfetta divisa con grembiulino bianco e cuffietta e subito dietro di lei ci venne incontro una bellissima signora molto giovanile, nonostante non fosse più una ragazzina. Rimasi immediatamente colpito dalla squisitezza dei suoi modi, e dalla classe del suo portamento: avevo incontrato una donna d’altri tempi. Dopo un caffè e un pasticcino buonissimo preparato proprio dalla signora Carola Francesconi, cominciai a guardarmi intorno per trovare lo sfondo giusto per il ritratto da fare. Fui subito attirato da un enorme quadro caravaggesco con personaggi, frutta e verdura, posizionato sulla parete un po in alto: io non mi scoraggiai. Chiesi alla ragazza con grembiule e cuffietta se in casa avevano uno scaletto basso e stabile che dopo poco mi portò e che posizionai sotto il quadro. La signora Jaenne acconsenti a salirci sopra con l’aiuto del mio assistente che su di un lato la reggeva, mentre io velocemente scattai qualche foto con l’Hasselblad. Anche questa volta ero soddisfatto ma forse lo ero di più ricordando il pasticcino assaggiato prima e preparato proprio dalle sue mani.

Jeanne Carola Francesconi – di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni è un acclamato romanziere italiano noto per le sue narrazioni avvincenti e il ricco sviluppo dei personaggi, in particolare nel genere della narrativa. Le opere di de Giovanni riflettono spesso la vibrante cultura e storia di Napoli, fornendo uno sfondo che arricchisce il tessuto narrativo delle sue storie. E’ evidente che la capacità di de Giovanni di suscitare forti risposte emotive nei lettori rimane uno dei suoi punti di forza. Il suo ritratto delle esperienze umane trova una profonda risonanza nel pubblico che cerca qualcosa di più del semplice intrattenimento, però le sue opere non solo intrattengono, ma provocano anche una riflessione su questioni sociali più profonde inerenti alle relazioni umane e morali.
Telefonai a casa del famoso scrittore e Paola, la compagna, mi diede un appuntamento per l’indomani. Il giorno dopo puntualissimo come sempre, mi recai da lui che abita in una bellissima e luminosissima casa al Vomero, nei quartieri alti di Napoli. Entrato, immediatamente fui colpito dall’enorme quantità di pulcinella e corni napoletani che facevano bella mostra in ogni angolo di tutti gli ambienti. Maurizio mi fece subito notare che erano le opere dello scultore Lello Esposito che comunque era pure un mio carissimo amico e mi sottolineò anche con orgoglio che l’artista era suo parente. Dopo aver dissertato sulla indiscussa bellezza di quei lavori e sulla bravura del loro autore, finalmente cominciai a guardarmi intorno e a scrutare con impegno ogni parete e angolo della casa cercando lo sfondo adatto per il ritratto, ma alla fine optai per uno sfondo unico anche per dare risalto solo al viso e all’espressione del soggetto ripreso, evitando altre informazioni nel “fotogramma”, anzi, ormai si parla di “file”. Quasi sempre quando devo ritrarre qualcuno porto con me uno sfondo pieghevole, leggerissimo e che si chiude “accartocciandolo”, diventando così un piccolo cerchio facilmente trasportabile. Dopo averlo aperto, lo posizionai alle spalle dello scrittore che feci sedere ad un tavolo nel salone sfruttando l’enorme quantità di luce che veniva dai balconi, mentre io seduto di fronte, dopo avergli detto di cambiare diverse posizione appoggiandosi anche alle mani, scattavo a raffica. La cosa però non fu così semplice, perché ogni volta che inquadravo, puntualmente, il bellissimo gatto di casa si divertiva ad entrare e uscire dell’inquadratura passeggiando su quel tavolo, rendendomi impossibile lo scatto. Forse era un gatto narcisista che desiderava apparire nella foto insieme al padrone. Fu necessario l’intervento di Paola che dopo diversi tentativi riuscì a bloccare il felino. Io nel frattempo mi resi conto di avere lo scatto giusto… soddisfatto salutai Maurizio e corsi a casa per lavorare al computer l’immagine, cosa che faccio sempre, spinto dall’irrefrenabile desiderio di rifinire e definire nel più breve tempo possibile la mia opera.

Maurizio de Giovanni – foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa le Capitali per Telecom

Dopo le mie tre immagini di Napoli sulle schede telefoniche, il cui lavoro ho descritto dettagliatamente in un precedente articolo, la Telecom mi contattò per un nuovo incarico: realizzare le foto per quattro schede su altrettante capitali europee: Parigi, Dublino, Bruxelles e Berlino. Le immagini dovevano contenere un monumento riconoscibile del luogo con un prodotto tipico, su cui la Telecom poi avrebbe inserito il relativo prezzo con doppia dicitura in lire e in euro. Dovevano essere le prime carte telefoniche sulla nuova moneta, l’euro, che doveva sostituire, appunto, la lira. Accettai e immediatamente mi organizzai prenotando i quattro voli necessari per poter realizzare i lavori.

Prima mi recai a Parigi, dove desideravo fotografare l’incantevole Tour Eiffel, emblema della città fin dal tempo della sua costruzione, quando ci si divideva interrogandosi se fosse una «mostruosa opera» o «uno strano capolavoro di metallo». Ovviamente non potevo che abbinare il tradizionale pane francese, la baguette… a proposito, com’è buona con quella sua crosta croccante! Quella mattina, dopo aver posizionato sul cavalletto la macchina fotografica, in lontananza vidi una bicicletta girare intorno nel grande spazio avanti al famoso monumento; aspettai incredulo e speranzoso e, con un unico scatto fortunato, riuscii ad immortalarla proprio al centro, nel punto che desideravo.

Poi partii per Dublino e, dopo aver girovagato in lungo e in largo, mi colpì molto la Christ Church Cathedral, forse perché emana un’energia spirituale davvero intensa e solo guardandola ci si trova immersi nella suggestiva atmosfera del XII secolo, a cui decisi di abbinare un gomitolo della prestigiosa lana irlandese, arcinota ovunque. Purtroppo, quella mattina, come capita spesso in questo Paese in qualunque stagione, non smetteva di piovere ed io ero molto deluso e preoccupato. Ma, all’improvviso, forse anche per tutte le mie preghiere, si aprì uno squarcio nel cielo giusto il tempo per un mio click; infatti, subito dopo, cominciò nuovamente ed inesorabilmente a piovere a dirotto. Anche qui feci un solo scatto ma buono.

La tappa successiva fu Bruxelles. Per questa immagine preventivai tutto prima di partire, portandomi in aereo una sagoma su cui poi avrei appoggiato uno dei meravigliosi merletti del posto con, sullo sfondo, l’Atomium, un monumento quasi straniante, che si trova nel parco Heysel, 9 atomi di una cella unitaria di un cristallo di ferro che ovviamente rimandano alle scienze e agli usi dell’atomo e qui non ci furono problemi di sorta.

Per ultimo mi recai a Berlino. In questa città, realizzai diverse foto, soprattutto con la Porta di Brandeburgo, ma alla fine, avendo comprato un boccale con la scritta BIER e uno specchio, decisi di realizzare lo scatto alla Colonna della Vittoria, una scultura imponente e straordinaria, a cui nel tempo sono stati rimossi e poi aggiunti diversi elementi decorativi per “depotenziare” il senso ultimo del monumento, e, questa volta, anche per il cielo sereno, riuscii ad eseguire il lavoro in breve tempo.

Per tutte le immagini, utilizzai una 35mm Contax con obiettivi Zeiss. Portai con me una macchina leggera, proprio per avere un’agibilità maggiore, limitando anche il peso dell’attrezzatura. È stata indubbiamente una stupenda esperienza, che mi ha anche permesso di conoscere appieno queste stupende capitali europee. Devo ammettere che avendo un discreto budget economico, ne ho approfittato, assaggiando nei migliori ristoranti le diverse cucine locali. Il risultato? Un bel lavoro ma anche qualche chilo in più. Le schede con immagini di Parigi, Bruxelles, Dublino, Berlino sono le prime nuove schede telefoniche con il valore facciale espresso in lire e in euro e sono state emesse nel 1999.

Scheda Telefonica – Parigi foto di Augusto De Luca

• La scheda di Parigi è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Bruxelles foto di Augusto De Luca

• La scheda di Bruxelles è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Dublino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Dublino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Berlino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Berlino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi


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Augusto De Luca fotografa Napoli Grande Signora

Questo mio progetto fotografico rappresenta non solo un omaggio alla bellezza della mia città, ma anche una profonda esplorazione del suo spirito, è un viaggio visivo attraverso una città sospesa nel tempo, rappresentata senza la presenza umana, solo attraverso le sue architetture, i suoi spazi e i giochi di luce che la attraversano.
Sono nato a Napoli, dove ho vissuto stabilmente fino a qualche anno fa. L’allontanamento mi ha fatto scoprire il grande segreto di questa città che, con i suoi abitanti, rappresenta un unicum straordinario. È lo scontro del FUOCO del Vesuvio con L’ ACQUA del Golfo che governa le funzioni vitali di tutto l’universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni. Ed ecco venir fuori cento, mille Napoli. La Napoli di opere magiche quotidiane legate alle emozioni, alle angosce, alle paure di timbro infantile. La Napoli del mistero che ha per effetto di dare a ciascun accadimento, per quanto familiare e riconoscibile, un carattere di mai veduto e di coltivare, in tale spiazzamento, la più profonda e singolare delle seduzioni.
Come dice un mio vecchio e caro amico, con un pizzico di amara ironia mista ad orgoglio: “Napoli è creatura inespugnabile e ruffiana, sempre in trance e sempre sveglia, divisa in eterno tra ambulanti e deambulanti, in una sorta di frenetico disordine cellulare, consumando le sue malattie alla vista di tutti e tanto chiassosamente da lambire il silenzio assoluto”.
Napoli è un enigma che si offre fatalmente alla chiave onirica. Città surreale per eccellenza, con un santo che, nel surreale, brucia una particolare dedizione a quel popolo alchemico di cui è protettore. Il miracolo di San Gennaro, non è un miracolo qualsiasi, è un evento unico al mondo, un prodigio che si ripete ogni anno perché non vadano a vuoto le invocazioni più perentorie e più fantasiose d’una massa di fedeli che dialoga a modo suo col trascendente. A differenza di altre città ogni elemento fondante è separato dal contesto urbano ed è incorniciato dall’ampio e luminoso golfo. Golfo e Vesuvio, insomma, fanno da sfondo placentare al Maschio Angioino, al Castel dell’Ovo, al Castel Sant’ Elmo, al Palazzo Reale. La particolare luce ed il particolare azzurro del cielo,  contaminato solo da piccole e nitide nuvolette magrittiane, rendono l’atmosfera assolutamente surreale e gli stessi abitanti con il loro linguaggio icastico (a faccia toia è calamita e paccher – la faccia tua è calamita di schiaffi; a panza toia è fodero e curtiello – la pancia tua è fodero di coltello) mi ricordano le rappresentazioni di due artisti del ‘500 che io considero i precursori del surrealismo: Pieter Bruegel il vecchio e Hieronimus Bosh.
Verità e finzione, realtà e immaginazione, sempre tutto esageratamente, eccessivo, contraddittorio, ma, sotto la Napoli del contrasto, della bella cartolina e del buio e tetro vicolo, è la città dal grande passato che mi incanta.
Quando sono a Napoli mi piace passeggiare alle 6 del mattino per via dei Tribunali. In questa strettissima via c’è un antico palazzo con un portico alto e nero sotto il quale, dopo aver chiuso gli occhi, aiutato da un particolare odore presente solo nei vicoli di Napoli, viaggio a ritroso nel tempo.
È una sensazione meravigliosa rivedere immaginandoli quei posti popolati da personaggi con lunghe parrucche bianche, merletti e mantelli, “sentire” gli zoccoli dei cavalli e le ruote dei carri sul selciato sconnesso. È così che entro in sintonia con l’anima della città. La Napoli che era tappa obbligatoria per gli uomini di cultura di tutta Europa. La Napoli che ha ispirato e influenzato artisti di ogni genere e che è ancora presente attorno a me…la Napoli Grande Signora. 
Napoli Grande Signora è un mio libro fotografico con immagini di Napoli, patrocinato dal presidente della Camera dei deputati e pubblicato dalla Gangemi Editore.
Le fotografie sono accompagnate da testi di diversi illustri personaggi: Giuseppe Abbagnale, Peppe Barra, Renato Carosone, Luciano De Crescenzo, Luigi De Filippo, Ida Di Benedetto, Roberto Murolo, Nino Longobardi, Michele Prisco, Giovanni Pugliese Carratelli, Lina Sastri, Ernesto Tatafiore.
L’introduzione è di Mimmo Liguoro.

Tutte le immagini pubblicate sono di Augusto De Luca.





Augusto De Luca fotografa 31 napoletani

Dopo il successo del libro ‘Napoli Donna’, pubblicato dal Centro il Diaframma / Edizioni Editphoto nel 1987, io e Giuliana Gargiulo decidemmo di realizzarne un altro sugli uomini che appartenevano alla nostra città e che avevano in qualche modo lasciato un segno importante.
Nacque così ‘Trentuno napoletani di fine secolo’, pubblicato da Electa Napoli nel 1995, con i miei ritratti fotografici, realizzati tutti con polaroid manipolate, e le interviste della mia amica giornalista.
Trentuno illustri napoletani tra attori, cantanti, scrittori, galleristi, manager, si sono raccontati e messi in posa.
Tra questi: Salvatore Accardo, Lucio Amelio, Sergio Bruni, Renato Carosone, Luciano De Crescenzo, Francesco De Martino, Roberto De Simone, Antonio Ghirelli, Raffaele La Capria, Roberto Murolo, Riccardo Muti, Giorgio Napolitano, Michele Prisco, Giovanni Pugliese Carratelli, Francesco Rosi ed altri.
Ha introdotto il libro uno scritto di Carlo Azeglio Ciampi.
Il volume è stato presentato prima a Palazzo Serra di Cassano di Napoli, poi con la mostra di fotografie alla Camera dei Deputati a Roma, il 6 dicembre 1995, inaugurata con la presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e di Nilde Iotti, alla presenza di Giorgio Napolitano.
Questo lavoro è stato per me una vera sfida, tutti i ritratti sono su polaroid, che ho manipolato successivamente allo scatto; in quel periodo, infatti, ero molto innamorato della mia Polaroid una SX-70, una semplice, piccola, economica macchina fotografica.
Era proprio l’immediatezza del risultato e il cromatismo delle sue pellicole che mi affascinava più delle professionali e sofisticate apparecchiature con cui si ottenevano foto supernitide e straordinariamente precise. Cercavo un’imperfezione che rendesse l’immagine più artigianale e meno industriale.
A volte alcuni ritratti sono talmente perfetti da risultare stucchevoli e noiosi e la possibilità di manipolare queste immagini le accostava alla pittura, pur restituendo un referente e una verità tutta fotografica.
Una dimensione, quindi, diversa e totalmente aperta alla sperimentazione. Quello che mi ha sempre affascinato, e che continuo a cercare, è proprio la possibilità di scoprire nuovi linguaggi espressivi, nuove strade da percorrere.

Enrico Job e Enzo Moscato – foto di Augusto De Luca
Mauro Carosi – polaroid di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Fabrizia Ramondino

Io e la giornalista Giuliana Gargiulo nel 1987 andammo a casa di Fabrizia Ramondino, illustre scrittrice scomparsa qualche anno fa, per realizzare un’intervista e un ritratto che sarebbero stati pubblicati nel libro ‘Napoli Donna’, Centro il Diaframma – Edizioni Editphoto.?Viveva all’ultimo piano di una bella casa nel centro storico, con un terrazzo che si affacciava sui tetti della Napoli antica e il Vesuvio di fronte.
Aveva vissuto un po’ ovunque, in Italia e all’estero, soprattutto da piccola, dato che il padre era un diplomatico, ed era legata, in special modo, a Spagna, Francia e Germania.
Coltissima, dalla formazione cosmopolita, si era poi laureata in francese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dandosi all’insegnamento, all’attività sociale e alla solidarietà.
Già negli anni ’60 si occupava di cronaca, inchieste sul territorio e disoccupazione, partecipando alla vita politica e aderendo al movimento della Nuova Sinistra. Da buona eclettica, si dedicava a reportage, poesia, prosa autobiografica e non, romanzi e sceneggiature, con un ottimo riscontro dalla critica, che scorse in lei un’impronta proustiana.
Era una donna minuta ed esile come una ragazzina, sorridente e delicata: dai suoi modi traspariva una fragilità che si manifestava in un modo di fare molto prudente e forse anche un po’ diffidente.
Insomma, si capiva che la sua vita non era stata facile. A cominciare dalla morte improvvisa del padre, che aveva costretto la famiglia ad un brusco rientro nel capoluogo campano in ristrettezze economiche, per passare al suicidio dell’amico Carlo Cirillo, con cui si impegnava in varie attività nell’Associazione per il Risveglio di Napoli, al fallimento del matrimonio con il nobile Francesco Alberto Caracciolo, aspirante pittore, e alla relazione turbolenta con Livio Patrizi, da cui ebbe l’unica figlia, Livia.
Ci offrì un ottimo caffè e mentre Giuliana si accingeva ad intervistarla, io cercavo un’inquadratura e uno sfondo giusto per il ritratto. Raccontò molti aneddoti della sua vita, aprendoci il suo cuore completamente e soffermandosi anche su alcuni aspetti dolorosi, che l’avevano segnata.
Fino a qualche anno prima, infatti, era stata un’alcolista, e nonostante le amiche e la sorella avessero in tutti i modi cercato di aiutarla a guarire, quello che aveva contribuito a tirarla fuori da questo tunnel era stata la lettura del libro ‘Diario’ di Elly Hillesum, incentrato sulla vita di una giovane ebrea non praticante in pieno nazismo, una narrazione che ricorda in parte quella di Anna Frank, che le fece capire che ci si può salvare anche in casi estremi, quando tutto sembra precipitare verso la fine.
Dopo questo capitolo triste ci spiegò anche che nella sua vita l’amicizia aveva avuto un’importanza maggiore dell’amore e che bisogna amare il prossimo perché è te stesso, non come te stesso.
Fui colpito da questi suoi racconti e, come d’impulso, decisi di fotografarla tra due trame, quella di una pianta e quella di una tenda, fitte come quelle della sua vita.
Nel ritrarla sottolineai ed evidenziai poi con delle aperture attraverso le foglie, soprattutto i suoi grandi occhi e quella sigaretta che la caratterizzava in modo particolare così perennemente accesa tra le sue dita.
Quello fu davvero un incontro speciale che, sicuramente, arricchì la mia vita.

 

Fabrizia Ramondino – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Pietro De Vico

Nel 1993 cominciai a lavorare al progetto fotografico di un libro ‘Trentuno napoletani di fine secolo’, pubblicato da Electa Napoli nel 1995, incentrato su importanti uomini partenopei; io mi sarei occupato appunto delle immagini, la giornalista Giuliana Gargiulo, invece, si sarebbe dedicata alle interviste.
Uno degli artisti su cui focalizzammo l’attenzione era il mitico attore Pietro De Vico, che andammo a trovare nella sua casa di Roma.
Fin da piccolo aveva “respirato” Bellezza; nonno musicista, padre amante del teatro, zio professore di musica, per cui era naturalmente approdato alla recitazione.
Esponente di spicco del teatro napoletano, macchiettista, caratterista dalla rara capacità di resa mimica, indimenticabili le sue notevoli interpretazioni comiche del balbuziente, a soli sei anni aveva debuttato con il geniale Eduardo Scarpetta, per poi creare con i suoi due fratelli, Antonio e Mario, la compagnia i Trio De Vico e proseguire una carriera straordinaria nella prosa impegnata.
Ci accolse la moglie Anna Campori, cantante di operetta e bravissima attrice con cui Pietro ha condiviso tutta la sua vita, ben 62 anni di matrimonio, molti successi teatrali e televisivi e tanto avanspettacolo.
Celebri i loro personaggi nella serie televisiva per ragazzi ‘La nonna del corsaro nero’, in onda tra il 1961 e il 1966, in cui lui vestiva i panni del balbuziente e pauroso nostromo Nicolino e lei quelli di Giovanna.
La stessa Anna era figlia d’arte, entrambi i genitori attori, aveva debuttato nella compagnia teatrale paterna.
Entrammo in un grande salone arredato con bellissimi mobili antichi, ci sedemmo, e lei, con un grande sorriso stampato sul viso, ci portò un buonissimo caffè.
Dopo poco entrò il grande attore, anche lui con uno straordinario sorriso che ispirava simpatia. Quell’espressione la conoscevo bene perché l’avevo vista in televisione nei suoi innumerevoli film e commedie con Eduardo, Totò, Macario, Anna Magnani, e con tutti i più grandi artisti del tempo.

De Vico ci raccontò molti episodi della sua lunga carriera artistica: dall’inaugurazione dei tre canali televisivi, il primo nel 1954 a Milano, il secondo a Roma e il terzo a Napoli, ai titanici registi che lo avevano diretto, Eduardo, Antonio Calenda, Steno e Mario Monicelli, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Lina Wertmüller, Monica Vitti.
Ci parlò dell’immenso Totò, che sul set cedeva anche ad una semplice comparsa la sua sedia con la scritta “Principe”, e poi disse che per lui Napoli era il paradiso, che della sua città conosceva ogni vicolo, dal primo all’ultimo, e che era proprio lì che avrebbe voluto riposare alla fine della sua vita.
Nel soffermarsi sul racconto di questo suo grande amore, si avvertiva la grande nostalgia che aveva per la sua città; un velo di malinconia offuscò per un attimo il suo sguardo, ma, al contempo, i suoi occhi brillarono e, dopo un’istante, quel sorriso inconfondibile riapparve sul suo viso.
Dal modo di parlare e dai suoi gesti trasparivano la sua bontà e una grande umiltà, dote che appartiene solo ai grandi protagonisti.
Poi si alzò, camminava con l’aiuto di un bastone a causa di un ictus, che aveva avuto di recente, e mi fece vedere dei cartelloni con il suo ritratto; fu allora che mi venne l’idea di utilizzarli per una delle foto che realizzai con una polaroid, che subito dopo manipolai.
Feci anche altri scatti in bianco e nero, ma poiché lui era stanco ed affaticato, capii che forse sarebbe stato meglio non insistere e, dopo un abbraccio affettuoso, andammo via.
Io e Giuliana eravamo emozionati e commossi per la semplicità e l’umanità di quel grande interprete che, con il suo talento, ha contributo a diffondere l’Arte napoletana nel mondo.

 

Pietro De Vico – foto di Augusto De Luca
Pietro De Vico – polaroid di Augusto De Luca