Augusto De Luca fotografa in Bianco e Nero

Era l’inizio degli anni ’80 e le mie fotografie a colori avevano avuto importanti riconoscimenti anche all’estero. In quegli anni di solito si iniziava a fotografare in bianco e nero per poi successivamente passare al colore; io invece feci il contrario. In quel periodo incontravo spesso alle mostre ed agli eventi di fotografia, Ken Damy, uno dei maggiori promotori, insieme a Lanfranco Colombo, della fotografia italiana nel mondo. Ken che aveva una galleria e un Museo della Fotografia a Brescia, mi propose di esporre nei suoi spazi, però desiderava un mio lavoro totalmente nuovo, anzi completamente diverso da tutto quello che avevo realizzato e si era visto fino ad allora: voleva un lavoro inedito in bianco e nero. Per me era una grande sfida che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Ma poiché io amo le sfide, soprattutto quelle con me stesso, senza esitare accettai. Fino ad allora mi ero confrontato con tagli geometrici e colori saturi che conoscevo bene, come potevo reinventarmi con immagini monocromatiche? Seguendo le orme di alcuni grandi fotografi che amo molto e che per me sono tra i precursori e i pionieri della fotografia di ricerca, come: Bill Brandt o Irving Penn, optai per un bianco e nero più duro e contrastato, con neri profondi, e cieli scuri, che danno vita a composizioni pregne di atmosfere e cariche di mistero. Realizzai così questo lavoro che intitolati ‘Magic Weekend’, che ho esposto appunto per la prima volta a Brescia riscuotendo un notevole consenso. Mi aiutò Maria Grazia, la mia prima moglie, che fece da modella in alcuni scatti. Da quella esperienza iniziò la mia passione per il bianco e nero con il quale tuttora continuo a lavorare. Quindi devo sicuramente ringraziare Ken Damy, perché mi ha spinto e incoraggiato a trovare nuove possibilità espressive che altrimenti, non so se avrei mai cercato e provato”.

il bianco e nero – foto Augusto De Luca_
il bianco e nero foto Augusto De Luca_

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Augusto De Luca fotografa il Cimitero delle Fontanelle

Questo è un luogo unico al mondo dove storia, tradizione e devozione popolare si intrecciano dando vita a molte leggende. Alle Fontanelle, cimitero napoletano, ci sono resti umani di tantissime persone disseminati su un’area molto grande, costituita da tre enormi gallerie. E’ impressionante il numero di teschi, femori e tibie ospitati. La storia del cimitero ebbe inizio nel 1654, quando Napoli fu colpita da una grande pestilenza. Poiché le chiese, che fino ad allora erano gli unici luoghi deputati ad accogliere i defunti, non erano più sufficienti, si ricorse a queste cave di tufo dismesse. A questa tragedia si aggiunsero anche le vittime di altri rilevanti eventi funesti, in particolare dell’epidemia di colera del 1836.   
Ma i resti di questi poveri anonimi defunti hanno toccato il cuore dei napoletani dando luogo ad una spontanea e curiosa forma di devozione. Si trattava dell’adozione del teschio, detto “capuzzella”, in cambio di una sorta di protezione celeste. Innanzitutto il cranio prescelto veniva pulito, lucidato e posto in teche di legno, contornato da lumini, fiori e successivamente anche da un rosario. Alla capuzzella veniva poi attribuito un nome ed una storia e alla sua anima si indirizzavano preghiere in cambio di una grazia o dei numeri da giocare al lotto. Se però le aspettative venivano disattese il teschio poteva essere abbandonato a favore dell’adozione di una nuova capuzzella.
Sicuramente è un posto da fotografare e come sempre anche questa volta ogni mia foto è filtrata dall’emozione, dal rapporto che si crea tra me ed il luogo da ritrarre e il Cimitero delle Fontanelle mi ha sempre affascinato e mai impaurito; la collocazione di quelle centinaia di migliaia di ossa in maniera così precisa, puntuale e geometricamente ineccepibile, infonde una tranquillità interiore, una sensazione di “sistemato”, di “organizzato”, che rende il luogo meno minaccioso, anche se sempre straordinariamente misterioso. Questo, insieme alle storie ed ai racconti, mi ha spinto però ad interpretarlo in modo del tutto personale, del resto nella storia della fotografia molti illustri fotografi hanno fotografato i teschi: da Nadar a Irving Penn… In alcune immagini mi sono ispirato allo ‘still life’, uno stile fotografico molto diffuso in pubblicità, utilizzato per la rappresentazione di oggetti inanimati che ha lo scopo di contribuire alla vendita di prodotti e che solitamente si realizza in studio; in altre invece ho utilizzato un ’semi-mosso’, impostando sulla macchina fotografica un tempo lungo e muovendo leggermente la mano al momento dello scatto, dando così la sensazione di un oggetto che si sdoppia, un oggetto dal quale esce la sua anima. Queste foto le ho realizzate in due occasioni diverse e presto ci ritornerò: quello spettacolo insolito ispirerà sicuramente altri scatti ed altre interpretazioni inconsuete. Il Cimitero delle Fontanelle è un patrimonio culturale singolare ed originale, dove vita, morte e spiritualità si intersecano e si fondono con una spontaneità e una naturalezza propria dell’animo altrettanto unico del popolo partenopeo.

 

Il Cimitero delle Fontanelle – foto di Augusto De Luca
Il Cimitero delle Fontanelle – foto di Augusto De Luca
Il Cimitero delle Fontanelle – foto di Augusto De Luca
Il Cimitero delle Fontanelle – foto di Augusto De Luca