SEID UMSCHLUNGEN, MILLIONEN! (ABBRACCIATEVI MOLTITUDINI!)
Forse nei momenti difficili, forse da sempre o forse solo negli ultimi mesi, aleggia tra noi europei un altro grande virus oltre al neo arrivato Covid-19: quello della diffidenza che, infima e sottile, lavorando da mediano, alimenta sempre più un clima di avversione nel nostro vecchio continente.
Per cercare di crearmi un’idea leggermente più strutturata della questione “Europa” sono voluto partire da lontano, analizzando il termine stesso. Nella mitologia “Europa”, figlia di Agenore e Telefessa, nipote di Poseidone e Libia, venne rapita da Zeus tramutatosi in toro; dalla loro unione una volta giunti a Creta nacquero Minosse, re di Creta, e Radamanto. Altresì, l’analisi etimologica della parola non ci dà troppi chiarimenti e lascia libera l’interpretazione. La tesi più accreditata è che si fondi sul termine ereb con il quale i Fenici usavano indicare tutti i paesi ad occidente della Siria; quella che dà, invece, il via a questa mia riflessione è un’altra. Riprendendo tra le mani il vecchio e marmoreo GI, il vocabolario di greco, un po’ malconcio – non tanto per il grande uso che ne feci quanto perché, ahimè, negli anni del liceo fungeva da rialzino per qualsiasi cosa non arrivasse all’altezza desiderata – ho avviato una ricerca sul significato dei termini che compongono la parola “Europa”. Questa risulta essere formata dall’unione di due vocaboli: eurus traducibile con l’aggettivo italiano “ampio” e ops, che sta per “voce”, “linguaggio”, o ancor meglio, e se vogliamo ancor più poetico, “sguardo”. Ecco qui, che unendo le due traduzioni “Europa” assume il significato di “ampio sguardo”.
Da qui nasce questo breve saggio, che ha la velleità di puntare il faro sui valori propri racchiusi nel significato di “Europa”, allontanandosi invece dall’interesse politico ed economico che la potenza europea rappresenta.
Già, quindi, nella parola “Europa” è contenuto il significato più nobile, quel significato che i suoi Fondatori avevano in mente, forse dimenticato e che varrebbe la pena di riscoprire e riavvalorare. “Europa” come “ampio sguardo”, che fonda le sue radici non sul suo valore economico e politico, ma su un valore di tipo culturale, mettendo in primo piano una visione “sacra” e “divinizzata” di essere umano e di intelletto, basata sui valori delle antiche società elleniche.
Franz Josef Muller, membro della Rosa Bianca, movimento cristiano di resistenza tedesca al nazismo, in un intervento tenuto a Belluno il 5 febbraio 1996 dice:
“Vorrei dire, rapportandomi alla realtà attuale, che se si persegue soltanto un’Europa dell’economia, dell’efficienza economica, questa non è l’Europa che noi della resistenza, e altri ancora, volevamo. Se l’Europa non farà riferimento alla sua cultura, alla sua storia spirituale non sarà un’Europa in grado di lasciare un’eredità buona e utile per gli uomini.”
È forse un caso che l’inno dell’Unione Europea, il tanto noto Inno alla Gioia composto da Ludvig van Beethoven sul testo dell’Ode alla Gioia di Friedrich Schiller, sia inserito in uno dei più grandi capolavori della storia della musica? Ci si può forse interrogare anche sull’assonanza simbolica di questa scelta dato che la IX sinfonia di Beethoven, dal quale ultimo movimento è tratto il nostro inno, è considerata come uno degli elementi più innovatori e rivoluzionari nell’evoluzione della composizione musicale?
Mi sento di dire che probabilmente sì, l’idea d’Europa come “ampio sguardo”, rassicurante e futurista, tutt’oggi, è rivoluzionaria.
Una grande oasi sognata da grandi uomini, molti dei quali italiani come Nilde Iotti e Alcide De Gasperi, fondata su un sentimento di pace ed unione. Un grande “continente contenitore” di etnie, usi e costumi, che miscela Oriente e Occidente avvicinando climi e paesaggi, sapori e sguardi, melodie e ritmi. Potremmo allargare la visuale citando Gandhi in una delle sue frasi passata alla storia: “L’umanità intera appartiene a un’unica grande famiglia”; ma il discorso si perderebbe in meandri dell’anima che solo il cuore, e non di certo la mia penna, potrebbe interpretare.
Lungi dall’intento di queste poche righe alludere al fatto che non debbano esistere confini geografico-politici, sarebbe troppo utopico e forse banale. Le differenze, insite tra i tanti popoli del continente europeo – tra qualsiasi nazione o anche tra qualsiasi uomo –, formano il nostro patrimonio e rappresentano la nostra forza. Magari nel futuro non esisterà più questo grande paese chiamato Europa e ritorneremo a una politica, nel senso alto del termine, che conta piccoli stati (si fa per dire) ognuno facente capo solo ed esclusivamente a sé stesso.
Quello che è certo, è che i confini e ancor più le barriere non devono esistere tra gli esseri umani. Le tensioni e gli odi politici hanno già troppe volte plasmato noi, uomini liberi, provocando ferite umane e sociali che la storia ancora ci rammenta. La politica e i governanti cambiano, noi, il popolo nella sua entità fisica e metafisica, no.
Sophie Scholl, insieme a suo fratello Hans, fu anch’ella membro della Rosa Bianca. Come tanti altri militanti frequentarono il ginnasio classico della città di Ulm, nella Germania meridionale.
Quella scuola non aderì mai alle idee del nazional-socialismo. Lì i giovani, tramite lo studio dell’arte, della letteratura e della filosofia (soprattutto con l’analisi dei testi dei filosofi greci come Socrate e Platone) ebbero subito modo di interpretare malato il sistema “umanamente imperialistico” alla base dell’ideologia nazista – e tutto sommato anche del prodotto contemporaneo ed amico made in Italy. È proprio su queste idee che si formavano le coscienze di tanti “partigiani” tedeschi che vedevano nella cooperazione dei popoli europei e nella formazione di una grande coscienza europea il futuro dell’intero continente. Sophie, prima di essere ghigliottinata, fu torturata per quattro giorni consecutivi, dal 18 al 21 febbraio del 1943. Prima di morire un agente della Gestapo le domandò: “Signorina Scholl, non si rammarica, non trova spaventoso e non si sente colpevole di aver diffuso questi scritti e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?”. Lei rispose: “No, al contrario! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!”. Aveva appena 22 anni.
| … Seid umschlungen, Millionen! Diesen Kuß der ganzen Welt! Brüder, über’m Sternenzelt Muß ein lieber Vater wohnen. … |
… Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero! Fratelli, sopra il cielo stellate deve abitare un padre affettuoso. … |