Augusto De Luca fotografa Roma
Questo é il primo di sette libri commissionati dalla TAV, treno alta velocità, quando mi chiesero di interpretare alcune delle città che il treno avrebbe attraversato, lasciandomi totalmente libero nella scelta dei luoghi e dei monumenti, affidandosi totalmente al mio stile e al mio modo di fotografare.
“Roma Nostra” è un libro fotografico con le mie immagini di Roma, patrocinato dal Presidente della Camera dei Deputati e pubblicato dalla Gangemi Editore.
I testi sono di Maurizio Costanzo, Nino Manfredi, Ennio Morricone, Gigi Proietti, Alberto Sordi, Valentino (stilista), Monica Vitti, Ferruccio Amendola, Alessandro Curzi, Virna Lisi, Luigi Magni, Nicola Pietrangeli, Paolo Portoghesi e Carlo delle Piane. L’introduzione è di Lina Wertmuller ed è stato presentato il 30 ottobre 1996 con una mostra di fotografie al Museo di Roma, Palazzo Braschi. Mostra che poi e stata itinerante in Italia.
In quel periodo vivevo a Roma, circostanza che favoriva particolarmente questo lavoro. Avevo modo di programmare ed eventualmente ripetere gli scatti, scegliendo gli orari più favorevoli e quindi la luce migliore per ogni foto. Nel fotografare questa e successivamente anche le altre città, per un fotografo come me che privilegia le strutture architettoniche, eliminando completamente la figura umana, rendendo i luoghi come palcoscenici vuoti che vivono solo attraverso i loro segni e le strutture architettoniche che attraverso lo scorrere del tempo ne raccontano la storia, il vero problema era sempre lo stesso: i simpaticissimi e onnipresenti cinesi o giapponesi…non so bene…perché ammetto di non riuscire a distinguerli. Appena trovavo l’inquadratura giusta e stavo per scattare, ecco che come un’apparizione miracolosa, avanti alla fotocamera si materializzava uno di loro con l’inseparabile macchinetta fotografica. Non so quanti scatti con “imprevisto” ho dovuto cancellare e non so quanta pazienza ho dovuto avere; ma io perseveravo e dopo un po’, se nel mirino non ne vedevo un altro, alla fine il click mi ripagava sempre dell’attesa.
Alcune volte durante la caccia alle immagini, si presentavano occasioni irripetibili; come quando una mattina allo Stadio dei Marmi cercando tra le statue una buona foto, notai due colombe bianche immobili sull’avanbraccio di un discobolo che aveva come sfondo un meraviglioso cielo nuvoloso. La foto così com’era sarebbe stata bella ma forse un po banale e allora mi venne l’idea: dissi a Marisa la compagna di allora che quel giorno mi accompagnava, di lanciare una moneta al mio via sulla statua, mentre io ero pronto a scattare con la fedele Hasselblad. E così fu…il tintinnio del metallo sulla pietra fece volare i due colombi all’unisono ed io scattai. Il risultato é nella foto che pubblico sopra.
Nel racconto fotografico della città il mio è un itinerario del tutto spontaneo e intuitivo dettato solo da ciò che mi ha attratto e spinto ad una sintesi tra realtà esterna, razionalità e creatività. Con un chiaro riferimento al magico ed al metafisico, matrici che accompagnano tutti i miei lavori, l’intento è stato di proporre una Roma senza tempo, classica e moderna, antica e futura, oltre le mode e gli imperi che l’hanno attraversata dei quali oggi restano solo i segni. Roma non appartiene a nessun tempo. Ho sottolineato ulteriormente la sua totale autonomia e sospensione ritraendola completamente deserta, imprigionata da lunghe icone orizzontali, come il palcoscenico di un teatro dove si recita ogni giorno la vita di cui si intravede solo il riverbero e dove regna sovrano il silenzio. È impossibile dare l’idea di una città così “grande”, così assolutamente piena di tutto e quindi imprendibile nella sua essenza più profonda. Io ho cercato di svelare almeno qualcuno dei suoi segreti.
“Certe volte basta un selciato sconnesso, respirare un odore ed ecco che la città è lì, attorno a te” Jean Paul Sartre


