WORKSHOP SU COOPERAZIONE E VOLONTARIATO: Percorsi migratori, accoglienza e progetti dedicati
L’Ass. Diritti al cuore Onlus, impegnata nella cooperazione e nel volontariato dal 2004, lancia un nuovo percorso formativo e informativo dedicato ai migranti, aperto a tutti.
Il workshop, dal Titolo “Percorsi migratori, accoglienza e progetti dedicati”, partirà il 9 maggio alle ore 19.00 a Roma, nella sede di Via dei Latini 12-14, quartiere San Lorenzo.
Il workshop è gratuito e si terrà ogni giovedì. La partecipazione è libera e aperta a tutti.
Ogni incontro sarà monotematico e vedrà la partecipazione di molti ospiti provenienti dal mondo della cooperazione, del giornalismo e del volontariato e vedrà testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona questi eventi.
Tra i relatori troviamo Alessandra Morelli, Delegata dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fino al 2021, Michele Cirillo, Fotoreporter, Elisa Dimida, Coord. Gruppo Firenze Medici Senza Frontiere, giornalisti di Black Post, primo giornale online redatto esclusivamente da ragazzi immigrati, Laura Stopponi, Program Manager di Caritas Italia.
A ogni incontro saranno presentati i progetti dell’Associazione Diritti al Cuore Onlus che porta avanti in Italia su queste tematiche.
Tematiche trattate: rotte migratorie, Lampedusa e il suo Museo, Dilemmi della comunicazione umanitaria, accoglienza, pregiudizi e razzismo.
A chi è rivolto: il workshop è utile per chi studia cooperazione, per chi vuole iniziare un percorso di volontariato attivo, per chi lavora in questo settore o semplicemente per chi vuole capire di più questo momento storico e la politica in materia di immigrazione.
Il corso è gratuito, prevista la tessera associativa annuale di 25 euro.
A fine corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
foto Michele CirilloOceam
Date: 9-16-23-30 maggio e 6 giugno. Contatti: 3289297160 oppure fra.caprioli@gmail.com Per iscriversi clicca qui ?? https://forms.gle/zmK5JjhEbqrpo8ph7
Programma
9 maggio ore 19 – Rotte migratorie: la rotta del Mediterraneo. Lampedusa e il suo museo. Ospite Michele Cirillo, Fotoreporter. DAC presenta OCEAM.
16 maggio ore 19.30 – Un mondo frammentato: Diritti disattesi e cura dell’umano. Relatrice Alessandra Morelli, delegata per dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)
23 maggio ore 19.30 – Dilemmi etici nella comunicazione umanitaria. Relatrice Elisa Dimida, Coord. Gruppo Firenze MSF. Ospiti i giornalisti di Black Post
30 maggio ore 19.30 – Rotte migratorie: la rotta balcanica. Relatrice Laura Stopponi, Program manager programmi di cooperazione di Caritas Italia. DAC presenta Salute Migrante
6 giugno ore 19.30 – La bellezza della diversità. Welcome direzione sud. Ospiti Marica D’Amico e Faburama Ceesay. DAC presenta il suo nuovo progetto Mixitè, per parlare di pregiudizi.
Workshop sulla cooperazione: confini e percorsi migratori.
Parlare ai più giovani è sempre importante. Parlare ai più giovani di confini e rotte migratorie, in questo specifico periodo storico, è quasi un dovere. Il 3 ottobre dello scorso anno partecipammo a Lampedusa alla Quinta Giornata della Memoria e dell’Accoglienza organizzata dal Comitato 3 Ottobre. Noi dell’associazione Diritti al Cuore siamo stati invitati a costruire un workshop per ragazzi tra i 16 e i 18 anni che avrebbero partecipato alle tre giornate di Lampedusa. Così ideammo un gioco di ruolo che ripercorresse il viaggio dei migranti in una delle rotte realmente battute: dall’Eritrea a Lampedusa. Visto l’interessamento dei ragazzi, le loro domande e commenti, la loro reazione toccante, e anche il nostro coinvolgimento emotivo, abbiamo deciso di strutturare questo progetto, di portarlo anche nelle scuole romane. Ecco che nasce O.C.E.A.M., acronimo di Oltre i confini al di là del mare, un progetto per sensibilizzare i giovani sul tema delle migrazioni.
Alla luce di una comune visione che vuole riportare l’umano al centro di politiche e discorsi, l’Associazione Diritti al Cuore si è interrogata su come poter apportare un cambiamento nella società che sia forte, efficace e solidale. È così venuta a costituirsi un’equipe di giovani esperti in vari campi, dal sociale al sanitario, che si sono trovati di comune accordo nel vedere le scuole come il fulcro della società e il liceo come luogo dove formare le coscienze per una cittadinanza attiva. Sono stati selezionati in particolare gli studenti degli ultimi due anni del liceo, poiché alla soglia della responsabilità elettorale rappresentano il tessuto più fertile da coltivare stimolando il senso civico di ognuno dei partecipanti.
Il progetto si sviluppa attraverso il gioco di ruolo e ha come obiettivo far (ri)vivere ogni emozione che ciascun migrante prova dal momento in cui inizia il suo viaggio, lasciando la propria casa, la propria terra, la propria famiglia, con pochi soldi a disposizione e con la paura prima di non riuscire a salire sulla barca e poi di non sapere se riuscirà a scendere dalla stessa visto l’alto rischio di naufragio. Viste l’aumento delle richieste da parte degli istituti romani, si è deciso di organizzare un corso di formazione per gli esperti di vari campi che andranno a tenere questo workshop nelle scuole.
Un corso gratuito in 6 incontri presso la nostra sede di Via dei Latini 12, rivolto a giovani dai 18 ai 30 anni, un corso rivolto a chi è curioso, per chi vuole aiutarci, per chi vuole capire, per chi vorrà spiegare.
Dieci anni fa individui e associazioni di tutto il mondo avevano un sogno, organizzare la prima Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza. E ci riuscirono. A quella Marcia, in 93 giorni, parteciparono migliaia di persone; la stessa attraversò circa 100 paesi dei 5 continenti, in ognuno dei quali si svolsero vari eventi istituzionali e artistici. Io ebbi la fortuna di far parte del Comitato organizzatore, e, oltre alle iniziative di Roma, partecipai all’ultimo tratto della marcia, quello che attraversò il Perù, il Cile e l’Argentina. Al solo ricordo mi si ricolma il cuore di gioia. Moltitudini colorate di diverse nazioni erano unite solo da due parole: Pace e nonviolenza.
Dopo dieci anni un gruppo di persone di allora ha deciso di organizzare la Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la nonviolenza. E partirà il 2 ottobre 2019 da Madrid. Ancora oggi stanno aderendo e si stanno sommando centinaia di associazioni. Nelle scuole di tutto il mondo, in occasione della Marcia, saranno realizzati simboli della pace umani; in ogni città che ha aderito si apriranno tavoli di discussione e si cercherà di portare nell’agenda informativa tematiche quali la difesa dell’ambiente, il tema del disarmo, la lotta alle diseguaglianze sociali e alla discriminazione di genere.
Perché organizziamo una seconda marcia? Perché vogliamo denunciare la pericolosa situazione mondiale caratterizzata da sempre più conflitti; perché vogliamo continuare a creare coscienza poiché solo attraverso la pace e la nonviolenza sarà possibile costruire un mondo migliore; perché vogliamo rendere visibili le differenti e varie azioni positive che persone, insiemi, popoli portano avanti tutti i giorni. Perché vogliamo dare voce alle nuove generazioni che che vogliono dar risalto alla cultura della nonviolenza.
Quando? La seconda marcia comincerà a Madrid il 2 Ottobre 2019, giornata internazionale della nonviolenza. Percorrerà l’Africa, l’America, l’Oceania, L’Asia, L’Europa per tornare a Madrid l’8 Marzo, giornata internazionale della donna. La marcia arriverà in Italia a febbraio, per concludersi di nuovo a Madrid a marzo 2020.
Festa di inizio: a Roma, il 2 ottobre 2019 dalle 17, in occasione della partenza della marcia da Madrid, sarà organizzato un evento a San Lorenzo, a piazzale del Verano, presso lo spazio Habicura. Il titolo dell’evento sarà World March Fest – The beginning, Parole, suoni e immagini per la Nonviolenza.
Oltre al collegamento in diretta con Madrid, si terranno tavoli di discussione su sostenibilità ambientale, diseguaglianze sociali, disarmo e cultura della nonviolenza. Durante l’evento si terranno mostre fotografiche e di sculture, concerti, stand delle associazioni che hanno aderito la marcia.
Programma della serata
17-19h tavoli di discussione: 17-19h giochi con bimbi di Maga Nanà 19.00h Presentazione della Marcia 19.30-20.15h Proiezione documentario “L’inizio della fine delle armi nucleari” 20.30 – 21.15h Storytelling e visita guidata al Parco della Nonviolenza a cura di Accentrica 21.30 – 23.30h Esibizione gruppi musicali: The Fireflies Samba Precario 23.30 – chiusura con DJ set
Durante tutto l’evento: Esposizione delle sculture di Bruno Melappioni Esposizione fotografica Humanity First di Serena Arena
Inoltre: durante la serata saranno presenti gli stand delle diverse realtà aderenti alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
ALLA SCOPERTA DEL SENEGAL ATTRAVERSO LE IMMAGINI – DIRITTI ALL’OBIETTIVO
Sabato 25 maggio alle ore 19, presso la sede di via dei Latini 12 a San Lorenzo, Diritti al cuore onlus presenta il libro fotografico “Diritti all’obiettivo – Viaggio fotografico alla scoperta delle periferie, dei paesaggi e dei volti del Senegal”. Saranno presenti i fotografi che hanno donato le foto e gli ideatori del volume.
IL PROGRAMMA Durante la serata saranno proiettate delle immagini e si terrà un reading, inoltre sarà possibile acquistare il libro a un prezzo ridotto rispetto a quello di copertina. I fondi raccolti saranno utilizzati per i nostri progetti in Senegal. Sarà offerto un buffet. L’ingresso è libero.
IL LIBRO
“Questo libro non è un romanzo, ma un racconto di immagini, realizzate con le macchine fotografiche di un gruppo di volontari in viaggio con l’Associazione Diritti al Cuore Onlus. Un racconto senza protagonismi, ricco di emozioni, ricordi, sensazioni, affetti. Sono immagini di donne, bambini e uomini che ogni giorno vivono in un contesto difficile, di certo diverso dal nostro. Sono immagini catturate da chi a quel mondo vuole andare incontro. Hanno immortalato anche paesaggi e contesti che raccontano molto altro: Dakar, la periferia, Camberene, Pikine, i villaggi, la discarica. Ma hanno catturato con l’obiettivo soprattutto i volti, che racchiudono mille storie. E sogni. E, in fondo, sono quei paesaggi, quei volti e quegli occhi che hanno catturato tutti loro”.
Parte la 26esima edizione del Corso di preparazione al volontariato internazionale di Diritti al cuore onlus!
Quando abbiamo iniziato a progettare un giornale di quartiere che divenisse uno spazio di condivisione, riflessione, denuncia, per trattare temi inerenti i diritti umani, la libera informazione, la non violenza, la non discriminazione eravamo un gruppetto di amici che mai avrebbe immaginato che da quel giornale saremmo arrivati lontano, fin sotto a un baobab senegalese.
Era il lontano 1998 e cominciò così il nostro impegno sociale totalmente volontario. Poca esperienza e tanto entusiasmo, fede nell’essere umano e nella possibilità di cambiare “il mondo”.
Poco dopo due anni siamo finiti in Senegal tramite i contatti di alcuni ragazzi che frequentavano la nostra sede per il corso di italiano per stranieri. Ci hanno detto, “sfidandoci”, di fare qualcosa lì dove i diritti umani erano davvero calpestati e, soprattutto, neanche conosciuti. Dopo i primi tempi di ricognizione per capire cosa noi, totalmente autofinanziati, laici, apartitici, diciamo anche squattrinati, potevamo e sapevano fare, abbiamo trovato la risposta: mettere insieme gente, in questo caso studenti senegalesi, e far partire un cambiamento dal basso.
Man mano in Italia persone amiche e del quartiere ci esprimevano la volontà di darci una mano, pur non sapendo assolutamente come fare, se non partecipando ad eventi e raccolte fondi.
Così ci venne un’ idea, devo dire per l’epoca, 16 anni fa, abbastanza innovativa: organizzare un Corso di preparazione al volontariato internazionale, per farci conoscere, per spiegare il tipo di attività che svolgevamo, per diffondere tematiche a noi care e, non come ultimo obiettivo, per dare contesto a chi veniva in Senegal per sviluppare la campagne di cooperazione.
Fu un successo sin dalla Prima edizione, con almeno 20 iscritti, un numero enorme per una piccola associazione che all’epoca contava sì e no 7 membri!
Dopo 16 presentiamo la nuova Edizione del corso, in questi anni ne abbiamo fatte anche due edizioni, arrivando a coinvolgere centinaia di persone. Non tutti sono rimasti in Associazione, ma tutti hanno lasciato un contributo, una impronta, delle idee.
Lunedì 25 febbraio parte l’edizione 2019, la 26esimaalle ore 20.30presso la nostra sede di Via Federico Borromeo 75: un corso composto da 5 incontri monotematici, un corso che non obbliga poi a far parte attiva dell’associazione, ma che è comunque un momento di conoscenza e di formazione personale.
Inoltre, dopo una panoramica teorica e generale del tema, si vede nel concreto quali siano le azioni messe in campo per affrontare la problematica. Calendario temi: 25 febbraio: Infanzia e Sostegno a distanza; 4 marzo: Condizione femminile e discriminazione di genere; 11 marzo: Situazione ambientale e salute; 18 marzo: Migrazioni e flussi in Italia; 25 marzo: Cooperazione internazionale: come si organizza un progetto. Chiuderà il corso una mezza giornata di lavoro pratico/organizzativo.
Il corso è aperto a tutti, dai 18 anni in su. Non servono particolari competenze, studi o professioni. Sono di sicuro benvenuti medici e infermieri visti i tanti progetti che sia a Roma sia in Senegal abbiamo in essere, ma tutti sono davvero benvenuti viste le innumerevoli attività che svolgiamo. Posso chiudere con l’invito a partecipare a questo corso, anche per capire cosa spinge ogni volontario a fare quello che fa. Certo, la motivazione è prettamente personale, ma è bello anche scoprire cosa spinge noi stessi a donare e a donarsi. Per quanto mi riguarda vi lascio con una frase che mi ha sempre risuonato nel cuore e fatto muovere nel mondo: “Se metti in moto azioni che continuano negli altri hai fra le mani parte del filo dell’eternità“.
Per info e iscrizioni: www.dirittialcuore.it – info@dirittialcuore.it – cell. 3289297160
Diritti al cuore Onlus è un’associazione indipendente, antifascista, antirazzista e autofinanziata che lavora per l’affermazione dei Diritti Umani, organizzando e promuovendo una serie di attività in Italia e in Senegal. I progetti sono volti a migliorare le condizioni igienico sanitarie, sociali ed economiche nei Paesi in via di sviluppo e in Italia sono volti soprattutto alla formazione e informazione su tematiche quali la non violenza, la non discriminazione, i diritti umani, le migrazioni, la libera informazione e la cooperazione.
Il ruolo sociale della fotografia.
Ho conosciuto Michele tantissimi anni fa, forse una decina. All’epoca collaborava con la nostra associazione in veste di grafico e curatore della comunicazione di un nostro progetto “Tre piani di diritti”, una campagna di comunicazione e raccolta fondi per cercare di raccogliere oltre 100.000 euro e costruire una scuola, un centro professionale, uno sportello antiviolenza e un ambulatorio a Pikine, alla periferia di Dakar. Era una follia. Oggi la palazzina di tre piani è in piedi. E attiva.
Michele Cirillo Ph. Giuseppe Cremona / EffeCollettive
Michele è più piccolo di me di dieci anni, ma riconobbi in lui subito alcune passioni in comune, in primis quelle del viaggio, poi della fotografia, anche se io la amo e la seguo come spettatrice. Secondo la legge dei sei gradi di separazione, anni dopo ci siamo rincontrati, grazie a un volontario di Diritti al cuore, anche lui amante della fotografia e fotografo per diletto. Ho ritrovato un giovane fotografo professionista con tanti premi ed esposizioni alle spalle. Ha messo di nuovo le sue competenze a nostra disposizione, organizzando un corso di fotografia sociale presso la nostra sede di Via Borromeo. Un successo, oltre 20 iscritti, una bellissima esperienza a cui ho avuto anche io l’onore e la fortuna di partecipare come allieva. E quest’anno è appena partita la seconda edizione presso la nostra sede di Via dei Latini a San Lorenzo (c’è stata la prima lezione il 31 gennaio, siete ancora in tempo a iscrivervi, scrivete a info@dirittialcuore.it), un modo bello per finanziare i nostri progetti, grazie a Michele che ha deciso di devolvere all’associazione Diritti al cuore la metà della quota di iscrizione, già accessibile a tutti. Ho voluto intervistarlo per presentarlo a chi ancora non ha avuto la fortuna di conoscerlo, perché in un momento storico in cui sembra che gli esseri umani siano sempre più incattiviti, disumani, soli, disincantati, apatici, persone impegnate come Michele che con passione raccontano storie di una umanità sconvolgente e che usano la fotografia anche per mettere in moto azioni di cambiamento, sono una boccata di ossigeno.
Michele Cirillo Ph. Giuseppe Cremona / EffeCollettive
Raccontaci chi sei e come è nata la
tua passione per la fotografia.
Mi chiamo Michele Cirillo e sono un fotografo di reportage. Tutto è nato più o meno 15 anni fa con una Pentax a pellicola ed è proseguita con la passione per i viaggi per la scoperta di nuovi orizzonti.
Hai fatto molti reportage in zone rischiose. Quale ti ha cambiato di più? E dei reportages di viaggio?
Ho svolto alcuni progetti in zone a rischio, mi interesso di storie che sono il prodotto di quel conflitto o di quella minoranza e credo che questa possa essere la strada più vicina all’idea di racconto che voglio. L’esperienza in Ucraina è stata sicuramente una delle più toccanti. Mentre i reportages di viaggio sono stati tutti stupendi, tutti… solo un mese in Messico è valso una vita.
Troviamo i tuoi scatti in riviste come Internazionale e Left, hai vinto alcuni premi e fatto delle mostre. Il premio o la mostra che ti ha reso più orgoglioso del tuo lavoro?
Sicuramente quando ho esposto “The kurdish bride” all’Hermitage a San Pietroburgo, ricordo che con la collega Emanuela Laurenti vincemmo anche il primo premio nei progetti fotografici. È stato stupendo.
Quale è la foto che ritieni migliore o a cui sei più legato? Perché? In che contesto è stata scattata?
Ci sono diverse immagini a cui sono molto legato… ma non sono le “migliori” che ho fatto. Servono di più a me, come documentazione e ricordo.
Hai allestito, documentato e inaugurato il Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneoa Lampedusa, in memoria dei tanti esseri umani che hanno perso la vita nel provare ad attraversare il Mare nostrum: come sei arrivato li, cosa hai fatto e come continua il progetto.
La mia collaborazione con il Comitato 3 ottobre è iniziata il 3 ottobre 2017 quando mi hanno voluto come fotografo per documentare il ricordo della strage del 2013, da allora come posso cerco di dare una mano e sostenere questo progetto di Tareke Brhane, il presidente dell’associazione. Non finirò mai di ringraziare il Comitato per l’incredibile esperienza che ho vissuto a Lampedusa, l’anno scorso ho partecipato all’allestimento del Museo della fiducia e del dialogo e durante l’anno in corso ci saranno ancora novità…
E noi di Diritti al cuore non
finiremo mai di ringraziarti che ci hai presentato a Tareke e abbiamo potuto
partecipare alla Giornata della memoria… A proposito di impegno nel sociale, il
tuo quando è iniziato?
Non so se chiamarlo esattamente impegno nel sociale, credo però sia profondamente giusto raccontare e far scoprire delle storie che possono avere dei valori universali, come l’accoglienza, il dialogo, la sofferenza e la speranza. Credo di averla pensata sempre così.
Il significato sociale della
fotografia?
Debray diceva che l’immagine non è innocente, e con l’enorme flusso di immagini che produciamo ogni giorno credo sia essenziale pensare di produrre qualcosa che sia rilevante. La fotografia ha avuto da sempre un ruolo sociale con la sua capacità di trasportare emozioni e ricordi, ma anche attimi che ora vivono per sempre. In mezzo a tutto questo credo sia importante trovare nuove strade per non perdersi in un’estetica che va sempre di più uniformandosi.
Oggi siamo bombardati dalle immagini, eppure ci sono delle foto che hanno scosso nel profondo le coscienze come quella del piccolo Aylan morto sulla spiaggia di Bodrum. Pensi che ci stiamo assuefacendo al dolore e alle disgrazie oppure come dici tu alcune foto devono essere scattate e mostrate per risvegliare da questo torpore?
Credo che sia il momento giusto per distaccarsi con forza da un’estetica del dolore che ha uniformato il racconto fotografico negli ultimi anni; esistono nuove strade, nuovi linguaggi. E non bisognerebbe dimenticarsi mai che ogni fotografo è un autore, con un proprio stile e delle caratteristiche proprie.
Parlaci del tuo ruolo di insegnante e dei corsi che stai tenendo ora.
Mi piace molto confrontarmi con le classi, i loro sguardi di fronte ad alcune immagini di grandi autori mi fanno capire la potenza di questo strumento. Ora è partito il corso di fotografia sociale a San Lorenzo, nella sede dell’associazione Diritti al cuore e poi i tanti corsi che offriamo con la scuola di fotografia Bianco – Laboratorio permanente d’immagine al Pigneto.
Prossimi progetti?
C’è un bel progetto sulle donne Rom in arrivo.
Bene, lo aspettiamo con trepidazione.
Grazie Michele.
Bio del fotografo: Classe 1988, Michele Cirillo è un fotoreporter indipendente e docente di fotografia di Roma. Negli ultimi 6 anni suo interesse per il racconto fotografico si è focalizzato sui temi dei diritti umani, dell’identità e dei cambiamenti geopolitici degli ultimi anni prediligendo i soggetti che vivono in zone di conflitto e che fanno parte di minoranze etniche o culturali. Ha viaggiato in paesi come Messico, Tanzania, Kurdistan, Libano, Bosnia, Ucraina e Palestina, è stato fotografo per diversi progetti europei, ha lavorato per Croce Rossa Italiana, Comitato 3 Ottobre e collabora con diverse redazioni italiane e internazionali. Il suo sito: http://www.michelecirillo.com