LA SCELTA

Mentre camminava per strada diede un calcio di piatto ad un pacchetto di sigarette per terra. La scatola spiccò il volo allontanandosi di parecchi metri; quel gesto, per un istante, la fece sentire onnipotente.
Stava andando in aeroporto a prendere il suo compagno, volo Parigi – Roma.
L’aria fredda sul viso mentre cercava di raggiungere l’automobile sembrava ridestarla da un torpore esistenziale. Si trovò improvvisamente ad immaginare un blocco dei trasporti aerei, provando un istintivo senso di euforia che censurò quasi subito.
Cosa le stava accadendo?
Quell’uomo era il motivo per il quale aveva intenzione di cambiare progetti di vita. La distanza era stata un peso troppo grande ed il distacco da lui innaturale: si tornava ad un punto di partenza preparandosi ad una nuova attesa, un ritorno, un nuovo ricordo, che si susseguivano incessantemente. Ma se prima questo ciclo sembrava portare nuova vita, ora era diverso.
A passi sempre più veloci raggiunse l’automobile, aprì lo sportello e si sedette rendendosi conto che quel silenzio intorno le apparteneva.
“Cosa si sceglie veramente?” fu la domanda che le balenò in testa poco prima di mettere in moto. Il legame tra lei ed il suo compagno che dinamiche aveva avuto?
Un legame incuneatosi silenziosamente nelle loro vite di persone estranee, che aveva dato vita ad un film fatto di tanti luoghi comuni. Una frittata semplice, in un momento di particolare appetito, scambiata per una prelibatezza.
Inserì allora la chiave per l’accensione dell’auto, ma esitò nel girarla. Uno, due, tre secondi.
Troppi.
Lui stava sicuramente atterrando, non aveva senso arrivare in ritardo e farlo aspettare. Le venne allora in mente una parola poco familiare che le era mancata per tutto il tempo: ‘ tenerezza’.
Passarono altri istanti. Ad un certo punto riaprì di scatto la portiera, scese dall’auto, richiuse con forza e cominciò a camminare velocemente in direzione di casa. Così, all’improvviso, mentre il rumore dei suoi passi sembrava riprodurre il battito del cuore.
L’aereo, l’appuntamento, il telefono che di lì a poco avrebbe squillato. Tutto cancellato in un attimo.
Le falcate sempre più veloci, il fiato grosso e l’aria fredda che risvegliava altri pensieri.
Si stava allontanando da una vita in corso cercando di convincersi che non era giusto, che non c’era nulla di ragionevole in quella fuga, che avrebbe dovuto affrontare la situazione in maniera diversa.
Ed invece continuò a camminare verso casa con la sensazione di aver cambiato maldestramente copione, cominciando a recitare una parte che le calzava a pennello.
Finalmente si sentì bene, quasi leggera, e per la seconda volta in quella sera, davvero onnipotente.