ARMAGEDDON

La fotografia ha sempre avuto il potere di catturare l’essenza della realtà, ma quando si avventura nel regno del metafisico e del surreale, diventa uno strumento per esplorare dimensioni invisibili e simbolismi profondi. In un mondo segnato dalle catastrofi delle guerre mondiali, la ricerca fotografica che intreccia queste tematiche offre uno sguardo unico sulla storia umana, una narrazione visiva capace di provocare emozioni e riflessioni. Le mie ultime fotografie trascendono il semplice atto di scattare immagini; si tratta di un viaggio nell’anima delle persone, un tentativo di catturare l’invisibile che si cela dietro gli eventi storici. Le cicatrici lasciate dai conflitti globali sono evidenti, ma ci sono anche le ombre e i silenzi, le storie non raccontate di chi ha subito e di chi ha combattuto. Attraverso i filtri dell’arte, si esplorano l’essenza delle emozioni umane, utilizzando elementi surreali per evidenziare il dolore e la speranza. Ogni immagine scattata in questo contesto è carica di simboli. Questi simboli non solo evocano la memoria collettiva delle guerre, ma invitano anche lo spettatore a confrontarsi con la propria interpretazione della sofferenza e della rinascita. La scelta delle forme, la composizione e l’illuminazione diventano strumenti per raccontare storie che vanno oltre il visibile. La componente surreale nella mia ricerca fotografica entra in gioco quando la realtà viene “distorta”, creando immagini che sembrano uscire da un sogno. In questo contesto, il surreale non vuole negare il dolore, ma amplificarlo, portando lo spettatore a una dimensione di comprensione più profonda, scenari onirici, ricchi di significati nascosti. Questo approccio sfida l’osservatore a riflettere su quale sia il confine tra la realtà e l’immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Questo lavoro fotografico surreale e simbolico sulle catastrofi delle guerre mondiali non è solo un documento, ma un invito a vedere oltre le immagini superficiali. È un richiamo a esplorare le emozioni e le esperienze umane, a confrontarsi con il passato e a trovare un significato profondo nella bellezza e nel dolore. Attraverso l’arte, le storie di milioni di vite perdute e trasformate continuano a vivere, incoraggiandoci a mantenere viva la memoria e a guardare al futuro con occhi nuovi.


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Augusto De Luca fotografa Lino Vairetti

Lino Vairetti…rendez-vous con Augusto De Luca

Lino Vairetti è un nome che risuona con grande eco nel panorama musicale italiano. Nato a Napoli, ha dedicato la sua vita all’arte della musica, diventando non solo un talentuoso musicista, ma anche una figura di riferimento per molti artisti emergenti. La sua carriera prende avvio nei primi anni ’70 con la formazione degli “Osanna”, una delle band più innovative e influenti del rock progressivo italiano. L’approccio di Vairetti alla musica è stato caratterizzato da una fusione unica di elementi rock, jazz e folk, creando un sound distintivo che ha catturato l’attenzione di una generazione intera. Con il suo timbro vocale potente e la sua abilità nel comporre testi poetici, riesce a trasmettere emozioni profonde, toccando temi universali come l’amore, la libertà e la ricerca dell’identità. Abile polistrumentista, Vairetti è capace di suonare chitarra, pianoforte e tastiere, arricchendo le sue composizioni con arrangiamenti complessi e affascinanti. Ha collaborato con numerosi artisti, contribuendo alla realizzazione di opere straordinarie e partecipando a festival musicali in tutto il mondo. Il suo impegno nel promuovere la musica italiana lo porta a essere riconosciuto come uno dei pionieri del rock e della musica alternativa nel nostro Paese.Vairetti è un artista che ha saputo resistere ai cambiamenti dell’industria musicale, mantenendo sempre viva la sua passione. La sua capacità di reinventarsi e adattarsi ai nuovi stili senza mai perdere la propria autenticità è ciò che lo rende un personaggio così ammirato. Lo conosco da tantissimo tempo, da quando ancora ragazzo suonavo la chitarra e insieme ai miei amici che facevano parte dei vari gruppi musicale con cui mi esibivo, andavamo nei locali partenopei ad ascoltare le band già affermate per imparare qualcosa. In quel periodo Lino era già una certezza e noi ci posizionavamo proprio avanti alla pedana dove suonava per cogliere ogni sfumatura…Era da tanto che volevo ritrarlo e quel giorno lo chiamai facendo un appuntamento al Museo Archeologico di Napoli, sito che io amo moltissimo. Era un ottima location per trovare l’inquadratura giusta. Visitammo interamente l’enorme palazzo e devo dire che feci tantissimi scatti tutti soddisfacenti e molto interessanti che conservo nell’archivio. Due immagini in particolare però mi convinsero maggiormente: la prima con Lino al centro della foto tra due ombre che alcune statue non inquadrate proiettavano sui muri, diventando anch’esse protagoniste insieme al soggetto ritratto, incorniciandolo, e la seconda foto in cui modificando l’angolazione ho fotografato la testa di Lino parallela alla base, rendendo così la massiccia struttura al di sopra (la cornice di un finestrone non inquadrato) un grande triangolo di muro. Una prospettiva totalmente reinventata ma apparentemente reale. Due immagini quindi di matrice surreale, perfettamente in linea con il mio stile e il mio modo di operare…anche questa volta potevo essere soddisfatto.

Lino Vairetti – foto di Augusto De Luca
Lino Vairetti, foto di Augusto De Luca.

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Augusto De Luca fotografa 37 donne napoletane

VIDEO – RAI 3 sull’inaugurazione della mostra a Roma:

“Napoli Donna” è un libro con dei miei ritratti fotografici in bianco e nero e interviste di Giuliana Gargiulo, pubblicato nel 1987 dal Centro il Diaframma/Edizioni Editphoto, dell’omonima galleria di Milano “il Diaframma”.
Trentasette illustri donne napoletane: attrici, cantanti, scrittrici, galleriste, manager, che si raccontano. Tra queste, per citarne solo qualcuna: Pupella Maggio, Luisa Conte, Elena Croce, Isa Danieli, Ida Di Benedetto, Graziella Lonardi, Marisa Laurito, Angela Luce, Lina Sastri.
La prefazione del libro è di Lina Wertmuller ed è stato presentato con diverse mostre fotografiche: al Centro Diaframma di Milano il 30 novembre 1987, al Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes ( Villa Pignatelli ) di Napoli il 19 dicembre 1987, agli Incontri Internazionali d’Arte (Palazzo Taverna) di Roma il 7 marzo 1988, alla galleria fotografica Dry Photo di Prato il 2 aprile 1988 e alla Camera dei Deputati a Roma il 6 dicembre 1995, inaugurata con la presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e di Nilde Iotti, alla presenza di Giorgio Napolitano.
“Napoli Donna” racconta 37 donne napoletane che hanno lasciato il segno. È una profonda esplorazione dell’intricato rapporto tra la città di Napoli e le sue donne. Attraverso il mio obiettivo, ho cercato di catturare l’essenza della femminilità napoletana, intrecciando temi di bellezza, capacità e identità culturale. L’opera non vuole essere solo un omaggio fotografico ma anche un commento sulle sfide che le donne a Napoli devono affrontare. Insieme alla giornalista che ha realizzato le interviste, abbiamo cercato di sottolineare la loro forza e l’adattabilità anche in mezzo alle avversità di un contesto comunque non facile.
La narrazione visiva realizzata è ricca di simbolismi; ogni fotografia racchiude la vivacità della vita a Napoli e allo stesso tempo la profondità emotiva di ogni protagonista.
Inoltre, questo libro funge da importante artefatto culturale che contribuisce al discorso più ampio che circonda il femminismo e la rappresentazione nell’arte contemporanea. Mettendo in mostra le donne napoletane in tutta la loro complessità, e’ anche una sfida alle rappresentazioni stereotipate spesso presenti nelle narrazioni mediatiche. Questo lavoro invita il pubblico a riconsiderare le nozioni preconcette sulla femminilità all’interno della cultura partenopea, celebrando al contempo il suo patrimonio unico. In conclusione, “Napoli Donna” rappresenta una testimonianza sia di espressione artistica che di critica sociale, illuminando la vita delle donne che incarnano lo spirito di questa storica città.

Isa Danieli – foto Augusto De Luca
Mirella Stampa Barracco – foto Augusto De Luca
Napoli Donna – di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Giuliana Gargiulo

Nella metà degli anni 80, frequentavo assiduamente il Grenoble, l’Institut Français di Napoli e, ad una delle tante mostre organizzate nei suoi spazi, conobbi Giuliana Gargiulo, scrittrice e giornalista molto quotata, collaboratrice di diverse testate italiane, sorrentina di nascita e nel cuore, ma residente nel capoluogo campano.
Una viaggiatrice nata, che ha fatto del percorso della sua esistenza motivo di continuo confronto e stimolo intellettuale. Onnipresenti i colpi di scena nella sua carriera, sui quali si è soffermata nel racconto autobiografico che si intitola, appunto, ‘Colpo di scena’.
Da giovane ha lavorato anche come attrice, recitando, per diversi anni, nella compagnia di Eduardo De Filippo. Una vera Signora d’altri tempi che, con il suo garbo, la sua abilità nella comunicazione, la sua poliedricità, spesso, dopo aver intervistato nomi illustri del mondo dello spettacolo, del teatro e dell’arte, è riuscita ad instaurare con loro un sincero rapporto personale. Amica, infatti, di celebrità come Carla Fracci, Rudol’f Nureyev, Riccardo Muti, Renzo Arbore, e moltissimi altri protagonisti della Cultura internazionale, che non tardava a presentare a chi teneva in considerazione.
Per un decennio è stata anche Consigliere del Teatro Stabile di Napoli, poi dell’AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, e degli Amici del San Carlo.
Una gran cuoca, poi, che mi deliziava, di frequente, con i suoi manicaretti, serviti in quella che, a tutti gli effetti, era diventata una sorta di casa – cenacolo, in via Martucci, dove incontravo sempre grandi menti con cui ci intrattenevamo a lungo a parlare di Bellezza.
Giuliana si innamorò subito del mio primo libro di fotografie della città, ‘Napoli Mia’, e insieme decidemmo di realizzare un lavoro sulle donne partenopee che in qualche modo avevano lasciato un segno importante. Fu così che nel 1987 uscì ‘Napoli Donna’, una pubblicazione di interviste e ritratti, edita dal Centro il Diaframma – Edizioni Editphoto, con la pregevole prefazione di Lina Wertmuller.
La scelta cadde su attrici, cantanti, scrittrici, galleriste, manager: Concetta Barra, Luisa Conte, Elena Croce, Isa Danieli, Laura De Fusco, Teresa De Sio, Ida Di Benedetto, Maria Dragoni, Graziella Lonardi Buontempo, Marisa Laurito, Angela Luce, Pupella Maggio, Odette Nicoletti, Angela Pagano, Fabrizia Ramondino, Maria Luisa Santella, Lina Sastri, Maria Tipo. Il volume fu presentato con la mostra di fotografia anche alla Camera dei Deputati Roma nel 1995, inaugurata con la presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e Nilde Iotti e Giorgio Napolitano, su cui ho indugiato in un precedente articolo.
A questo seguì, quasi subito, “ Trentuno napoletani di fine secolo”, un volume questa volta sugli uomini di Napoli, di cui ho scritto in precedenza, che si sofferma su Salvatore Accardo, Lucio Amelio, Sergio Bruni, Renato Carosone, Luciano De Crescenzo, Francesco De Martino, Roberto De Simone, Antonio Ghirelli, Raffaele La Capria, Roberto Murolo, Riccardo Muti, Giorgio Napolitano, Michele Prisco, Giovanni Pugliese Carratelli, Francrsco Rosi.
In uno dei nostri incontri a casa sua, avevo con me la macchina fotografica e, mentre lei scriveva in salotto, quasi all’improvviso, le scattai questa immagine, che amo molto, perché la riprende nel suo consueto modo di lavorare, sommersa da una moltitudine di bozze da rivedere, per qualche articolo che corregge senza sosta, in ogni angolo della casa e in ogni momento della giornata.
Nella foto c’è anche la sua vecchia Olivetti; una macchina da scrivere che lei adora e dalla quale non riesce mai a separarsi, proprio come me che vivo perennemente in simbiosi con le mie fotocamere.
L’incontro con Giuliana per me è stato sicuramente molto importante e ha segnato un momento decisivo della mia carriera di fotografo.

Giuliana Gargiulo – foto Augusto De Luca
Giuliana Gargiulo – Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Enzo Gragnaniello

Enzo Gragnaniello è una figura di spicco della musica italiana, celebrato per la sua voce particolarmente roca e la sua abilità nel scrivere canzoni. Ha iniziato il suo itinerario musicale alla tenera età di 12 anni quando ha preso in mano per la prima volta una chitarra. A 18 anni stava già scrivendo canzoni che avrebbero poi definito la sua carriera di cantautore e compositore. La sua musica e’ caratterizzata da una fusione tra musica tradizionale napoletana e stili contemporanei e questa fusione gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio unico all’interno del panorama musicale italiano.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui diversi prestigiosi premi Targa Tenco, per l’eccellenza della canzone d’autore, ma oltre al suo lavoro da solista, Gragnaniello ha collaborato con vari artisti rinomati come Roberto Murolo, Mia Martini, Ornella Vanoni ed altri. Inoltre, si è cimentato anche nella composizione di musica per spettacoli teatrali e film, dimostrando ulteriormente il suo talento poliedrico. Enzo è uno dei musicisti che amo di più e anche per questo desideravo conoscerlo e fotografarlo. Quel giorno andai a casa sua in un antico palazzo del centro storico di Napoli. Vive all’ultimo piano e anche se l’abitazione è piccolina, ha diversi terrazzi esterni su più livelli che affacciano proprio sulla città vecchia: un’atmosfera straordinaria che sicuramente ispira le sue composizioni. Gragnaniello è una persona semplice e accogliente e il sorriso che costantemente è stampato sul suo viso mette a proprio agio chi lo avvicina. Insomma, incontri subito un amico…e fu così anche con me. Dopo un ottimo caffè, parlammo a lungo dei suoi progetti e dei nuovi brani che erano in produzione. Mi fece anche ascoltare dal suo telefonino alcune ultime sue prove di registrazione che aveva realizzato proprio in quel periodo e io ne fui molto onorato anche perché desiderava conoscere a tutti i costi il mio parere. Dopo aver discusso per un po’ sulla musica  napoletana, decisi di cominciare a fotografare. Un primo scatto lo realizzai all’interno della casa, vicino ad una finestra dove lui era seduto, perché mi piaceva proprio quella luce e la sua espressione. Poi uscimmo sui terrazzi dove realizzai una foto con l’inseparabile chitarra classica e un’altra in pieno sole. Quest’ultima immagine però in fase di postproduzione la scurii molto lasciando in evidenza solo la sua testa con il famoso suo cappello. Mi piaceva essenzializzare l’interessante viso dell’artista. Feci anche molti altri scatti che ho in archivio, ma ritengo che solo questi siano quelli che rispecchiano maggiormente il mio stile. Felice e soprattutto appagato, lo salutai affettuosamente e corsi dal mio computer per lavorare. 

Enzo Gragnaniello – Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello – foto Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Jeanne Carola Francesconi

Jeanne Carola Francesconi, è una figura cardine del panorama culinario, viene spesso chiamata come la decana della cucina napoletana. La sua opera fondamentale, La Cucina Napoletana, pubblicata nel 1965, è stata da allora considerata la guida definitiva alla cucina partenopea. Questo libro presenta oltre 480 ricette, tutto il variegato patrimonio gastronomico di Napoli, però va oltre la sua vasta raccolta di ricette, infatti e’ un artefatto culturale che riflette i contesti sociali e storici della cucina della regione campana. L’approccio meticoloso di Francesconi non solo mette in mostra i metodi tradizionali, ma include anche interpretazioni personali che elevano questi piatti classici. Il suo lavoro è stato citato in numerosi libri di cucina in diverse lingue e continua a ispirare chef di tutto il mondo.
Quel giorno andai con il mio assistente a casa della signora Jeanne che abitava in uno stupendo palazzo antico di un quartiere “bene” di Napoli, nelle vicinanze di piazza S. Pasquale. Ci aprì la porta la sua domestica in perfetta divisa con grembiulino bianco e cuffietta e subito dietro di lei ci venne incontro una bellissima signora molto giovanile, nonostante non fosse più una ragazzina. Rimasi immediatamente colpito dalla squisitezza dei suoi modi, e dalla classe del suo portamento: avevo incontrato una donna d’altri tempi. Dopo un caffè e un pasticcino buonissimo preparato proprio dalla signora Carola Francesconi, cominciai a guardarmi intorno per trovare lo sfondo giusto per il ritratto da fare. Fui subito attirato da un enorme quadro caravaggesco con personaggi, frutta e verdura, posizionato sulla parete un po in alto: io non mi scoraggiai. Chiesi alla ragazza con grembiule e cuffietta se in casa avevano uno scaletto basso e stabile che dopo poco mi portò e che posizionai sotto il quadro. La signora Jaenne acconsenti a salirci sopra con l’aiuto del mio assistente che su di un lato la reggeva, mentre io velocemente scattai qualche foto con l’Hasselblad. Anche questa volta ero soddisfatto ma forse lo ero di più ricordando il pasticcino assaggiato prima e preparato proprio dalle sue mani.

Jeanne Carola Francesconi – di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Giorgio Napolitano

In varie occasioni ho avuto modo di incontrare Giorgio Napolitano, che ha anche visitato due mie mostre fotografiche a Roma: l’una agli Incontri Internazionali d’Arte nel 1988, dal titolo ‘Napoli Donna’, e l’altra alla Camera dei Deputati nel 1996, che comprendeva tre diverse esposizioni ‘Napoli Mia’, ‘Napoli Donna’ e ’31 Napoletani di fine secolo’.
Mostra di Augusto De Luca alla Camera dei Deputati – Nilde Iotti, Giorgio Napolitano e Augusto De Luca
Dato che ho insegnato fotografia per tre anni al Circolo Montecitorio frequentavo il Palazzo dove spesso lo incrociavo nei corridoi e qualche volta anche al bar interno.
Un giorno gli chiesi se avessi potuto ritrarlo e mi diede subito un appuntamento nella sua stanza per il primo pomeriggio alle sedici.
Non ne faccio una questione di preferenza politica, perché non ho predilezioni di sorta, ma per quel poco che l’ho conosciuto, ne ho davvero un bellissimo ricordo. Molto affabile, disponibile ed anche simpatico, pronto a battute ironiche; insomma, proprio una persona piacevole da incontrare. Un vero signore. Più tardi, puntualissimo, bussai alla porta della sua stanza ed entrai. Era una grande stanza con diversi quadri d’epoca e, di fronte, una bellissima scrivania antica dove lui, seduto che parlava al telefono, mi fece cenno di accomodarmi.
Mentre discorreva, poiché sono un collezionista e un amante di oggetti d’arte ed antiquariato, cominciai a guardarmi intorno. Proprio alle mie spalle, sullo stipite della porta d’entrata, notai in una cornice d’epoca una stupenda stampa di Napoli a volo d’uccello da incisione su rame, di circa un metro. Era una Stopendaal, che conosco bene, e che si trova ripiegata nel libro ‘Nouveau theatre d’Italie’ pubblicato da Pierre Mortier nel 1704. Qualche volta l’avevo ammirata da vicino nella libreria antiquaria del mio amico Marzio Grimaldi, ma non avevo mai potuto acquistarla per l’elevato costo. Guardai meglio e non ebbi alcun dubbio: la stampa era una copia. Rimasi deluso ma anche perplesso. Come era possibile?
Così, appena Napolitano ebbe finito la telefonata, senza pudore gli feci notare che quell’opera non era autentica. Il Presidente sorrise, scuotendo la testa bonariamente e allargando le braccia scherzando, rispose:
“Noi non possiamo permettercelo”.
Poi si alzò ed io, per non approfittare troppo del suo tempo, feci degli scatti più tradizionali di quelli che solitamente preferisco eseguire. Successivamente, però, elaborai la foto scurendo maggiormente alcune parti dello sfondo per aumentarne l’atmosfera.

Giorgio Napolitano foto Augusto De Luca
Alla mostra di Augusto De Luca alla Camera dei Deputati – Giorgio Napolitano, Nilde Iotti, Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni è un acclamato romanziere italiano noto per le sue narrazioni avvincenti e il ricco sviluppo dei personaggi, in particolare nel genere della narrativa. Le opere di de Giovanni riflettono spesso la vibrante cultura e storia di Napoli, fornendo uno sfondo che arricchisce il tessuto narrativo delle sue storie. E’ evidente che la capacità di de Giovanni di suscitare forti risposte emotive nei lettori rimane uno dei suoi punti di forza. Il suo ritratto delle esperienze umane trova una profonda risonanza nel pubblico che cerca qualcosa di più del semplice intrattenimento, però le sue opere non solo intrattengono, ma provocano anche una riflessione su questioni sociali più profonde inerenti alle relazioni umane e morali.
Telefonai a casa del famoso scrittore e Paola, la compagna, mi diede un appuntamento per l’indomani. Il giorno dopo puntualissimo come sempre, mi recai da lui che abita in una bellissima e luminosissima casa al Vomero, nei quartieri alti di Napoli. Entrato, immediatamente fui colpito dall’enorme quantità di pulcinella e corni napoletani che facevano bella mostra in ogni angolo di tutti gli ambienti. Maurizio mi fece subito notare che erano le opere dello scultore Lello Esposito che comunque era pure un mio carissimo amico e mi sottolineò anche con orgoglio che l’artista era suo parente. Dopo aver dissertato sulla indiscussa bellezza di quei lavori e sulla bravura del loro autore, finalmente cominciai a guardarmi intorno e a scrutare con impegno ogni parete e angolo della casa cercando lo sfondo adatto per il ritratto, ma alla fine optai per uno sfondo unico anche per dare risalto solo al viso e all’espressione del soggetto ripreso, evitando altre informazioni nel “fotogramma”, anzi, ormai si parla di “file”. Quasi sempre quando devo ritrarre qualcuno porto con me uno sfondo pieghevole, leggerissimo e che si chiude “accartocciandolo”, diventando così un piccolo cerchio facilmente trasportabile. Dopo averlo aperto, lo posizionai alle spalle dello scrittore che feci sedere ad un tavolo nel salone sfruttando l’enorme quantità di luce che veniva dai balconi, mentre io seduto di fronte, dopo avergli detto di cambiare diverse posizione appoggiandosi anche alle mani, scattavo a raffica. La cosa però non fu così semplice, perché ogni volta che inquadravo, puntualmente, il bellissimo gatto di casa si divertiva ad entrare e uscire dell’inquadratura passeggiando su quel tavolo, rendendomi impossibile lo scatto. Forse era un gatto narcisista che desiderava apparire nella foto insieme al padrone. Fu necessario l’intervento di Paola che dopo diversi tentativi riuscì a bloccare il felino. Io nel frattempo mi resi conto di avere lo scatto giusto… soddisfatto salutai Maurizio e corsi a casa per lavorare al computer l’immagine, cosa che faccio sempre, spinto dall’irrefrenabile desiderio di rifinire e definire nel più breve tempo possibile la mia opera.

Maurizio de Giovanni – foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa le Capitali per Telecom

Dopo le mie tre immagini di Napoli sulle schede telefoniche, il cui lavoro ho descritto dettagliatamente in un precedente articolo, la Telecom mi contattò per un nuovo incarico: realizzare le foto per quattro schede su altrettante capitali europee: Parigi, Dublino, Bruxelles e Berlino. Le immagini dovevano contenere un monumento riconoscibile del luogo con un prodotto tipico, su cui la Telecom poi avrebbe inserito il relativo prezzo con doppia dicitura in lire e in euro. Dovevano essere le prime carte telefoniche sulla nuova moneta, l’euro, che doveva sostituire, appunto, la lira. Accettai e immediatamente mi organizzai prenotando i quattro voli necessari per poter realizzare i lavori.

Prima mi recai a Parigi, dove desideravo fotografare l’incantevole Tour Eiffel, emblema della città fin dal tempo della sua costruzione, quando ci si divideva interrogandosi se fosse una «mostruosa opera» o «uno strano capolavoro di metallo». Ovviamente non potevo che abbinare il tradizionale pane francese, la baguette… a proposito, com’è buona con quella sua crosta croccante! Quella mattina, dopo aver posizionato sul cavalletto la macchina fotografica, in lontananza vidi una bicicletta girare intorno nel grande spazio avanti al famoso monumento; aspettai incredulo e speranzoso e, con un unico scatto fortunato, riuscii ad immortalarla proprio al centro, nel punto che desideravo.

Poi partii per Dublino e, dopo aver girovagato in lungo e in largo, mi colpì molto la Christ Church Cathedral, forse perché emana un’energia spirituale davvero intensa e solo guardandola ci si trova immersi nella suggestiva atmosfera del XII secolo, a cui decisi di abbinare un gomitolo della prestigiosa lana irlandese, arcinota ovunque. Purtroppo, quella mattina, come capita spesso in questo Paese in qualunque stagione, non smetteva di piovere ed io ero molto deluso e preoccupato. Ma, all’improvviso, forse anche per tutte le mie preghiere, si aprì uno squarcio nel cielo giusto il tempo per un mio click; infatti, subito dopo, cominciò nuovamente ed inesorabilmente a piovere a dirotto. Anche qui feci un solo scatto ma buono.

La tappa successiva fu Bruxelles. Per questa immagine preventivai tutto prima di partire, portandomi in aereo una sagoma su cui poi avrei appoggiato uno dei meravigliosi merletti del posto con, sullo sfondo, l’Atomium, un monumento quasi straniante, che si trova nel parco Heysel, 9 atomi di una cella unitaria di un cristallo di ferro che ovviamente rimandano alle scienze e agli usi dell’atomo e qui non ci furono problemi di sorta.

Per ultimo mi recai a Berlino. In questa città, realizzai diverse foto, soprattutto con la Porta di Brandeburgo, ma alla fine, avendo comprato un boccale con la scritta BIER e uno specchio, decisi di realizzare lo scatto alla Colonna della Vittoria, una scultura imponente e straordinaria, a cui nel tempo sono stati rimossi e poi aggiunti diversi elementi decorativi per “depotenziare” il senso ultimo del monumento, e, questa volta, anche per il cielo sereno, riuscii ad eseguire il lavoro in breve tempo.

Per tutte le immagini, utilizzai una 35mm Contax con obiettivi Zeiss. Portai con me una macchina leggera, proprio per avere un’agibilità maggiore, limitando anche il peso dell’attrezzatura. È stata indubbiamente una stupenda esperienza, che mi ha anche permesso di conoscere appieno queste stupende capitali europee. Devo ammettere che avendo un discreto budget economico, ne ho approfittato, assaggiando nei migliori ristoranti le diverse cucine locali. Il risultato? Un bel lavoro ma anche qualche chilo in più. Le schede con immagini di Parigi, Bruxelles, Dublino, Berlino sono le prime nuove schede telefoniche con il valore facciale espresso in lire e in euro e sono state emesse nel 1999.

Scheda Telefonica – Parigi foto di Augusto De Luca

• La scheda di Parigi è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Bruxelles foto di Augusto De Luca

• La scheda di Bruxelles è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Dublino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Dublino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Berlino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Berlino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi


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Augusto De Luca fotografa Carlo Giuffré

Era già da un po’ che il grande artista Carlo Giuffré non cavalcava le scene, quando seppi, per caso, che era tornato nella sua Napoli proprio per recitare, forse un’ultima volta. Si era, infatti, trasferito a Roma per studiare all’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico dove, tra i compagni di studio, aveva trovato amici che sarebbero poi diventati grandi interpreti del panorama nazionale: Mastroianni, Manfredi, Gassman, Panelli, Sordi e Bice Valori.

Desideroso di ritrarlo, telefonai subito al caro Tonino Cuomo, bravissimo regista e attore, che lo conosceva personalmente e gli spiegai che avrei voluto incontrarlo. Fu così che, il giorno dopo, mi aveva fissato un appuntamento con lui nell’albergo dove alloggiava. Ero emozionato all’idea di imbattermi in Carlo, perché era un’icona del teatro italiano e napoletano, avendo lavorato, da solo o in coppia con il fratello Aldo, con i più grandi registi della storia del cinema e del teatro italiano: Eduardo, Strehler, Visconti, Rossellini, Germi, Risi, Monicelli, Salce, fino a Benigni. La notorietà, però, come accade spesso, gli arrivò con la televisione e con il cinema. In quanti celeberrimi film lo avevo apprezzato quale straordinario interprete e con quanti famosissimi colleghi aveva duettato! Perfetto in ogni ruolo, dalle iniziali interpretazioni di giovani prestanti e fascinosi per affermarsi poi come attore dalla vocazione comica e grottesca e divenire, infine, anche un ottimo regista. Uno stile personalissimo, il suo, singolare fusione di ironia e pathos. Nel corso della sua carriera ha collezionato successi e prestigiosi riconoscimenti, tra cui, nel 1984, un Premio David di Donatello e una candidatura nomination Nastri d’Argento come migliore attore non protagonista per ‘Son contento’.

Insomma, stavo per trovarmi al cospetto di un vero mito, adorato dalle donne e con una grande passione per la sua professione e per la vita in genere. Mi presentai puntuale alle 10 e ci sedemmo ad un tavolo per fare colazione e, tra un caffè e cornetto, cominciò a raccontarmi dell’incontro, appena ventenne, che gli avrebbe cambiato la vita, con l’immenso De Filippo: “Eduardo mi fece fare una prova nel pomeriggio e la sera mi mandò in scena. Ero magrissimo, dovevo dire solo una piccola battuta, ma gesticolavo di continuo per la tensione e la trepidazione. Ed ecco che mi disse: “Levate chelle ppalette ‘a miez’”, incitandomi a calmarmi e a prestar attenzione alle mani. Così ho imparato immediatamente a contenerle in scena. Lui arrivava subito al dunque. C’era chi si spaventava e se ne andava, invece, a me è servito molto quel modo anche brusco di insegnare”. Restammo a chiacchierare per circa un’ora e poi ci spostammo in un salottino dell’albergo dove avevo individuato due fonti di luce che creavano dei fasci luminosi simili a due riflettori di scena. Posizionai la sedia avanti per farlo accomodare e fargli assumere diverse posizioni. Dopo qualche scatto, capii di avere il ritratto giusto. Mi ringraziò e mi invitò ad andare al teatro, dove avrebbe recitato il giorno dopo. Accettai, ma, a causa di altri impegni, dovetti rinunciare. Purtroppo, poco dopo, seppi che si era spento serenamente e, ancora oggi, ho il rimpianto di non averlo visto recitare dal vivo.

Che tu sia un Artista straordinario non mi stancherò mai di ripeterlo.

Carlo Giuffré – foto Augusto De Luca

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