Pentothal, Zanardi & Pompeo, 32 anni senza Andrea Paz Pazienza

«Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi, era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare»

(Andrea Pazienza, Il segno di una resa invincibile,
Corto Maltese, novembre 1983)

Ripercorrere le tappe della carriera di fumettista del grande Andrea Paz Pazienza in un elenco ragionato e ordinato significherebbe snaturare la sua memoria.  Paz sosteneva di non avere mai l’idea completa della storia quando iniziava a disegnare, preparava diverse tavole e cercava di legarle tra loro, schiavo della propria creatività straniante, con quei personaggi ricorrenti come “rozzi mantra primordiali”,  figli di una sensibilità aggrovigliata attorno al selbst mai tramontato della sua infanzia.

È figlio di Giuliana Di Cretico, professoressa di
educazioni tecniche e di Enrico Pazienza, professore di educazione artistica e
valente acquarellista.  Tecnicamente legato
al retaggio familiare, all’inizio dipinge acquarelli, presto giudicati troppo
delicati e inadatti alla prepotente e precoce forza espressiva che, sebbene
fosse solo dodicenne, già fremeva dentro di sé in stato di incessabile erranza. 

Giovanissimo si trasferisce a Pescara, frequenta il Liceo artistico e nel 1973 fonda con altri artisti il Laboratorio Comune d’Arte “Convergenze”.   Dipinge, lo farà fino al ’76, ma è frustrato e tristemente afferma: 
I miei quadri erano comprati da farmacisti, che se li mettevano in camera da letto”. 

A sedici anni raffigura il proprio funerale, sua sorella Mariella ricorda: “Quando aveva 13 anni, mio fratello disegnò un quadro che rappresentava il suo funerale. Ora è un po’ malandato: era stato fatto a pennarello, e anche se abbiamo cercato di conservarlo bene, i colori sono sbiaditi.
Andrea già allora immaginava di diventare famoso: aveva disegnato la sua bara, portata a spalle da persone che avevano volti sofferenti, che sembravano quasi maschere del teatro dell’arte. E ce n’erano altre che ridevano. Andrea aveva mostrato il suo quadro a mia mamma, dicendo che c’è sempre qualcuno felice della morte di un’altra persona. Aveva disegnato un volo di corvi e aveva scritto: “Andrea Pazienza is dead
”.

È questa la genesi del Paz, non ancora fumettista, è
un pittore che conosce la storia dell’arte, fa riferimenti a Rembrandt e
Duchamp, confesserà lo spirito dadaista e la passione per la pop-art e per la
poesia, a quest’ultima dobbiamo le 17 tavole dedicate a Jacques Prévert, in cui
prendono vita i tre componimenti dell’opera del grande poeta francese del ‘900,
come lui anarchico e romantico.

La madre di Paz teneramente racconta delle poesie scritte dal figlio, le conosce a memoria: “Per esempio: Dormi dormi dormi almeno tu che puoi dormire. Io penso a te tu non pensare a me.

I suoi dipinti sono caotici, usa colori in modo
spregiudicato accentuando il carattere figurativo con una quantità
impressionante di dettagli, una vertigine ad alta quota che disturba e provoca
un certo disordine emotivo.  Segue un
processo neuroergonomico distorto, cannibalizza se stesso e si auto-ritrae.

Succede l’inevitabile, alla porta bussa forte il Paz
narrativo, le storie che ha da raccontare prendono il sopravvento, nascono i
personaggi ormai entrati nella storia, Pentothal, Zanardi, Pompeo, il mondo
viene travolto dalla furia comunicativa dell’artista, che prende la realtà, la
brutalizza, ne rivela le verità, le angosce, ne tratteggia il tessuto umano
senza pietà.

Diceva anche che nei suoi fumetti parlava di se stesso, perché chissà: “forse mi amo“.  Sono i suoi personaggi a parlare di lui, spietati e senza filtri, Zanardi e Pentothal intrecciano le loro vite e continuano a far vivere il loro autore, egli stesso personaggio inverso e irriverente, definito da Milo Manara: “Il Caravaggio del fumetto“.

Di nuovo citiamo la sorella Mariella, che ricorda il fratello attraverso un aneddoto su un numero di Zanardi:
Pentothal è Andrea, cambiava solo il nome. Capimmo che con lui mio fratello aveva risolto la sua esigenza di narrare quei momenti. […]  Uno dei miei ricordi più belli riguarda un fumetto su Zanardi, che si intitolava Zanardi l’inesistente, che mi ha vista in un certo senso coautrice. Una parte di questa storia è narrata dalla sorella di Zanardi nel suo diario. E Andrea chiese proprio a me di scriverla, perché voleva che avesse lo stile di un’adolescente. Lo considerai un incarico di fiducia e responsabilità, e gli fui davvero molto grata“.

La vita di Paz corre su binari storti, deformati dalle droghe, scrive la sua ultima storia “Astarte”, rimasta incompiuta, che racconta di un gigantesco cane molosso, capo dei cani da guerra di Annibale.  Il cane appare in sogno a Paz stesso e gli racconta delle proprie storiche gesta e dell’amicizia con Annibale. Astarte segue l’esercito cartaginese nella marcia sull’Italia, fino al primo scontro coi romani.

La storia si interrompe qui. 
Il 16 giugno 1988 Paz muore di overdose a soli 32 anni.

Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa” 

Andrea Pazienza, Le straordinarie avventure di Pentothal

sito ufficiale http://www.andreapazienza.it/