Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo, nel tentativo di scoprire una nuova rotta per le Indie, regala al vecchio mondo la convinzione che ci sia un intero continente da scoprire e quindi da conquistare. La sua visione è resa possibile dal finanziamento principale della corona spagnola nelle vesti dell’allora regina Isabella di Castiglia. Ed è proprio da una donna spagnola, o meglio dalla sua “famiglia”, che partiremo per raccontare la storia di colui che ha conquistato l’America riorganizzando il crimine, rendendolo la più grande multinazionale della storia: Salvatore Lucania, passato alla storia come Lucky Charles Luciano.
Toledo, Spagna 1412. Viene creata un’associazione segreta chiamata La Garduña, fondata sui valori comportamentali dell’epica cavalleresca: onore, codice etico e religiosità. Tra gli affiliati vanno annoverati tre fratelli: Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Per anni agirono nella più completa impunità accomodando richieste di giudici, governanti, amministratori e uomini di chiesa. Un giorno, però, la loro sorella venne oltraggiata da un uomo vicino al Re di Spagna, ma ciò nulla valse perché i tre fratelli scelgono di vendicare l’onore della sorella lavando quest’ultima con lo stesso sangue del malcapitato. Riconosciuti colpevoli di omicidio i tre fratelli vengono mandati in prigione nell’isola di Favignana, allora territorio Aragonese, all’interno della fortezza di Santa Caterina. I tre scontano ben trent’anni di carcere, passando il tempo a scrivere codici e formule segrete, regole, riti di iniziazione e di affiliazione, simboli esoterici e interi manuali di regole e comportamenti. Con tanto di segno della croce i tre si votano uno a Gesù, uno a San Michele Arcangelo e l’altro a San Pietro, rispettivamente colui che dal cielo tutto crea e disfa, colui che con la spada e la bilancia in mano decide ciò che è giusto o no e, infine, colui che con le sue chiavi può decidere di aprire o no ogni porta. Accade così che una volta liberi si abbracciano per un’ ultima volta decidendo di partire ognuno per la propria strada per formare adepti per una “società” che si sarebbe giurata fedeltà sul sacro vincolo della “Famiglia” e della “Fede”. Mastrosso attraversa lo stretto e si stabilisce in Calabria dove fonda la ‘Ndrangheta; Carcagnosso prosegue verso la Campania dove fonda la Camorra e Osso sceglie di rimanere in Sicilia dove fonda la Mafia o meglio Cosa Nostra.
La Mafia risulta essere un’associazione Segreta, ma neanche tanto, perché gli uomini devono sapere a chi rivolgersi quando intendono servirsi di qualche “favore”; clandestina, ma neppure molto perché bisogna sapere dove andare quando è necessario interloquire con qualcuno di loro.
Un magistrato dell’800 la deninisce “il rimedio omeopatico alla Criminalità“. I Mafiosi stessi, pur riconosciuti come criminali, vengono chiamati a mantenere l’ordine nelle aziende come custodia; tra le aziende e il territorio nel subappalto edilizio; nella politica con il controllo dei voti; a controllare settori affaristici importanti che non possono essere regolati secondo il normale sviluppo industriale, come la droga, la prostituzione, il racket e il contrabbando.
In questo scenario Salvatore Lucania nasce nel 1897 a Lercara Freddi, un piccolo centro in provincia di Palermo, noto per le sue miniere di zolfo dove lo stesso padre, Antonio, lavorava. Il mito del sogno Americano porta la sua famiglia a cercare fortuna oltre oceano e così, all’età di otto anni, insieme al papà e alla mamma Rosalia si imbarcano come molti loro connazionali. Arrivati nel nuovo continente vengono sbarcati ad Ellis Island dove soggiornano per un anno circa prima di trasferirsi a New York.
Giunti nella Grande Mela la famiglia Lucania trova alloggio a Lower East Side, ai margini fra il quartiere ebraico e quello irlandese. Qui, ogni giorno, assiste ai continui scontri tra le gang rivali e, un giorno come tanti, a scuola interviene in quello che a lui sembra l’ennesimo sopruso effettuato su un ragazzo ebreo da parte di un ragazzo irlandese. Salvatore non si tira indietro e decide di prendere le parti del ragazzo ebreo, ma subito si rende conto che il fanciullo è tutt’altro che indifeso. Tra i due dopo un piccolo litigio nasce una grande amicizia che li legherà per tutta la vita: il giovane in questione si chiama Meyer Lansky ed è a capo di una banda dedita ad ogni forma di illegalità. Salvatore e Lansky si intendono da subito ed entrambi cercano di prendere l’aspetto positivo delle rivalità tra gang nella scuola stessa decidendo di estorcere un penny al giorno ai ragazzi che intendono avere protezione nei confronti dei ragazzi irlandesi. Questa unione apparentemente casuale sarà decisiva per le future idee di Luciano stesso. A dieci anni Salvatore finisce per la prima volta in riformatorio per quattro mesi per taccheggio, ma questa esperienza non cambierà la sua natura. Tornerà in carcere a diciotto anni per spaccio ed uso di eroina e morfina. Di nuovo a piede libero, entra nella banda criminale Five Points Gang con a capo il Gangster Johnny Torrio dove conosce Frank Costello e Al Capone. Stanco delle continue prese in giro sul suo nome italiano che da Salvatore diventava spesso il femminile Sally decide di americanizzare il suo nome in Charles Luciano.
Perfettamente ambientato nel nuovo continente, del quale aveva scelto già da tempo di diventarne cittadino perdendo la cittadinanza italiana, Charles viene preso alla sprovvista dalla chiamata alle armi nel 1917. Il ragazzo non ha la minima intenzione di andare al fronte (non certo per la sua repulsione verso le armi che ormai maneggia da tempo) così decide di farsi contagiare volutamente da un’infezione di clamidia attraverso rapporti sessuali non protetti avvenuti probabilmente in qualche bordello.
Nel 1920 entra a tempo pieno in una gang ebraica appartenente al gangster Arnold Rothstein insieme all’inseparabile amico Lansky, Costello, Bugsy Siegel ed altri “bravi ragazzi”.
Il 16 gennaio del 1920 il senatore Andrew Volstead, a seguito del Volstead Act e del XVIII emendamento degli Stati Uniti d’America che metteva al bando l’alcol, dava inizio all’era del Proibizionismo con la seguente frase: “I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’inferno si sono chiuse per sempre”.
Probabilmente a Charles e ai suoi compari devono essere tornati in mente i tre fratelli spagnoli e i voti fatti ai santi, e, così, alle porte dell’inferno contrappongono lo spalancarsi delle porte del loro paradiso.
Alla mezzanotte e tre quarti del 15 gennaio a Chicago una banda armata assalta un treno con un carico di whiskey dando ufficialmente l’avvio al contrabbando. Charles e la sua banda si occupano direttamente di smistare per tutta Manhattan gli ingenti carichi di alcol che riescono a far sbarcare tramite le loro conoscenze portuali. Charles non si accontenta e decide di reinvestire gli enormi introiti in prostituzione e gioco d’azzardo insieme al suo amico Joe Adonis. Un noto pettegolezzo dell’ambiente racconta che gli abbiano attribuito l’appellativo di “infame” nel mondo dei bordelli le molte prostitute che aveva ridotto in schiavitù dopo averle rese dipendenti dall’eroina.
Le imprese di Charles non passano inosservate e pertanto viene assoldato dall’importante gangster di New York Joe Masseria detto Joe “the Boss”. Per lui parteciperà all’assassinio del gangster Umberto Valenti, acerrimo nemico del “Boss”. Ma Masseria parla a stento l’inglese e la sua visione è ancorata a quella Sicilia da cui era scappato da bambino. Sa che le sue frequentazioni del mondo ebraico e le sue implicazioni nella prostituzione non sono ben viste dagli emigrati italiani, così, in autonomia, continua a disegnare il suo piano cosmopolita recandosi ad Atlantic City, insieme a Torrio, Adonis e Costello, dove alcuni gangster italiani ed ebrei concordano alcune strategie comuni per la divisione del contrabbando di alcolici. Al ritorno a New York viene aggredito da alcuni uomini mai identificati; accoltellato gli viene tagliata la gola con un punteruolo e viene lasciato in fin di vita sulla spiaggia di Staten Island. Viene trovato da un agente di polizia e portato in ospedale dove riescono a salvargli la vita, vicenda che gli fa avere l’appellativo di “fortunato”, così da diventare per tutti Charles Lucky Luciano. Portato in questura Charles mantiene il codice d’onore rispettando l’omertà. Il 1930 vede scoppiare quella che viene definita la guerra Castellamarese tra Joe Masseria e il boss alla ribalta Salvatore Maranzano. Luciano non ha mai amato i bagni di sangue e ritiene questa guerra dannosa per gli affari, così, in accordo con Maranzano, progetta l’assassinio del suo capo in un ristorante di Coney Island con la complicità di una squadra di killer formata da Bugsy Siegel, Vito Genovese e Joe Adonis. Stabilita la pace con Maranzano, Lucky Luciano eredita il giro d’affari di Masseria ma, contravvenendo ai patti Maranzano, si proclama capo dei capi e, conoscendo la contrarietà di Charles a questa carica, progetta il suo assassinio e quello di Vito Genovese. Invitati nel suo ufficio a Park Avenue, poco prima dell’appuntamento, quattro killer ebrei assoldati da Lanskey travestiti da agenti del fisco irrompono nell’ufficio di Maranzano uccidendolo con la complicità del boss Gaetano Lucchese che, in prima persona, accompagna i killer per eludere la sorveglianza.
Ormai divenuto il principale boss di tutta l’America, Luciano si rifiuta di nominarsi Capo dei Capi e, per evitare altre guerre, decide di creare una Commissione formata dalle cinque famiglie di New York, dalla Chicago Outfit di Al Capone e dalla famiglia di Buffalo di Stefano Maggadino in rappresentanza delle famiglie minori, autorizzando chiunque a collaborare con gangster non siciliani e non italiani, dando vita al poi ribattezzato “sindacato nazionale del crimine”, che avrebbe controllato, in cooperazione, l’intero contrabbando di alcolici, traffico di stupefacenti, della prostituzione, del gioco d’azzardo e i sindacati del porto di New York. Ormai all’apice del potere Luciano vive nella suite del lussuoso Waldford-Astoria-Hotel, frequenta i più lussuosi nigth club , veste altissima moda e frequenta personaggi dello spettacolo del calibro di Frank Sinatra. Ormai convinto di aver conquistato l’America a capo della più grande multinazionale mai concepita, Luciano inizia a fare i conti con un altro uomo che intende inseguire il sogno Americano della celebrità ma per sua sfortuna dalla parte opposta della barricata: Thomas E. Dewey, che, nel 1935, viene nominato procuratore speciale per indagare sul gangsterismo. Dewey capisce che l’unico modo per incastrare Luciano è attraverso il racket della prostituzione; così, fa arrestare decine e decine di ragazze che lavorano nei suoi bordelli. Si accanisce sulle tossicodipendenti tenendole in astinenza per giorni fino a quando, ormai logorate, decidono di parlare in cambio di una dose. Luciano prova a rifugiarsi in Arkansas ma il primo aprile del 1936 viene arrestato, processato e condannato a oltre trent’anni di prigionia e spedito in un carcere di massima sicurezza al confine con il Canada dove i suoi contatti sono pressoché assenti. Nel 1942, in pieno conflitto mondiale, torna ad accendersi la “L” di Lucky. Il sabotaggio di alcune navi nel porto di Manhattan tra cui la SS Normandie, che prese fuoco e affondò nelle acque dello Hudson, fanno tremare la sicurezza degli Stati Uniti che credono in infiltrazioni di spie tedesche o di simpatizzanti fascisti tra le file dei molti italiani sul suolo Americano. La Marina, su suggerimento del capo dei sindacati portuali, decide di andare a parlare con Luciano, chiedendo la sua collaborazione per la protezione dei porti in cambio di un trasferimento ad un penitenziario vicino New York ribattezzato “l’hotel a cinque stelle”. Luciano accetta e per molti la sua collaborazione finisce qui. Ma per altri non è stato proprio così, infatti sembra certa la sua mano nello sbarco in Sicilia degli alleati nel luglio del 1943, dove si narra che sulla spiaggia venne fatta trovare una bandiera gialla con le iniziali “LL” , come a suggellare che la richiesta di collaborazione era stata avallata dal Boss dei Boss. Il tutto troverebbe credibilità soprattutto dal fatto che Vito Genovese in persona ha fatto da interprete a Napoli per le truppe Americane. Va detto che molti mafiosi, per qualcuno scritti su una lista consegnata da Luciano stesso agli apparati militari americani, vengono liberati, altri messi a capo di istituzioni; tra i più noti Don Calogero Vizzini, sindaco di Villalba. Nel febbraio del 1946 Thomas Dewey, diventato da giudice ormai governatore dello stato di New York, decide di liberare Luciano per i servigi resi all’America condannandolo però all’esilio. Dopo vari soggiorni in Brasile, Colombia, Venezuela, Luciano si trasferisce a Cuba dove investe, insieme a Lansky e in accordo con il Presidente Batista, nell’Hotel Nacional e in alcuni casinò Cubani. Qui riceve gli esponenti delle maggiori famiglie americane con cui continua a disegnare il traffico di stupefacenti. Sotto pressione del governo americano viene espulso da Cuba e portato in Italia per essere incarcerato. Ma Lucky sembra scampare ad ogni processo per mancanza di prove. Continua ad occuparsi di traffico di stupefacenti, addirittura creando una fabbrica di confetti dal ripieno “stupefacente” che esportava in tutta Europa. Ormai stabilito in Italia tra Sicilia, Campania, passando per la Calabria, sembra più che mai devoto a seguire le gesta dei tre cavalieri spagnoli, sicuramente contribuendo all’ammodernamento delle strutture criminali italiane sul suo modello americano. Nel 1960 Ian Fleming, ideatore di James Bond, lo intervistò a Napoli. Nel 1962 un produttore cinematografico lo contatta per girare un film sulla sua vita. L’appuntamento all’aeroporto di Napoli è un buco nell’acqua perché sulla strada per Capodichino, la fortuna lo abbandona così come il suo cuore, che smette di battere. Il suo corpo oggi si trova al Saint John’s Cemetery nel distretto del Queens. Dimenticavo, la versione ufficiale della morte è “arresto”cardiaco, quasi una beffa per chi agli arresti riuscì sempre a farla franca.