La carota.

Quando si trattava di protestare, chiacchierare, far casino non avevo rivali.
Del resto io sono bassa, figlia di una bassa, a sua volta figlia di una donna bassa; noi basse, si sa, dobbiamo sempre guardare verso l’alto, i pensili sono irraggiungibili, da subito ci sentiamo dire “altezza mezza bellezza” e co’ ‘sta frase sin da bambine non solo capiamo che ci servirà sempre una scaletta, ma anche che mezza bellezza già ci manca e in qualche modo ci dicono: “prova coi tacchi”.
Sono un’insofferente, i tacchi solo rarissimamente, preferisco i piedi che non mi fanno male a un’altezza posticcia, poi ricordavo quei piedi deformati dalle scarpe a punta taccospillate della nonna e delle zie, le cipolle orribili accanto all’alluce, per cosa poi? Per un inganno?
Naaa, scelgo di non essere sexy, se per essere sexy vi aspettate che indossi i tacchi.
Ma più volte, sempre da donne, mi è stato detto con occhio calato dall’alto: “Ma tu i tacchi non li metti mai?”
Continuo a dire che nascere nel 1962 mi ha salvato la vita da un malumore costante, non eravamo una gioventù fashion, oh chiariamo qua non si sta facendo l’elogio de “la mia gioventù era meglio” affatto, erano solo diverse le esigenze e non credo che scegliessimo tutto noi neanche allora, il “bullismo” già c’era, ma non si chiamava così.
Se le parole sono la forma che determina la sostanza, questo termine non mi è piaciuto mai, perché se devo pensare al ragazzino che si comporta male verso l’altro, mi rendo conto che con “bullo” gli do quasi un’aura fichetta per i suoi anni da cretinetti, mentre noi li chiamavamo teste di cazzo, che non è politicamente corretto, ma nessuno vuole essere “testa di cazzo”.
E mentre la mia personalità di bassa si sviluppava quanto più poteva verticalmente, osservavo il mondo dal mio punto di vista assolutamente imo, per questo da bambina andavo in giro con uno specchio in mano per guardare cosa succedeva sopra di me.
Quello che appresi, è che è un attimo a essere bullizzati, qualcosa di te sarà sempre oggetto di presa per il culo, quindi ho imparato a fare a botte, perché probabilmente anche io sono stata un po’ bulla o testa di cazzo; fare a botte mi piaceva e, se avessi le forze, credo mi piacerebbe ancora, ma dopo i 14 anni iniziai a prendercele, quindi puntai tutto su una lingua agile e impietosa e molto, molto alta, molto più di me.
Con la tigna, che mai mi ha mollata mi feci eleggere per tre anni (forse due non ricordo) al consiglio di istituto, talmente indisponente in assemblea, che un “fascista” alla fine mi dette uno schiaffo, risposi da bassa: calcio nel basso ventre, pensate che lui ora è un attore, ma col cavolo che fu eletto.
Quindi sì, Greta ha solo sedici anni, ma in fondo verso i diciassette anni procuravo aborti clandestini a via del Governo Vecchio e occupavo case, non ero sola, anzi.
Forse non siamo più abituati a una gioventù che si fa sentire, che dica la sua; mi piace pensare ingenuo in questo caso, mi piace pensare che un po’ di quello spirito sia stato trasmesso, coi miei ragazzi ci ho provato, non sappiamo se si otterrà qualcosa oppure no; se è troppo tardi, sicuramente otterremo meno di quello che abbiamo in mente, ma l’alternativa è non provarci proprio.
Ah, e a chi dice che anche Greta inquina prendendo l’aereo, sì certo è vero, ma mica dice di abbattere gli aerei, dice di iniziare a pensare a alternative energetiche permanenti; non credo che Greta ambisca a riportarci nelle caverne, ma solo ricordarci che siamo parte dell’universo, che non dovremmo contrapporci a esso.
Smettetela di fare i post bulli contro Greta.
Non c’è nessuna carota alla fine di questa vita, ne sono quasi del tutto certa, possiamo solo agire qui e adesso, cercando di evitare il più possibile bastone.