… ma Trilussa lo aveva scoperto già cento anni fa

La formazione dell’attuale “Governo Draghi” è stata, a mio parere, l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto sia difficile, almeno per una buona parte del ceto politico, resistere al richiamo delle Sirene di un facile arricchimento, non solo di natura strettamente monetaria. Perché il tutto è sempre originato da incarichi politici spesso dovuti ad una facile operazione di trasformismo. Situazioni che poi vengono ammantate da incredibili e a volte ridicole giustificazioni di natura politica senza capo né coda, che quasi mai riescono a nobilitare scelte che sono di potere e di soddisfacimento di ambizioni soprattutto a titolo personale. Infatti come accennato sopra basta aver seguito la formazione dell’ultimo Governo in carica da qualche settimana, per comprendere che neanche una persona con autorità e carisma, come sempre è stato dipinto Mario Draghi, sia riuscito a sottrarsi al cosiddetto “mercato delle vacche”. Come purtroppo viene oramai definito quello che dovrebbe essere una normale assegnazione di incarichi politici, secondo competenze e capacità. Senza spartizioni che invece derivano ancora dal famoso “manuale Cencelli”, di rito democristiano se non ricordo male.

Dove gli incarichi erano direttamente proporzionali al peso politico di ogni partito, e/o addirittura in base al peso politico delle correnti esistenti all’interno dello stesso partito.

Detto questo è stato veramente sorprendente scoprire che, più di 100 anni fa, un grande poeta dialettale come Trilussa riusciva, con pochi versi, a dipingere con leggerezza, ma anche a dissacrare con grande ironia, quella che noi oggi chiamiamo appartenenza politica. Un’appartenenza che, già allora, evidentemente, mostrava tutta la sua fragilità quando veniva messa di fronte ad una scelta dove, dall’altra parte, c’era un miglioramento, soprattutto a titolo personale, sia dal punto di vista politico che da quello economico. In ogni caso, la cosa più triste, a mio modo di vedere, che mi sembra del tutto evidente, è che in questo breve ritratto, il Poeta non salva proprio nessuno.

LA POLITICA – (1915)

Ner modo de pensa’ c’è un gran divario:

mi’ padre è democratico cristiano,

e, siccome è impiegato ar Vaticano,

tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch’è er più anziano

è socialista rivoluzzionario;

io invece so’ monarchico, ar contrario

de Ludovico ch’è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso

pe’ via de ‘sti principi benedetti:

chi vo’ qua, chi vo’ là… pare un congresso!

Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma

ce dice che so’ cotti li spaghetti

semo tutti d’accordo ner programma            

Carlo Alberto Salustri / TRILUSSA – (1871 – 1950)