S1:E1 “Tè: origine, storia e viaggio nel mondo”
Dal cuore delle montagne cinesi alle tavole europee, il tè ha viaggiato per secoli unendo popoli e culture. Scopriremo dove e come è nato e come ha conquistato il mondo.
Noi occidentali siamo più abituati alla praticità filtri da infusione, e la preparazione del tè è un’abitudine veloce, cui non prestare attenzione, ma c’è una notevole differenza tra il tè industriale e il tè in foglia. Il tè in bustina, poiché composto da polvere o frammenti, rilascia un sapore più amaro e astringente a causa dell’estrazione più rapida e meno controllata, con una maggiore presenza di miscele e tè di qualità inferiore, la quantità di sostanze benefiche rilasciate è inferiore e porta a un sapore meno complesso e più uniforme. Il tè in foglia è
generalmente di qualità superiore, conserva meglio gli oli essenziali, responsabili dell’aroma e del sapore, offrendo un’esperienza più autentica, le foglie intatte rilasciano più antiossidanti e altri composti benefici per la salute.
Il tè in foglia deriva da piante coltivate con cura, mani sapienti che racchiudono secoli di tradizione, e ci regala profumo, gusto e beneficio.
Quando apriamo il piccolo scrigno e osserviamo le foglie del tè, ne liberiamo e osserviamo il contenuto, possiamo scoprire che un mondo intero si risveglia.
La leggenda narra che intorno al 2737 a.C. l’Imperatore Shen Nong, venerato come “Agricoltore Divino” e padre della medicina cinese, stanco e privo di forze dopo aver sperimentato decine di erbe, si riposava sotto un albero. Una foglia di Camellia sinensis (c’è un motivo se ricorro al neretto, ricordiamo bene il nome di questa pianta), sospinta dal vento, cadde nella sua tazza di acqua bollente. Shennong, incuriosito dall’aroma sprigionatosi, lo assaggiò e subito ne apprezzò profumo e gusto, sentendosi subito rinvigorito. Fu quella la scintilla che trasformò il tè in medicina, e poi in rituale.
La leggenda non è storicamente provata, ma descrive il profondo legame tra il tè e la cultura cinese, e il ruolo di Shennong come scopritore di erbe e rimedi naturali. La storia di Shennong e del tè è spesso associata al concetto di “Divino Mietitore”, un appellativo che riflette il suo
contributo all’agricoltura e alla sua conoscenza delle piante.
Un’altra leggenda, più macabra e meno poetica, narra che Bodhidharma, monaco zen, si tolse le palpebre per non cadere addormentato durante la meditazione. Quelle caddero a terra e in quel luogo germogliarono le piante di tè: un simbolo di veglia, disciplina e rinascita.
Più attendibili delle narrazioni tradizionali, esistono documenti storici che attestano l’uso del tè come rimedio medicinale fin dal III secolo a.C.
Inizialmente consumato da nobili e dignitari, con il tempo si diffuse tra la popolazione, diventando una bevanda di uso quotidiano e parte integrante di rituali sociali e religiosi.
Il tè ci racconta storie antiche, nato tra colline cinesi, divenne messaggero di cultura, commercio e poesia e oggi accompagna i nostri gesti quotidiani con la sua quieta presenza.
Ma torniamo a quella fogliolina di Camellia sinensis cui poco sopra abbiamo dato enfasi: è lei la pianta madre di ogni tè.
La Camellia sinensis è una pianta sempreverde della famiglia delle Theaceae, originaria delle regioni montuose tra Cina, Myanmar e nord-est dell’India. Da questa singola specie derivano tutti i tipi di tè: verde, nero, bianco, oolong, differenziati unicamente dai metodi di lavorazione
e ossidazione delle foglie.



Attraverso le vie sul mare e la Via della Seta, il tè approdò in India, in Medio Oriente e infine in Europa. Arrivò prima come rarità da collezione, ammirato nei salotti dei nobili e celebrato nei diari di viaggiatori e missionari. Dal porto fluviale di Canton, il principale porto marittimo di Guangzhou, nella provincia del Guangdong in Cina, situato sul Fiume delle Perle e considerato porta d’accesso cruciale per il commercio nella Cina meridionale, arrivavano navi cariche di tè, spezie, sete, porcellane, insieme a cronache e narrazioni di varie culture. Si
creò un continuo intreccio di influenze e contaminazioni che arricchì le varietà e i metodi di preparazione del tè, e lo rese una lente attraverso cui osservare la storia del mondo: una foglia, un ponte tra popoli, una narrazione liquida che attraversa continenti, epoche e
leggende.
In ogni cultura, il tè possiede un ritmo tutto suo, una scansione lenta che accompagna la vita di tutti i giorni.
In Cina, il tè non è solo bevanda: è meditazione, gesto elegante e dialogo con la natura, un piccolo rito che trasforma un semplice sorso in momento di introspezione.
Nelle case giapponesi, la cerimonia del tè (chanoyu) insegna pazienza e armonia, ogni movimento è considerato come poesia.
Nel Nord Europa, il tè assume sfumature di conforto domestico: nelle case danesi, l’hygge si accompagna a tazze fumanti e dolcetti, dando calore e sicurezza.
In Inghilterra, l’English breakfast tea diventa un rito di comunità, la tazza condivisa con amici e colleghi segna l’inizio di una giornata.
In Marocco, il tè alla menta è simbolo di benvenuto e dialogo, preparato con gesti precisi e versato da altezze che trasformano la bevanda in spettacolo.
In India, il chai speziato accompagna il viaggiatore lungo le strade e nelle stazioni ferroviarie, regalando energia e un momento di conforto nel trambusto quotidiano.
Quando teniamo la tazza tra le mani, fermiamoci a pensare che stiamo portando con noi un piccolo universo: profumi che attraversano continenti, gesti antichi che arrivano dai mercati del passato, storie di viaggi e di culture che si incontrano. Ogni sorso racchiude un viaggio
inaspettato e intenso, un momento sospeso in cui il tempo rallenta e il quotidiano diventa rituale. Il tè, così, non è mai solo una bevanda: è memoria, poesia e legame tra persone e culture, un filo invisibile che attraversa epoche e geografie, avvolgendo chi lo beve in una carezza calda e profumata.
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