Augusto De Luca fotografa Ernesto Vitolo

Negli anni ’70 suonavo la chitarra e, come molti miei coetanei insieme ad altri amici, formavamo spesso i famosi “complessini”, gruppi musicali con chitarrista, bassista, batterista ed organista.
Fu in quel periodo che conobbi Ernesto Vitolo. Lui era un tastierista già straordinariamente bravo e molto preparato, che, con il suo talento, faceva la differenza.
Con noi suonò per un paio d’anni in varie band, difatti cambiammo tantissimi nomi.
Alle percussioni c’era Mario Insenga, grande appassionato e conoscitore di blues, al basso si alternavano vari ragazzi della nostra età, la voce, invece, era quella di Alan Sorrenti: particolarissima.
Tutti avevamo ottimi strumenti musicali e per provare i brani da montare, ci riunivano nello scantinato della mia casa al Vomero. Era una stanza che mio padre aveva fatto foderare di legno per abbellirla ma, soprattutto, per tamponare un minimo il suono che, inevitabilmente, infastidiva i condomini del palazzo, i quali, di continuo, ci chiedevano di diminuire il volume degli amplificatori.
Quante avventure, quante storie, in quello scantinato!
Con il tempo Ernesto prese il volo e cominciò a suonare da professionista con diversi artisti importanti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo.
Credo, però, che abbia raggiunto il più alto livello di maturità artistica incontrando Pino Daniele; il suono della sua tastiera in quasi tutti i brani del grande artista, è infatti inconfondibile.
Era molto tempo che non ci vedevamo, così un giorno, gli telefonai e ci accordammo per andare a trovarlo.
Ernesto mi fece vedere i suoi nuovi strumenti e mi deliziò facendomi ascoltare qualche pezzo inedito.
Più tardi, non potei che fotografarlo assieme ad una delle tante tastiere che erano lì intorno e con il quale lui vive in simbiosi totale.
In pochi minuti insieme preparammo il set e scattai.
Proprio perché lo conoscevo benissimo, avevo già in mente il tipo di foto che volevo realizzare, perciò fui subito soddisfatto del risultato.
Chissà, forse un giorno torneremo anche a fare una suonatina insieme…

 

Ernesto Vitolo – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa James Senese

In quanti brani musicali di Pino Daniele abbiamo ascoltato e gustato quel sassofono che li caratterizzava in maniera assolutamente unica tanto da diventarne un elemento indispensabile ed irrinunciabile?
Era il sax del mitico James Senese che ricordiamo anche per aver suonato negli Showmen e in Napoli Centrale. 
Andai a fotografarlo a casa sua in un parco appena dopo il Real Bosco di Capodimonte. Appena entrato chiesi ad un uomo dove abitasse il grande musicista e quando alcune persone intorno sentirono che chiedevo di James si avvicinarono formando un gruppetto considerevole che in pochi secondi mi mise al corrente di tutte le sue abitudini, gli spostamenti e gli orari per incontrarlo e avere “udienza”. Capii che era molto amato e anche che era considerato come il fiore all’occhiello del quartiere…il “santo protettore”.
Bussai alla porta e James venne ad aprirmi. A prima vista mi ricordava vagamente Jimi Hendrix, rimasi subito colpito dal suo vocione profondo dai toni bassi e dal suo color cioccolato che era in totale contrasto con il marcato accento napoletano.
Fui affascinato dalla sua gentilezza, umiltà e soprattutto serenità. Entrammo nello studio dove custodiva alcuni strumenti e registratori, ma intuii subito che per fotografarlo mi sarei concentrato e avrei privilegiato soltanto il viso.
Di solito mi piace dare ad ogni personaggio un alone surreale. In quasi ogni ritratto c’è un elemento che è presente nel luogo dove incontro la persona da ritrarre che è legato a quel personaggio ma anche che mi colpisce e fa da trait d’union con la mia interiorità. Stavolta volevo raccontare maggiormente la profondità dello sguardo tralasciando la bellezza formale di tutta l’immagine. Volevo approfondire e fare un’analisi introspettiva del personaggio cercando di evocare alcuni tratti del carattere e della personalità. Desideravo insomma evidenziare il contenuto più che la forma.
James fu incuriosito dal fatto che io lo fotografassi a distanza così ravvicinata, ma mi lasciò fare divertito.
Dopo qualche scatto mi offrì un caffè e parlammo a lungo della sua esperienza e del suo rapporto con Pino. Ci furono anche momenti di sincera commozione ed io sarei rimasto lì ad ascoltarlo ancora per molte ore.

Quanta storia e quanta umanità avevo incontrato inaspettatamente quella mattina…

 

James Senese – foto di Augusto De Luca

James Senese e Augusto De Luca
James Senese e Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Hermann Nitsch

Uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese.
Artista molto discusso per le sue performance provocatorie, ma già presente nella storia dell’arte internazionale. Hermann Nitsch non è un uomo che facilmente si lascia ritrarre, anche perché non essendo più un ragazzino, ha qualche problema di salute. Molto discreto, schivo e solitario, talvolta può apparire per questo motivo come un personaggio scontroso ed introverso. Dopo averlo conosciuto, però, ho avuto modo di apprezzare la sua dolcezza e affabilità che viene fuori poco alla volta frequentandolo e conversando con lui.
Per fotografarlo ho dovuto contattare il gallerista Giuseppe Morra, che conosco da anni e gli ha dedicato uno splendido palazzo di sua proprietà, ex centrale elettrica, che ora porta il nome di Museo Nitsch.
Vive nel suo castello di Prinzendorf a cinquanta chilometri da Vienna e raramente viene a Napoli, così per ritrarlo ho dovuto avere pazienza e attendere qualche settimana.
L’incontro avvenne proprio nel Museo a lui dedicato che ha un magnifico belvedere da dove si può ammirare tutta la città di Napoli; é proprio li che feci diversi scatti fotografici.
Nitsch mi assecondò in tutto e si mostrò molto incuriosito dal mio modo di fotografare. Solitamente sono molto veloce e dopo qualche click capisco di avere la foto giusta ma con lui approfittando della sua grande disponibilità e del tempo che mi dedicava, realizzai molte immagini con inquadrature diverse. In questa pagina  ho deciso di pubblicare questa foto rettangolare che amo molto e che mi ricorda il padre degli dei nell’Olimpo, per la barba e quelle nuvole gonfie e barocche alle sue spalle.
Anche la sua espressione e gli occhi immersi in pensieri lontani, gli danno un’aria immortale. Pubblico anche una foto quadrata con il suo profilo, che non mostro spesso.
Devo riconoscere che senza dubbio é stato un grande privilegio avere in posa avanti alla mia fotocamera un modello così illustre.

 

Hermann Nitsch – foto di Augusto De Luca
Hermann Nitsch – foto di Augusto De Luca
Augusto De Luca e Hermann Nitsch
Augusto De Luca e Hermann Nitsch




Augusto De Luca fotografa Roma

Questo é il primo di sette libri commissionati dalla TAV, treno alta velocità, quando mi chiesero di interpretare alcune delle città che il treno avrebbe attraversato, lasciandomi totalmente libero nella scelta dei luoghi e dei monumenti, affidandosi totalmente al mio stile e al mio modo di fotografare.

“Roma Nostra”  è un libro fotografico con le mie immagini di Roma, patrocinato dal Presidente della Camera dei Deputati e pubblicato dalla Gangemi Editore.

I testi sono di Maurizio Costanzo, Nino Manfredi, Ennio Morricone, Gigi Proietti, Alberto Sordi, Valentino (stilista), Monica Vitti, Ferruccio Amendola, Alessandro Curzi, Virna Lisi, Luigi Magni, Nicola Pietrangeli, Paolo Portoghesi e Carlo delle Piane. L’introduzione è di Lina Wertmuller ed è stato presentato il 30 ottobre 1996 con una mostra di fotografie al Museo di Roma, Palazzo Braschi. Mostra che poi e stata itinerante in Italia.

In quel periodo vivevo a Roma, circostanza che favoriva particolarmente questo lavoro. Avevo modo di programmare ed eventualmente ripetere gli scatti, scegliendo gli orari più favorevoli e quindi la luce migliore per ogni foto. Nel fotografare questa e successivamente anche le altre città, per un fotografo come me che privilegia le strutture architettoniche, eliminando completamente la figura umana, rendendo i luoghi come palcoscenici vuoti che vivono solo attraverso i loro segni e le strutture architettoniche che attraverso lo scorrere del tempo ne raccontano la storia, il vero problema era sempre lo stesso: i simpaticissimi e onnipresenti cinesi o giapponesi…non so bene…perché ammetto di non riuscire a distinguerli. Appena trovavo l’inquadratura giusta e stavo per scattare, ecco che come un’apparizione miracolosa, avanti alla fotocamera si materializzava uno di loro con l’inseparabile macchinetta fotografica. Non so quanti scatti con “imprevisto” ho dovuto cancellare e non so quanta pazienza ho dovuto avere; ma io perseveravo e dopo un po’, se nel mirino non ne vedevo un altro, alla fine il click mi ripagava sempre dell’attesa.

Alcune volte durante la caccia alle immagini, si presentavano occasioni irripetibili; come quando una mattina allo Stadio dei Marmi cercando tra le statue una buona foto, notai due colombe bianche immobili sull’avanbraccio di un discobolo che aveva come sfondo un meraviglioso cielo nuvoloso. La foto così com’era sarebbe stata bella ma forse un po banale e allora mi venne l’idea: dissi a Marisa la compagna di allora che quel giorno mi accompagnava, di lanciare una moneta al mio via sulla statua, mentre io ero pronto a scattare con la fedele Hasselblad. E così fu…il tintinnio del metallo sulla pietra fece volare i due colombi all’unisono ed io scattai. Il risultato é nella foto che pubblico sopra.

Nel racconto fotografico della città il mio è un itinerario del tutto spontaneo e intuitivo dettato solo da ciò che mi ha attratto e spinto ad una sintesi tra realtà esterna, razionalità e creatività. Con un chiaro riferimento al magico ed al metafisico, matrici che accompagnano tutti i miei lavori, l’intento è stato di proporre una Roma senza tempo, classica e moderna, antica e futura, oltre le mode e gli imperi che l’hanno attraversata dei quali oggi restano solo i segni. Roma non appartiene a nessun tempo. Ho sottolineato ulteriormente la sua totale autonomia e sospensione ritraendola completamente deserta, imprigionata da lunghe icone orizzontali, come il palcoscenico di un teatro dove si recita ogni giorno la vita di cui si intravede solo il riverbero e dove regna sovrano il silenzio. È impossibile dare l’idea di una città così “grande”, così assolutamente piena di tutto e quindi imprendibile nella sua essenza più profonda. Io ho cercato di svelare almeno qualcuno dei suoi segreti. 

“Certe volte basta un selciato sconnesso, respirare un odore ed ecco che la città è lì, attorno a te” Jean Paul Sartre

Roma – foto di Augusto De Luca
Roma – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Lia Rumma

Illuminata gallerista internazionale, Lia Rumma, salernitana d’origine ma napoletana nell’anima, è anche un’importante collezionista d’arte, e con il marito Marcello, prematuramente scomparso, è stata una delle protagoniste del mecenatismo culturale, regalando stralci di vita d’artisti.

Negli anni ’80 noi artisti partecipavamo sempre a tutte le inaugurazioni delle mostre ospitate dalle quattro gallerie napoletane di Lucio Amelio, Peppe Morra, Pasquale Trisorio e Lia Rumma, appunto.

Spazi che accoglievano il meglio dell’arte e dei grandi di tutto il mondo, punti d’incontro assolutamente imprescindibili per chi amava la creatività e dove sapiente sperimentazione, unita a geniali intuizioni, permetteva di scrivere pagine nuove della storia dell’arte.

Un’occasione unica, insomma, per vedere da vicino i loro lavori e conoscerli di persona e, perché no, provare anche a farsi notare.

Nel 1999 poi Lia ha inaugurato nel quartiere Brera a Milano una nuova sede espositiva attorno alla quale gravitano prestigiosi progetti internazionali.

Quel giorno andai da lei con la mia fotocamera Hasselblad, medio formato, in via Vannella Gaetani a Napoli, dove aveva ad un piano la galleria e ad un altro l’abitazione, che comunque sembrava un museo, perché piena di opere straordinarie di importanti maestri, meravigliosamente disposte in modo armonico.

Il suo colore preferito è il nero, infatti non ricordo di averla mai vista indossare abiti di una tinta diversa. Affascinante e fine in ogni posa, da ammirare così come si fa con le sue pregevoli esposizioni.

Cominciai a guardarmi intorno in quella suggestiva casa, dove tutto trasudava di Bellezza, e mi colpirono particolarmente due sculture: la Venere di Michelangelo Pistoletto e un profilo in legno, che Mario Ceroli le aveva dedicato, e che la ritraeva diciottenne.

Immediatamente decisi di fotografarla proprio con questi capolavori; posizionai le luci e scattai. Il suo sguardo, fiero e sicuro, era sempre talmente magnetico e penetrante che non ci fu bisogno di ripetere i click.

Gli originali di queste due foto sono a colori, ma spesso preferisco proporli in bianco e nero, perché credo che ciò ne aumenti l’intensità e metta maggiormente in evidenza la struttura delle forme nell’immagine.

 

Lia Rumma – foto di Augusto De Luca
Lia Rumma – foto di Augusto De Luca




LE FOTO DI FAMIGLIA

Talvolta archiviate in un cassetto polveroso, come vuole la retorica dei ricordi, le foto di famiglia hanno invece una loro dignità quando fungono da macchina del tempo e ricostruzione della memoria personale o familiare.

A tal proposito vi racconto una storia vera, ossia la vicenda umana di un bambino di pochi anni, Marco, che perse precocemente la madre senza aver avuto il tempo di formarsi sia l’identità di figlio, sia di conservare una traccia di ricordo della fisionomia della mamma che lo aveva messo al mondo, figura determinante per ogni creatura di qualsiasi specie.

Con ciò non voglio incrementare la narrazione più o meno centrata sull’importanza o criticità della figura materna in tutti gli aspetti già evidenziati dalla psicologia e psicoanalisi, ma raccontare come le foto di famiglia siano state decisive, nella vita di Marco, per aiutarlo a “conoscere” la madre perduta: utilissima l’intuizione di una zia materna che gli mostrò, al momento opportuno, le foto che ritraevano la mamma nei vari momenti di vita familiare; un modo intelligente e sensibile per offrire un sostegno e arginare, per quanto possibile, un vuoto affettivo molto doloroso.

Per quanto riguarda la mia esperienza, le foto della famiglia di origine sono uno strumento identitario, un ritorno al passato che mi consente di ravvivare il ricordo delle mie radici, del contesto sociale e culturale nel quale sono cresciuta, degli affetti che hanno costellato la mia esistenza dalla nascita e la varietà di “comparse” occasionalmente presenti.

Si può essere più o meno d’accordo con questa interpretazione se generalizzabile, e ciò dipende da come si è portati a vivere il proprio passato con curiosità, affetto o fastidio; quindi per dare un contributo più specifico a questo tema, riporto il commento dell’amica Ariella Williams, psicoterapeuta:

“Ringrazio innanzi tutto Rita per avermi invitata a esprimere un mio commento, cosa che faccio più che volentieri concordando innanzitutto con le sue osservazioni.

Vorrei sottolineare in particolare il ruolo identitario che le foto hanno, non solo collegandoci al fluire stesso del tempo e creando un senso di appartenenza a una storia senza fine, ma mettendoci anche davanti a noi stessi, alla nostra evoluzione di persone nella sua unicità grazie a quelle figure e a quei momenti congelati nel tempo dall’obbiettivo, che hanno contribuito a creare la persona che siamo.

Sono quindi documenti della nostra crescita, degli ostacoli superati, delle tappe conquistate, delle perdite sofferte.
Per un bambino, le foto di famiglia possono essere il portale a una solida autostima, sviluppandone l’autoconsapevolezza e i nessi intrinseci col suo contesto affettivo e di vita, base indispensabile per un sano sviluppo psicoemotivo. Passare in rassegna le foto con un adulto che gliele descrive attingendo all’aneddotica familiare, offre preziose occasioni per rinforzare il legame di affetto e di fiducia tra loro.
Una foto non è solo uno scatto che fissa un attimo fuggente, ma collega il presente col passato mentre si cammina verso il futuro.”

Le foto di famiglia possono essere ritratti in posa formale, basti pensare alle famiglie reali o nobiliari, dinastie che si impongono all’attenzione del pubblico, o semplici scatti improvvisati di momenti memorabili della vita familiare: matrimoni, compleanni, viaggi, la laurea dei figli, ecc. : universi talvolta simili e sovrapponibili, frutto di un immaginario culturale condiviso dalle generazioni che si succedono.

Quando mia nipote Sofia ci chiederà come eravamo, troverà alcuni album fotografici pronti a soddisfare la sua curiosità. Il romanzo  familiare sarà preservato.

Dall’archivio fotografico di famiglia

In vacanza a Bormio
Io a due anni
Io e papà
Io e papà a Lavarone in cerca di funghi
Mia madre sorridente in fotografia
Mia sorella Mara




Augusto De Luca fotografa Peppe Barra

Quella mattina insieme a mia figlia Giulia che con la sua fotocamera doveva documentare il mio lavoro, ci recammo da Peppe Barra. Già ero stato nella sua casa quando alla fine degli anni ’80 avevo ritratto la mamma Concetta Barra. All’ultimo piano di un antico palazzo, con uno splendido terrazzo che affaccia sui tetti di Napoli, piena di oggetti antichi e una collezione stupenda di Madonne sotto campane di vetro, è una casa dove si respira l’antica tradizione napoletana. Peppe, straordinario interprete della nostra cultura, ci accolse con quel calore e quella giovialità che da sempre gli appartiene. Realizzai molti scatti sfruttando proprio tutto quello che avevo intorno. Qui pubblico solo due dei tanti ritratti eseguiti. Il primo lo realizzai al secondo piano della sua abitazione, dove sulla parete è dipinto un trompe-l’oeil con una maschera di Pulcinella. Misi la fotocamera su di un cavalletto in modo da avere uno sfondo fisso e chiesi a Peppe di caratterizzare i diversi scatti con un’espressione sempre diversa, replicando i vari stati d’animo di un Pulcinella in carne ed ossa; una maschera che nessuno meglio di lui poteva interpretare. Poi ho riunito le fotografie in un’unica immagine quadripartita proprio per sottolineare l’intensità delle sue “facce”. L’altra foto la realizzai sul terrazzo dove il suo profilo si contrapponeva a un’antica testa di un santo o forse di una bambola che poi al computer ho scurito per evidenziare maggiormente anche le ombre proiettate sul muro. Un modo per rimarcare le tante possibilità interpretative e i mille personaggi del teatro di Peppe Barra. Quella fu una giornata davvero intensa per me, che rimasi più che soddisfatto del lavoro eseguito e per mia figlia, che da molto tempo desiderava conoscere il grande ed inimitabile artista partenopeo.

 

Peppe Barra – foto di Augusto De Luca
Peppe Barra – foto di Augusto De Luca
Peppe Barra e Augusto De Luca
Peppe Barra con Augusto e Giulia De Luca




Augusto De Luca fotografa Lina Sastri

Alla fine degli anni ’80 mi recai a Roma per ritrarre una grandissima artista: Lina Sastri.

Non so se lei canti o reciti meglio; io la trovo sublime in ogni sua interpretazione.

Come donna é di una bellezza struggente tutta napoletana. Capelli e occhi scuri dal quale si percepisce un vissuto intenso e un volto quasi sempre serio che nasconde però una tenerezza forse volutamente celata.

Lina aveva una casa essenziale, spartana e funzionale, con pochi spazi dedicati ai fronzoli e alle decorazioni. Quando entrai accennò appena un sorriso che fu subito interrotto da un’espressione pensierosa e un po’ distaccata…“posso offrirti qualche cosa?”

Io ero un po’ intimorito e un po’ affascinato, sicuramente non mi sentivo a mio agio né Lina mi aiutava ad esserlo. Sentivo come se ci fosse stato una barriera invisibile tra me e lei.

Solitamente io gioco sempre molto con il personaggio prima degli scatti per creare un’atmosfera rilassata ottenendo “verità” dal volto ritratto, quella era una situazione per me sicuramente più difficile e anomala. Nonostante tutto dovevo comunque andare avanti. Ci mettemmo subito al lavoro. Osvaldo, il mio assistente, montò lo stativo con una luce sola senza diffusore per ottenere un’ombra netta ed io trovai la parete che facesse da sfondo. La mia idea infatti era quella di creare un’ombra che diventasse la protagonista dell’immagine, come per rappresentare l’altra “faccia”, quella teatrale di Lina, una delle tante che lei magistralmente indossa sul palcoscenico.

Lina non capì bene quello che volevo fare, probabilmente io mi spiegai male e così nacque una discussione che durò un po’ di tempo. Allora io intuii che non dovevo contraddirla ma utilizzare una tecnica AIKIDO: sfruttare la forza dell’avversario a mio vantaggio flettendomi. 

Con molta pazienza e dolcezza le rispiegai la mia idea e ammettendo il mio imbarazzo le dissi: “ Lina scusami ma quando sono al cospetto di una bella donna non riesco ad esprimermi”.

Lei capì il mio gioco, il ghiaccio si frantumò e il suo volto si illuminò proprio con quello splendido sorriso che io ho furtivamente catturato nella foto.

Comunque tra i vari scatti ho pubblicato sempre solo questi due che più mi piacciono.

La incontrai dopo qualche mese al Gran Caffè La Caffetteria in Piazza dei Martiri, lei mi salutò; era radiosa e allegra. Sedemmo a un tavolino e prendendo un caffè facemmo quattro chiacchiere.

Era un’altra persona ed io in quel momento scoprii il suo grande segreto…l’aria di Napoli alimentava l’energia della sua bellezza.

 

 
 
 
Lina Sastri – foto di Augusto De Luca
Lina Sastri – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Michele Santoro

Michele era stato un amico di scuola della mia prima moglie Maria Grazia, ma i due per molti anni non si erano più frequentati. Alla fine degli anni ’80 casualmente si rincontrarono ed io ebbi modo allora di conoscerlo. Lui vide le mie fotografie, ne fu entusiasta e volle pubblicarle subito in alcuni giornali su cui scriveva in quel periodo. Poi, nel 1986, per la presentazione del mio primo libro “Napoli Mia”, mi fece un bellissimo regalo mandando in onda per l’occasione un servizio televisivo al telegiornale di Rai 3 nazionale. Nel 1987 Michele lavorava ancora per Rai 3 e gli fu proposto di condurre un programma televisivo intitolato ’Samarcanda’, mi contattò chiedendomi delle fotografie per pubblicizzare la nuova trasmissione ed anche altre immagini che già avevo e facevano parte di un altro mio lavoro in cui erano presenti alcune lune e soli rossi da utilizzare per la scenografia del programma; dovevano apparire infatti in diversi monitor disseminati nello studio televisivo. Io accettai e andai a Roma per fotografarlo. Il ritratto in bianco e nero che pubblico qui è stato realizzato proprio negli studi della Rai e la mano con il tre nel monitor indica appunto che è una trasmissione della terza rete. L’altra foto a colori la scattai sul Ponte Flaminio all’imbrunire e per schiarire il suo viso utilizzai un piccolo flash sulla fotocamera. Tra me e Michele c’è sempre stato un rapporto di reciproca stima e simpatia, non solo perché siamo entrambi dello stesso segno zodiacale, il cancro, ma anche perché ci accomuna una grande sensibilità ed emotività che spesso ci fa prendere decisioni basandoci sui sentimenti piuttosto che su quella che  sarebbe la scelta più razionale.

 

Michele Santoro – foto di Augusto De Luca
Michele Santoro – foto di Augusto De Luca
Augusto De Luca e Michele Santoro




Augusto De Luca fotografa Lina Wertmüller

 

Dal 1995 ho vissuto per diversi anni a Roma e quando mi trovavo nei pressi di Piazza del Popolo quasi sempre mi recavo a casa di Lina Wertmüller in una stradina laterale appena dietro la piazza. Conoscevo Lina perché aveva firmato delle bellissime prefazioni a due miei libri fotografici: “NAPOLI DONNA” in cui scrisse delle napoletane: “le sue figliole sono come lei (Napoli) di sapienza antica” e “ROMA NOSTRA” sulla città eterna.

In questo appartamento su due livelli Lina spalancava sempre le sue porte soprattutto a chi era napoletano.

Amava Napoli e le sue tradizioni. Tra un piano e l’altro c’era una accogliente scala di legno e salendo, a destra sulla parete, mi ha sempre colpito un bellissimo, enorme ritratto su tela di San Gennaro fine ‘600 sicuramente attribuibile a Francesco Solimena o a qualcuno assai vicino a lui.

Puntualmente con un mezzo sorriso e un’aria complice e sorniona, dopo un po’, la domanda era sempre la stessa: ”ma le vuoi due pizzelle?”. Sembrava non aspettasse altro che il mio consenso. Ogni volta ordinava delle piccole pizzette con pomodoro, mozzarella e una foglia di basilico, calde e profumatissime. A casa sua erano immancabili. Credo che fossero il suo piatto preferito.

Così in una di queste mie visite le chiesi se potevo farle un ritratto. Mi feci dare uno dei tantissimi e famosissimi suoi paia di occhiali bianchi, andammo sul terrazzo per avere con il cielo azzurro uno sfondo omogeneo e io cominciai a scattare. Lei sorrideva mentre la inquadravo perché non capiva bene cosa facessi con quegli occhiali che mantenevo con la mia mano sinistra avanti all’obiettivo.

Quando dopo qualche giorno le portai la foto mi disse: “ma la foto é agli occhiali o a me? Ah, si, certo…siamo una cosa sola“ e sorrise compiaciuta.

Proprio qualche anno prima di morire, Ha ricevuto un meritatissimo Oscar alla carriera. Grande donna.

 
 

 

 

 

 
 
Lina Wertmüller – foto di Augusto De Luca