Augusto De Luca fotografa Firenze

La pubblicazione del mio libro fotografico Il Palazzo di Giustizia di Roma, nel 1997, ebbe un successo così grande che TAV Treno Alta Velocità, l’anno successivo, mi commissionò una nuova opera, “Firenze frammenti d’anima”, che pubblicai nel 1998 sempre con Gangemi Editore, patrocinata dal Presidente della Camera dei deputati e dal Comune di Firenze, che presentammo con una splendida mostra fotografica proprio a Firenze nell’incantevole Villa Strozzi. Le foto di questo mio libro sono accompagnate da intensi testi di celebri personaggi, tra cui Gino Bartali, Alessandro Benvenuti, Chiara Boni, Antonella Boralevi, Athina Cenci, Jury Chechi, Sandro Chia, Margherita Hack, Fiona May, Franco Pacini, Pierluigi Spadolini, Sergio Staino. La prefazione è a cura di Mario Luzi e l’introduzione è di Giorgio Albertazzi.

Firenze nell’immaginario collettivo è un’isola con un enorme quantità di tesori. Città e Arte si fondono in una sola “idea” dando vita al più grande museo del mondo. Camminare a Firenze, prendere un caffè, mangiare un panino per strada, rappresentano sempre una parentesi, una sosta anche inconsapevole in uno straordinario viaggio nella storia. Quando mi è stato chiesto di fotografarla e interpretarla, ho avuto paura, paura di non riuscire a cogliere lo spirito di questa città-capolavoro. Per gestire con facilità il lavoro, presi in fitto un bellissimo appartamento nel cuore di quello che, indiscutibilmente, è uno dei crocevia culturali più vivi del Vecchio Continente, passaggio obbligato di ogni  artista. Avevo così l’opportunità di visitare, nelle diverse ore del giorno, i vari luoghi da immortalare, valutando e scegliendo la luce che preferivo. Avevo anche la possibilità di girare la città quando era deserta, soffermandomi ed esaltando maggiormente le strutture architettoniche senza la presenza umana. Infatti, passeggiando per le sue vie piene di turisti e di studenti di ogni nazionalità diventa difficile cogliere certe atmosfere, certe vibrazioni che rimangono sommerse e che sono rintracciabili solo all’alba, quando la città è sospesa nel silenzio della sua monumentale bellezza, lontana dalla folla che è un aspetto nuovo di Firenze. Ho cercato, per quanto possibile, di restituirne l’aspetto più nascosto e forse più vero, attraverso i suoi eterni ed incontaminati frammenti d’anima che, nel continuo gioco tra luci ed ombre, restituiscono una veduta d’insieme frammentaria eppure completa, con richiami alla metafisica. Ho lavorato seguendo un processo di sottrazione, ricercando gli elementi minimali, prediligendo inquadrature dal basso verso l’alto, alternando diversi piani spaziali, giocando molto su ossimorici disequilibri tra figure e sfondo, così da esaltare armoniosamente il “tutto”, seguendo un personale alfabeto linguistico, decodificabile a partire dall’osservazione del più piccolo particolare che ne celebra la magia.

 

 





Augusto De Luca fotografa Renzo Arbore

Sono sempre stato un grande ammiratore, un fan sfegatato delle sue trasmissioni: Alto gradimento, L’altra domenica, Quelli della notte, Indietro tutta, e quando andai a Roma per fotografarlo non mi sembrava vero ed ero molto emozionato.? Renzo Arbore non ha mai sbagliato un colpo, inventando un modo sempre nuovo per intrattenere gli spettatori; forse il più grande showman italiano, un vero mito.
Aprì la porta sfoderando un grande sorriso a 360° che immediatamente mi fece sentire come un suo grande amico. Era quello il suo segreto, il suo carisma: la capacità di diventare subito familiare a chiunque.
Con un’espressione compiaciuta mi disse:
“Ciao, oggi è un giorno fortunato, mi porti a casa un po’ dell’amata Napoli”
Entrai e rimasi stupito. Sembrava un negozio di oggetti vintage dove regnavano souvenir, plastica e colori sgargianti. In un mobile verde a scaffali decine di cappelli e in fondo alla stanza un piccolo palco, un teatrino casalingo, su cui erano disposti vari strumenti: era lì che Renzo e i suoi amici musicisti provavano i nuovi brani musicali.?Insomma una casa luccicante per un uomo brillante.
Avrei potuto realizzare in quel contesto una quantità enorme di scatti, pieni di informazioni e dettagli stravaganti, ma decisi invece di rappresentarlo in maniera più sobria ed essenziale dove il suo sguardo ammiccante, capace di sedurre all’istante e il suo strumento preferito, il clarinetto, diventassero gli elementi fondamentali e centrali dell’immagine.
Renzo mi chiese cosa avrebbe dovuto indossare ed io lo tranquillizzai: andava bene così come stava.
Dopo l’ardua impresa di aver trovato finalmente uno scorcio di parete libera, posizionai la mia luce e scattai.
Lui era talmente abituato a stare dietro un obiettivo che, se ricordo bene, i miei scatti furono non più di tre, ma già il primo era quello buono.
Dopo un bel caffè premio, cominciò a raccontarmi di essersi laureato in Giurisprudenza a Napoli e che aveva molto amato la zuppa di soffritto, il musso, i taralli con il pepe e i crocchè.
Poi mi disse che alcune delle sue passeggiate preferite le faceva a San Sebastiano, alle botteghe di strumenti musicali.
Gli chiesi, allora, se si sentisse più foggiano o napoletano e lui mi rispose:
“Mi sento parte foggiano e parte nopeo”
sicuramente citando il grande Totò…

Renzo Arbore – foto di Augusto De Luca

 





Augusto De Luca fotografa Nino Longobardi

Era la metà degli anni ‘70 ed ero iscritto alla facoltà di giurisprudenza. I miei interessi primari erano le ragazzine e la musica. Suonavo la chitarra in diversi gruppi e amavo il rock e il blues. È in questo periodo che cominciai anche a fotografare spinto da un mio amico appassionato fotoamatore, e in breve tempo realizzai delle immagini a colori con elementi e correlazioni surreali. Per me però, l’arte era totalmente ignota, non conoscevo nessun autore, nessun movimento; tutto quello che facevo nasceva spontaneamente e istintivamente. Quando feci vedere le foto al mio amico architetto Fabio Della Sala, lui meravigliato e sorpreso mi disse che avrei dovuto mostrarle al famosissimo gallerista napoletano Lucio Amelio, ed io dopo qualche giorno mi recai proprio nella sua galleria in piazza dei Martiri, più per curiosità che altro.

Bussai e mi aprirono due ragazzi: Corrado Teano e Nino Longobardi che lavoravano in quello spazio come aiutanti, facendo un po’ di tutto. Mi dissero subito che Lucio era fuori Napoli e che sarei dovuto ritornare la settimana successiva. Nino mi chiese perché lo stessi cercando ed io gli risposi che avrei voluto mostrargli le mie fotografie, allora lui sorridendo mi disse: “se vuoi puoi farle vedere a me”. 

Fui felice di quella richiesta, anche perché prima di lui solo il mio amico architetto le aveva “esaminate”.

Attraversammo la prima grande stanza della galleria di Amelio ed entrammo nella seconda. Sulla sinistra c’era un piccolo divano con cuscini a strisce sottili; su quel divanetto si erano seduti artisti come Warhol, Mapplethorpe, Beuys, Rauschenberg, Haring e tanti altri. Nino si inginocchiò a terra ed io con lui. Poggiammo su quei cuscini l’album con le mie immagini e lui cominciò a sfogliarlo. Dopo le prime foto lui con una espressione compiaciuta si girò e disse: 

“ sai… mi ricordano le opere di René Magritte”. Come ho già accennato prima, totalmente ignorante in materia di arte, gli risposi: “ forse…ma io non conosco questo fotografo”. Lui allora senza infierire e sorridendo, mi parlo di questo grande pittore surrealista del novecento.

Fu così che  conobbi Nino Longobardi, che é un amico ma soprattutto un raffinatissimo e importante artista internazionale e iniziai a studiare finalmente la storia dell’arte. L’ho fotografato nel suo studio vicino Piazza Dante, dove sono raggruppati ovunque  teschi di gesso di varie grandezze, per la realizzazione delle sue straordinarie opere scultoree e pittoriche. Tra i vari scatti realizzati, questa foto che pubblico mi é sempre piaciuta molto perché esprime quella  simbiosi, quello stretto rapporto, quello scambio e perché no, quell’amore che c’é tra l’artista e la sua opera…ma anche un confronto e forse una sfida…

 

Nino Longobardi – foto di Augusto De Luca
Nino Longobardi, Corrado Teano e Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Ernesto Vitolo

Negli anni ’70 suonavo la chitarra e, come molti miei coetanei insieme ad altri amici, formavamo spesso i famosi “complessini”, gruppi musicali con chitarrista, bassista, batterista ed organista.
Fu in quel periodo che conobbi Ernesto Vitolo. Lui era un tastierista già straordinariamente bravo e molto preparato, che, con il suo talento, faceva la differenza.
Con noi suonò per un paio d’anni in varie band, difatti cambiammo tantissimi nomi.
Alle percussioni c’era Mario Insenga, grande appassionato e conoscitore di blues, al basso si alternavano vari ragazzi della nostra età, la voce, invece, era quella di Alan Sorrenti: particolarissima.
Tutti avevamo ottimi strumenti musicali e per provare i brani da montare, ci riunivano nello scantinato della mia casa al Vomero. Era una stanza che mio padre aveva fatto foderare di legno per abbellirla ma, soprattutto, per tamponare un minimo il suono che, inevitabilmente, infastidiva i condomini del palazzo, i quali, di continuo, ci chiedevano di diminuire il volume degli amplificatori.
Quante avventure, quante storie, in quello scantinato!
Con il tempo Ernesto prese il volo e cominciò a suonare da professionista con diversi artisti importanti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo.
Credo, però, che abbia raggiunto il più alto livello di maturità artistica incontrando Pino Daniele; il suono della sua tastiera in quasi tutti i brani del grande artista, è infatti inconfondibile.
Era molto tempo che non ci vedevamo, così un giorno, gli telefonai e ci accordammo per andare a trovarlo.
Ernesto mi fece vedere i suoi nuovi strumenti e mi deliziò facendomi ascoltare qualche pezzo inedito.
Più tardi, non potei che fotografarlo assieme ad una delle tante tastiere che erano lì intorno e con il quale lui vive in simbiosi totale.
In pochi minuti insieme preparammo il set e scattai.
Proprio perché lo conoscevo benissimo, avevo già in mente il tipo di foto che volevo realizzare, perciò fui subito soddisfatto del risultato.
Chissà, forse un giorno torneremo anche a fare una suonatina insieme…

 

Ernesto Vitolo – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Hermann Nitsch

Uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese.
Artista molto discusso per le sue performance provocatorie, ma già presente nella storia dell’arte internazionale. Hermann Nitsch non è un uomo che facilmente si lascia ritrarre, anche perché non essendo più un ragazzino, ha qualche problema di salute. Molto discreto, schivo e solitario, talvolta può apparire per questo motivo come un personaggio scontroso ed introverso. Dopo averlo conosciuto, però, ho avuto modo di apprezzare la sua dolcezza e affabilità che viene fuori poco alla volta frequentandolo e conversando con lui.
Per fotografarlo ho dovuto contattare il gallerista Giuseppe Morra, che conosco da anni e gli ha dedicato uno splendido palazzo di sua proprietà, ex centrale elettrica, che ora porta il nome di Museo Nitsch.
Vive nel suo castello di Prinzendorf a cinquanta chilometri da Vienna e raramente viene a Napoli, così per ritrarlo ho dovuto avere pazienza e attendere qualche settimana.
L’incontro avvenne proprio nel Museo a lui dedicato che ha un magnifico belvedere da dove si può ammirare tutta la città di Napoli; é proprio li che feci diversi scatti fotografici.
Nitsch mi assecondò in tutto e si mostrò molto incuriosito dal mio modo di fotografare. Solitamente sono molto veloce e dopo qualche click capisco di avere la foto giusta ma con lui approfittando della sua grande disponibilità e del tempo che mi dedicava, realizzai molte immagini con inquadrature diverse. In questa pagina  ho deciso di pubblicare questa foto rettangolare che amo molto e che mi ricorda il padre degli dei nell’Olimpo, per la barba e quelle nuvole gonfie e barocche alle sue spalle.
Anche la sua espressione e gli occhi immersi in pensieri lontani, gli danno un’aria immortale. Pubblico anche una foto quadrata con il suo profilo, che non mostro spesso.
Devo riconoscere che senza dubbio é stato un grande privilegio avere in posa avanti alla mia fotocamera un modello così illustre.

 

Hermann Nitsch – foto di Augusto De Luca
Hermann Nitsch – foto di Augusto De Luca
Augusto De Luca e Hermann Nitsch
Augusto De Luca e Hermann Nitsch




Augusto De Luca fotografa Roma

Questo é il primo di sette libri commissionati dalla TAV, treno alta velocità, quando mi chiesero di interpretare alcune delle città che il treno avrebbe attraversato, lasciandomi totalmente libero nella scelta dei luoghi e dei monumenti, affidandosi totalmente al mio stile e al mio modo di fotografare.

Roma Nostra”  è un libro fotografico con le mie immagini di Roma, patrocinato dal Presidente della Camera dei Deputati e pubblicato dalla Gangemi Editore.

I testi sono di Maurizio Costanzo, Nino Manfredi, Ennio Morricone, Gigi Proietti, Alberto Sordi, Valentino (stilista), Monica Vitti, Ferruccio Amendola, Alessandro Curzi, Virna Lisi, Luigi Magni, Nicola Pietrangeli, Paolo Portoghesi e Carlo delle Piane. L’introduzione è di Lina Wertmuller ed è stato presentato il 30 ottobre 1996 con una mostra di fotografie al Museo di Roma, Palazzo Braschi. Mostra che poi e stata itinerante in Italia.

In quel periodo vivevo a Roma, circostanza che favoriva particolarmente questo lavoro. Avevo modo di programmare ed eventualmente ripetere gli scatti, scegliendo gli orari più favorevoli e quindi la luce migliore per ogni foto. Nel fotografare questa e successivamente anche le altre città, per un fotografo come me che privilegia le strutture architettoniche, eliminando completamente la figura umana, rendendo i luoghi come palcoscenici vuoti che vivono solo attraverso i loro segni e le strutture architettoniche che attraverso lo scorrere del tempo ne raccontano la storia, il vero problema era sempre lo stesso: i simpaticissimi e onnipresenti cinesi o giapponesi…non so bene…perché ammetto di non riuscire a distinguerli. Appena trovavo l’inquadratura giusta e stavo per scattare, ecco che come un’apparizione miracolosa, avanti alla fotocamera si materializzava uno di loro con l’inseparabile macchinetta fotografica. Non so quanti scatti con “imprevisto” ho dovuto cancellare e non so quanta pazienza ho dovuto avere; ma io perseveravo e dopo un po’, se nel mirino non ne vedevo un altro, alla fine il click mi ripagava sempre dell’attesa.

Alcune volte durante la caccia alle immagini, si presentavano occasioni irripetibili; come quando una mattina allo Stadio dei Marmi cercando tra le statue una buona foto, notai due colombe bianche immobili sull’avanbraccio di un discobolo che aveva come sfondo un meraviglioso cielo nuvoloso. La foto così com’era sarebbe stata bella ma forse un po banale e allora mi venne l’idea: dissi a Marisa la compagna di allora che quel giorno mi accompagnava, di lanciare una moneta al mio via sulla statua, mentre io ero pronto a scattare con la fedele Hasselblad. E così fu…il tintinnio del metallo sulla pietra fece volare i due colombi all’unisono ed io scattai. Il risultato é nella foto che pubblico sopra.

Nel racconto fotografico della città il mio è un itinerario del tutto spontaneo e intuitivo dettato solo da ciò che mi ha attratto e spinto ad una sintesi tra realtà esterna, razionalità e creatività. Con un chiaro riferimento al magico ed al metafisico, matrici che accompagnano tutti i miei lavori, l’intento è stato di proporre una Roma senza tempo, classica e moderna, antica e futura, oltre le mode e gli imperi che l’hanno attraversata dei quali oggi restano solo i segni. Roma non appartiene a nessun tempo. Ho sottolineato ulteriormente la sua totale autonomia e sospensione ritraendola completamente deserta, imprigionata da lunghe icone orizzontali, come il palcoscenico di un teatro dove si recita ogni giorno la vita di cui si intravede solo il riverbero e dove regna sovrano il silenzio. È impossibile dare l’idea di una città così “grande”, così assolutamente piena di tutto e quindi imprendibile nella sua essenza più profonda. Io ho cercato di svelare almeno qualcuno dei suoi segreti. 

“Certe volte basta un selciato sconnesso, respirare un odore ed ecco che la città è lì, attorno a te” Jean Paul Sartre

Roma – foto di Augusto De Luca
Roma – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Lia Rumma

Illuminata gallerista internazionale, Lia Rumma, salernitana d’origine ma napoletana nell’anima, è anche un’importante collezionista d’arte, e con il marito Marcello, prematuramente scomparso, è stata una delle protagoniste del mecenatismo culturale, regalando stralci di vita d’artisti.

Negli anni ’80 noi artisti partecipavamo sempre a tutte le inaugurazioni delle mostre ospitate dalle quattro gallerie napoletane di Lucio Amelio, Peppe Morra, Pasquale Trisorio e Lia Rumma, appunto.

Spazi che accoglievano il meglio dell’arte e dei grandi di tutto il mondo, punti d’incontro assolutamente imprescindibili per chi amava la creatività e dove sapiente sperimentazione, unita a geniali intuizioni, permetteva di scrivere pagine nuove della storia dell’arte.

Un’occasione unica, insomma, per vedere da vicino i loro lavori e conoscerli di persona e, perché no, provare anche a farsi notare.

Nel 1999 poi Lia ha inaugurato nel quartiere Brera a Milano una nuova sede espositiva attorno alla quale gravitano prestigiosi progetti internazionali.

Quel giorno andai da lei con la mia fotocamera Hasselblad, medio formato, in via Vannella Gaetani a Napoli, dove aveva ad un piano la galleria e ad un altro l’abitazione, che comunque sembrava un museo, perché piena di opere straordinarie di importanti maestri, meravigliosamente disposte in modo armonico.

Il suo colore preferito è il nero, infatti non ricordo di averla mai vista indossare abiti di una tinta diversa. Affascinante e fine in ogni posa, da ammirare così come si fa con le sue pregevoli esposizioni.

Cominciai a guardarmi intorno in quella suggestiva casa, dove tutto trasudava di Bellezza, e mi colpirono particolarmente due sculture: la Venere di Michelangelo Pistoletto e un profilo in legno, che Mario Ceroli le aveva dedicato, e che la ritraeva diciottenne.

Immediatamente decisi di fotografarla proprio con questi capolavori; posizionai le luci e scattai. Il suo sguardo, fiero e sicuro, era sempre talmente magnetico e penetrante che non ci fu bisogno di ripetere i click.

Gli originali di queste due foto sono a colori, ma spesso preferisco proporli in bianco e nero, perché credo che ciò ne aumenti l’intensità e metta maggiormente in evidenza la struttura delle forme nell’immagine.

 

Lia Rumma – foto di Augusto De Luca
Lia Rumma – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Peppe Barra

Quella mattina insieme a mia figlia Giulia che con la sua fotocamera doveva documentare il mio lavoro, ci recammo da Peppe Barra. Già ero stato nella sua casa quando alla fine degli anni ’80 avevo ritratto la mamma Concetta Barra. All’ultimo piano di un antico palazzo, con uno splendido terrazzo che affaccia sui tetti di Napoli, piena di oggetti antichi e una collezione stupenda di Madonne sotto campane di vetro, è una casa dove si respira l’antica tradizione napoletana. Peppe, straordinario interprete della nostra cultura, ci accolse con quel calore e quella giovialità che da sempre gli appartiene. Realizzai molti scatti sfruttando proprio tutto quello che avevo intorno. Qui pubblico solo due dei tanti ritratti eseguiti. Il primo lo realizzai al secondo piano della sua abitazione, dove sulla parete è dipinto un trompe-l’oeil con una maschera di Pulcinella. Misi la fotocamera su di un cavalletto in modo da avere uno sfondo fisso e chiesi a Peppe di caratterizzare i diversi scatti con un’espressione sempre diversa, replicando i vari stati d’animo di un Pulcinella in carne ed ossa; una maschera che nessuno meglio di lui poteva interpretare. Poi ho riunito le fotografie in un’unica immagine quadripartita proprio per sottolineare l’intensità delle sue “facce”. L’altra foto la realizzai sul terrazzo dove il suo profilo si contrapponeva a un’antica testa di un santo o forse di una bambola che poi al computer ho scurito per evidenziare maggiormente anche le ombre proiettate sul muro. Un modo per rimarcare le tante possibilità interpretative e i mille personaggi del teatro di Peppe Barra. Quella fu una giornata davvero intensa per me, che rimasi più che soddisfatto del lavoro eseguito e per mia figlia, che da molto tempo desiderava conoscere il grande ed inimitabile artista partenopeo.

 

Peppe Barra – foto di Augusto De Luca
Peppe Barra – foto di Augusto De Luca
Peppe Barra e Augusto De Luca
Peppe Barra con Augusto e Giulia De Luca




Augusto De Luca fotografa Lina Sastri

Alla fine degli anni ’80 mi recai a Roma per ritrarre una grandissima artista: Lina Sastri.

Non so se lei canti o reciti meglio; io la trovo sublime in ogni sua interpretazione.

Come donna é di una bellezza struggente tutta napoletana. Capelli e occhi scuri dal quale si percepisce un vissuto intenso e un volto quasi sempre serio che nasconde però una tenerezza forse volutamente celata.

Lina aveva una casa essenziale, spartana e funzionale, con pochi spazi dedicati ai fronzoli e alle decorazioni. Quando entrai accennò appena un sorriso che fu subito interrotto da un’espressione pensierosa e un po’ distaccata…“posso offrirti qualche cosa?”

Io ero un po’ intimorito e un po’ affascinato, sicuramente non mi sentivo a mio agio né Lina mi aiutava ad esserlo. Sentivo come se ci fosse stato una barriera invisibile tra me e lei.

Solitamente io gioco sempre molto con il personaggio prima degli scatti per creare un’atmosfera rilassata ottenendo “verità” dal volto ritratto, quella era una situazione per me sicuramente più difficile e anomala. Nonostante tutto dovevo comunque andare avanti. Ci mettemmo subito al lavoro. Osvaldo, il mio assistente, montò lo stativo con una luce sola senza diffusore per ottenere un’ombra netta ed io trovai la parete che facesse da sfondo. La mia idea infatti era quella di creare un’ombra che diventasse la protagonista dell’immagine, come per rappresentare l’altra “faccia”, quella teatrale di Lina, una delle tante che lei magistralmente indossa sul palcoscenico.

Lina non capì bene quello che volevo fare, probabilmente io mi spiegai male e così nacque una discussione che durò un po’ di tempo. Allora io intuii che non dovevo contraddirla ma utilizzare una tecnica AIKIDO: sfruttare la forza dell’avversario a mio vantaggio flettendomi. 

Con molta pazienza e dolcezza le rispiegai la mia idea e ammettendo il mio imbarazzo le dissi: “ Lina scusami ma quando sono al cospetto di una bella donna non riesco ad esprimermi”.

Lei capì il mio gioco, il ghiaccio si frantumò e il suo volto si illuminò proprio con quello splendido sorriso che io ho furtivamente catturato nella foto.

Comunque tra i vari scatti ho pubblicato sempre solo questi due che più mi piacciono.

La incontrai dopo qualche mese al Gran Caffè La Caffetteria in Piazza dei Martiri, lei mi salutò; era radiosa e allegra. Sedemmo a un tavolino e prendendo un caffè facemmo quattro chiacchiere.

Era un’altra persona ed io in quel momento scoprii il suo grande segreto…l’aria di Napoli alimentava l’energia della sua bellezza.

 

 
 
 
Lina Sastri – foto di Augusto De Luca
Lina Sastri – foto di Augusto De Luca




Augusto De Luca fotografa Michele Santoro

Michele era stato un amico di scuola della mia prima moglie Maria Grazia, ma i due per molti anni non si erano più frequentati. Alla fine degli anni ’80 casualmente si rincontrarono ed io ebbi modo allora di conoscerlo. Lui vide le mie fotografie, ne fu entusiasta e volle pubblicarle subito in alcuni giornali su cui scriveva in quel periodo. Poi, nel 1986, per la presentazione del mio primo libro “Napoli Mia”, mi fece un bellissimo regalo mandando in onda per l’occasione un servizio televisivo al telegiornale di Rai 3 nazionale. Nel 1987 Michele lavorava ancora per Rai 3 e gli fu proposto di condurre un programma televisivo intitolato ’Samarcanda’, mi contattò chiedendomi delle fotografie per pubblicizzare la nuova trasmissione ed anche altre immagini che già avevo e facevano parte di un altro mio lavoro in cui erano presenti alcune lune e soli rossi da utilizzare per la scenografia del programma; dovevano apparire infatti in diversi monitor disseminati nello studio televisivo. Io accettai e andai a Roma per fotografarlo. Il ritratto in bianco e nero che pubblico qui è stato realizzato proprio negli studi della Rai e la mano con il tre nel monitor indica appunto che è una trasmissione della terza rete. L’altra foto a colori la scattai sul Ponte Flaminio all’imbrunire e per schiarire il suo viso utilizzai un piccolo flash sulla fotocamera. Tra me e Michele c’è sempre stato un rapporto di reciproca stima e simpatia, non solo perché siamo entrambi dello stesso segno zodiacale, il cancro, ma anche perché ci accomuna una grande sensibilità ed emotività che spesso ci fa prendere decisioni basandoci sui sentimenti piuttosto che su quella che  sarebbe la scelta più razionale.

 

Michele Santoro – foto di Augusto De Luca
Michele Santoro – foto di Augusto De Luca
Augusto De Luca e Michele Santoro