Augusto De Luca fotografa Enzo Gragnaniello

Enzo Gragnaniello è una figura di spicco della musica italiana, celebrato per la sua voce particolarmente roca e la sua abilità nel scrivere canzoni. Ha iniziato il suo itinerario musicale alla tenera età di 12 anni quando ha preso in mano per la prima volta una chitarra. A 18 anni stava già scrivendo canzoni che avrebbero poi definito la sua carriera di cantautore e compositore. La sua musica e’ caratterizzata da una fusione tra musica tradizionale napoletana e stili contemporanei e questa fusione gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio unico all’interno del panorama musicale italiano.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui diversi prestigiosi premi Targa Tenco, per l’eccellenza della canzone d’autore, ma oltre al suo lavoro da solista, Gragnaniello ha collaborato con vari artisti rinomati come Roberto Murolo, Mia Martini, Ornella Vanoni ed altri. Inoltre, si è cimentato anche nella composizione di musica per spettacoli teatrali e film, dimostrando ulteriormente il suo talento poliedrico. Enzo è uno dei musicisti che amo di più e anche per questo desideravo conoscerlo e fotografarlo. Quel giorno andai a casa sua in un antico palazzo del centro storico di Napoli. Vive all’ultimo piano e anche se l’abitazione è piccolina, ha diversi terrazzi esterni su più livelli che affacciano proprio sulla città vecchia: un’atmosfera straordinaria che sicuramente ispira le sue composizioni. Gragnaniello è una persona semplice e accogliente e il sorriso che costantemente è stampato sul suo viso mette a proprio agio chi lo avvicina. Insomma, incontri subito un amico…e fu così anche con me. Dopo un ottimo caffè, parlammo a lungo dei suoi progetti e dei nuovi brani che erano in produzione. Mi fece anche ascoltare dal suo telefonino alcune ultime sue prove di registrazione che aveva realizzato proprio in quel periodo e io ne fui molto onorato anche perché desiderava conoscere a tutti i costi il mio parere. Dopo aver discusso per un po’ sulla musica  napoletana, decisi di cominciare a fotografare. Un primo scatto lo realizzai all’interno della casa, vicino ad una finestra dove lui era seduto, perché mi piaceva proprio quella luce e la sua espressione. Poi uscimmo sui terrazzi dove realizzai una foto con l’inseparabile chitarra classica e un’altra in pieno sole. Quest’ultima immagine però in fase di postproduzione la scurii molto lasciando in evidenza solo la sua testa con il famoso suo cappello. Mi piaceva essenzializzare l’interessante viso dell’artista. Feci anche molti altri scatti che ho in archivio, ma ritengo che solo questi siano quelli che rispecchiano maggiormente il mio stile. Felice e soprattutto appagato, lo salutai affettuosamente e corsi dal mio computer per lavorare. 

Enzo Gragnaniello – Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello – foto Augusto De Luca
Enzo Gragnaniello foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Jeanne Carola Francesconi

Jeanne Carola Francesconi, è una figura cardine del panorama culinario, viene spesso chiamata come la decana della cucina napoletana. La sua opera fondamentale, La Cucina Napoletana, pubblicata nel 1965, è stata da allora considerata la guida definitiva alla cucina partenopea. Questo libro presenta oltre 480 ricette, tutto il variegato patrimonio gastronomico di Napoli, però va oltre la sua vasta raccolta di ricette, infatti e’ un artefatto culturale che riflette i contesti sociali e storici della cucina della regione campana. L’approccio meticoloso di Francesconi non solo mette in mostra i metodi tradizionali, ma include anche interpretazioni personali che elevano questi piatti classici. Il suo lavoro è stato citato in numerosi libri di cucina in diverse lingue e continua a ispirare chef di tutto il mondo.
Quel giorno andai con il mio assistente a casa della signora Jeanne che abitava in uno stupendo palazzo antico di un quartiere “bene” di Napoli, nelle vicinanze di piazza S. Pasquale. Ci aprì la porta la sua domestica in perfetta divisa con grembiulino bianco e cuffietta e subito dietro di lei ci venne incontro una bellissima signora molto giovanile, nonostante non fosse più una ragazzina. Rimasi immediatamente colpito dalla squisitezza dei suoi modi, e dalla classe del suo portamento: avevo incontrato una donna d’altri tempi. Dopo un caffè e un pasticcino buonissimo preparato proprio dalla signora Carola Francesconi, cominciai a guardarmi intorno per trovare lo sfondo giusto per il ritratto da fare. Fui subito attirato da un enorme quadro caravaggesco con personaggi, frutta e verdura, posizionato sulla parete un po in alto: io non mi scoraggiai. Chiesi alla ragazza con grembiule e cuffietta se in casa avevano uno scaletto basso e stabile che dopo poco mi portò e che posizionai sotto il quadro. La signora Jaenne acconsenti a salirci sopra con l’aiuto del mio assistente che su di un lato la reggeva, mentre io velocemente scattai qualche foto con l’Hasselblad. Anche questa volta ero soddisfatto ma forse lo ero di più ricordando il pasticcino assaggiato prima e preparato proprio dalle sue mani.

Jeanne Carola Francesconi – di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Giorgio Napolitano

In varie occasioni ho avuto modo di incontrare Giorgio Napolitano, che ha anche visitato due mie mostre fotografiche a Roma: l’una agli Incontri Internazionali d’Arte nel 1988, dal titolo ‘Napoli Donna’, e l’altra alla Camera dei Deputati nel 1996, che comprendeva tre diverse esposizioni ‘Napoli Mia’, ‘Napoli Donna’ e ’31 Napoletani di fine secolo’.
Mostra di Augusto De Luca alla Camera dei Deputati – Nilde Iotti, Giorgio Napolitano e Augusto De Luca
Dato che ho insegnato fotografia per tre anni al Circolo Montecitorio frequentavo il Palazzo dove spesso lo incrociavo nei corridoi e qualche volta anche al bar interno.
Un giorno gli chiesi se avessi potuto ritrarlo e mi diede subito un appuntamento nella sua stanza per il primo pomeriggio alle sedici.
Non ne faccio una questione di preferenza politica, perché non ho predilezioni di sorta, ma per quel poco che l’ho conosciuto, ne ho davvero un bellissimo ricordo. Molto affabile, disponibile ed anche simpatico, pronto a battute ironiche; insomma, proprio una persona piacevole da incontrare. Un vero signore. Più tardi, puntualissimo, bussai alla porta della sua stanza ed entrai. Era una grande stanza con diversi quadri d’epoca e, di fronte, una bellissima scrivania antica dove lui, seduto che parlava al telefono, mi fece cenno di accomodarmi.
Mentre discorreva, poiché sono un collezionista e un amante di oggetti d’arte ed antiquariato, cominciai a guardarmi intorno. Proprio alle mie spalle, sullo stipite della porta d’entrata, notai in una cornice d’epoca una stupenda stampa di Napoli a volo d’uccello da incisione su rame, di circa un metro. Era una Stopendaal, che conosco bene, e che si trova ripiegata nel libro ‘Nouveau theatre d’Italie’ pubblicato da Pierre Mortier nel 1704. Qualche volta l’avevo ammirata da vicino nella libreria antiquaria del mio amico Marzio Grimaldi, ma non avevo mai potuto acquistarla per l’elevato costo. Guardai meglio e non ebbi alcun dubbio: la stampa era una copia. Rimasi deluso ma anche perplesso. Come era possibile?
Così, appena Napolitano ebbe finito la telefonata, senza pudore gli feci notare che quell’opera non era autentica. Il Presidente sorrise, scuotendo la testa bonariamente e allargando le braccia scherzando, rispose:
“Noi non possiamo permettercelo”.
Poi si alzò ed io, per non approfittare troppo del suo tempo, feci degli scatti più tradizionali di quelli che solitamente preferisco eseguire. Successivamente, però, elaborai la foto scurendo maggiormente alcune parti dello sfondo per aumentarne l’atmosfera.

Giorgio Napolitano foto Augusto De Luca
Alla mostra di Augusto De Luca alla Camera dei Deputati – Giorgio Napolitano, Nilde Iotti, Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni è un acclamato romanziere italiano noto per le sue narrazioni avvincenti e il ricco sviluppo dei personaggi, in particolare nel genere della narrativa. Le opere di de Giovanni riflettono spesso la vibrante cultura e storia di Napoli, fornendo uno sfondo che arricchisce il tessuto narrativo delle sue storie. E’ evidente che la capacità di de Giovanni di suscitare forti risposte emotive nei lettori rimane uno dei suoi punti di forza. Il suo ritratto delle esperienze umane trova una profonda risonanza nel pubblico che cerca qualcosa di più del semplice intrattenimento, però le sue opere non solo intrattengono, ma provocano anche una riflessione su questioni sociali più profonde inerenti alle relazioni umane e morali.
Telefonai a casa del famoso scrittore e Paola, la compagna, mi diede un appuntamento per l’indomani. Il giorno dopo puntualissimo come sempre, mi recai da lui che abita in una bellissima e luminosissima casa al Vomero, nei quartieri alti di Napoli. Entrato, immediatamente fui colpito dall’enorme quantità di pulcinella e corni napoletani che facevano bella mostra in ogni angolo di tutti gli ambienti. Maurizio mi fece subito notare che erano le opere dello scultore Lello Esposito che comunque era pure un mio carissimo amico e mi sottolineò anche con orgoglio che l’artista era suo parente. Dopo aver dissertato sulla indiscussa bellezza di quei lavori e sulla bravura del loro autore, finalmente cominciai a guardarmi intorno e a scrutare con impegno ogni parete e angolo della casa cercando lo sfondo adatto per il ritratto, ma alla fine optai per uno sfondo unico anche per dare risalto solo al viso e all’espressione del soggetto ripreso, evitando altre informazioni nel “fotogramma”, anzi, ormai si parla di “file”. Quasi sempre quando devo ritrarre qualcuno porto con me uno sfondo pieghevole, leggerissimo e che si chiude “accartocciandolo”, diventando così un piccolo cerchio facilmente trasportabile. Dopo averlo aperto, lo posizionai alle spalle dello scrittore che feci sedere ad un tavolo nel salone sfruttando l’enorme quantità di luce che veniva dai balconi, mentre io seduto di fronte, dopo avergli detto di cambiare diverse posizione appoggiandosi anche alle mani, scattavo a raffica. La cosa però non fu così semplice, perché ogni volta che inquadravo, puntualmente, il bellissimo gatto di casa si divertiva ad entrare e uscire dell’inquadratura passeggiando su quel tavolo, rendendomi impossibile lo scatto. Forse era un gatto narcisista che desiderava apparire nella foto insieme al padrone. Fu necessario l’intervento di Paola che dopo diversi tentativi riuscì a bloccare il felino. Io nel frattempo mi resi conto di avere lo scatto giusto… soddisfatto salutai Maurizio e corsi a casa per lavorare al computer l’immagine, cosa che faccio sempre, spinto dall’irrefrenabile desiderio di rifinire e definire nel più breve tempo possibile la mia opera.

Maurizio de Giovanni – foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa le Capitali per Telecom

Dopo le mie tre immagini di Napoli sulle schede telefoniche, il cui lavoro ho descritto dettagliatamente in un precedente articolo, la Telecom mi contattò per un nuovo incarico: realizzare le foto per quattro schede su altrettante capitali europee: Parigi, Dublino, Bruxelles e Berlino. Le immagini dovevano contenere un monumento riconoscibile del luogo con un prodotto tipico, su cui la Telecom poi avrebbe inserito il relativo prezzo con doppia dicitura in lire e in euro. Dovevano essere le prime carte telefoniche sulla nuova moneta, l’euro, che doveva sostituire, appunto, la lira. Accettai e immediatamente mi organizzai prenotando i quattro voli necessari per poter realizzare i lavori.

Prima mi recai a Parigi, dove desideravo fotografare l’incantevole Tour Eiffel, emblema della città fin dal tempo della sua costruzione, quando ci si divideva interrogandosi se fosse una «mostruosa opera» o «uno strano capolavoro di metallo». Ovviamente non potevo che abbinare il tradizionale pane francese, la baguette… a proposito, com’è buona con quella sua crosta croccante! Quella mattina, dopo aver posizionato sul cavalletto la macchina fotografica, in lontananza vidi una bicicletta girare intorno nel grande spazio avanti al famoso monumento; aspettai incredulo e speranzoso e, con un unico scatto fortunato, riuscii ad immortalarla proprio al centro, nel punto che desideravo.

Poi partii per Dublino e, dopo aver girovagato in lungo e in largo, mi colpì molto la Christ Church Cathedral, forse perché emana un’energia spirituale davvero intensa e solo guardandola ci si trova immersi nella suggestiva atmosfera del XII secolo, a cui decisi di abbinare un gomitolo della prestigiosa lana irlandese, arcinota ovunque. Purtroppo, quella mattina, come capita spesso in questo Paese in qualunque stagione, non smetteva di piovere ed io ero molto deluso e preoccupato. Ma, all’improvviso, forse anche per tutte le mie preghiere, si aprì uno squarcio nel cielo giusto il tempo per un mio click; infatti, subito dopo, cominciò nuovamente ed inesorabilmente a piovere a dirotto. Anche qui feci un solo scatto ma buono.

La tappa successiva fu Bruxelles. Per questa immagine preventivai tutto prima di partire, portandomi in aereo una sagoma su cui poi avrei appoggiato uno dei meravigliosi merletti del posto con, sullo sfondo, l’Atomium, un monumento quasi straniante, che si trova nel parco Heysel, 9 atomi di una cella unitaria di un cristallo di ferro che ovviamente rimandano alle scienze e agli usi dell’atomo e qui non ci furono problemi di sorta.

Per ultimo mi recai a Berlino. In questa città, realizzai diverse foto, soprattutto con la Porta di Brandeburgo, ma alla fine, avendo comprato un boccale con la scritta BIER e uno specchio, decisi di realizzare lo scatto alla Colonna della Vittoria, una scultura imponente e straordinaria, a cui nel tempo sono stati rimossi e poi aggiunti diversi elementi decorativi per “depotenziare” il senso ultimo del monumento, e, questa volta, anche per il cielo sereno, riuscii ad eseguire il lavoro in breve tempo.

Per tutte le immagini, utilizzai una 35mm Contax con obiettivi Zeiss. Portai con me una macchina leggera, proprio per avere un’agibilità maggiore, limitando anche il peso dell’attrezzatura. È stata indubbiamente una stupenda esperienza, che mi ha anche permesso di conoscere appieno queste stupende capitali europee. Devo ammettere che avendo un discreto budget economico, ne ho approfittato, assaggiando nei migliori ristoranti le diverse cucine locali. Il risultato? Un bel lavoro ma anche qualche chilo in più. Le schede con immagini di Parigi, Bruxelles, Dublino, Berlino sono le prime nuove schede telefoniche con il valore facciale espresso in lire e in euro e sono state emesse nel 1999.

Scheda Telefonica – Parigi foto di Augusto De Luca

• La scheda di Parigi è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Bruxelles foto di Augusto De Luca

• La scheda di Bruxelles è di lire 5.000 (2,28 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Dublino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Dublino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi.

Scheda Telefonica – Berlino foto di Augusto De Luca

• La scheda di Berlino è di lire 10.000 (5,16 euro) ed ha una tiratura di 3.000.000 di pezzi


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Augusto De Luca fotografa Carlo Giuffré

Era già da un po’ che il grande artista Carlo Giuffré non cavalcava le scene, quando seppi, per caso, che era tornato nella sua Napoli proprio per recitare, forse un’ultima volta. Si era, infatti, trasferito a Roma per studiare all’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico dove, tra i compagni di studio, aveva trovato amici che sarebbero poi diventati grandi interpreti del panorama nazionale: Mastroianni, Manfredi, Gassman, Panelli, Sordi e Bice Valori.

Desideroso di ritrarlo, telefonai subito al caro Tonino Cuomo, bravissimo regista e attore, che lo conosceva personalmente e gli spiegai che avrei voluto incontrarlo. Fu così che, il giorno dopo, mi aveva fissato un appuntamento con lui nell’albergo dove alloggiava. Ero emozionato all’idea di imbattermi in Carlo, perché era un’icona del teatro italiano e napoletano, avendo lavorato, da solo o in coppia con il fratello Aldo, con i più grandi registi della storia del cinema e del teatro italiano: Eduardo, Strehler, Visconti, Rossellini, Germi, Risi, Monicelli, Salce, fino a Benigni. La notorietà, però, come accade spesso, gli arrivò con la televisione e con il cinema. In quanti celeberrimi film lo avevo apprezzato quale straordinario interprete e con quanti famosissimi colleghi aveva duettato! Perfetto in ogni ruolo, dalle iniziali interpretazioni di giovani prestanti e fascinosi per affermarsi poi come attore dalla vocazione comica e grottesca e divenire, infine, anche un ottimo regista. Uno stile personalissimo, il suo, singolare fusione di ironia e pathos. Nel corso della sua carriera ha collezionato successi e prestigiosi riconoscimenti, tra cui, nel 1984, un Premio David di Donatello e una candidatura nomination Nastri d’Argento come migliore attore non protagonista per ‘Son contento’.

Insomma, stavo per trovarmi al cospetto di un vero mito, adorato dalle donne e con una grande passione per la sua professione e per la vita in genere. Mi presentai puntuale alle 10 e ci sedemmo ad un tavolo per fare colazione e, tra un caffè e cornetto, cominciò a raccontarmi dell’incontro, appena ventenne, che gli avrebbe cambiato la vita, con l’immenso De Filippo: “Eduardo mi fece fare una prova nel pomeriggio e la sera mi mandò in scena. Ero magrissimo, dovevo dire solo una piccola battuta, ma gesticolavo di continuo per la tensione e la trepidazione. Ed ecco che mi disse: “Levate chelle ppalette ‘a miez’”, incitandomi a calmarmi e a prestar attenzione alle mani. Così ho imparato immediatamente a contenerle in scena. Lui arrivava subito al dunque. C’era chi si spaventava e se ne andava, invece, a me è servito molto quel modo anche brusco di insegnare”. Restammo a chiacchierare per circa un’ora e poi ci spostammo in un salottino dell’albergo dove avevo individuato due fonti di luce che creavano dei fasci luminosi simili a due riflettori di scena. Posizionai la sedia avanti per farlo accomodare e fargli assumere diverse posizioni. Dopo qualche scatto, capii di avere il ritratto giusto. Mi ringraziò e mi invitò ad andare al teatro, dove avrebbe recitato il giorno dopo. Accettai, ma, a causa di altri impegni, dovetti rinunciare. Purtroppo, poco dopo, seppi che si era spento serenamente e, ancora oggi, ho il rimpianto di non averlo visto recitare dal vivo.

Che tu sia un Artista straordinario non mi stancherò mai di ripeterlo.

Carlo Giuffré – foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Napoli Grande Signora

Questo mio progetto fotografico rappresenta non solo un omaggio alla bellezza della mia città, ma anche una profonda esplorazione del suo spirito, è un viaggio visivo attraverso una città sospesa nel tempo, rappresentata senza la presenza umana, solo attraverso le sue architetture, i suoi spazi e i giochi di luce che la attraversano.
Sono nato a Napoli, dove ho vissuto stabilmente fino a qualche anno fa. L’allontanamento mi ha fatto scoprire il grande segreto di questa città che, con i suoi abitanti, rappresenta un unicum straordinario. È lo scontro del FUOCO del Vesuvio con L’ ACQUA del Golfo che governa le funzioni vitali di tutto l’universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni. Ed ecco venir fuori cento, mille Napoli. La Napoli di opere magiche quotidiane legate alle emozioni, alle angosce, alle paure di timbro infantile. La Napoli del mistero che ha per effetto di dare a ciascun accadimento, per quanto familiare e riconoscibile, un carattere di mai veduto e di coltivare, in tale spiazzamento, la più profonda e singolare delle seduzioni.
Come dice un mio vecchio e caro amico, con un pizzico di amara ironia mista ad orgoglio: “Napoli è creatura inespugnabile e ruffiana, sempre in trance e sempre sveglia, divisa in eterno tra ambulanti e deambulanti, in una sorta di frenetico disordine cellulare, consumando le sue malattie alla vista di tutti e tanto chiassosamente da lambire il silenzio assoluto”.
Napoli è un enigma che si offre fatalmente alla chiave onirica. Città surreale per eccellenza, con un santo che, nel surreale, brucia una particolare dedizione a quel popolo alchemico di cui è protettore. Il miracolo di San Gennaro, non è un miracolo qualsiasi, è un evento unico al mondo, un prodigio che si ripete ogni anno perché non vadano a vuoto le invocazioni più perentorie e più fantasiose d’una massa di fedeli che dialoga a modo suo col trascendente. A differenza di altre città ogni elemento fondante è separato dal contesto urbano ed è incorniciato dall’ampio e luminoso golfo. Golfo e Vesuvio, insomma, fanno da sfondo placentare al Maschio Angioino, al Castel dell’Ovo, al Castel Sant’ Elmo, al Palazzo Reale. La particolare luce ed il particolare azzurro del cielo,  contaminato solo da piccole e nitide nuvolette magrittiane, rendono l’atmosfera assolutamente surreale e gli stessi abitanti con il loro linguaggio icastico (a faccia toia è calamita e paccher – la faccia tua è calamita di schiaffi; a panza toia è fodero e curtiello – la pancia tua è fodero di coltello) mi ricordano le rappresentazioni di due artisti del ‘500 che io considero i precursori del surrealismo: Pieter Bruegel il vecchio e Hieronimus Bosh.
Verità e finzione, realtà e immaginazione, sempre tutto esageratamente, eccessivo, contraddittorio, ma, sotto la Napoli del contrasto, della bella cartolina e del buio e tetro vicolo, è la città dal grande passato che mi incanta.
Quando sono a Napoli mi piace passeggiare alle 6 del mattino per via dei Tribunali. In questa strettissima via c’è un antico palazzo con un portico alto e nero sotto il quale, dopo aver chiuso gli occhi, aiutato da un particolare odore presente solo nei vicoli di Napoli, viaggio a ritroso nel tempo.
È una sensazione meravigliosa rivedere immaginandoli quei posti popolati da personaggi con lunghe parrucche bianche, merletti e mantelli, “sentire” gli zoccoli dei cavalli e le ruote dei carri sul selciato sconnesso. È così che entro in sintonia con l’anima della città. La Napoli che era tappa obbligatoria per gli uomini di cultura di tutta Europa. La Napoli che ha ispirato e influenzato artisti di ogni genere e che è ancora presente attorno a me…la Napoli Grande Signora. 
Napoli Grande Signora è un mio libro fotografico con immagini di Napoli, patrocinato dal presidente della Camera dei deputati e pubblicato dalla Gangemi Editore.
Le fotografie sono accompagnate da testi di diversi illustri personaggi: Giuseppe Abbagnale, Peppe Barra, Renato Carosone, Luciano De Crescenzo, Luigi De Filippo, Ida Di Benedetto, Roberto Murolo, Nino Longobardi, Michele Prisco, Giovanni Pugliese Carratelli, Lina Sastri, Ernesto Tatafiore.
L’introduzione è di Mimmo Liguoro.

Tutte le immagini pubblicate sono di Augusto De Luca.





Augusto De Luca fotografa Teresa De Sio

Era il 1987 e Teresa si trovava a Napoli per un concerto. Alloggiava in un albergo di fronte al Castel dell’Ovo e, dopo varie telefonate, riuscii ad avere un appuntamento in tarda mattinata.
Raffinata cantautrice e straordinaria interprete partenopea, con la sua particolarissima voce ha accompagnato tanti momenti importanti della mia vita ed io, da sempre suo grande ammiratore desideravo fotografarla, ma anche conoscerla personalmente, perché mi affascinava il suo personaggio con quella folta chioma nera, che evocava un non so che di magico e misterioso.
Sorella dell’attrice Giuliana De Sio, cantante, attrice e scrittrice, è una delle artiste più importanti della musica italiana, con oltre mezzo milione di dischi venduti e uno stile unico che unisce la canzone napoletana popolare ad altre sonorità.
La sua musica è caratterizzata proprio dalla mescolanza di tradizione napoletana, jazz fusion, folk e word music. Predilige il napoletano come lingua ma canta meravigliosamente anche in italiano. Ha collaborato con artisti come Pino Daniele, Fabrizio De André e Brian Eno.
Una maga, una Circe totalmente e profondamente napoletana. Simpatica e accogliente, mi venne incontro nei saloni dell’albergo: ci sedemmo su delle poltroncine art nouveau e, sorseggiando un caffè, cominciammo a chiacchierare.
Mi raccontò che con la sorella Giuliana amava la libertà e l’indipendenza. Già da piccola aveva capito che il suo futuro era nell’arte. A cinque anni era ballerina alla scuola di danza classica del San Carlo. A undici anni smise la danza e cominciò a recitare in teatro, a diciassette anni, finita la scuola, si trasferì a Roma e iniziò a studiare recitazione ed è qui che per caso incontrò Eugenio Bennato che la sentì cantare. Lui lavorava con un gruppo chiamato Musicanova dove c’erano alcuni tra i migliori interpreti della musica folk napoletana.
Teresa poi aggiunse:
“Quando mi propose di collaborare con lui io all’inizio opposi qualche resistenza perché mi piaceva molto recitare e non mi sentivo ancora pronta per il mondo della musica e allora Eugenio disse per convincermi: “ma io ti pago”. A quel punto, visto che avevo bisogno di lavorare, accettai, ma, dopo la prima esibizione al Teatro Tenda di Roma, in sala c’era anche Federico Fellini, capii subito quale era la mia vera strada: Tra me e la musica c’è stato un colpo di fulmine”.
Continuò dicendo che ogni tanto tornava a Napoli, ma sempre meno, a causa dei vari impegni e non avendo più nessuno né una casa in questa città, veniva in albergo. A legarla particolarmente al capoluogo campano era il mare.
E disse:
“C’è una bellezza struggente nelle città di mare che ben conosce chi vi è nato e cresciuto”.
Dopo questa piacevole conversazione, ci alzammo e insieme cercammo uno sfondo per le riprese fotografiche. Fui felice di vedere il suo interesse e la sua partecipazione alla realizzazione del ritratto. Guardando in giro, piacque ad entrambi un angolo un po’ buio sulla grande scalinata in legno dell’albergo.
Allora Osvaldo, il mio assistente, montò uno stativo con una luce che illuminava parzialmente il luogo, in modo da accrescerne l’atmosfera e aumentare il contrasto con il viso di Teresa, incorniciato dalla foltissima chioma nero corvino.
Dopo qualche scatto, sicuro di avere l’immagine giusta, ci salutammo e lei mi pregò di inviarle la stampa della foto a Roma, cosa che feci dopo qualche giorno, soddisfatto del risultato finale.

Teresa De Sio foto Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa 31 napoletani

Dopo il successo del libro ‘Napoli Donna’, pubblicato dal Centro il Diaframma / Edizioni Editphoto nel 1987, io e Giuliana Gargiulo decidemmo di realizzarne un altro sugli uomini che appartenevano alla nostra città e che avevano in qualche modo lasciato un segno importante.
Nacque così ‘Trentuno napoletani di fine secolo’, pubblicato da Electa Napoli nel 1995, con i miei ritratti fotografici, realizzati tutti con polaroid manipolate, e le interviste della mia amica giornalista.
Trentuno illustri napoletani tra attori, cantanti, scrittori, galleristi, manager, si sono raccontati e messi in posa.
Tra questi: Salvatore Accardo, Lucio Amelio, Sergio Bruni, Renato Carosone, Luciano De Crescenzo, Francesco De Martino, Roberto De Simone, Antonio Ghirelli, Raffaele La Capria, Roberto Murolo, Riccardo Muti, Giorgio Napolitano, Michele Prisco, Giovanni Pugliese Carratelli, Francesco Rosi ed altri.
Ha introdotto il libro uno scritto di Carlo Azeglio Ciampi.
Il volume è stato presentato prima a Palazzo Serra di Cassano di Napoli, poi con la mostra di fotografie alla Camera dei Deputati a Roma, il 6 dicembre 1995, inaugurata con la presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e di Nilde Iotti, alla presenza di Giorgio Napolitano.
Questo lavoro è stato per me una vera sfida, tutti i ritratti sono su polaroid, che ho manipolato successivamente allo scatto; in quel periodo, infatti, ero molto innamorato della mia Polaroid una SX-70, una semplice, piccola, economica macchina fotografica.
Era proprio l’immediatezza del risultato e il cromatismo delle sue pellicole che mi affascinava più delle professionali e sofisticate apparecchiature con cui si ottenevano foto supernitide e straordinariamente precise. Cercavo un’imperfezione che rendesse l’immagine più artigianale e meno industriale.
A volte alcuni ritratti sono talmente perfetti da risultare stucchevoli e noiosi e la possibilità di manipolare queste immagini le accostava alla pittura, pur restituendo un referente e una verità tutta fotografica.
Una dimensione, quindi, diversa e totalmente aperta alla sperimentazione. Quello che mi ha sempre affascinato, e che continuo a cercare, è proprio la possibilità di scoprire nuovi linguaggi espressivi, nuove strade da percorrere.

Enrico Job e Enzo Moscato – foto di Augusto De Luca
Mauro Carosi – polaroid di Augusto De Luca

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Augusto De Luca fotografa Antonio Biasiucci

Antonio Biasiucci è un carissimo amico, un bravissimo fotografo, un artista che stimo e a cui voglio bene. Lo conosco da molti anni, da quando ha iniziato il suo percorso creativo nel mondo della fotografia.
L’essenziale espressività delle sue immagini, che immortala veri e propri archetipi visivi, rende il suo stile unico. Così talentuoso che molte delle sue opere fanno parte della collezione permanente di musei e istituzioni celebri sia in Italia che all’estero.
Spesso andavo a trovarlo, perché abitava vicino casa mia, e parlavamo soprattutto di fotografia, di pellicole, di acidi di sviluppo, ma anche delle mostre che stavamo preparando e dei progetti futuri. Scambi di idee tra colleghi amici che davano ad entrambi stimoli ulteriori ed idee innovative che traducevamo, sistematicamente, nei nostri scatti.
Era un ragazzo semplice, con un innato senso estetico, però, mentre lui amava il bianco e nero con immagini realistiche dai tagli ben equilibrati, io, in quel periodo, prediligevo il colore metafisico con reminiscenze pittoriche. Poi, con il tempo, i nostri lavori e il nostro modo di esprimerci sono totalmente cambiati: panta rei.
Le opere di Antonio oggi vivono di toni molto scuri e di luci caravaggesche, che esaltano ed evidenziano le forme ed i particolari, racchiuse in atmosfere sospese, eteree, che assumono la consistenza del ricordo, mentre io al colore preferisco il bianco e nero.
Quel giorno lo aspettavo in una traversa di via Duomo a Napoli e, nell’attesa che arrivasse, mi guardai intorno, come faccio sempre quando “sento” che qualche particolare, prepotentemente, cerca di attrarre la mia attenzione, per divenire poi parte integrante delle mie fotografie.
Difatti, mi colpì la luce che si rifletteva sul selciato scuro e che faceva da sfondo ad un solitario paletto nero. Appena arrivò Antonio, lo feci accovacciare e scattai realizzando il primo ritratto.
Poi andammo al suo studio nelle vicinanze, dove lo fotografai ancora, utilizzando, come sfondo, proprio un suo lavoro.
Feci in modo che l’ombra del suo profilo si fondesse con una sua opera, diventandone parte integrante.
Questo secondo ritratto gli è piaciuto molto, infatti spesso lo utilizza per accompagnare le sue biografie e di ciò io sono molto orgoglioso. È gratificante accorgersi che un collega apprezza il tuo lavoro, è un ulteriore sprone a migliorarsi sempre.

 

Antonio Biasiucci – foto di Augusto De Luca
Antonio Biasiucci – foto di Augusto De Luca