Franco Fontana, il “Color Field” nella fotografia in una vita a colori
“Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima
e comporti conseguenze emotive inattese” – Mark Rothko
Da uno studio delle opere di Franco Fontana, il collegamento alla pittura è di certo cosa naturale.
Il Color field painting, in italiano la pittura a campi di colore, è una corrente artistica che nasce a New York negli anni ’40 e ’50 sulla linea di sviluppo del movimento dell’espressionismo astratto di cui Mark Rothko e Barnett Newman sono i maggiori esponenti.
Estensioni di colore rotte da sottili linee, grandi campiture di colore in cui sentirsi immersi e dalle quali essere coinvolti.


Per quanto Rothko inseguisse la luce e trattasse il colore come soggetto stesso, invece che come rappresentazione di soggetti, e per quanto Newman insistesse sul concetto che il pittore non fosse un creatore di immagini, quello che accomuna la loro pittura alla fotografia di Franco Fontana è l’approdo verso aree intime, completamente autonome, in cui l’esperienza soggettiva di stare di fronte alle opere sia l’opera stessa.
Grandi campi di colore, superfici ininterrotte, enfasi del colore, riferimenti alla natura e modelli geometrici per sviluppare la composizione. Attraverso l’uso del colore, della luce e dello spazio Fontana evoca profonde risposte emotive.




Museo Ara Pacis, Roma©Raffaella Matocci
Questa scelta radicale del colore, in controtendenza rispetto a tutta la fotografia classica in bianco e nero degli anni ’60, l’unica considerata artistica, lo ha reso in Italia un precursore. Fino alla fine degli anni ’50 la fotografia è dominata dal bianco e nero e il colore è considerato un modo imperfetto di rappresentare la realtà tanto che Henri Cartier-Bresson, definisce l’uso del colore “un mezzo di comunicazione” e non “un’espressione artistica”.
Nel 1962 nel mondo dei musei si aprono le porte al colore grazie al direttore del MoMa di New York. John Szarkowski, che organizza la prima mostra a colori dedicata al fotografo Magnum Ernst Haas, fotografo austriaco nato a Vienna nel 1921, una delle figure più influenti della fotografia, uno dei primi pionieri del colore.
È in questo panorama internazionale che si inserisce Franco Fontana. Nel 1977, in Francia, John Batho vince il premio Kodak della critica fotografica per i suoi lavori e così si dà il via al riconoscimento della fotografia a colori come vera e propria espressione artistica.


Franco Fontana nel 1968 tiene la sua prima mostra personale nella sua città natale, Modena, e, nel decennio successivo, crea alcune delle sue opere più iconiche, catturando immagini di paesaggi rurali e urbani.
Nel 1978 pubblica Skyline (Contrejour), libro fondamentale per la storia della fotografia a colori e con le sue opere crea una nuova grammatica dell’immagine dove la linea dell’orizzonte gioca un ruolo chiave nella composizione.
“Ha pubblicato circa 70 libri e ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, ma rimane lo stesso l’enigmatico visionario di sempre.
Alla domanda sull’evoluzione della sua pratica, la sua risposta è stata criptica: “Per citare una frase del Principe di Salina ne ‘Il Gattopardo’: ‘tutto cambia per restare quello che è’.” – The Indipendent Photographer
“La vita è a colori.” – Franco Fontana

















Ogni tanto qualcuno suona alla mia porta di casa mia e dice:
“sto cercando Franco Fontana”…
Vorrei rispondere: “Ah sì, lo sto cercando anch’io” – Franco Fontana
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