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“Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto,
e termina con il saluto”

Okaerinasai, amici miei!

Dopo aver fatto, nei precedenti articoli, un giro panoramico di quelle che possono essere alcune delle note di colore maggiormente interessanti riguardo la cultura nipponica, quest’oggi mi trovo ad iniziare con voi il viaggio in quello che è stato, ormai 27 anni fa, il punto d’origine della mia passione per il Giappone e la sua cultura: il karate!

Mi avvicinai a questa disciplina quando, a solo 6 anni, ero un bambino timido e introverso, e non avevo idea di come quell’incontro avrebbe cambiato irrimediabilmente la vita per tutti gli anni a venire, portandomi a scoprire un mondo così vasto che ancora oggi non finisce di stupirmi! Anni fatti di sacrifici, di sudore, di infortuni, di delusioni, di lezioni più o meno difficili da imparare … anni di grandi scoperte, su me stesso, su quanto la disciplina e l’autodeterminazione possano essere fonte inesauribile di forza, impegno, costanza.

Per questo motivo, la ragione che mi spinge a scrivere questo pezzo va anche oltre: nell’ultimo periodo troppo spesso sedicenti “maestri” di questa nobile arte sono finiti al centro di terribili fatti di cronaca; il mio proposito è accendere una luce mediatica diversa sul karate. Come merita. Per rendere però questo articolo il più interessante possibile per voi che lo state leggendo, mi limiterò ad illustrarvi quelli che sono i punti salienti della storia centenaria di questa disciplina, che, come avremo modo di vedere insieme, passo dopo passo, nasconde in sé molto più di quanto si possa immaginare. Ci soffermeremo poi sui personaggi di maggior influenza nella storia del karate, scoprendo come abbiano portato fino a noi secoli di studio e apprendimento, seppur con motivazioni personali diverse.

Ma andiamo con ordine…

Come molto spesso accade, quando si approfondisce la cultura giapponese, non abbiamo a nostra disposizione fonti certe che ci possano aiutare a ricostruire con precisione assoluta la storia del karate fin dalla sua nascita.

Le origini del karate sono antichissime e la sua nascita viene localizzata ad Okinawa, la più grande delle isole Ryukyu, all’incirca nel XV secolo.

L’isola, a sud-est del Giappone, si trovava sotto la dominazione cinese; il governo dell’epoca, per prevenire eventuali rivolte popolari, impose alla gente comune il divieto di possedere armi.

Gli abitanti di Okinawa, di conseguenza, iniziarono a perfezionare antiche tecniche di combattimento a mani nude (“tode” , letteralmente “mano cinese”), arricchendole con elementi provenienti da arti marziali cinesi. Si narra infatti, che le radici del karate siano da ricercare nell’arte da combattimento chao-lin, originaria dell’omonimo tempio, e legata, come molte altre scuole, a pratiche religiose buddiste o taoiste: racconti, di cui però non si hanno riprove certe, parlano infatti di monaci buddisti abituati a un duro allenamento fisico, che avesse però anche finalità marziali, dato che erano soliti subire aggressioni da parte di briganti.

Fu proprio dalla Cina, quindi, che partì l’influenza dell’arte da combattimento verso Okinawa, dove la pratica della lotta a mani nude continuò anche nel XVII secolo, quando l’isola venne conquistata da un signore feudale giapponese che mantenne in vigore il divieto dell’uso delle armi, estendendolo anche agli utensili di uso comune, come i falcetti, che vennero requisiti alla popolazione e stipati all’interno delle mura del castello.

Tuttavia, il karate non era ancora praticato da tutti, ma era invece retaggio della nobiltà che si allenava segretamente e che arrivò a fare del karate una manifestazione simbolica del proprio rango. Nonostante la mobilità sociale intervenuta tra il XVII e il XVIII secolo, e la conseguente penetrazione dell’arte dei nobili in altre fasce sociali, fino a prima del XIX secolo il karate rimase sconosciuto alla maggioranza della popolazione e molti segreti rimasero tali. Per avere la prima riprova pubblica dei benefici della pratica del karate, bisognerà attendere la dinastia Meiji (1868-1912), quando, con l’inaugurazione del sistema d’istruzione ufficiale e della coscrizione militare, i medici, addetti alle prove di idoneità fisica, notarono e segnalarono la prestanza dei praticanti di Karate.

Il primo ad iniziare la divulgazione della disciplina del karate fu Anko Itosu (1830-1915) che iniziò a insegnarlo per la prima volta nel 1901 in una scuola elementare e, successivamente, nel 1902 la sua pratica fu introdotta nelle ore scolastiche di educazione fisica.

Dopo di lui, nel 1906 Gichin Funakoshi (fondatore dello stile Shotokan), allievo di Itosu, ebbe il merito di fare, con altri maestri, la prima esibizione pubblica a Okinawa, ma solo molto più tardi, nel 1922, anche a Tokyo, anno in cui pubblicò anche il suo primo libro sul Karate: “Karate-do Kyohan.
Grandissimo merito del Maestro fu la sua grande attività divulgativa, soprattutto nelle università.

Tuttavia fu difficile insegnare Karate secondo il vecchio modello di Okinawa, per via dei meccanismi che si stavano iniziando ad innescare intorno al karate. In Giappone si era sul punto di allontanare le arti marziali dalla tradizione, per entrare in una visione più consumistica della loro fruizione, sperando in una maggiore diffusione e quindi in vantaggi economici derivanti dal maggior numero di praticanti che si sarebbe raggiunto. Il Karate come Via poteva difficilmente sopravvivere, perché c’era bisogno dell’aspetto sportivo, della competizione e di stimoli esterni. Funakoshi era contrario a questa mentalità, perché prevedeva che il Karate, come sport agonistico, avrebbe perso i propri valori di contenuto e cercò quindi di controllare gli inevitabili cambiamenti per dirigerli verso una direzione positiva, in linea con il suo storico assunto per cui il Karate è Via di sincerità. Perciò non acconsentì all’agonismo, ma cercò un sistema d’insegnamento che permettesse un accesso al Karate possibile anche in futuro, ma che fosse limitato, in modo che la sua pratica non degenerasse in mero sforzo stilistico.

Ciononostante dal 1957, sotto l’abile regia del Maestro Masatoshi Nakayama (1913-1987) il Karate divenne una disciplina sportiva e agonistica diffusa in tutto il mondo.
Negli anni ‘60 approdò anche in Italia grazie al Maestro Hiroshi Shirai che, con la propria Federazione (FIKTA), resta ancora oggi il massimo divulgatore del Karate Tradizionale di stile Shotokan.

Negli anni successivi, lo sviluppo della componente agonistica del karate subì una accelerazione notevole, conclusasi nel 2016 con la votazione che consentirà al karate di entrare a far parte, per la prima volta, delle discipline olimpiche nei giochi olimpici di Tokyo 2020.

E qui la voglia di illustrarvi cosa potreste trovarvi ad ammirare con i vostri occhi (ammesso che non conosciate già questa disciplina) divampa in modo quasi incontrollabile:  kata, bunkai, kumite, sentendo parlare di yuko, geri, ippon…quante cose avrei da dirvi ancora!

Però finirei con il dilungarmi eccessivamente e allora…preferisco rimandare tutto alla prossima puntata, in cui ci soffermeremo su quelle che saranno le specialità a disposizione degli atleti che si affronteranno a Tokyo nel 2020, e parleremo in modo approfondito di cosa sia oggi il karate agonistico.

Per ora, ma solo per ora, konnichiwa!


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