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La nostra storia inizia il 04/07/2006 a Dortmund, dove va in scena la semifinale del mondiale di calcio tra i padroni di casa della Germania e L’Italia. Al 119esimo minuto, Grosso, imbeccato da Pirlo, mette a segno il vantaggio; la Germania si getta all’attacco e un contropiede lanciato da Cannavaro porta la palla a Gilardino che vede arrivare alle sue spalle Alex Del Piero che, con un destro a giro, mette la palla sotto il sette e, così, si vola a Berlino.

Sugli spalti cade il gelo: la Germania è ammutolita. Siete sicuri? Beh, non proprio tutta, anzi, cinque giorni dopo, quando da buon “Re francese” Zidane perderà la testa colpendo Materazzi,  lasciando la sua nazionale in dieci a guardare esultare la nostra Italia dopo i calci di rigore, in una piccola cittadina della Baviera, per la precisione in una parte di questa cittadina, la birra scorrerà a fiumi mentre dalla parte opposta saranno le lacrime a bagnare i volti dei cittadini.

Per capire come un solo tedesco possa aver esultato al gol di Del Piero bisogna fare qualche “passo” all’indietro e, ovviamente, di corsa! Herzogenaurach. Finita la Grande Guerra, i bambini tornano a correre e a giocare. Due fratelli in particolare sembrano cimentarsi in ogni disciplina: sono Adolf e Rudolf Dassler, figli di un calzolaio. I due sono sempre in competizione e sembra che il più piccolo, soprannominato Adi , non perda occasione per umiliare il fratello maggiore Rudi. La passione per lo sport si unisce al lavoro del padre e così, nella lavanderia della mamma, il piccolo Adi comincia a creare calzature sportive. Il primo lavoro importante, non a caso, arriva con la commissione della squadra di calcio della cittadina.

Le qualità artigiane del piccolo Adi lo portano ad aprire una piccola attività nel 1924 ed il fratello maggiore Rudi decide di sfruttare le sue doti da “seduttore” per far conoscere le scarpe del fratellino ed aumentare il mercato. La Gebrüder Dassler Schuhfabrik, ovvero la fabbrica di scarpe dei Dassler, sembra non conoscere la crisi post bellica e soprattutto quella portata dal crollo della borsa americana nel ‘29. I due sembrano andare molto d’accordo e la divisione dei compiti va a meraviglia. Nel 1933 la salita al potere di Hitler e l’importanza data allo sport come veicolo per affermare il nazional socialismo non lasciano indifferenti il fiuto per gli affari dei fratelli Dassler, che non appena vedono comparire le croci uncinate in città, decidono immediatamente, nel maggio del ‘33, di aderire al partito.

Qualche anno dopo rimpiangeranno di averlo fatto ma, al momento, lo sviluppo dello sport fa decollare gli affari. I fratelli, ormai sulla cresta dell’onda, mettono su famiglia e decidono di abitare tutti insieme nella splendida villa di fronte alla fabbrica. Sotto uno stesso tetto, però, i diversi caratteri delle mogli iniziano a minare i rapporti dei fratelli: sarà soprattutto Kathe, la moglie di Adi a non volere un ruolo marginale. Ma nel 1936, le Olimpiadi di Berlino e le opportunità che ne derivano lasciano in secondo piano le acredini familiari. I migliori atleti del mondo sono in arrivo e, soprattutto, è in arrivo la stella americana Jessy Owens. Goebbels, con la promessa di investire in America, anche se riesce a non far partecipare alcuni atleti di religione ebraica, nulla può sugli atleti di colore. Adi, deciso ad ogni costo di trovare il primo testimonial per l’azienda, sembra riuscito ad infiltrarsi nel villaggio olimpico, e, dopo aver mostrato le sue calzature alla stella “nera”, gli prende il calco e realizza un modello su misura con delle innovative punte sulla parte anteriore delle calzature. Il resto è Storia. Jessy stravince ed impressiona il mondo, e mentre il più noto Adolf si mangia le mani, in quella piccola cittadina, come sarà nel 2006, un meno noto Adolf se la ride alla grande, perché più grande pubblicità non può ottenere: le foto di Owens fanno il giro del mondo, così come le calzature Dassler. Il giro degli affari si moltiplica ma il risvolto della medaglia è in arrivo, il nazional socialismo porta l’Europa verso la catastrofe della Seconda Guerra mondiale ed altro tipo di calzature dovranno indossare i fratelli Dassler. Entrambi vengono richiamati alle armi, ma dopo nemmeno un anno ad Adolf viene concesso, in quanto artigiano, di poter tornare a dirigere la fabbrica per assicurare la continuità della fornitura, prima di stivali e poi di bazooka a buon mercato.

Rudolf invece sembra sia entrato a far parte della Gestapo, anche se successivamente rinnegherà tutto, e viene continuamente impiegato in missioni. Quando gli alleati bombardano Herzogenaurach Rudolf è lontano, mentre la sua famiglia si ritrova nel bunker insieme a quella di Adi. Il conflitto tra le due mogli sembra essere arrivato ad un punto di non ritorno, ed una frase di Adi: “sono tornati i porci”, chiaramente riferita ai piloti alleati, viene intesa come riferita alla famiglia di Rudolf; è questo il pretesto per la famiglia di Adi di tirar fuori tutto il rancore verso Rudolf e il suo essere despota negli affari dell’azienda, mentre la moglie di Rudolf si convince che suo cognato voglia togliere i diritti dell’azienda a suo marito. La fine della guerra accende ancora di più il conflitto tra le famiglie: entrambi i fratelli vengono interrogati dalla polizia americana e, mentre ad Adi viene permesso di tornare alla fabbrica in virtù di aver fornito le sue calzature agli atleti americani nelle Olimpiadi del ‘36, Rudolf viene mandato in un campo di prigionia a causa delle sue ammissioni, poi ritrattate, di aver fatto parte della Gestapo. Ma Rudolf inizia a maturare un sospetto, che sia stato proprio il fratello ad averlo denunciato o molto più plausibilmente sua cognata, che reputa una vera e propria manipolatrice, ciò al fine di prendere le redini dell’azienda, che è tornata ai massimi livelli da quando gli Americani hanno chiesto ad Adi forniture di scarpe da baseball, da football e da basket per esportarle negli Stati Uniti; questi sport, arrivati alla conoscenza europea grazie ai soldati americani, lanciano la marca Dassler all’avanguardia.

Rudolf viene liberato dopo circa un anno, la villa di famiglia è requisita dai soldati americani e la famiglia va a vivere nella torre della fabbrica. In un contesto così ristretto la resa dei conti è vicina. Adi, nella sorpresa generale viene interrogato di nuovo, palesemente tirato in ballo da accuse del fratello usate per essere liberato a sua volta; gli americani, stanchi della faccenda, decidono per l’archiviazione del caso,  ma Rudolf e Adi ormai sono acerrimi nemici. Rudolf così decide di convocare tutti i dipendenti, di dire loro che l’azienda si sarebbe divisa, e che a loro toccava scegliere con chi stare. L’intera cittadina sembra chiamata ad una scelta, il gossip impazza fino ad affermare che tra i motivi del litigio dei fratelli ci sia una storia segreta tra Rudolf e Kathe e che addirittura il figlio di Adi sia in realtà del fratello. Sembra assurdo, ma in questi frangenti la fama di donnaiolo di Rudi prevale sulla realtà.

La forza lavoro si divide come facilmente pensabile per le loro competenze e quindi gli artigiani con Adi e gli addetti alle vendite con Rudolf. A soli 500 metri di distanza, tra il 1948 e il 1949, Adolf detto ADI DASler fonda l’ADIDAS, mentre RUdolf DAssler la RUDA, poi ribattezzata PUMA. Anche la città viene risucchiata in questa guerra, così difficilmente si vede un lavoratore dell’Adidas seduto ad un pub a parlare con un lavoratore della Puma. A breve però la battaglia si allarga fino a decretare che se un ragazzo avesse avuto un familiare in una delle due aziende non avrebbe potuto praticare uno sport con una società che vestiva il marchio rivale. Il primo grande scontro arriva con i mondiali del ‘54 vinti dalla Germania di Joseph “Sepp” Herberger, il quale, dopo aver ritenuto troppo basso il compenso offerto dalla Puma di Rudi, trova un accordo con l’ADIDAS di Adi, portandolo addirittura in panchina con sé. Da quel giorno l’ADIDAS diviene un marchio internazionale e contribuisce non poco alla vittoria  della nazionale, visto che tutti i giocatori tedeschi dicono che grazie all’invenzione dei tacchetti rimovibili sono riusciti a giocare meglio degli altri. Per la Puma è un vero colpo, altro che festa mondiale. Rudolf  va su tutte le furie anche perché rivendica il fatto che l’Hannover due anni prima ha vinto il campionato tedesco indossando scarpini PUMA con tacchetti rimovibili. Con molta probabilità nessuno dei due marchi li inventa ma da lì in poi inizia una vera e propria guerra di spionaggio ma, soprattutto, di caccia a nuovi testimonial tra le stelle dello sport. Tuttavia in breve tempo i due fratelli si rendono conto che la loro guerra non fa che alzare le pretese degli sportivi; così, in maniera molto pacata iniziano a dividersi con un tacito accordo i club e gli atleti onde evitare una guerra al rialzo, fino ad arrivare ad un segreto accordo di non belligeranza sulla più grande stella del calcio, “il Patto Pelè”: nessuna delle due aziende avrebbe cercato in nessun modo di contattarlo. Ma il patto tra “buoni fratelli” non fa proprio al caso loro, così Rudolf, nel 1970, spedisce il figlio in Messico per contattare più calciatori possibili, tutti tranne la Perla Nera. Ma la tentazione è troppo forte, così Armin viene mandato con 100.000 dollari in Brasile alla fine del mondiale. La vicenda infiamma ancora di più i rapporti tra le due aziende e per questo motivo anche i cugini, un tempo compagni di gioco, si affrontano in malo modo. Nel frattempo terminato ogni accordo, è di nuovo la nazionale di calcio a riaccendere i veleni. Adi si è assicurato lo sponsor tecnico della Nazionale ma molti calciatori nel campionato calzano Puma. Quando i calciatori comprendono il giro di soldi, minacciano di non giocare il mondiale senza avere una percentuale e, dopo una notte di trattative, ottengono il giusto compenso. Se vi state chiedendo: chi fu a pagare? La risposta ovviamente è ADIDAS, che, da qui in poi, continuerà a rappresentare la nazionale tedesca fino ai giorni di oggi. Nuovo titolo mondiale è ancora una volta, non tutti i tedeschi gioiscono. Nell’autunno del ‘74 Rudolf si ammala e sul punto di morte esprime la volontà di rivedere il fratello per un’ultima conciliazione. Malgrado anche l’intercessione di un prete, Adi sceglierà di non rivedere il fratello e nemmeno il giorno del funerale, dove presenziò tutta la cittadina, fu visto da alcuno. Dopo quattro anni, nel 1978, muore anche Adolf che tuttavia viene seppellito nel lato opposto dello stesso cimitero cittadino. Le due aziende vengono seguite per alcuni anni dalle rispettive famiglie e soprattutto dai figli Horst e Armin, ma nulla cambia, anzi, continua lo spionaggio e la guerra senza pudore. Entrambi i marchi rischiano il fallimento quando trasferiscono “la guerra” dal campo di calcio a quello da tennis; la Puma ingaggia Becker, l’ADIDAS la Graf. Una tregua arriva con l’acquisto di Lothar Matthäus del Bayer Monaco. La squadra veste Adidas, il calciatore Puma, oltre ad essere figlio di un custode dell’azienda di Rudolf. Per la prima volta viene concesso ad un calciatore di indossare calzature Puma pur giocando con un completo Adidas, ed è addirittura garantito che se il padre di Lothar fosse stato licenziato dalla Puma, sarebbe stato assunto dall’Adidas.

Nel frattempo la guerra dei marchi sportivi si è decisamente globalizzata e le loro produzioni sono decisamente uscite dalla cittadina di Herzogenaurach, anche perché, nel frattempo, una ditta di vendita di scarpe Tiger giapponesi dell’allora Onizuka, oggi Asics, chiamata Blue Ribbon Sport, si è messa in proprio, e, nel 1971,  ha cambiato il suo nome in Nike, diventando, grazie alla sponsorizzazione di Micheal Jordan negli anni ‘80, e con il modello Nike Air Jordan, l’avversario numero uno da battere.

Ma tornando all’inizio del racconto, a quel luglio 2006 , ben 82 anni dopo la prima azienda Dassler, i fratelli, nati per far correre coi piedi per terra, se ne saranno stati lì, coi piedi tra due nuvole sicuramente distanti tra loro, a dominare il cielo su Berlino, e, per nostra fortuna, Rudolf ha avuto la sua rivincita.

Dal fuoco della guerra, alla terra dei campi da gioco, all’aria del cielo sopra Berlino, se qualcuno pensa che manchi un elemento, sappia che nel 1973 il figlio di Adi, Horst Dassler ha fondato l’Arena, leader mondiale nel mondo del nuoto.

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