Immagini tratte da http://oubliettemagazine.com/2015/01/15/sonno-di-haruki-murakami-il-racconto-di-un-incubo-illustrato-da-kat-menschik/ e https://www.ibs.it/norwegian-wood-tokyo-blues-libro-haruki-murakami/e/9788806216467

La  genesi stessa di Norwegian Wood – Tokyo Blues è un romanzo di per sé.

Dato alle stampe nel 1987, il libro è basato su un  racconto di cinque anni prima, “La Lucciola”, e vede le sue prime pagine scritte a Mykonos ed  il suo ultimo capitolo dato alla luce in un anonimo appartamento del Prenestino, quartiere di Roma, non prima di aver giaciuto sui tavoli di qualche taverna ateniese, dove lo scrittore, per sua stessa ammissione, ha ascoltato l’album  Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles “almeno 120 volte

Norwegian Wood” è la canzone che accoglie il protagonista del libro, Watanabe Toru, all’aeroporto di Amburgo; le note scatenano in lui un flusso di emozioni tali da venir catapultato alla sua vita di diciassette anni prima, nel momento preciso in cui conobbe Naoko, fidanzata di Kizuki, suo migliore amico morto suicida.

Ambientato a Tokyo, città che può anche regalare paesaggi malinconici e struggenti, “Norwegian Wood” è un libro che racchiude in sé una sfida al superamento dei tabù, l’incontro con la morte, la speranza dei valori forti e condivisi, l’erotismo come salvezza.

È un percorso difficile e devastante, sul senso del nostro posto nel mondo, una costante ricerca maniacale di risposte, che porta, alla fine, anche alla conclusione che il protagonista trova sul dolore e sulla sofferenza:

per quanto uno possa giungere alla verità, niente può lenire la sofferenza di perdere una persona amata. Non c’è verità, forza, dolcezza che possa guarire da una sofferenza del genere. L’unica cosa che possiamo fare è superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso”.

“Superare la sofferenza con la sofferenza” è forse il motivo per cui l’ho considerato il mio libro preferito per anni, un libro che ci mise un bel po’ ad entrare nella mia vita, causa i miei ingiustificati pregiudizi verso la cultura giapponese ed orientale in generale”. Per mia fortuna però, il mondo conosce mille strade per far conoscere la sua bellezza, e grazie ad un regalo di compleanno, i miei occhi decisero, finalmente, di cadere su “Norwegian Wood”.

Per chi scrive la prima pagina di Norwegian Wood è uno dei momenti più alti di gran parte della letteratura degli ultimi 30 anni:

Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all’aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell’aeroporto e l’insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai”.

Difficilmente infatti, fino ad allora, avevo trovato qualcosa di più reale, poetico, struggente ed emozionante della vita di Watanabe e delle sue indimenticabili amiche. È un libro formativo, che esplora la “linea d’ombra”, ovvero il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con garbo e disincanto.

Trecentosettantaquattro pagine di gioventù pura, quella fatta di sentimenti assoluti, di amori irripetibili, di paure che tolgono il fiato, di coraggio spinto alla follia, dell’incontro con la morte, unica, negli anni “verdi smeraldo”, capace di fare tornare tutti con i piedi per terra.

Norwegian Wood è un libro “maschile” e “femminile” allo stesso modo, da una parte il protagonista, Watanabe, assolutamente irresistibile, sia nelle sue incertezze sia nei suoi sani princìpi, ricorda il “giovane Holden”, dall’altra le protagoniste sono indimenticabili: Naoko, per la sua fragilità, Midori, per la sua inarrestabile gioia di vivere ed infine Reiko, per la sua saggezza.

Se anche voi avete avuto un’adolescenza d’oro, anche se difficile, ma corsa tutta di un fiato, leggetelo, vi aiuterà a non perdere mai i vostri 18 anni.

«Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare in eterno fra i diciassette e i diciott’anni, ma adesso non lo penso più. […] Ho vent’anni ormai. E devo pagare il prezzo per continuare a vivere».


Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese dai link segnalati o per gentile concessione dell’autore, tutte le altre sono coperte dal diritto d’autore ©MjZ