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Il Cinemino – Foto da Prototypo, produttore dei pannelli acustici 

Il tempo è ciclico, secondo Giambattista Vico, ed anche il cinema, o meglio i cinema, non fanno eccezione.

Sparito quasi completamente all’avvento dell’home cinema, il cine-circolo risorge dalle ceneri del suo passato a Milano, via Seneca 6, a pochi passi da Porta Romana (ma già qualche avvisaglia c’è stata in giro per l’Italia, negli ultimi anni).

Il Cinemino, a Milano, è, quindi, un cine-circolo, aperto dal 10 febbraio 2018 (in un ex showroom, anche questo un segno dei tempi!), che nasce per iniziativa di un gruppo di amici cinefili.

Immagine tratta da https://www.facebook.com/IlCinemino/

Consapevoli di avere creato una “fuoriserie”, i neo-gestori definiscono il loro spazio:

una piccola sala cinema e un bar: questo è Il Cinemino.
Un luogo a metà tra sala di quartiere e hub internazionale,
un punto di incontro per tutti coloro che amano la settima arte

ma anche:

“ un luogo d’incontro e proiezioni selezionate,
in uno spazio creativo e accogliente dove incontrarsi e far nascere nuovi progetti
”.

Questa iniziativa imprenditoriale è un prodotto di un crowdfounding con 50.000 euro di plafond. Un modo intelligente di realizzare una sala con costi ridotti grazie agli standard antincendio inferiori, ad un minore investimento sull’allestimento e ad minor costo di proiettore e impianto audio.

Sono loro stessi infatti che descrivono la politica imprenditoriale sul sito:

L’offerta de Il Cinemino sarà caratterizzata da quella cinematografica: film italiani, con preferenza per la produzione milanese, titoli in lingua originale con sottotitoli, documentari, cortometraggi, videoclip, VR, audiovisivo fuori formato, sperimentale, ludico e interattivo. In parole povere tutto quel cinema che non si trova nei circuiti tradizionali, proposto secondo una multiprogrammazione indirizzata a pubblici differenti in base alle fasce orarie e ai giorni della settimana. Addio al vecchio titolo unico in cartellone per una o due settimane: i pomeriggi a target bambini e ragazzi lasceranno il posto a serate sempre diverse dedicate a incontri con autori, documentari, rassegne, maratone e cortometraggi”.

Immagini tratte da  http://www.milanoincontemporanea.com/2018/03/05/il-cinemino-5-motivi-per-cui-aperto-da-poco-gia-piace-a-tutti/  e dal canale  https://www.facebook.com/IlCinemino/ dei gestori

È questo il cinema del futuro? Non proprio.

Come dichiarato (sempre nel sito) è un cine-circolo più che un cinema.

Questo potrebbe essere uno dei cinema del futuro. Un cinema che, caratterizzato da una capienza assai limitata, con una componente finanziaria diffusa (il crowdfounding) e con una gestione collettiva, si pone in quella fascia marginale (il cinema off) che dà spazio alla ricerca, ai film in lingua originale e ai movimenti culturali emergenti, anche di quartiere (come loro sottolineano). Non è una iniziativa imprenditoriale che può sostituire il modello imprenditoriale prevalente attuale ma può integrarlo, ridando spazio ad un cinema che non lo ha più da tanti anni.

Proprio per la sua peculiarità, la sua limitatezza tecnica-architettonica (schermo piccolo, forma della sala “a corridoio”) non è una condizione ostativa al suo successo.

Perché è potenzialmente attraente? Perché nell’era del cinema on demand, dell’offerta indifferenziata, un gruppo di appassionati, con una propria visione del cinema, può offrire una lettura ed un’offerta critica del cinema che manca sia nella televisione generalista, sia in quella a pagamento e può offrire uno sguardo a produzioni ignorate sia dai grandi circuiti e, spesso, anche dalle principali sale d’essai.

La mancanza di spazio per i film nelle sale è il problema dei problemi.

Non ultimo, il successo di questo cinema, può fondarsi sul legame (un approdo fisico di una rete culturale) con le produzioni a basso costo, che sfruttano le tecnologie digitali, in analogia a quanto è accaduto nella musica. Potrebbe essere il punto fisico di confronto con il pubblico per i giovani autori, un cassa di risonanza per questi tra cultori della materia.

Dipenderà dalla capacità dei gestori, qualità che, in una sala di 75 posti, fa la differenza tra la vita e la morte.


Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese dai link segnalati o per gentile concessione dell’autore ©GiulioPaoloCalcaprina

 

Giulio Paolo Calcaprina ha sbattuto la porta in faccia al mondo dello spettacolo, abbandonando l’azienda di famiglia di gestione di cinema e teatri, ma vi è rientrato dalla finestra, perché aveva capito che era la sua vita: infatti si è specializzato nella progettazione delle sale da spettacolo. Si laurea in architettura a Roma con la prima (e forse unica) tesi su un multiplex cinematografico in Italia, è stato docente di corsi di aggiornamento sulla progettazione delle sale da spettacolo, è stato responsabile della sezione architettura di riviste specializzate del settore (Multisala International, Design Magazine, tra le altre), è stato socio fondatore di Microcinema, il primo network digitale/satellitare di sale cinematografiche in Italia. Divide la sua attività professionale e pubblicistica tra OPAARCHITETTURA studio di progettazione specializzato in progettazione delle sale da spettacolo, di cui è fondatore/promotore e “ Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea ”, di cui è socio fondatore e Presidente, con la quale svolge attività di valorizzazione/diffusione della cultura architettonica con una particolare attenzione ai temi sociali. Di recente ha promosso la nascita della pagina Facebook “Architetture dello spettacolo” della quale contribuisce alla gestione, assieme al blog dello studio.