In collaborazione con Artevitae, Diatomea è lieta di ospitare oggi Francesco Galletta con il suo articolo  Il Cabinet Des Dessins du Louvre, paradiso delle arti grafiche .

Buona lettura!

ArteVitae è una rivista online che, come Diatomea, ha lo scopo di divulgare e promuovere l’arte in ogni sua forma e contenuto. L’idea della collaborazione nasce dalla volontà di offrire ai nostri lettori un’assortita selezione di argomenti e contenuti, attraverso la pubblicazione di articoli scelti dalla nostra redazione tra quelli già pubblicati o in via di pubblicazione su ArteVitae, con lo scopo di ampliare e variegare la già ricca proposta editoriale del Blog #diatomea, contaminandola attraverso una forte sinergia tra le due redazioni.

“La parte finale del Palais du Louvre a Parigi, ala della Senna prima delle Tuileries, ospita il Cabinet des Dessins, un luogo di raccolta per un’infinità di opere grafiche di varie epoche e autori. Un luogo importante per molti ricercatori”.


Il Cabinet des Dessins del Musée du Louvre non è posto per tutti, diciamolo chiaramente! Non ci passi da turista, né ci capiti per caso. Ci vai, punto, perché t’interessa un’opera precisa e solo se stai facendo una ricerca; per appuntamento, chiaramente; da prendere anche via mail.

Si entra dalla Porte des Lions, dal lato di Place du Carrousel, dove ci sta l’omonimo Arc de Triomphe, quello piccolo, tra la Pyramide e l’inizio dei Jardins des Tuileries. Siamo al 1er arrondissementLouvre. Più centro di questo, a Parigi, non si può.

Porte des Lions_immagine dal sito web

Per la precisione il Cabinet è uno dei tre fondi di raccolta del Départment des Arts Graphiques, uno dei sette Dipartimenti del Louvre. È dedicato alle arti grafiche in generale e contiene, oltre ai disegni, anche stampe, miniature, testi manoscritti e matrici ottenute da vari supporti, come il legno e la pietra litografica.

Dopo un doppio controllo d’identità e l’ennesima formalizzazione per iscritto di ciò che hai richiesto in mail, entri in una sala ampia e alta (e non c’erano dubbi), dove l’affettata gentilezza del modo francese di accogliere, non può che metterti, all’opposto, in estrema, guardinga soggezione.

L’appuntamento era fissato per le 14.30 di un mercoledì di luglio; giornata lunga per il Musée, con moltissimi visitatori. Ero in giro già dalla mattina e passare dalla affollata ala Denon – quella della Gioconda – alle due impiegate della sala lettura del Cabinet des Dessins, mi diede la stessa impressione della smaterializzazione da una spiaggia estiva riminese con teletrasporto tra gli scogli solitari qui di fronte casa, sullo Stretto di Messina.

Cabinet des Dessins_sala lettura_immagine dal sito web

 

Ero andato a cercare un piccolo disegno (19 x 21 cm) dal nome lungo; l’ultimo con cui l’hanno chiamato gli storici dell’arte è: Donne in una piazza con alti casamenti. È al Louvre dal 1983; è stato attribuito unanimemente ad Antonello da Messina ed è l’unico del pittore. Un suo “quasi gemello”, in collezione Lehman al Met di New York dal 1920, è stato ormai declassato – ahi lui! – a copia di bottega.

Se qualsiasi opera in tutti i musei del mondo, puoi solo guardarla, talvolta anche a grande distanza, senza mai poterla (ovviamente) toccare, al Cabinet è diverso: il rapporto è diretto. L’impiegata, sempre sorridente, ha tirato fuori il disegno (montato su cartoncino) dal box che lo custodiva e l’ha poggiato a un supporto sul tavolo, per la visione. È lo stesso Cappiello, in una intervista negli anni ’30, a chiarire la sua visione del manifesto pubblicitario moderno: in esso la figura proposta dall’artista è inscindibile dal prodotto stesso e il prodotto si connota e si caratterizza proprio grazie alla figura rappresentata.

Per almeno due minuti non mi sono neanche avvicinato!

Certo, studiando il pittore avevo trascorso moltissime ore con l’Annunciazione di Palazzolo al Museo di Messina nel 2008 prima dell’ultimo restauro, e nella stessa occasione con il Polittico di San Gregorio e il San Gerolamo di Londra, in mostra tutti insieme quell’anno; però tenere tra le mani un Antonello, no. Non mi era capitato!

Forse a molti piacerà il rito della foto collettiva con la “folla” della Gioconda per postarla poi sui social, dimenticando magari le decine di opere nella stessa sala, compreso il gigantesco Le Nozze di Cana del Veronese. Io preferisco, ancora e sempre il silenzio e l’intimità con l’opera d’arte, sia essa un dipinto o un disegno.

Ho scelto perciò di rimanere un’ora e mezza, quasi due, in una sala alta e ampia col disegno del mio pittore tra le mani, pur sotto l’occhio sorridente ma vigile di due gentili signore francesi: direi cheodora più d’Amore.


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Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell'Urbanistica e Storia dell'Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: "L'Immaginario pittorico di Antonello". Con l'architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell'Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l'ordine architettonico dell'ex abbazia di San Placido Calonerò nell'ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del '500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell'architetto francese Jaques Ignace Hittorff. Per ArteVitae Francesco Galletta scrive nelle sezioni Arte ed Artisti.